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Reati contro la persona

reati contro la persona

Che cosa si intende per reati contro la persona?

Quali sono e che pene prevedono?

 

 

 

 

In questo articolo ti parlerò dei reati contro la persona.

 

I reati contro la persona sono reati particolarmente gravi, che offendono beni giuridici di primaria importanza e sono puniti in modo severo dal legislatore. Tra i delitti più rilevanti, che appartengono a questa categoria, troviamo l’omicidio (art. 575 c.p.) anche nella forma di omicidio preterintenzionale (art. 584 c.p.) e colposo (art. 589 c.p.).

Il bene giuridico tutelato dai delitti non è solo la vita, ma anche l’integrità fisica, l’onore, la libertà individuale.

Si pensi al reato di diffamazione (art. 595 c.p.) o a quello di atti persecutori o stalking (art. 612 bis c.p.).

I reati contro la persona prevedono pene particolarmente severe.

Il codice penale individua tre categorie di reati contro la persona.

Si tratta in particolare di delitti contro la vita e la incolumità individuale, l’onore, la libertà individuale.
 
Delitti contro la vita e l’incolumità individuale

Omicidio
L’art. 575 c.p. stabilisce che chiunque cagioni la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno. (Art. 575 c.p.)

L’omicidio è il delitto contro la persona per eccellenza. La norma prevede il reato di omicidio doloso, ossia l’uccisione intenzionale di un uomo.
Si tratta di un reato a forma libera, è indifferente la modalità con la quale viene provocata la morte di un uomo.

È un reato di evento, per questo si consuma nel momento in cui si verifica l’evento (la morte di una persona).
L'elemento soggettivo richiesto è il dolo generico, cioè la volontà di cagionare la morte dell’altra persona.

Il dolo può essere di tre forme: intenzionale, diretto ed eventuale.
Nel primo caso, l'agente agisce con il preciso scopo di provocare la morte dell’altra persona.
Nella seconda ipotesi, quella del dolo diretto, il soggetto agente agisce non perseguendo il preciso fine di provocare la morte della persona, ma prevedendone l’evento morte come certo o altamente probabile.
Nel dolo eventuale, l’agente si rappresenta l’evento morte e agisce accettando il rischio che dalla propria condotta possa derivare la morte di una persona.

 
Percosse
L’art. 581 c.p. stabilisce che chiunque percuota una persona, se dal fatto non deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 309.

Viene punita la condotta di chi lede l’altrui integrità fisica mediante atti violenti, quali, ad esempio, schiaffi e/o pugni.

È fondamentale per la configurabilità del delitto in esame che da tali condotte non ne derivi una malattia nel corpo o nella mente. In quest’ultimo caso, infatti, si ricadrebbe nel reato più grave di lesioni personali.

 
Lesioni personali
In base all'art. 582 c.p. commette il reato di “lesione personale” chiunque provochi a una persona una lesione personale, dalla cui derivi una malattia nel corpo o nella mente. La pena prevista è la reclusione da sei mesi a tre anni.
Se la malattia ha una durata non superiore a venti giorni e non concorrono circostanze aggravanti previste dall’articolo, il delitto è punibile a querela della persona offesa.

A differenza del reato di percosse, questo richiede che dall’offesa all’altrui integrità fisica derivi una malattia nel corpo o nella mente. Al primo comma l’articolo prende in considerazione le lesioni lievi, quando la malattia provocata ha una durata compresa tra 21 e 40 giorni. In tal caso, la pena applicabile è quella della reclusione da sei mesi a tre anni.
Se la malattia non ha durata superiore a venti giorni (lesioni lievissime) il delitto è punibile a querela della persona offesa.
L’art. 583 c.p. prende in considerazione i casi di lesioni personali gravi (malattia superiore a 40 giorni, che mette in pericolo la vita della persona offesa (ad esempio l'indebolimento permanente di un organo) e gravissime (malattia insanabile, perdita di un senso o di un arto) per i quali si applica rispettivamente la pena della reclusione da tre a sette anni e da sei a dodici anni.

 
Omicidio preterintenzionale
(Art 584 c.p.) L’omicidio preterintenzionale si configura quando un soggetto, con atti diretti a commettere il reato di percosse o di lesioni, cagiona la morte di un uomo. La pena prevista è la reclusione da dieci a diciotto anni.

Diversamente dal delitto di omicidio volontario, previsto dall’art. 575 c.p., l’omicidio preterintenzionale consiste nel volere un determinato evento (le percosse o le lesioni) e realizzarne un altro (la morte di una persona).
Si tratta di un autonomo titolo di reato, in cui il soggetto agente risponde di un evento diverso e più grave di quello voluto.

 
Morte o lesioni come conseguenza di altro delitto
L’art. 586 c.p. dispone che quando da un fatto preveduto come delitto doloso deriva, quale conseguenza non voluta dal colpevole, la morte o la lesione di una persona, si applicano le disposizioni dell’articolo 83, ma le pene stabilite per i reati di omicidio colposo e lesioni colpose sono aumentate.

Come nell’omicidio preterintenzionale, questa fattispecie punisce l’agente per un evento diverso da quello voluto.

Reato presupposto (cioè quello voluto, ma non realizzato) non può essere né il reato di percosse, né quello di lesioni, poiché si ricadrebbe sotto l’ambito di applicazione dell’art. 584 c.p.
L’evento morte o lesioni deve essere almeno preveduto dal soggetto agente. Così lo spacciatore di droga potrà essere punito, per il reato previsto da questa norma, solo se poteva prevedere (ad esempio perché era a conoscenza di eventuali patologie della vittima) che dalla assunzione della sostanza stupefacente, sarebbe potuta derivarne la morte.

 
Rissa
L'art. 588 c.p. stabilisce che chiunque partecipi a una rissa, è punito con la multa fino a euro 2.000.
Se nella rissa taluno rimane ucciso o riporta una lesione personale, la pena, per il solo fatto della partecipazione alla rissa, è della reclusione da sei mesi a sei anni. La stessa pena si applica se l’uccisione o la lesione personale, avviene immediatamente dopo la rissa e in conseguenza di essa.

Affinché il reato di rissa possa configurarsi è necessario che vi sia la partecipazione di almeno tre persone.
Si tratta di un reato di pericolo, in quanto non è necessaria la realizzazione di un evento, ma è sufficiente la partecipazione alla rissa.
Non si ha reato laddove vi sia solamente resistenza passiva. È invece necessario che vi siano gruppi contrapposti animati dall’intento di ledere l’altrui incolumità.

 
Omicidio colposo
(Art. 589 c.p.) L’omicidio colposo punisce la condotta di chi causa per colpa la morte di una persona. L’autore del reato è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
Nel caso in cui il fatto sia commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da due a sette anni.
Se invece il fatto è commesso nell’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato o di un’arte sanitaria, la pena è della reclusione da tre a dieci anni.

In questo caso l’elemento soggettivo non è rappresentato dal dolo, né dalla preterintenzione, bensì dalla colpa.
L’evento morte non è voluto e deriva da una condotta caratterizzata da negligenza, imprudenza, imperizia o inosservante di leggi, regolamenti, ordini e discipline.
Prima della riforma del 2016, la norma prevedeva al suo interno un comma riguardante la violazione di regole sulla circolazione stradale. Con la Legge 41/2016, il legislatore ha abrogato il comma e ha previsto l’autonoma fattispecie di omicidio stradale.

 
Lesioni personali colpose
L’art. 590 c.p. stabilisce che chiunque cagioni ad altri, per colpa, una lesione personale, è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a euro 309.
Quando la lesione è grave la pena è della reclusione da uno a sei mesi o della multa da euro 123 a euro 619, se è gravissima, della reclusione da tre mesi a due anni o della multa da euro 309 a euro 1.239.
Va analizzata anche l’ipotesi di lesione grave, provocata tenendo un comportamento in violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, in questo caso la pena è della reclusione da tre mesi a un anno o della multa da euro 500 a euro 2.000. In caso di lesioni gravissime la pena è la reclusione da uno a tre anni.
Infine, quando le lesioni sono provocate nell’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato o di un’arte sanitaria, la pena per lesioni gravi è della reclusione da sei mesi a due anni e la pena per lesioni gravissime è della reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni.

Come per il reato di lesioni personali, le lesioni personali colpose possono essere lievissime, lievi, gravi e gravissime.

Più la lesione è grave più la pena applicata sarà severa.
Diversamente dall’art. 582 c.p., in questo caso, non si ha dolo e quindi volontarietà, ma la lesione deriva da un comportamento colposo, ossia negligente, imprudente, imperito o inosservante di leggi, regolamenti, ordini e discipline.

 
Omissione di soccorso
(Art 593 c.p.) Il reato di omissione di soccorso punisce chi, trovando un minore degli anni dieci, o un’altra persona incapace di provvedere a sé stessa, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia o per altra causa, omette di darne immediato avviso all’autorità. La pena è la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 2.500 euro.
La stessa pena si applica a chi trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l’assistenza occorrente o di darne immediato avviso all’autorità.
Va osservato che se dalla condotta del colpevole deriva una lesione personale, la pena è aumentata; se ne deriva la morte, la pena è raddoppiata.
Il primo comma è relativo a chi trovi un soggetto incapace di provvedere a sé stesso, il secondo comma a chi trovi qualcuno in una situazione di pericolo.
La norma assicura un generale obbligo di assistenza sociale da parte di tutti i cittadini.

Ingiuria (depenalizzato)

(Art. 594 c.p.) La norma tutela l’onore e il decoro della persona offesa che doveva essere presente al momento dell’offesa (questa la differenza con la diffamazione). Oggi l’ingiuria costituisce esclusivamente un illecito civile, per il quale è possibile chiedere un risarcimento del danno, ma non un reato. L’art 594 c.p. è stato abrogato dal d.lgs. 7/2016.

 
Delitti contro l’onore
Reati contro la persona posti a tutela del decoro e della reputazione.

Diffamazione
(Art 595 c.p.) Commette il reato di diffamazione chi, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione.

L’autore del reato sarà punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032.
L’attribuzione di un fatto determinato, come oggetto dell’offesa fa sì che la pena sia più grave, nello specifico la reclusione fino a due anni, oppure la multa fino a euro 2.065.
Nel caso in cui l’offesa sia recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, oppure in atto pubblico, la pena sarà della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516.
Diversa è invece l’ipotesi in cui l’offesa sia recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio. In tal caso le pene saranno semplicemente aumentate.

Affinché sussista il reato di diffamazione è necessaria la presenza di alcuni elementi: innanzitutto, è indispensabile che vi sia un’offesa all’altrui reputazione. L’offesa deve essere arrecata a un soggetto non presente, in modo tale che quest’ultimo non riesca a percepirla.
Debbono inoltre essere presenti almeno due persone.
La norma prevede pene maggiori nell’ipotesi in cui l’offesa consista nell’attribuzione di un fatto determinato o se l’offesa è recata con determinate modalità.
L’art. 596 bis prende in considerazione la diffamazione arrecata con il mezzo della stampa. In tal caso la punibilità è estesa al direttore o vicedirettore responsabile, all’editore e allo stampatore.
Da ultimo, per ciò che concerne il diritto di cronaca, critica e satira, la Cassazione ha più volte ribadito come la condotta risulti scriminata laddove vengano rispettati i limiti di verità, pertinenza e continenza.

 
Delitti contro la libertà individuale
Reati contro la persona in cui vengono ricompresi prevalentemente i delitti in materia sessuale e delitti quali:
Sequestro di persona
(Art. 605 c.p.) Si ha sequestro di persona quando chiunque privi un’altra persona della libertà personale.

Viene prevista la pena della reclusione da sei mesi a otto anni.
La pena è della reclusione da uno a dieci anni, in presenza di determinate circostanze:
1) quando il reato è commesso nei confronti di un ascendente, di un discendente, o del coniuge;
2) se il reato è commesso da un pubblico ufficiale, con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni.
Nel caso in cui il fatto sia commesso in danno di un minore, si applicherà la pena della reclusione da tre a dodici anni. Diversamente, in caso di commissione del fatto in presenza di alcune delle circostanze predette, oppure in danno di minore di anni quattordici o se il minore sequestrato è condotto o trattenuto all’estero, si applicherà la pena della reclusione da tre a quindici anni. 
La morte del minore sequestrato, cagionata dal colpevole, farà scattare la pena dell’ergastolo.
La pena è diminuita se l’imputato si attiva affinché il minore riacquisti la propria libertà; per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, aiutando concretamente le forze dell’ordine; per evitare la commissione di altri reati di sequestro di persona.
Il sequestro di persona appartiene alla categoria dei reati contro la persona posti a tutela della libertà individuale.
La condotta tenuta dal soggetto agente consiste sostanzialmente nella privazione dell’altrui libertà, tuttavia, spesso la persona viene sequestrata al fine di chiedere un riscatto di tipo economico. In tal caso, si configura un’altra ipotesi di reato: il sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630 c.p.), la cui pena sarà della reclusione da venticinque a trenta anni, a meno che dal sequestro non ne derivi la morte del sequestrato. In tale ipotesi può essere applicata anche la pena dell’ergastolo.
L’articolo prevede inoltre una serie di circostanze aggravanti, la cui sussistenza determina un aumento della pena applicabile.

 
Violenza privata
(Art. 610 c.p.) Il delitto di violenza privata si configura quando l’autore del reato, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare, od omettere qualche cosa. La pena è la reclusione fino a quattro anni.

L’articolo prende in considerazione la condotta di chi con violenza (da intendersi come violenza fisica) o minaccia (da intendersi come violenza morale) costringa qualcuno a fare o a tollerare o a omettere di fare qualcosa.

 
Minaccia
L’art. 612 c.p. stabilisce che chiunque minacci ad altri un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a euro 1.032.
Se la minaccia è grave, la pena è della reclusione fino a un anno.

La fattispecie punisce la condotta di chi prospetti ad altri un danno ingiusto. Si tratta di un reato posto a tutela della libertà morale. Se la minaccia è grave la pena è aumentata.

 
Atti persecutori - Stalking
(Art. 612 bis c.p.) Il reato di stalking punisce con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi, chiunque, con condotte reiterate, minacci o molesti taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.
La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici.
Vi è infine un aumento di pena fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità oppure con armi o da persona travisata.
Introdotto nel 2009, il reato di atti persecutori, noto come “stalking” riguarda quei casi in cui le minacce e le molestie risultino reiterate nel tempo.
Con una sentenza del 2019 (la n. 19255/2019) la Corte di Cassazione ha chiarito che lo stalking viene integrato anche in presenza di due sole condotte di lesioni, minacce, molestie anche in un breve arco temporale.
In ogni caso, tale condotta deve aver ingenerato uno stato di ansia o un timore per la propria o altrui incolumità o deve aver costretto la persona offesa a cambiare le abitudini di vita (ad es. cambiare scheda telefonica, cambiare strada per andare a lavoro o tornare a casa).
A differenza che in altri reati, il termine di proposizione della querela è più ampio: sei mesi. La remissione può avvenire solo di fronte al Giudice. Se le minacce sono gravi e reiterate, la querela è irrevocabile.
Non è necessaria la querela e si procede d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.

 
Revenge porn
(Art. 612 ter c.p.) Il revenge porn è un reato di recente introduzione, che punisce chi, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate. La pena è la reclusione da uno a sei anni e la multa da euro 5.000 a euro 15.000.
La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video di cui al primo comma, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro un danno.
È previsto un aumento di pena se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici.
La diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti è un reato introdotto dalla legge 69/2019 (Codice Rosso).
Il delitto consiste nel diffondere, senza il consenso della persona offesa, un’immagine o un video a contenuto sessualmente esplicito. La Cassazione si è già pronunciata sul significato di tale espressione ritenendo ad esempio che una foto che ritrae un corpo nudo è senz’altro sufficiente per la configurazione del reato.
Diversamente, una foto che ritrae un soggetto in costume non fa scattare il reato di revenge porn perché manca il contenuto sessualmente esplicito richiesto dalla norma.
Alla pari dello stalking, il termine per la proposizione della querela è di sei mesi e la remissione può essere soltanto processuale. La pena è aumentata e si procede d’ufficio nel caso in cui i fatti siano commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza.

Delitti contro la inviolabilità di domicilio

Costituiscono una sezione dei delitti contro la libertà individuale.

Tra i più importanti:


Violazione di domicilio
(Art 614 c.p.) L’introduzione nell’abitazione altrui, o in un altro luogo di privata dimora, o nelle appartenenze di essi, contro la volontà di chi ha il diritto di escluderlo, oppure l’introduzione clandestina o con inganno, è punita con la reclusione da uno a quattro anni.
La stessa pena si applica a chi si trattiene nei detti luoghi contro l’espressa volontà di chi ha il diritto di escluderlo, oppure vi si trattiene clandestinamente o con inganno.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa.
Viene applicata la pena della reclusione da due a sei anni, e si procede d’ufficio, se il fatto è commesso con violenza sulle cose, o alle persone, ovvero se il colpevole è palesemente armato.

La violazione di domicilio consiste nell’introdursi nell’abitazione o in altro luogo di privata dimora (luoghi dove si svolgono atti di vita privata come ad es. uno studio professionale) contro la volontà espressa o tacita, clandestinamente  o con l’inganno. La pena è aumentata se il soggetto agente utilizza violenza alle persone o alle cose oppure se è armato.

 
Interferenze illecite nella vita privata
Chiunque mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata che si svolgono nei luoghi di privata dimora, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
La stessa pena si applica a chi rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi indicati nella prima parte di questo articolo.
I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d’ufficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato. (Art 615 bis cp)

La norma punisce chi si procura indebitamente notizie o immagini mediante strumenti di ripresa visiva o sonora.
È ad esempio il caso di chi utilizza un registratore per registrare una conversazione tra persone. In tal caso, per non commettere alcun reato, la registrazione non deve avvenire nei luoghi di privata dimora e chi registra deve partecipare alla conversazione.


Delitti contro la famiglia
Pur appartenendo ad un titolo diverso e separato all’interno del Codice penale rispetto ai reati contro la persona, è opportuno fare un accenno ai delitti contro la famiglia.
Si tratta di reati commessi sempre a danno della persona, ma in ambito familiare e molto spesso a danno di minori.

Tra i principali:


Violazione degli obblighi di assistenza familiare
(Art. 570 c.p.) Viene punito chi abbandona il domicilio domestico, o tiene una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie e si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale, o alla qualità di coniuge. L’autore del reato è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da euro 103 a euro 1.032.

Queste pene si applicano congiuntamente a chi:
1) malversa o dilapida i beni del figlio minore o del del coniuge;
2) fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa.

Si tratta di un reato proprio (può essere commesso solo da un membro della famiglia) il quale si sottrae agli obblighi inerenti alla responsabilità genitoriale o alla qualità di coniuge.
Persone offese pertanto possono essere tanto il coniuge quanto il figlio.
Il mero abbandono del tetto coniugale (a meno che non sia improvviso, ingiustificato e tale da determinare la rottura del matrimonio con conseguente sottrazione agli obblighi assistenziali nei confronti del coniuge o dei figli), non è sufficiente per la configurazione del reato. Allo stesso modo tenere una condotta contraria all’ordine o alla morale della famiglia non è sufficiente ai fini della configurabilità del reato se non si accompagna ad una sottrazione agli obblighi assistenziali nei confronti dei figli o del coniuge.
Il d.lgs. 21/2018 ha introdotto l’art. 570 bis c.p. “Le pene previste dall’articolo 570 si applicano al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero viola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli”.

A differenza del reato previsto dall’art. 570 c.p. in questo caso si fa riferimento a condotte di natura economica commesse dal coniuge in caso di scioglimento, nullità o cessazione degli effetti civili del matrimonio (pertanto anche al coniuge separato o divorziato).


Maltrattamenti in famiglia
(Art. 572 c.p.) Si configura il reato di maltrattamenti famiglia quando un soggetto maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte. È prevista la pena della reclusione da tre a sette anni.
È possibile che la pena sia aumentata fino alla metà se il fatto è commesso in presenza o in danno di persona minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità oppure se il fatto è commesso con armi.
Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni.
Il minore di anni diciotto che assiste ai maltrattamenti di cui al presente articolo si considera persona offesa dal reato.

Il delitto di maltrattamenti è un reato abituale.
Ha a oggetto condotte reiterate nel tempo, che, se prese singolarmente, potrebbero anche non essere considerate reato.
Si tratta di un reato proprio, può essere commesso solo da chi ha un determinato rapporto con la vittima.
Nel caso in cui dalla condotta tenuta derivino lesioni o la morte, la pena verrà aumentata.

 
Sottrazione consensuale di minorenni
(Art. 573 c.p.) Si ha sottrazione consensuale di minorenni quando l’autore del reato sottrae un minore, che ha compiuto gli anni quattordici, con il suo consenso, al genitore esercente la responsabilità genitoriale o al tutore, ovvero lo trattiene contro la volontà del genitore o tutore, è punito, a querela di questo, con la reclusione fino a due anni.

La fattispecie punisce la condotta di chi, con il consenso del minore che abbia compiuto quattordici anni, lo sottragga al genitore. Laddove non vi fosse consenso, oppure se il minore non dovesse avere quattordici anni, si configurerà l’ipotesi di cui all’art. 574 c.p. (sottrazione di persone incapaci).

 
In conclusione...
I reati contro la persona richiedono massima attenzione da parte del tuo difensore.
Quello che ti occorre, se hai commesso un reato contro la persona o ne sei vittima, è un avvocato penalista che sappia guidarti nella corretta e più opportuna scelta della strategia processuale difensiva.
Sappi che, fin dalla fase delle indagini preliminari, è possibile che il Pubblico Ministero richieda l’applicazione di una misura cautelare. In tal caso è assolutamente necessario verificare se ne sussistano i presupposti al fine di contestarne l’applicazione con un'istanza di revoca o attraverso lo strumento del riesame.
Solo un esame scrupoloso dei fatti può condurre il tuo avvocato difensore a suggerirti la scelta di un rito alternativo, al fine di diminuire il rischio di una pena esemplare. In casi di questo tipo, il rapporto tra assistito e difensore deve essere chiaro e trasparente sin da subito in quanto nulla dovrà essere lasciato al caso.
Se, invece, sei vittima del reato, è fondamentale che il tuo avvocato difensore vigili sul rispetto delle misure disposte eventualmente dal Giudice (come, ad esempio, il divieto di avvicinamento alla persona offesa in caso di stalking). 

Il tempismo e la prontezza fanno la differenza.
Se pensi di aver commesso un reato contro la persona, oppure di esserne vittima, contattami per una consulenza.

Mi chiamo Matteo Maio ed esercito la professione di avvocato penalista presso lo Studio legale Majo a Cesena.
Stai cercando un avvocato penalista e hai bisogno di una consulenza? Contattami!

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