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Truffa

Truffa (Art. 640 c.p.)

Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 51 euro a 1.032 euro.

La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da 309 euro a 1.549 euro:

se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare;

se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l'erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell'Autorità.

se il fatto è commesso in presenza della circostanza di cui all'articolo 61, numero 5).


Il delitto, alla luce della modifica operata dalla Riforma Cartabia, in vigore dal 30.12.2022, è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra una delle tre circostanze aggravanti previste dall’art. 640.


Tipologia di reato

  • La cooperazione artificiosa della vittima: non vi è solo un’aggressione unilaterale da parte dell’agente (come ad es. nel furto), ma è necessario che il soggetto passivo cooperi alla produzione del danno.


Bene tutelato

  • Solo patrimonio (Fiandaca-Musco)

  • Solo libertà del consenso

  • Patrimonio, ma anche libertà della vittima di disporre delle sue risorse senza fraudolente interferenze altrui (dottrina e giurisprudenza prevalenti)

  • Patrimonio (e libertà di disporne), ma anche buona fede della vittima

  • Buona fede del pubblico in generale


Condotta incriminata

Reato di evento a forma vincolata:

  • Artifici o raggiri

  • Induzione in errore

  • Atto dispositivo

  • Danno (patrimoniale) e profitto ingiusto per sé o per altri


Artifici o raggiri

  • Artificio: manipolazione o trasfigurazione della realtà esterna, provocata attraverso la simulazione di circostanze inesistenti o la dissimulazione di circostanze esistenti

  • Raggiro: attività simulatrice sostenuta da parole o argomentazioni atte a far scambiare il falso per vero.


Induzione in errore

  • Errore: falsa o distorta rappresentazione di circostanze di fatto, capace di incidere sul processo di formazione della volontà: deve essere generato dagli artifici o raggiri (non rileva lo sfruttamento dell’errore preesistente, ma rileva il rafforzamento dell’errore). Rileva il dubbio insuperabile/indeterminato, mentre non rileva il dubbio superabile in concreto, cioè sorretto da elementi concreti, tali per cui il soggetto potrebbe indagare al fine di prevenire da solo di cadere in errore: qui non c’è reato perché la vittima potrebbe autotutelarsi.

  • Soggetto indotto in errore, induzione in errore di “taluno”: può trattarsi anche di un soggetto diverso (vittima o soggetto passivo dell’azione) dal soggetto passivo del reato, titolare del bene tutelato (sempre che, ovviamente, l’ingannato si trovi in un situazione tale da poter compiere atti produttivi di effetti pregiudizievoli del patrimonio del soggetto passivo, es. rappresentante).

  • Il soggetto indotto in errore deve essere determinato (es. truffa in incertam personam: pubblicità fraudolente, giochi truffaldini: il reato si configura solo se l’inganno cade di fatto su uno o più soggetti individuati). Non rileva che sia incapace di obbligarsi civilmente.

Atto dispositivo

Caratteri dell’atto (Fiandaca-Musco):

  • Atto di disposizione patrimoniale non in senso civilistico, bensì in senso ampio: non solo atti attributivi, ma anche comportamenti materiali patrimonialmente rilevanti (es. eliminazione di un oggetto raro di cui esistono solo due esemplari, con conseguente aumento di valore dell’esemplare dell’agente), comportamenti meramente esecutivi, atti abdicativi, atti estintivi, persino un non facere (prescrizione, decadenza, ritardo).

  • Se la vittima è inconsapevole dell’atto di disposizione (o, secondo qualche autore, dei suoi effetti; ad es. Tizio induce fraudolentemente Caio a regalargli un vestito, sapendo che questi vi ha dimenticato dentro dei soldi) si avrà un reato di aggressione unilaterale.


Danno (patrimoniale) e profitto ingiusto per sé o per altri

  • Danno: il danno richiesto ai fini della configurabilità della truffa deve comportare una effettiva diminuzione del patrimonio, nella forma del danno emergente o del lucro cessante, accertabile sulla base di valutazioni di mercato. La ratio è costituita dal fatto che la truffa è un delitto contro il patrimonio. La truffa è reato istantaneo e di danno che si perfeziona nel momento in cui alla realizzazione della condotta tipica dell'autore abbia fatto seguito la deminutio patrimonii del soggetto passivo.

Nel delitto di truffa, mentre il requisito del profitto ingiusto può comprendere in sé qualsiasi utilità, incremento o vantaggio patrimoniale, anche a carattere non strettamente economico, l'elemento del danno deve avere necessariamente contenuto patrimoniale ed economico, consistendo in una lesione concreta e non soltanto potenziale che abbia l'effetto di produrre, mediante la "cooperazione artificiosa della vittima" che, indotta in errore dall'inganno ordito dall'autore del reato, compie l'atto di disposizione, la perdita definitiva del bene da parte della stessa; ne consegue che in tutte quelle situazioni in cui il soggetto passivo assume, per incidenza di artifici e raggiri, l'obbligazione della dazione di un bene economico, ma questo non perviene, con correlativo danno, nella materiale disponibilità dell'agente, si verte nella figura di truffa tentata e non in quella di truffa consumata. (Cass. Pen., SS. UU., 16-12-1998 (dep. 19-01-1999), n. 17, Cellammare).


Ingiusto profitto

  • Va accertato indipendentemente dal danno

  • può consistere anche nella mancata diminuzione del patrimonio.

  • Sul carattere patrimoniale o meno del profitto due sono le tesi:

  1. Tale elemento ha natura non necessariamente patrimoniale e si sostanzia anche nel soddisfacimento di un interesse psicologico o morale, (dottrina e giurisprudenza dominanti, Marinucci-Dolcini).

  2. E’ necessaria la natura patrimoniale, ci deve essere, cioè, almeno una mancata diminuzione della ricchezza (es. l’agente evita con un raggiro di pagare un servizio) (Fiandaca-Musco)


Ingiustizia del profitto procurato a sé o ad altri, che comporta:

  • Contrasto con una norma giuridica;

  • Mancanza di causa: se vi è un titolo (ad es. il soggetto ottiene con la frode il pagamento di un credito liquido ed esigibile) non vi è truffa.


Elemento soggettivo del reato

Dolo generico: l’agente deve rappresentarsi e volere tutti gli elementi costitutivi della fattispecie, cioè gli artifizi o raggiri, l’induzione in errore, l’atto dispositivo della vittima, il danno o il profitto, prima dell’azione o contemporaneamente ad essa (non successivamente)


Non si tratta di dolo specifico in quanto il danno e il profitto sono eventi che devono verificarsi e non sono solamente gli scopi cui l’azione criminosa deve tendere;


Il reato può configurarsi anche in presenza di dolo eventuale.


Momento di consumazione e tentativo

La truffa è reato istantaneo e di danno che si perfeziona nel momento in cui alla realizzazione della condotta tipica dell'autore abbia fatto seguito la deminutio patrimonii del soggetto passivo.

Nel delitto di truffa, mentre il requisito del profitto ingiusto può comprendere in sé qualsiasi utilità, incremento o vantaggio patrimoniale, anche a carattere non strettamente economico, l'elemento del danno deve avere necessariamente contenuto patrimoniale ed economico, consistendo in una lesione concreta e non soltanto potenziale che abbia l'effetto di produrre, mediante la "cooperazione artificiosa della vittima" che, indotta in errore dall'inganno ordito dall'autore del reato, compie l'atto di disposizione, la perdita definitiva del bene da parte della stessa;

Ne consegue che in tutte quelle situazioni in cui il soggetto passivo assume, per incidenza di artifici e raggiri, l'obbligazione della dazione di un bene economico, ma questo non perviene, con correlativo danno, nella materiale disponibilità dell'agente, si verte nella figura di truffa tentata e non in quella di truffa consumata (Cass. Pen., SS. UU., 16-12-1998).


Circostanze aggravanti


  • Se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico:


  • Se il fatto è commesso col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare.


  • Se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l'erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell'Autorità.


Concorso di circostanze

Le varie circostanze possono concorrere, trattandosi di disposizione a più norme (e non di norma a più fattispecie) (Fiandaca-Musco).



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