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Riciclaggio

Riciclaggio (Art. 648-bis c.p.)

Fuori dei casi di concorso nel reato, chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto, ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l'identificazione della loro provenienza delittuosa, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da euro 5.000 a euro 25.000.

La pena è della reclusione da due a sei anni e della multa da euro 2.500 a euro 12.500 quando il fatto riguarda denaro o cose provenienti da contravvenzione punita con l'arresto superiore nel massimo a un anno o nel minimo a sei mesi.

La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell'esercizio di un'attività professionale.

La pena è diminuita se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione inferiore nel massimo a cinque anni. Si applica l'ultimo comma dell'articolo 648.


Per riciclaggio si intende ogni attività diretta a far perdere al denaro, oppure a beni o altre utilità economiche di provenienza delittuosa, la riconoscibilità della loro origine illecita e/o ad immetterli nel ciclo economico-finanziario, investendoli in iniziative economiche lecite con il pericolo di alterare i meccanismi di mercato.

Nell’ordinamento italiano, il compito di reprimere i fatti di riciclaggio, è affidato all'art. 648-bis (riciclaggio) e all'art. 648-ter (impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita).

L’ art. 1, 1° co. lett. d, D.Lgs. 8.11.2021, n. 195 ha modificato l’art. 648-bis, apportandovi riforme di rilievo che hanno ampliato l’ambito di applicazione della norma.

Innanzitutto, ha ricompreso nella previsione del 1° co. le condotte aventi ad oggetto denaro, beni o altre utilità provenienti anche da delitto colposo, prima esclusi espressamente dall’oggetto del reato.

In secondo luogo, ha introdotto, al 2° co. dell’art. 648 bis, la previsione della punibilità del delitto di riciclaggio anche quando abbia ad oggetto denaro o cose provenienti da contravvenzione punita con l’arresto superiore nel massimo a un anno o nel minimo a sei mesi.

La Giurisprudenza della Suprema Corte ha chiarito che il reato di riciclaggio non richiede l'individuazione dell'esatta tipologia del delitto presupposto, né la precisa indicazione delle persone offese, essendo sufficiente che venga raggiunta la prova logica della provenienza illecita delle utilità oggetto delle operazioni compiute.

Non è necessario che il delitto non colposo presupposto risulti accertato con sentenza passata in giudicato, ma è sufficiente che lo stesso non sia stato giudizialmente escluso.

Per la contestazione di riciclaggio, non è sufficiente il mero possesso di un'ingente somma di denaro ingiustificata, in assenza di qualsiasi riscontro investigativo circa l'esistenza di un delitto presupposto (Cass. Sez. II, 13.4-27.5.2021, n. 20990).

Tra i delitti presupposti si colloca anche l'associazione di tipo mafioso (art. 416-bis) che può conseguire proventi illeciti senza necessità di commettere reati fine.

Il reato presupposto conserva la sua rilevanza, come per la ricettazione, anche quando l'autore del reato principale:

  • non sia punibile o imputabile, oppure

  • quando non sia perseguibile per la mancanza, in particolare se commesso all'estero, di una condizione di procedibilità oppure

  • a cagione della sua estinzione, quando sia sopravvenuta al fatto del riciclaggio.


La condotta incriminata

Le condotte sono tutte tipicizzate da un requisito comune, perché devono essere realizzate in modo da ostacolare l'identificazione della provenienza da reato del loro oggetto.

Il requisito comune alle condotte descritte nella norma (cioè sostituire, trasferire, compiere operazioni, ecc.), mette in evidenza la loro potenzialità offensiva, perché devono essere concretamente idonee a dissimulare la provenienza delittuosa del bene e quindi ad ostacolare eventuali iniziative investigative, attuali o future, o i controlli di quei soggetti che, in quanto obbligati a segnalare le operazioni sospette, potrebbero stimolarle.

Non è necessario, tuttavia, che l'ostacolo sia effettivo o che la condotta cagioni un evento tale da crearlo. Il riciclaggio non è reato di evento, bensì di mera condotta, più precisamente di condotta pericolosa.


La pericolosità è rivelata dalla sua idoneità ad ostacolare in concreto l'identificazione della provenienza delittuosa dell'oggetto del reato.

Anche la giurisprudenza ravvisa nel riciclaggio un reato a forma libera che può essere integrato da qualsiasi condotta idonea ad ostacolare l'identificazione della provenienza delittuosa del bene ricevuto.

Il riciclaggio può anche consistere in una pluralità di distinti atti in sé leciti, realizzati a distanza di tempo l'uno dall'altro, purché unitariamente riconducibili all'obiettivo comune dell'occultamento della provenienza delittuosa del denaro, dei beni o delle altre utilità che ne costituiscono l'oggetto.

La condotta del reato di riciclaggio, anche se è a forma libera, è caratterizzata da un tipico effetto dissimulatorio, avendo l'obiettivo di ostacolare l'accertamento dell'origine delittuosa del denaro.

La Giurisprudenza sostiene che la mera detenzione del bene di illecita provenienza, alterato in modo da ostacolare l'identificazione della provenienza stessa, non è sufficiente per l'affermazione di penale responsabilità, in assenza di elementi idonei a ricondurre la condotta di alterazione o manipolazione al detentore, quanto meno a titolo di concorso.

Il momento in cui si perfeziona

Il reato di riciclaggio si individua nella sostituzione dei beni e quindi, ai fini dell'individuazione del momento consumativo del reato, occorre fare riferimento alla realizzazione dell'effetto dissimulatorio.


Pur essendo il riciclaggio un reato di pericolo, viene ammesso il tentativo.


L’elemento soggettivo

L’elemento soggettivo richiesto è il dolo generico.

Il dolo richiede la consapevolezza della provenienza delittuosa dell'oggetto del riciclaggio e la volontà di ostacolarne, con una condotta idonea, l'identificazione della provenienza.

Questa volontà serve a distinguere il riciclaggio dalla ricettazione con la quale ha in comune l'elemento materiale della disponibilità della cosa.

Non è necessario, comunque, che la condotta sia finalizzata ad impedire in modo definitivo l'accertamento circa la provenienza delittuosa dell'oggetto del riciclaggio essendo sufficiente, anche a livello oggettivo, che la stessa lo renda difficile.

Per la Giurisprudenza, la prova del dolo può essere raggiunta anche sulla base dell'omessa o non attendibile indicazione della provenienza della cosa ricevuta (Cass. Sez. II, 17.6 - 24.6.2019, n. 27867).


Soggetti attivi

La Convenzione di Strasburgo consentirebbe di collocare tra i soggetti attivi i concorrenti nel delitto di provenienza dei beni riciclati.

Tuttavia l'art. 648-bis, ricalcando lo schema della ricettazione, li esclude con una clausola ampia, che non consente limitazioni.

La scelta legislativa è approvata dalla dottrina (per il principio del ne bis in idem sostanziale).

Le Sezioni Unite hanno escluso la configurabilità di un concorso tra l'associazione mafiosa e i delitti di cui agli artt. 648-bis e 648-ter, quando questi ultimi reati abbiano ad oggetto denaro, beni o utilità provenienti proprio dal delitto di associazione mafiosa (Cass. SS.UU., 27.2.2014, n. 25191).


La Confisca

La sentenza di condanna e così pure quella di applicazione della pena su richiesta delle parti ex art. 444 c.p.p. comportano, a norma dell'art. 648-quater, la confisca obbligatoria dei beni che costituiscano il prodotto o il profitto del reato nonché l'eventuale confisca per equivalente nei termini precisati da tale disposizione.


Autoriciclaggio

La Legge 186/2014 ha introdotto nell'ordinamento penale italiano, il delitto di autoriciclaggio, che punisce l'autore del delitto presupposto che impieghi, sostituisca, o trasferisca in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione del reato.

Si tratta, pertanto, di un reato proprio.

Il D.Lgs. n. 195/2021 ha ricompreso nell'ambito di applicazione della norma, anche i proventi di delitti colposi, prima espressamente esclusi.

Ha inoltre aggiunto, la previsione della punibilità dell'autoriciclaggio anche quando abbia ad oggetto denaro o cose provenienti da contravvenzione punita con l'arresto superiore nel massimo a un anno o nel minimo a sei mesi.

La condotta del delitto di autoriciclaggio, previsto dall’art. 648-ter. n. 1, consiste nell'impiegare, sostituire, trasferire, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione del reato presupposto.



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