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REVOCA, MODIFICA, SOSTITUZIONE O ESTINZIONE DELLE MISURE COERCITIVE E INTERDITTIVE

Revoca, modifica, sostituzione o estinzione delle misure cautelari coercitive e interdittive


Le cause che determinano la vita e la morte delle misure cautelari sono:

  • quelle che attengono alla sussistenza e persistenza dei gravi indizi di colpevolezza

  • quelle che attengono alle esigenze cautelari

  • l’idoneità e la proporzionalità delle misure

  • la limitatezza della loro durata

  • la sentenza che definisce il procedimento.


Gli effetti delle misure decorrono:

  • per la custodia cautelare, dal giorno della cattura/arresto/fermo

  • per le altre misure, dal giorno della notificazione dell’ordinanza che le dispone.


Nelle figure di concorso formale, di reato continuato e di reati commessi per eseguirne altri:

  • i termini decorrono dal giorno in cui è stata eseguita o notificata la prima ordinanza e sono commisurati all’imputazione più grave


Criterio di compatibilità

Nel caso in cui l’imputato sia detenuto o internato, gli effetti della custodia cautelare successivamente disposta, opereranno solo dalla cessazione dello stato di detenzione.

Si produrranno, invece, immediatamente, gli effetti di una misura diversa dalla custodia che non risultano impediti dallo stato di detenzione (es. la sospensione dall'esercizio della responsabilità genitoriale).

In caso contrario, questi effetti si produrranno dal momento in cui cessa la detenzione o l’internamento.

Per quanto attiene i rapporti tra misura cautelare e detenzione ad altro titolo:

  • L’esecuzione della misura cautelare si sospende quando deve essere eseguito un ordine di carcerazione, a meno che la misura sia incompatibile. Non si sospende la misura cautelare nel caso in cui la pena venga espiata in regime di misure alternative alla detenzione.

  • Il periodo di custodia cautelare, decorso contemporaneamente all’esecuzione della pena, non potrà avere rilevanza ai fini della detrazione della pena.


Regola del congelamento: i giorni impiegati per le udienze e per la deliberazione delle sentenze, vengono computati esclusivamente ai fini della durata complessiva della misura coercitiva:

  • termini complessivi che possono comunque essere superati (sempre nei limiti massimi dettati dall'art. 304 co. 6 c.p.p.) nel caso in cui sia avvenuto un provvedimento di sospensione per la complessità del dibattimento o giudizio abbreviato.

REVOCA E SOSTITUZIONE DELLA MISURA CAUTELARE

Il giudice, per l’applicazione e il mantenimento della misura cautelare, deve valutare non solo l’esistenza ex ante, ma anche la persistenza ex post dei presupposti di legittimazione del potere cautelare.

La misura cautelare può essere modificata in 3 ipotesi:

revoca, sostituzione in melius, sostituzione in peius.


REVOCA

Su richiesta del P.M. o dell'imputato:

  • se risultano mancanti le condizioni generali di applicabilità (fumus commissi delicti, periculum libertatis)

  • quando si accerti che sono venute meno le esigenze cautelari (pericolo inquinamento prove, fuga)


SOSTITUZIONE IN MELIUS (o la sua applicazione con modalità meno gravose)

Su richiesta del P.M. o dell'imputato deve essere disposta quando:

  • le esigenze cautelari, pur non essendo venute meno, risultano attenuate;

  • quando la misura non appare più proporzionata all’entità del fatto

Tale potere discrezionale del giudice, di sostituzione della misura in melius, è precluso

quando permangono i gravi indizi di commissione per i reati indicati nell’art. 275 comma 3 c.p.p..


Sia la revoca, che la sostituzione in melius, possono essere disposte dal giudice a richiesta dell’imputato o del P.M.

Eccezionalmente, possono essere concesse anche d’ufficio dal giudice nel corso dell’interrogatorio di garanzia oppure in udienza.

L’iniziativa d’ufficio del giudice è giustificata dal fatto che la libertà personale è un diritto non disponibile (ex art. 13, comma 1, Costituzione).


Prima di emettere il provvedimento, il giudice deve sentire il P.M. che ha 2 giorni per fare conoscere al giudice il suo parere, che non è vincolante.


SOSTITUZIONE IN PEIUS

Può essere disposta solo su richiesta del P.M.

  • quando le esigenze cautelari risultano essersi aggravate

  • quando l’imputato ha trasgredito le prescrizioni che concernono la misura.


ESTINZIONE DELLE MISURE CAUTELARI

I fenomeni estintivi delle misure cautelari scaturiscono:

  • da una valutazione discrezionale (revoca o sostituzione)

  • automaticamente al verificarsi di determinati eventi

  • dalla pronuncia di determinate sentenze.


In forza della modifica operata dalla Riforma Cartabia, ai sensi dell’art. 300 c.p.p., le misure cautelari si estinguono se sopravviene:

  • decreto o ordinanza di archiviazione

  • sentenza di non luogo a procedere o di proscioglimento

  • sentenza di condanna con pena dichiarata estinta (es. per indulto), ovvero condizionatamente sospesa.

  • se la pena comminata nella sentenza di condanna è inferiore a quella effettivamente scontata

  • concessione (con sentenza di condanna o di applicazione pena, ancorché non esecutive) della sanzione del lavoro di pubblica utilità sostitutivo, della pena pecuniaria sostitutiva, ovvero della detenzione domiciliare sostitutiva

  • ai sensi del comma 7 dell’art. 420-quater c.p.p., per sentenza di non doversi procedere, divenuta irrevocabile, nei confronti dell’irreperibile.

  • scadenza dell’esigenza cautelare probatoria: si riferisce ad una misura disposta per finalità cautelari prettamente di natura istruttoria, salva la espressa rinnovazione (per le misure cautelari diverse dalla custodia cautelare in carcere, il termine è fissato discrezionalmente dal giudice, con i limiti previsti per la specifica misura; per la custodia cautelare in carcere, il termine è di 30 giorni, rinnovabile per non più di due volte (90 giorni in totale)

  • scadenza dei termini per l’interrogatorio: la persona sottoposta a custodia cautelare, deve essere sottoposta ad interrogatorio dal giudice per finalità di verifica e dei presupposti della cautela entro 5 giorni per la custodia cautelare in carcere e 10 giorni per le altre misure

  • ritardata decisione del Tribunale del Riesame (contro l’ordinanza applicativa di misure coercitive, l’indagato può proporre riesame al c.d. Tribunale della Libertà. La decisione deve intervenire entro 10 giorni dal giorno di ricezione degli atti trasmessi dal giudice che ha emesso la misura. Se la decisione non interviene entro il decimo giorno, la misura cautelare perde efficacia. La misura perde inoltre efficacia se l’autorità giudiziaria procedente non fa pervenire gli atti al Tribunale del riesame entro 5 giorni dalla richiesta.

  • omessa reiterazione della misura, dopo la declaratoria di incompetenza del giudice. La misura cautelare adottata dal giudice incompetente perde efficacia se entro 20 giorni dall’ordinanza di trasmissione degli atti, il giudice competente non adotta nuovamente la misura.

  • estinzione della custodia cautelare per scadenza dei termini di durata massima. Il decorso dei termini di durata massima della custodia cautelare, attua la garanzia costituzionale delle ragioni di libertà dell’imputato.


Gli artt. 303 c.p.p. e seguenti, definiscono un articolato e complesso sistema di termini, sospensioni e proroghe.

I termini sono fissati in modo autonomo per ogni stato e grado del procedimento e con riferimento alla gravità del reato.

Si possono distinguere, termini intermedi, termini complessivi, termini finali.


TERMINI INTERMEDI

Sono previsti in collegamento con la fase delle indagini preliminari, col giudizio di primo grado e dei gradi successivi.

Per ogni passaggio di fase o di grado, comincia a decorrere il nuovo termine in maniera assolutamente indipendente da quello fissato per la fase o per il grado precedente.

Con riferimento alle indagini preliminari (art. 303 lett. a):

  • la caducazione del titolo di custodia è stabilito se, entro i termini stabiliti dall'art. 303 lettera a) comma 1, non sia stato emesso il provvedimento che dispone il giudizio ovvero ordinanza con cui il giudice dispone giudizio abbreviato ovvero sentenza di applicazione pena su richiesta delle parti.

Con riferimento al giudizio di primo grado (art. 303 lett. b):

  • la caducazione è disposta se entro i termini previsti dall'art. 303 lettera b comma 1, non sia stata pronunciata sentenza di condanna

Con riferimento al giudizio abbreviato (art. 303 lett. b-bis):

  • la caducazione è disposta se entro i termini previsti dall'art. 303 lettera b-bis comma 1, non sia stata pronunciata sentenza di condanna

Con riferimento al giudizio d’appello (art. 303 lett. c)

  • la caducazione è disposta se entro i termini previsti dall'art. 303 lettera c comma 1, non sia stata pronunciata sentenza di condanna in appello


Tutti i termini intermedi, prima della scadenza, possono essere prorogati.

La proroga è disposta per ordine del giudice, su richiesta del P.M., sentito il difensore,

in due casi:

  • quando è disposta la perizia sulle condizioni di mente dell’imputato

  • quando, nel corso delle indagini preliminari, sussistono gravi esigenze cautelari, che rendono indispensabili la custodia (in questa ipotesi la proroga può essere rinnovata solo per una volta e i termini ordinari non possono essere superati oltre la metà).


TERMINI COMPLESSIVI

I termini complessivi sono fissati dal 4° comma dell’art. 303 c.p.p.

La somma totale dei periodi di custodia non può superare:

  • 2 anni, se si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena di reclusione nel massimo a 6 anni.

  • 4 anni, se si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena di reclusione nel massimo a 20 anni

  • 6 anni se si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena dell'ergastolo.

Vengono calcolati nel computo dei termini complessivi:

  • proroghe concesse ex art. 305 c.p.p. (es. perizia)

  • udienze e deliberazioni di sentenze di primo grado e impugnazioni (tempi che vengono calcolati nei termini intermedi)


Non vengono calcolati nel computo dei termini complessivi in cui opera la sospensione (es. impedimento dell'imputato o del difensore)


TERMINI FINALI

A porre dei termini finali, come sbarramento invalicabile, provvedono i commi 6 e 7 del 304 c.p.p.

Ex. 304 comma 6, il legislatore ha commisurato i termini nel doppio di quelli intermedi.

Ex. 304 comma 7, non si tiene conto, nel computo dei termini, del tempo in cui il dibattimento rimane sospeso o rinviato a causa della mancata presentazione, allontanamento o mancata partecipazione di uno dei difensori.


SOSPENSIONE DEI TERMINI DI DURATA MASSIMA DELLA CUSTODIA CAUTELARE

Il decorso dei termini di custodia cautelare può essere sospeso soltanto in ipotesi tassativamente indicate e per una durata che non può comunque eccedere un ammontare prefissato.

Alla luce delle recenti modifiche operate dalla Riforma Cartabia all’art. 304 c.p.p., sono previste tre cause sospensive generali, che si riferiscono a tutti i reati, ed una causa sospensiva speciale, applicabile soltanto nei procedimenti relativi ad alcuni delitti particolarmente gravi.


CAUSE SOSPENSIVE GENERALI

  • La prima causa sospensiva generale è prevista in caso di sospensione o rinvio del dibattimento, dell'udienza preliminare o del giudizio abbreviato per impedimento dell'imputato o del suo difensore, oppure su richiesta di questi ultimi. Per espresso disposto normativo, la sospensione non opera qualora il rinvio dell'udienza sia stato disposto a cagione di esigenze istruttorie o a seguito di concessione di termini a difesa.

  • La seconda causa sospensiva generale concerne le ipotesi di sospensione o rinvio del dibattimento, dell'udienza preliminare o del giudizio abbreviato dovuti alla mancata presentazione, all'allontanamento o alla mancata partecipazione di uno o più difensori che rendano privo di assistenza uno o più imputati. Le ipotesi di sospensione finora descritte incontrano limiti soggettivi qualora si celebrino processi cumulativi: la stasi dei termini di custodia non si applica ai coimputati estranei alla causa che ha dato luogo alla sospensione, quando essi abbiano chiesto lo stralcio del procedimento a loro carico.

  • La terza e ultima causa sospensiva generale scatta nel giudizio ordinario o nel rito abbreviato: durante la pendenza dei termini per la redazione della motivazione ai sensi dell'art. 544 commi 2 e 3 c.p.p., ovvero ai sensi dell’art. 545-bis c.p.p., il termine di fase è sospeso (automaticamente) dalla lettura del dispositivo della sentenza fino alla data dell’udienza camerale fissata per la decisione sulla sostituzione della pena, quando ciò non sia immediatamente possibile (ad esempio perché è necessario acquisire la relazione dell’UEPE), fermo restando che il termine in questione non può mai essere superiore a giorni sessanta, con la conseguenza che se l’udienza camerale è fissata ad una distanza temporale maggiore, i giorni restanti dal sessantunesimo in avanti prevederanno la ripresa del decorso del termine di fase della misura cautelare in essere.

Nelle ipotesi appena esposte la sospensione è disposta dal giudice con ordinanza appellabile a norma dell'art. 310 c.p.p.


CAUSA SOSPENSIVA SPECIALE

La causa sospensiva speciale è prevista in relazione ai dibattimenti ed ai giudizi abbreviati relativi a delitti di criminalità organizzata, terrorismo e assimilati, qualora l'accertamento risulti particolarmente complesso.

La sospensione "per complessità" opera durante il tempo in cui sono tenute le udienze o si delibera la sentenza nel giudizio di primo grado o nel giudizio sulle impugnazioni ed è disposta dal giudice su richiesta del pubblico ministero con ordinanza appellabile ai sensi dell'art. 310 c.p.p.


I TERMINI FINALI

La sospensione dei termini massimi di custodia cautelare non può protrarsi a tempo indeterminato.

L'art. 304 comma 6 prevede un apparato di termini "finali" calcolati in relazione all'ammontare dei termini intermedi e complessivi disciplinati dall'art. 303 c.p.p..

La durata della custodia non può comunque superare il doppio dei termini intermedi o il termine complessivo aumentato della metà.

Vi è, da ultimo, un termine finale detto sussidiario, che opera soltanto se più favorevole rispetto agli altri termini finali ed è pari a due terzi del massimo della pena temporanea prevista per il reato contestato o ritenuto in sentenza.


LIBERAZIONE IMPUTATO

Con la scadenza dei termini massimi di custodia cautelare, l’imputato riacquista automaticamente il diritto alla remissione in libertà, disposta dal giudice.

Il giudice può, nei confronti dell’imputato scarcerato per decorrenza dei termini, disporre altre misure cautelari.


Estinzione delle misure diverse custodia cautelare per scadenza dei termini di durata massima

Per quanto riguarda le misure coercitive:

  • il codice stabilisce che le misure coercitive, diverse dalla custodia, perdono efficacia quando è trascorso un periodo di tempo pari al doppio dei termini previsti dall’art. 303 c.p.p.

Per quanto riguarda le misure interdittive:

  • perdono efficacia con il decorso del termine di 2 mesi dalla loro esecuzione.

  • Il giudice può, se permangono le esigenze, disporre la rinnovazione, per un tempo pari al doppio dei termini di durata massima della custodia cautelare.



Revoca, modifica, sostituzione o estinzione delle misure cautelari coercitive e interdittive
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