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PROVVEDIMENTI, DELIBERAZIONI E POTERI GIUDICE

Provvedimenti del giudice:

  • sentenza

  • ordinanza

  • decreto


Sentenza è la decisione che esaurisce il rapporto processuale o una sua fase.

La sentenza può avere un contenuto:

  • processuale (incompetenza, ecc.)

  • di merito (se si pronuncia sulla fondatezza o meno della pretesa punitiva)


La sentenza deve essere motivata a pena di nullità.

La sentenza è sempre ricorribile per Cassazione (art. 111, co. 7, Cost.)

L’appello, talvolta, può essere escluso (es. art. 593 co. 3, in caso di ammenda).


Nella sentenza, pronunciata in nome del popolo italiano, bisogna distinguere:

  • l’intestazione, in cui sono indicate le generalità delle parti e il giudice

  • la motivazione, in cui il giudice espone le ragioni di fatto e di diritto della decisione

  • il dispositivo, ossia la sintesi del contenuto della decisione (P.Q.M.)


Ordinanza è il provvedimento con cui il giudice risolve singole questioni, senza attitudine di definire il processo.

Le ordinanze sono sempre motivate a pena di nullità.

Le ordinanze sono revocabili.


Il decreto è motivato solo se prescritto dalla legge (es. decreti di condanna, archiviazione e intercettazione).


Provvedimenti c.d. innominati sono quegli atti del giudice privi di specifica denominazione (Ad es. avvisi, inviti, ordini, disposizioni).


Ci sono tre modelli di deliberazione del giudice:

  • de plano senza contradditorio tra le parti (ad esempio, l'ordinanza applicativa della custodia carceraria, oppure il decreto di archiviazione)

  • pubblica udienza prevista per il dibattimento (ratio: dare trasparenza all’esercizio della giurisdizione nel suo momento più rilevante)

  • procedimento in camera di consiglio utilizzato nel caso in cui occorre il contraddittorio, ma senza necessità della presenza del pubblico.


Procedimento in camera di consiglio disciplinato (art. 127 c.p.p.)

Quando si deve procedere in camera di consiglio, il giudice o il presidente del collegio fissa la data di udienza dandone avviso alle parti.

L'avviso è notificato almeno dieci giorni prima dell’udienza.

Le memorie possono essere depositate entro cinque giorni prima dell'udienza.

Il giudice decide con ordinanza, ricorribile per Cassazione.


Poteri coercitivi del giudice

  • accompagnamento coattivo dell'imputato

  • accompagnamento coattivo di altre persone


DECLARATORIA IMMEDIATA DI CAUSE DI NON PUNIBILITA’ (art. 129 c.p.p.)

In ogni stato e grado del processo, se il giudice ritiene che ricorrano i presupposti per il proscioglimento dell’imputato, deve dichiararlo con sentenza immediatamente.

La norma si riferisce al processo, perché l’azione penale deve essere già stata esercitata.

Prima di questa fase, il P.M. dovrebbe rivolgere al G.I.P. una richiesta di archiviazione.

L’obbligo della immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità è disciplinato dall'art. 129 c.p.p. che prevede alcune ipotesi tassative:

  1. il fatto non sussiste

  2. l'imputato non ha commesso il fatto

  3. il fatto non costituisce reato

  4. il fatto non è previsto dalla legge come reato

  5. il reato è estinto

  6. difetto di condizione di procedibilità.


Il secondo comma del 129 c.p.p. dispone che:

  • il giudice, pur in presenza di una causa di estinzione del reato, deve prosciogliere l’imputato con la formula più favorevole, se dagli atti appare evidente che il fatto non sussiste, non costituisce reato o non lo ha commesso.

Se vi è una causa di estinzione del reato, ma anche una prova contraddittoria o insufficiente per l’assoluzione a formula piena, nella confusione giurisprudenziale, le SS.UU. nel 2009, hanno chiarito che la prova deve essere chiara e non contraddittoria.

Va pronunciata declaratoria di non punibilità ex art. 129 c.p.p., per tutti quei reati, investiti dalla recente depenalizzazione operata dai D.lgs n. 7 e n. 8 del 15 gennaio 2016, per i quali è stata esercitata l’azione penale alla data di entrata in vigore del decreto.

In tal senso, il decreto stabilisce che va pronunciata sentenza inappellabile perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.


ESTINZIONE DEL REATO PER CONDOTTE RIPARATORIE

Entro e non oltre la dichiarazione di apertura del dibattimento, nei casi di reati procedibili a querela soggetta a remissione, escluso il reato di cui all’art. 612-bis c.p. (atti persecutori "Stalking"), il giudice dichiara estinto il reato se l’imputato ha riparato interamente il danno cagionato e ha eliminato, ove possibile, le conseguenze dannose o pericolose.

Tale disciplina è prevista dall’art. 162-ter c.p., inserito dalla c.d. riforma Orlando con Legge 103/2017, e ulteriormente modificata dalla Legge n. 172/2017.

Il giudice, prima di dichiarare estinto il reato, ha l’obbligo di sentite le parti e la persona offesa.

Il risarcimento del danno può essere riconosciuto anche in seguito ad offerta reale ai sensi degli articoli 1208 e seguenti del codice civile, formulata dall'imputato e non accettata dalla persona offesa, ove il giudice riconosca la congruità della somma offerta a tale titolo.

Se l’imputato, entro il termine previsto per l’apertura del dibattimento, dimostra di non aver potuto adempiere, per fatto a lui non addebitabile:

  • può chiedere al giudice la fissazione di un ulteriore termine, non superiore a 6 mesi, per provvedere al pagamento, anche in forma rateale, di quanto dovuto a titolo di risarcimento.

  • Il giudice, se accoglie la richiesta, ordina la sospensione del processo e fissa la successiva udienza alla scadenza del termine stabilito e comunque non oltre 90 giorni dalla predetta scadenza, imponendo specifiche prescrizioni. Durante la sospensione del processo, il corso della prescrizione resta sospeso.

Il giudice dichiara l'estinzione del reato all'esito positivo delle condotte riparatorie.


Per quanto concerne i processi in corso alla data in vigore della Legge n. 103/17, il legislatore ha chiarito che il giudice dichiara l'estinzione anche quando le condotte riparatorie siano state compiute oltre il termine della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado.

  • L'imputato, nella prima udienza, fatta eccezione per quella del giudizio di legittimità, successiva alla data di entrata in vigore della presente legge, può chiedere la fissazione di un termine, non superiore a 60 giorni, per provvedere alle restituzioni, al pagamento di quanto dovuto a titolo di risarcimento e all'eliminazione, ove possibile, delle conseguenze dannose o pericolose del reato,

  • Nella stessa udienza l'imputato, qualora dimostri di non poter adempiere, per fatto a lui non addebitabile, nel termine di 60 giorni, può chiedere al giudice la fissazione di un ulteriore termine, non superiore a 6 mesi, per provvedere al pagamento, anche in forma rateale, di quanto dovuto a titolo di risarcimento.

Il giudice, se accoglie la richiesta, ordina la sospensione del processo e fissa la successiva udienza alla scadenza del termine stabilito dalla norma.

Durante la sospensione del processo, il corso della prescrizione resta sospeso.



provvedimenti deliberazioni poteri del giudice
Provvedimenti, deliberazioni, poteri del giudice

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