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UDIENZA PREDIBATTIMENTALE DINANZI AL GIUDICE MONOCRATICO

LA NUOVA UDIENZA PREDIBATTIMENTALE

La riforma Cartabia ha introdotto un nuovo istituto, l’art. 554-ter c.p.p. che dispone l’udienza predibattimentale per i reati a citazione diretta, ovvero per quei reati per i quali non è prevista l’udienza preliminare e che sono di competenza del Tribunale in composizione monocratica.

La trattazione dell’udienza predibattimentale è affidata ad un giudice monocratico del settore penale differente da quello cui è assegnato il giudizio dibattimentale.

Funzione dell’udienza predibattimentale, è quella di valutare, sulla scorta dell'esame degli atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, oltre alla ricorrenza delle situazioni che impongono una immediata pronuncia di proscioglimento, l'idoneità del compendio d'accusa a condurre ad una decisione di condanna.

Laddove questa previsione non appaia ragionevolmente sostenuta, il giudice dell'udienza predibattimentale dovrà pronunciare sentenza di non luogo a procedere.

Questa udienza, che sembrerebbe molto simile all'udienza preliminare, in realtà, come si legge nella relazione illustrativa alla Riforma Cartabia, è stata immaginata con lo spirito di liberare la fase di cognizione istruttoria da tutte le cause di rallentamento e di stasi che ostacolano spesso la rapida definizione dell'accertamento dibattimentale.

L’udienza predibattimentale è concepita come un’udienza in camera di consiglio e, pertanto, più agile e informale.

E’ un'udienza camerale, con la partecipazione delle sole parti necessarie e interessate al singolo processo e con verbalizzazione sommaria.

Queste nuove modalità, nelle intenzioni del legislatore, permettono da un lato la riduzione delle spese di registrazione e trascrizione, dall’altro la razionalizzazione nell’utilizzo delle aule dibattimentali, che risulteranno riservate alla trattazione dibattimentale dei processi per cui si svolgerà il giudizio ordinario o per i processi trasmessi a seguito di udienza preliminare.


Casi di citazione diretta a giudizio ex art. 550 c.p.p.

Il pubblico ministero, quando procede per uno dei reati indicati dal 1° e 2° co. dell'art. 550 c.p.p., qualora intenda esercitare l'azione penale, provvederà a emettere un decreto di citazione diretta a giudizio, con l’indicazione del giudice competente per l’udienza predibattimentale.

La Riforma Cartabia ha esteso il catalogo dei reati per i quali l’esercizio dell’azione penale può realizzarsi nelle forme del decreto di citazione a giudizio.

Oltre alle contravvenzioni e delitti puniti con la pena delle reclusione nel massimo fino a quattro anni, al comma 2 dell’art. 550, vengono ora comprese fattispecie criminose più gravi, il cui trattamento sanzionatorio si colloca in una forbice tra i quattro e i sei anni.

Si segnalano, tra queste:

  • l'evasione aggravata da violenza o minaccia

  • le contraffazioni di pubblici sigilli

  • l'indebito utilizzo, la falsificazione, la detenzione o la cessione di carte credito

  • la truffa aggravata

  • la frode in assicurazione

  • l'appropriazione indebita

Il P.M., quindi, per i soli reati indicati dall’art. 550 c.p.p., è l’organo d’accusa che emette il decreto di citazione a giudizio.

  • Per tutti gli altri reati non compresi nel 550, è il G.U.P. che dispone il giudizio a seguito della celebrazione dell’udienza preliminare.


Il nuovo decreto di citazione a giudizio (art. 552 c.p.p.)

Il decreto di citazione a giudizio emanato dal P.M. ha tutti gli elementi necessari e utili ai fini della vocatio in ius.

Ai sensi dell’art. 552, il decreto di citazione deve essere notificato, a pena di nullità, all'imputato, al suo difensore e alla parte offesa, almeno sessanta giorni prima della data fissata per l'udienza di comparizione predibattimentale.

  • Nei casi di urgenza, di cui deve essere data motivazione, il termine è ridotto a quarantacinque giorni


Il decreto di citazione deve contenere:

  • indicazioni relative all’imputato e alle altre parti private

  • enunciazione del fatto contestato all’imputato, in forma chiara e precisa, delle circostanze aggravanti e di quelle che possono comportare l'applicazione di misure di sicurezza, con l'indicazione dei relativi articoli di legge;

  • indicazione del giudice competente per l'udienza di comparizione predibattimentale

  • luogo, giorno e ora della comparizione, con l'avvertimento all'imputato che non comparendo sarà giudicato in assenza;

  • avviso che l'imputato ha facoltà di nominare un difensore di fiducia e che, in mancanza, sarà assistito dal difensore di ufficio;

  • facoltà di attivare i riti premiali predibattimentali (abbreviato, patteggiamento, oblazione) entro il termine di cui all’art. 554-ter comma 2 c.p.p.

  • avviso che il fascicolo relativo alle indagini preliminari è depositato nella cancelleria del giudice e che le parti e i loro difensori hanno facoltà di prenderne visione e di estrarne copia;

  • data e sottoscrizione del pubblico ministero e dell'ausiliario che lo assiste;

  • avviso che l'imputato e la persona offesa hanno facoltà di accedere a un programma di giustizia riparativa.


Il decreto è nullo se:

  • l'imputato non è identificato in modo certo

  • se manca o è insufficiente l'indicazione di uno dei requisiti previsti dalle lettere c), d), e) ed f) del comma 1.

Il decreto è altresì nullo se non è preceduto dall'avviso previsto dall'articolo 415-bis, nonché dall'invito a presentarsi per rendere l'interrogatorio, qualora la persona sottoposta alle indagini lo abbia richiesto entro il termine di cui al comma 3 del medesimo articolo 415-bis.

Se il pubblico ministero ha esercitato l'azione penale con citazione diretta per un reato per il quale è prevista l'udienza preliminare e la relativa eccezione è proposta entro il termine indicato dall'articolo 491, comma 1, c.p.p., il giudice dispone con ordinanza la trasmissione degli atti al pubblico ministero.

In caso di citazione diretta a giudizio, alla formazione del fascicolo del dibattimento provvede il P.M. e non il giudice.

Segnatamente, l’art. 553 c.p.p. dispone che il P.M. formi il fascicolo per il dibattimento e lo trasmetta al Giudice immediatamente dopo la notificazione del decreto, unitamente al fascicolo di cui all’art. 416 comma 2 c.p.p. (ossia ci sarà la trasmissione di un duplice fascicolo: quello del dibattimento e quello delle indagini preliminari).

La lista di testimoni, periti e consulenti tecnici, deve essere depositata sempre 7 giorni (liberi) prima dell’udienza di comparizione predibattimentale.

Le parti, inoltre, dopo la dichiarazione di apertura del dibattimento, indicano i fatti che intendono provare e chiedono l'ammissione delle prove, illustrandone esclusivamente l'ammissibilità, ai sensi degli articoli 189 e 190, comma 1, c.p.p.

  • Le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, nonché della documentazione relativa all'attività di investigazione difensiva.


L’UDIENZA DI COMPARIZIONE PREDIBATTIMENTALE A SEGUITO DI CITAZIONE DIRETTA

L’udienza di comparizione predibattimentale:

  • si svolge in camera di consiglio;

  • richiede la partecipazione necessaria del P.M. e del difensore dell’imputato;

  • prevede gli accertamenti relativi alla regolare costituzione delle parti e, qualora l’imputato non sia presente, l’applicazione delle disposizioni di cui agli artt. 420 e ss. c.p.p.;

  • affronta e risolve tutte le questioni preliminari di cui all’art. 491 c.p.p., che devono essere decise “immediatamente” e non potranno essere riproposte all’udienza dibattimentale; nello stesso termine può essere disposto, d’ufficio o su richiesta di parte, il rinvio pregiudiziale alla Corte di Cassazione per la decisione sulla competenza per territorio ai sensi del nuovo art. 24-bis c.p.p.;

  • prevede la necessaria verifica da parte del Giudice della possibilità di remissione della querela, qualora il querelante sia presente;

  • dispone che il Giudice, anche d’ufficio, verifichi che l’imputazione rispetti i parametri di cui all’art. 552 lett. c) c.p.p., ossia che l’enunciazione del fatto e delle circostanze sia chiara e precisa e siano indicati gli articoli di legge violati;

  • il Giudice, sulla base degli atti del fascicolo, ha la facoltà di invitare il P.M. a riformulare l’imputazione, nonché ad apportare le necessarie modifiche e, qualora il P.M. non vi provveda, con ordinanza dispone la restituzione degli atti;

  • Nel caso di modifica dell’imputazione da parte del P.M., tale modifica viene inserita nel verbale e il verbale deve essere notificato all’imputato non presente (almeno 10 giorni prima della nuova udienza), con rinvio dell’udienza e sospensione del processo;

  • Il verbale è redatto in forma riassuntiva.


I PROVVEDIMENTI DEL GIUDICE NELL'UDIENZA PREDIBATTIMENTALE

Il Giudice dell’udienza predibattimentale, sulla base degli atti trasmessi dal P.M., deve valutare se sussistano i presupposti per una pronuncia di sentenza di non luogo a procedere, non solo quando sussista una causa di proscioglimento tipizzate dall’art. 129 cpp., ma anche quando gli elementi acquisiti non consentono una ragionevole previsione di condanna.

L'istanza di giudizio abbreviato, di applicazione della pena a norma dell'articolo 444, di sospensione del processo con messa alla prova, nonché la domanda di oblazione sono proposte, a pena di decadenza, prima della pronuncia della sentenza di cui al comma 1 dell’art. 554-ter.

Se l’imputato e il P.M. concordino l’applicazione di una pena sostitutiva e la decisione non sia immediatamente possibile, il G.M. potrà sospendere l’udienza e rinviarla (non oltre il sessantesimo giorno) dando avviso anche all’ufficio di esecuzione penale esterna competente.

Se non sussistono le condizioni per pronunciare sentenza di non luogo a procedere e in assenza di definizioni alternative, il Giudice fissa, per la prosecuzione del giudizio, la data dell’udienza dibattimentale davanti ad un Giudice diverso, in un termine non inferiore a venti giorni.

Ai sensi dell’art. 554-quinquies c.p.p. la sentenza di non luogo a procedere può essere revocata dal Giudice, su richiesta del P.M., qualora sopravvengano o si scoprano nuove fonti di prova.


IMPUGNAZIONE DELLA SENTENZA DI NON LUOGO A PROCEDERE

Contro la sentenza di non luogo a procedere del G.M., possono proporre appello:

  • il procuratore della Repubblica e il procuratore generale (il procuratore generale può proporre appello soltanto nei casi di avocazione o nel caso in cui il procuratore della Repubblica abbia prestato acquiescenza al provvedimento)

  • l'imputato, salvo che con la sentenza sia stato dichiarato che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso.

  • la persona offesa può proporre appello nel solo caso di nullità della notifica decreto di citazione per l’udienza predibattimentale.


Sull'impugnazione la Corte di appello decide in camera di consiglio con le forme previste dall'articolo 127 c.p.p.

In caso di appello del pubblico ministero, la Corte, se non conferma la sentenza, fissa la data per l'udienza dibattimentale davanti ad un giudice diverso da quello che ha pronunciato la sentenza o pronuncia sentenza di non luogo a procedere con formula meno favorevole all'imputato.

Per il principio del divieto di reformatio in peius, in caso di appello dell'imputato, la Corte, se non conferma la sentenza, pronuncia sentenza di non luogo a procedere con formula più favorevole all'imputato.

Contro la sentenza di non luogo a procedere pronunciata in grado di appello possono ricorrere per Cassazione, l'imputato e il procuratore generale solo per i motivi di cui alle lettere a), b) e c) del comma 1 dell'articolo 606 c.p.p..

  • Sull'impugnazione la Corte di Cassazione decide in camera di consiglio con le forme previste dall'articolo 611 c.p.p.

Sono inappellabili le sentenze di non luogo a procedere relative a reati puniti con la sola pena pecuniaria o con pena alternativa.


udienza predibattimentale
La nuova udienza predibattimentale

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