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Pubblico Ministero

IL Pubblico Ministero (P.M.) è soggetto necessario nel rapporto processuale.

Nella fase pre-processuale, è soggetto attivo del procedimento ed è il titolare delle indagini necessarie per l’esercizio dell’azione penale.

Dirige le indagini preliminari, avvalendosi della Polizia Giudiziaria (P.G.)

Con la formulazione dell’accusa (ex art. 60 c.p.p.), il P.M. "si trasforma" in parte processuale, innanzi al giudice.

In dottrina, qualche autore ha definito il P.M. come una parte imparziale, in quanto ai sensi dell’ordinamento giudiziario, egli agisce sempre nell’interesse della giustizia.

Emblematico è l’art. 358 c.p.p., che attribuisce al P.M. la funzione di svolgere accertamenti su fatti e circostanze a favore della stessa persona sottoposta alle indagini.

La funzione del P.M. è pubblica ed obiettiva (mentre l’azione civile è facoltativa).


FUNZIONI DEL P.M.

  • Funzione inquirente nelle indagini preliminari

Le attività di indagini sono svolte personalmente dal P.M. che può delegarle (come accade molto spesso) alla P.G.

Gli atti di indagine comprendono, innanzitutto, quelli acquisitivi della notizia di reato (sia di propria iniziativa, sia a seguito di denuncia, querela, richiesta, istanza, referto)

Seguono gli atti investigativi per la ricostruzione del fatto di reato e per individuare il colpevole (ad es. accertamenti tecnici, perquisizioni, ispezioni, sequestri, intercettazioni telefoniche, ecc.)


  • Funzione di incriminazione:

Potere di promuovere l’azione penale ai sensi dell'art. 405 c.p.p., oppure richiesta di archiviazione.


  • Funzione di parte processuale (funzione requirente)

Le requisitorie del P.M. concernono sia profili processuali che di merito (ad es. la richiesta di citazioni di testi, periti o consulenti tecnici; la richiesta di pena concordata "patteggiamento"; la richiesta di sentenza di condanna.)


AVOCAZIONE

In caso di contrasti negativi o positivi tra diversi uffici del P.M., spetta al Procuratore Generale determinare quale ufficio deve procedere.

La Legge 479/1999 ha introdotto il potere per le parti private di contestare la competenza delle indagini del P.M. e determinare una decisione di merito.

Il potere di avocazione consente all’ufficio del Procuratore Generale di svolgere le indagini ed ogni altra funzione, in sostituzione della Procura della Repubblica.

Il potere di avocazione può essere esercitato nei seguenti casi:

  • se a seguito di astensione o incompatibilità di un magistrato dell’ufficio del P.M., non è possibile provvedere alla sua tempestiva sostituzione (avocazione obbligatoria)

  • se le indagini collegate a gravi delitti, non sono state coordinate da P.M. competenti (avocazione obbligatoria)

  • se non viene chiesta l’archiviazione o il rinvio a giudizio entro il termine del compimento delle indagini preliminari (avocazione obbligatoria)

  • se il G.I.P. non accoglie la richiesta di archiviazione

  • se il G.U.P., rilevando carenze investigative, trasmette gli atti al P.M., indicando ulteriori indagini da svolgere entro un termine.

  • nel caso in cui il P.M. non notifichi l’avviso di conclusione delle indagini preliminari o non si determini nelle sue scelte (avocazione facoltativa, prevista dall’art. 412 c.p.p., come in ultimo modificato dalla Riforma Cartabia).

Il Procuratore Nazionale Antimafia può avocare a sé le indagini relative ai delitti mafiosi.



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