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Rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio

Rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio (art. 326 c.p.)


L’art. 326 c.p. prevede tre distinte figure di reato:

  • Commette il primo reato il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio che, violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio, o comunque abusando della sua qualità, rivela notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza (art. 326, 1° comma);

  • Commette il secondo il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che per colpa agevola la conoscenza dei segreti suddetti (art. 326, 2° comma);

  • Commette il terzo reato il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, per procurare a sé o ad altri un indebito profitto patrimoniale, si avvale illegittimamente di notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete.

Oggetto materiale del delitto di rivelazione di segreti d’ufficio sono:

  • solo le notizie d’ufficio coperte da segreto


Elemento materiale del delitto doloso consiste nel portare a conoscenza di persona non autorizzata a riceverla la notizia d’ufficio destinata a restare segreta, ovvero nel tenere un comportamento, positivo o negativo, che comunque faciliti la cognizione della notizia non autorizzata.


Si tratta di un reato di pericolo effettivo, non presunto.


Elemento soggettivo:

  • dolo generico nell’ipotesi di cui al 1° comma

  • dolo specifico nell’ipotesi contemplata al 3° comma.

Pene ed istituti processuali

Per l’ipotesi dolosa la pena è della reclusione da 6 mesi a 3 anni, mentre per quella colposa della reclusione fino ad un anno.

Se il profitto è di natura non patrimoniale, ovvero se lo scopo è di cagionare ad altri un danno ingiusto, si applica la pena della reclusione fino a 2 anni.



Rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio
Rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio


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