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Violenza o minaccia a un pubblico ufficiale

Violenza o minaccia a un pubblico ufficiale (artt. 336, 339 c.p.)


L’art. 336 c.p. prevede due distinte ipotesi delittuose:

  • Commette la prima chiunque usa violenza o minaccia a un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri, o ad omettere un atto dell’ufficio o del servizio (1° comma);

  • Commette la seconda chiunque usa violenza o minaccia ad un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, per costringerlo a compiere un atto del proprio ufficio o servizio, o per influire, comunque, su di lui (2° comma).

Ratio dell'incriminazione: la necessità di proteggere la libera formazione della volontà dello Stato e degli altri enti pubblici, evitando che questa sia menomata da pressioni violente o minacciose esercitate da estranei sui pubblici funzionari.


Elemento materiale ed elemento soggettivo

La condotta consiste nell’usare violenza o minaccia su un pubblico ufficiale o su un incaricato di un pubblico servizio.


Violenza è l’impiego di energia fisica, sulla persona e sulle cose, per vincere un ostacolo reale o supposto.

Minaccia è la prospettazione a una persona di un male ingiusto e futuro, il cui verificarsi dipende dalla volontà del minacciante.

  • Perché sussista la minaccia basta l’uso di una qualsiasi coazione, anche morale, o anche una minaccia indiretta.

Sia la violenza, sia la minaccia, deve essere finalizzata contro un’azione futura del pubblico ufficiale.

Ne deriva che non è necessario che il pubblico ufficiale si trovi nell’esercizio delle sue funzioni nel momento in cui il fatto è commesso.


Il reato si consuma con l’uso della violenza o minaccia:

  • non è richiesto che l’agente raggiunga lo scopo prefissatosi.

Dolo specifico.



Violenza o minaccia a pubblico ufficiale
Violenza o minaccia a pubblico ufficiale


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