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Reati fallimentari

bancarotta

Che cosa si intende per reati fallimentari?

Quali fattispecie di reato e quali pene prevede la Legge Fallimentare (l'attuale Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza)?


In quest'articolo ti parlerò dei reati fallimentari e più nello specifico dei reati commessi dall’imprenditore, dai soci o da soggetti titolari di posizioni qualificate all’interno della società. Ti parlerò del reato di bancarotta (in particolare del reato di bancarotta fraudolenta previsto dall’art. 216 Legge Fallimentare (attuale art. 322 del Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza) e della differenza con il reato di bancarotta semplice).

 


 
I reati fallimentari erano originariamente previsti nel nostro Ordinamento dalla Legge Fallimentare.
La Legge Fallimentare è stata oggetto di numerose riforme, tra cui l’ultima operata dal D.lgs. n. 14/2019 (cd. Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza), in vigore dal 15 Luglio 2022.
 
Diritto penale fallimentare
Il diritto penale fallimentare ha a oggetto gli illeciti penali che riguardano l’impresa, pertanto si parla anche di diritto penale d’impresa.
L’intervento del diritto penale fallimentare è subordinato alla crisi d’impresa, cioè ad una situazione di particolare difficoltà in cui versa l’impresa. La crisi può sfociare nella dichiarazione di fallimento, che rappresenta l'apertura della procedura di liquidazione giudiziale, la quale ha sostituito il fallimento, oppure in un’altra procedura concorsuale, ad esempio il concordato preventivo, la liquidazione coatta amministrativa, ecc..
I reati fallimentari costituiscono fattispecie penali poste a tutela della società e dei creditori sociali.
Il bene giuridico tutelato è la salvaguardia del patrimonio dell’impresa e la sua equa distribuzione tra i creditori.
Attraverso le pene previste dai reati fallimentari, l’ordinamento persegue l’obiettivo di sanzionare le condotte di lesione del patrimonio dell’impresa, che violano i diritti dei creditori.
Con la previsione dei reati fallimentari, l’ordinamento vuole tutelare anche la fede pubblica, intesa come trasparenza delle condotte tenute dall’imprenditore.

 
Quali sono i reati fallimentari?

Si distingue tra:

Reati commessi dal fallito:

 Bancarotta fraudolenta, la quale può essere:

  • patrimoniale – Art. 216 comma 1, n. 1, Legge Fallimentare; Art. 322 comma 1 CCII;

  • documentale – Art. 216 comma 1, n. 2, Legge Fallimentare; Art. 322 comma 2 CCII;

  • preferenziale – Art. 216 comma 3, Legge Fallimentare; Art. 322 comma 3 CCII;
    Bancarotta semplice – Art. 217 Legge Fallimentare; Art. 323 CCII;

Reati commessi da persona diversa dal fallito:

Bancarotta impropria, la quale può essere:

  • societaria fraudolenta – Art. 223 comma 1, Legge Fallimentare; Art. 329 comma 1 CCII;

  • da reato societario – Art. 223 comma 2, n.1, Legge Fallimentare; Art. 329 comma 2 lett. a) CCII;

  • per operazioni dolose – Art. 223 comma 2, n.2, Legge Fallimentare; Art. 329 comma 2 lett. b) CCII;

Bancarotta impropria semplice – Art. 224 Legge Fallimentare; Art. 330 CCII;
 
Il reato di bancarotta
Rappresenta l’illecito più rilevante nell’ambito dei reati fallimentari.
Il reato di bancarotta può essere di due tipi: propria e impropria.
La bancarotta propria riguarda l’imprenditore, la bancarotta impropria la società.
Entrambe le fattispecie si dividono poi in: bancarotta fraudolenta e bancarotta semplice.

 
La bancarotta fraudolenta
(Art. 216 Legge Fallimentare e Art. 322 CCII) Il reato di bancarotta fraudolenta (propria) punisce con la reclusione da tre a dieci anni, se è dichiarato fallito, l’imprenditore, che:
1) ha distratto, occultato, dissimulato, distrutto o dissipato in tutto o in parte i suoi beni ovvero, allo scopo di recare pregiudizio ai creditori, ha esposto o riconosciuto passività inesistenti;
2) ha sottratto, distrutto o falsificato, in tutto o in parte, con lo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizi ai creditori, i libri o le altre scritture contabili o li ha tenuti in modo tale da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari.
La stessa pena si applica all’imprenditore, dichiarato fallito, che, durante la procedura fallimentare, commette alcuno dei fatti preveduti dal n. 1 del comma precedente ovvero sottrae, distrugge o falsifica i libri o le altre scritture contabili.
È punito con la reclusione da uno a cinque anni il fallito, che, prima o durante la procedura fallimentare, a scopo di favorire, a danno dei creditori, taluno di essi, esegue pagamenti o simula titoli di prelazione.
Infine, la condanna per uno dei fatti previsti nel presente articolo importa per la durata di dieci anni l’inabilitazione all’esercizio di una impresa commerciale e l’incapacità per la stessa durata a esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa.

 
Tipologie di bancarotta fraudolenta
L’art. 216 della Legge Fallimentare e l'art. 322 CCII ha a oggetto il reato di bancarotta fraudolenta propria, cioè realizzata dall’imprenditore.
La bancarotta fraudolenta può essere di tre tipi:

  • patrimoniale: riguarda le ipotesi in cui siano state compiute condotte di distrazione, dissipazione occultamento, distruzione sui beni dell’impresa ovvero vi sia stata l’esposizione di passività inesistenti;

  • documentale: laddove siano stati occultati o distrutti i libri e le scritture contabili;

  • preferenziale: se l’imprenditore favorisce alcuni creditori in luogo di altri.

In tutte e tre le ipotesi, il reato di bancarotta fraudolenta richiede necessariamente il dolo (questa è la differenza con il reato di bancarotta semplice). L’imprenditore, infatti, deve aver agito mediante un comportamento di frode e inganno verso i creditori. Deve aver agito con la volontà di ingannare sia sulla consistenza patrimoniale, sia sulla trasparenza e correttezza delle operazioni dell’impresa.
Qual è la pena per la bancarotta fraudolenta?
Le pene previste dall’art. 216 sono la reclusione da 3 a 10 anni in caso di bancarotta fraudolenta patrimoniale o documentale; da 1 a 5 anni in caso di bancarotta fraudolenta preferenziale.

 
La bancarotta semplice
(Art. 217 Legge Fallimentare e Art. 323 CCII) A differenza della bancarotta fraudolenta, il reato di bancarotta semplice punisce con la reclusione da sei mesi a due anni, se l’imprenditore, dichiarato fallito, ha compiuto una serie di condotte.
Nello specifico, l’imprenditore:

  • deve aver fatto spese personali o per la famiglia eccessive rispetto alla sua condizione economica;

  • deve aver consumato una notevole parte del suo patrimonio avendo compiuto operazioni di pura sorte o manifestamente imprudenti;

  • ha compiuto operazioni di grave imprudenza per ritardare il fallimento;

  • ha aggravato il proprio dissesto avendo richiesto la dichiarazione del proprio fallimento o con altra grave colpa;

  • non ha soddisfatto le obbligazioni assunte in un precedente concordato preventivo o fallimentare.

La stessa pena si applica al fallito che, durante i tre anni antecedenti alla dichiarazione di fallimento ovvero dall’inizio dell’impresa, se questa ha avuto una minore durata, non ha tenuto i libri e le altre scritture contabili prescritti dalla legge o li ha tenuti in maniera irregolare o incompleta.
La condanna importa l’inabilitazione all’esercizio di un’impresa commerciale e l’incapacità a esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa fino a due anni.

Questa fattispecie, a differenza della bancarotta fraudolenta, è punita indifferentemente a titolo di dolo o di colpa ed è punita meno severamente con la reclusione da 6 mesi a 2 anni.
Per la configurazione del reato, l’imprenditore non deve aver agito con la volontà di recare un danno ai creditori, ma è sufficiente che abbia tenuto un comportamento negligente.


La bancarotta impropria fraudolenta
L’art. 223 della Legge fallimentare e 329 CCII stabilisce che si applicano le pene stabilite nell’art. 216 L. fall. e 322 CCII agli amministratori, ai direttori generali, ai sindaci e ai liquidatori di società dichiarate fallite, i quali hanno commesso alcuno dei fatti preveduti nel suddetto articolo.
Si applica alle persone suddette la pena prevista dal primo comma dell’art. 322, se:

  • hanno cagionato, o concorso a cagionare, il dissesto della società, commettendo alcuno dei fatti previsti dagli articoli 2621, 2622, 2626, 2627, 2628, 2629, 2632, 2633 e 2634 del codice civile;

  • hanno provocato con dolo o per effetto di operazioni dolose il fallimento della società.

Si applica altresì in ogni caso la disposizione dell’ultimo comma dell’art. 322. (Art. 223 Legge Fallimentare e Art. 329 CCII).

L’art. 329 riprende il contenuto dell’art. 322 ed equipara, sia per quanto riguarda la fattispecie sia per quanto riguarda la pena, il reato di bancarotta propria al reato di bancarotta impropria.
Il primo comma (la bancarotta societaria fraudolenta) si limita a richiamare le pene previste dall’art. 322, nel caso in cui soggetti titolari di posizioni qualificate abbiano commesso uno dei fatti previsti dallo stesso articolo.
Nel secondo comma, vengono richiamate alcune disposizioni previste dal codice civile (articoli 2621 c.c. e ss.) che hanno a oggetto i cosiddetti reati societari, la cui commissione ha cagionato il dissesto della società (bancarotta impropria da reato societario).
Il secondo comma prevede la bancarotta impropria per operazioni dolose, ossia realizzata con condotte che hanno volontariamente cagionato il fallimento della società.

 
La bancarotta impropria semplice
(Art. 224 Legge Fallimentare e Art. 330 CCII) Si applicano le pene stabilite nell’art. 323 agli amministratori, ai direttori generali, ai sindaci e ai liquidatori di società dichiarate fallite, i quali:

  • hanno commesso alcuno dei fatti preveduti nel suddetto articolo;

  • hanno concorso a cagionare od aggravare il dissesto della società con inosservanza degli obblighi ad essi imposti dalla legge.

L’art. 330 si limita a richiamare l’art. 323 e ad applicare le pene ivi previste anche a chi detiene posizioni qualificate all’interno della società.

 
Il concorso dell’extraneus
Il concorso dell’extraneus nel reato di bancarotta fraudolenta riguarda l’ipotesi in cui un soggetto (ad es. un professionista oppure un dipendente) agevoli la commissione del reato.
La Cassazione si è pronunciata sul concorso in bancarotta fraudolenta affermando che: “è configurabile il concorso nel reato di bancarotta fraudolenta da parte di persona estranea al fallimento qualora la condotta realizzata in concorso col fallito sia stata efficiente per la produzione dell’evento e il terzo concorrente abbia operato con la consapevolezza e la volontà di aiutare l’imprenditore in dissesto a frustrare gli adempimenti predisposti dalla legge a tutela dei creditori dell’impresa” (Cass. n. 8349/2016; e Cass. n. 27367/2011).
In tal caso, il soggetto estraneo risponderà del reato di bancarotta fraudolenta in concorso con l’imprenditore.

 
Altri reati fallimentari
Oltre al reato di bancarotta, la legge fallimentare prevede altre due fattispecie di reato:

Ricorso abusivo al credito – Art. 218 Legge Fallimentare; Art. 331 CCII;
Falso in attestazione e relazioni – Art. 236 bis Legge Fallimentare; Art. 342 CCII;
 
Reati societari
Si tratta di quei reati previsti dal Codice civile e posti in essere dagli organi sociali sia di società di persone che di società di capitali. Ad esempio:

False comunicazioni sociali – Art. 2621 cc;
False comunicazioni sociali delle società quotate – Art. 2622 cc;
Impedito controllo – Art. 2625 cc;
Indebita restituzione dei conferimenti – Art. 2626 cc;
Illegale ripartizione degli utili e delle riserve – Art. 2627 cc;
Illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante – Art. 2628 cc;
Operazioni in pregiudizio dei creditori – Art. 2629 cc;
Formazione fittizia del capitale – Art. 2632 cc;
Infedeltà patrimoniale – Art. 2634 cc;
Aggiotaggio – Art. 2637 cc;
 
La prescrizione dei reati fallimentari
La prescrizione è una causa di estinzione del reato che si verifica laddove non si sia giunti ad una sentenza irrevocabile di condanna dell’imputato entro un preciso termine temporale individuato dalla legge.
Questo termine coincide, in assenza di atti interruttivi, con la pena prevista per ogni singolo reato, ma non può essere inferiore ai sei anni in caso di delitto e quattro anni in caso di contravvenzione.
In caso di commissione del reato di bancarotta semplice la prescrizione sarà pari a 6 anni (7 anni e 6 mesi se vi sono stati atti interruttivi) alla pari del reato di bancarotta fraudolenta preferenziale.
Nel caso di bancarotta fraudolenta, patrimoniale o documentale, saranno invece necessari 10 anni (12 anni e 6 mesi se vi sono stati atti interruttivi).
A partire da quale momento va calcolata la prescrizione nei reati fallimentari?
In caso di bancarotta post fallimentare, cioè commessa dopo la sentenza dichiarativa di fallimento, il dies a quo coincide con quello in cui vengono poste in essere le condotte illecite.
Dibattuto è il caso della bancarotta pre fallimentare, nella quale il termine iniziale per far decorrere la prescrizione viene generalmente fatto coincidere con la sentenza dichiarativa di fallimento.

 
La Riforma dei reati fallimentari
Come detto, la materia è stata oggetto di una profonda riforma operata dal D.lgs. n. 14 del 2019 (Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza) modificato da ultimo dal D.lgs. n. 83 del 2022, entrato in vigore il 15 Luglio 2022.
Tra le novità introdotte, vi è la sostituzione del termine fallimento con l’espressione “liquidazione giudiziale” così come avviene già in altri Stati europei. In questo modo si tende a evitare l’onta sociale e personale che si accompagna alla parola “fallito”;

 

In conclusione
I reati fallimentari e i reati societari richiedono specifiche competenze oltre a una rilevante padronanza della materia.
Inoltre, reati come la bancarotta fraudolenta prevedono pene molto severe e il carcere, anche come misura cautelare, in più di un’ipotesi. Per questo motivo, occorrerà rivolgersi a un avvocato penalista che conosca la materia e sappia indicare la giusta strategia difensiva. Se sei un imprenditore e hai bisogno di una consulenza legale, non esitare a contattarmi.

Mi chiamo Matteo Maio ed esercito la professione di avvocato penalista presso lo Studio legale Majo a Cesena.
Stai cercando un avvocato penalista e hai bisogno di una consulenza? Contattami!

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