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Reati contro il patrimonio

reati contro il patrimonio

Quali sono i reati contro il patrimonio e che pene sono previste in caso di commissione di un reato contro il patrimonio?
In questo articolo ti parlerò dei reati contro il patrimonio, previsti dal codice penale.

 


 
 

I delitti contro il patrimonio vanno distinti dai reati contro l’economia. I primi tutelano gli interessi di persone fisiche o giuridiche determinate, i secondi tutelano gli interessi di una collettività di persone. In alcuni tra questi reati come nel caso del furto o della rapina, la condotta del soggetto agente si sostanzia nell’aggressione del patrimonio altrui. In altri reati, come nel caso della truffa o dell’estorsione, è necessaria invece la cooperazione della vittima nella commissione del reato.
 
Reati contro il patrimonio
Prima di analizzare questo tipo di reati, occorre capire quale sia il significato che si trova dietro questa espressione.
I reati contro il patrimonio sono illeciti penali che colpiscono, tramite determinate condotte, il patrimonio altrui.
Più nello specifico, la previsione del legislatore di reati di questa categoria risponde a quella esigenza politico criminale di reprimere le condotte volte a offendere gli altrui interessi patrimoniali.

 
Quali sono i reati contro il patrimonio?
Il codice penale li divide in delitti contro il patrimonio mediante violenza alle cose o alle persone e delitti contro il patrimonio mediante frode.
Nel primo caso, la lesione all’altrui interesse patrimoniale avviene con la violenza o comunque con la minaccia, nel secondo caso avviene invece con l’inganno.

Elementi comuni a tutti i reati contro il patrimonio sono l’offesa al bene giuridico tutelato, il patrimonio.
Di base, il codice penale divide i reati contro il patrimonio in: delitti contro il patrimonio mediante violenza alle cose o alle persone e delitti contro il patrimonio mediante frode.

 
Delitti contro il patrimonio mediante violenza alle cose o alle persone

Furto
(Art. 624 c.p.) Il reato di furto punisce con la pena della reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 154 a euro 516 chiunque s’impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri. 
La legge penale considera cosa mobile anche l’energia elettrica e ogni altra energia che abbia un valore economico.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa, a meno che non ricorrano determinate circostanze.

Il furto è un reato che consiste nella sottrazione illegittima di una cosa altrui, al fine di trarne profitto per sé o per altri.
È necessario che il soggetto agisca con dolo specifico (il fine di trarre profitto) anche se non dovesse riuscire a conseguirlo.
Bene giuridico tutelato è il patrimonio. Soggetto attivo può essere chiunque. Soggetto passivo chi ha una relazione giuridicamente rilevante con la cosa.
Da ultimo, per fare in modo che ci sia sottrazione, è necessario lo spossessamento vero e proprio.

 
Furto in abitazione e furto con strappo
(Art. 624 bis c.p.) La norma stabilisce che, chi si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, introducendosi in un edificio o in altro luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora o nelle pertinenze di essa, è punito con la reclusione da quattro a sette anni e con la multa da euro 927 a euro 1.500.
La stessa pena si applica a chi si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, strappandola di mano o di dosso alla persona.
La pena è della reclusione da cinque a dieci anni e della multa da euro 1.000 a euro 2.500 quando il reato risulta aggravato da determinate circostanze prese in considerazione nel prosieguo dall’articolo.

La norma prevede due fattispecie: il furto in abitazione e il furto con strappo.
Il furto in abitazione si consuma in un luogo di privata dimora, ossia un luogo ove si svolgono atti della vita privata, professionale, politica (quindi non solamente l’abitazione).
Il furto con strappo invece si differenzia dalla rapina perché in quest’ultima la violenza è direttamente rivolta alla persona e non alla cosa.

 
Rapina
(Art. 628 c.p.) Il reato di rapina punisce con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da euro 927 a euro 2.500 chi per procurare a se o ad altri un giusto profitto, con violenza alla persona o minaccia, s’impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene.
La stessa pena si applica a chi utilizza violenza o minaccia immediatamente dopo la sottrazione, per assicurare a sé o ad altri il possesso della cosa sottratta, o per procurare a sé o ad altri l’impunità.
La pena è della reclusione da sei a venti anni e della multa da euro 2.000 a euro 4.000 quando ricorre solo una delle circostanze aggravanti indicate nell’articolo. Se invece sono presenti più circostanze aggravanti la pena è della reclusione da sette a venti anni e della multa da euro 2.500 a euro 4.000.

Rapina si ha quando l’impossessamento del bene altrui (condotta coincidente con quella del furto) avviene con violenza e con minaccia alla persona.
Il primo comma, prevede la rapina propria: in questo caso la violenza e la minaccia precedono l’impossessamento del bene altrui.
Il secondo comma, prevede invece la rapina impropria: la violenza e la minaccia sono successive all’impossessamento al fine di assicurare il possesso della cosa o l’impunità.

 
Estorsione
(Art. 629 c.p.) Il reato di estorsione ha ad oggetto la condotta di chi, con violenza o minaccia, costringe altri a fare o ad omettere qualche cosa, procurando a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno. La pena prevista è quella della reclusione da cinque a dieci anni e della multa da euro 1.000 a euro 4.000.
La pena è della reclusione da sette a venti anni e della multa da euro 5.000 a euro 15.000, se sono presenti alcune delle circostanze indicate nell’articolo 628 c.p..

Soggetto attivo del reato può essere chiunque. La condotta consiste in una costrizione posta in essere attraverso violenza o minaccia. È necessario che il soggetto procuri a sé o ad altri un profitto ingiusto e un danno altrui.

 
Delitti contro il patrimonio mediante frode

Truffa
(Art. 640 c.p.) La truffa consiste nel comportamento tenuto da chi, con artifizi o raggiri, inducendo un’altra persona in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno. La norma prevede la pena della reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da euro 51 a euro 1.032.
La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 309 a euro 1.549 se ricorrono determinate circostanze indicate all’interno dell’articolo.
Il delitto è punibile a querela della persona, salvo che ricorrano le circostanze predette o altre espressamente indicate.

Nella truffa, gli artifizi e i raggiri previsti dalla norma sono gli strumenti necessari ad indurre il soggetto passivo in errore. Il fine specifico è ottenere un profitto ingiusto con altrui danno. Si tratta pertanto di un reato a forma vincolata (la norma è estremamente precisa nel descrivere gli elementi costitutivi del reato).

 
Appropriazione indebita
(Art. 646 c.p.) Si ha appropriazione indebita quando un soggetto, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria del denaro o della cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso. La pena prevista è la reclusione da due a cinque anni e la multa da euro 1.000 a euro 3.000.
Se il fatto è commesso su cose possedute a titolo di deposito necessario, la pena è aumentata.

La norma punisce chi, trovandosi in possesso del denaro o di una cosa mobile altrui, se ne appropria al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto.
Elemento imprescindibile è pertanto il possesso della cosa, senza il quale il reato di appropriazione indebita non potrebbe realizzarsi.

 
Ricettazione
(Art. 648 c.p.) Il reato di ricettazione ha ad oggetto la condotta di chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare. La pena prevista è la reclusione da due ad otto anni e con la multa da euro 516 a euro 10.329.
Il codice dispone che la pena sia aumentata quando il fatto riguarda denaro o cose provenienti da delitti di rapina aggravata, estorsione aggravata, furto aggravato.
La pena è della reclusione da uno a quattro anni e della multa da euro 300 a euro 6.000 quando il fatto riguarda denaro o cose provenienti da reati meno gravi.
La pena è invece aumentata se il fatto è commesso nell’esercizio di un’attività professionale.
Se il fatto è di particolare tenuità, si applica la pena della reclusione sino a sei anni e della multa sino a euro 1.000 nel caso di denaro o cose provenienti da delitto e la pena della reclusione sino a tre anni e della multa sino a euro 800 nel caso di denaro o cose provenienti da contravvenzione (sono i reati meno gravi).

La ricettazione implica che la cosa acquistata o il denaro provengano da un altro reato.
La configurazione del reato di ricettazione richiede qualcosa in più rispetto al mero sospetto, ma non richiede la consapevolezza degli estremi del delitto presupposto.
È necessario quindi che il soggetto agente abbia una plausibile contezza che la cosa provenga da delitto.
Il fine è quello di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, anche di natura non patrimoniale.
La norma prevede al suo interno delle ipotesi più lievi, punite con pene minori.

 
Riciclaggio
(Art. 648 bis c.p.) Il riciclaggio consiste nel sostituire o trasferire denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto, oppure nel compiere in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa.
In tal caso la pena è la reclusione da quattro a dodici anni e la multa da euro 5.000 a euro 25.000.
La pena è della reclusione da due a sei anni e della multa da euro 2.500 a euro 12.500 quando il fatto riguarda denaro o cose provenienti da reati meno gravi.
La pena è invece aumentata quando il fatto è commesso nell’esercizio di un’attività professionale.
La pena è diminuita se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita le pena della reclusione inferiore nel massimo a cinque anni. Si applica l’ultimo comma dell’articolo 648 c.p..

Il denaro i beni o le altre utilità devono prevenire da delitto non colposo, oppure da contravvenzioni punite con la pena dell’arresto superiore nel massimo ad un anno o nel minimo a sei mesi. Lo scopo della condotta è quello di ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dei beni o del denaro.
Si tratta di un reato plurioffensivo (offende più beni giuridici: l’amministrazione della giustizia e l’ordine pubblico).

 
Le pene previste
Le pene previste per la commissione di un reato contro il patrimonio variano da reato a reato. Si può andare da pene modeste a pene molto severe.
Per una truffa (articolo 640 c.p.) ad esempio, si rischia la pena della reclusione dai sei mesi ai tre anni e la pena della multa da 51 a 1.032 euro. 
Chi commette gravi reati contro il patrimonio invece, come ad esempio un sequestro di persona a scopo di estorsione, può essere punito con la pena della reclusione fino ai trenta anni.
Il fatto che un reato preveda una pena severa comporta che l’eventuale prescrizione del reato potrà essere dichiarata solo dopo che sarà trascorso un periodo di tempo maggiore.

 
La prescrizione dei reati contro il patrimonio
La prescrizione è una causa estintiva di tutti i reati. Se trascorre un certo periodo di tempo dalla commissione del fatto ed il Giudice non ha ancora emesso una sentenza, il reato si estingue per intervenuta prescrizione. Il tempo necessario per far prescrivere un reato è strettamente correlato alla pena prevista per ogni singolo reato.
Trattandosi di delitti, per i reati contro il patrimonio il tempo minimo necessario per la prescrizione non può essere inferiore a sei anni.
Pertanto, anche se il furto prevede una pena minore, il tempo necessario al fine di far dichiarare la prescrizione sarà appunto sei anni.
Nella prassi tuttavia, la presenza di atti interruttivi della prescrizione, come ad esempio la richiesta di rinvio a giudizio, il decreto che dispone il giudizio, ecc., aumenta il tempo necessario per far dichiarare la prescrizione di un reato.
In tal caso, per il furto saranno necessari sette anni e sei mesi, per la rapina dodici anni e sei mesi.

 

In conclusione
Se sei vittima di un reato contro il patrimonio, il tuo legale, dopo un'attenta analisi della fattispecie, dovrà redigere un atto di querela, chiedendo la punizione dell’autore del reato e valutando l’eventuale costituzione di parte civile all’interno del processo. Viceversa, se sei indagato o imputato per aver commesso un reato contro il patrimonio, il tuo avvocato difensore potrà anzitutto valutare il compimento di indagini difensive, al fine di ricostruire in modo chiaro la vicenda, per poi pianificare la strategia processuale più opportuna.
Se hai commesso un reato contro il patrimonio oppure ne sei vittima, rivolgiti a un avvocato penalista che sappia tutelarti al meglio. Se ti trovi in una situazione simile, hai bisogno di un avvocato e necessiti di una consulenza, non esitare a contattarmi.

Mi chiamo Matteo Majo ed esercito la professione di avvocato penalista presso lo Studio legale Majo a Cesena.
Stai cercando un avvocato penalista e hai bisogno di una consulenza? Contattami!

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