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PROCEDIMENTI SPECIALI

I procedimenti speciali

L'iter ordinario dello svolgimento del processo è:

  1. Indagini preliminari

  2. Udienza preliminare o predibattimentale

  3. Dibattimento

Sono previste semplificazioni.

Per i reati di competenza del giudice monocratico, manca l'udienza preliminare (550 c.p.p.), ma è prevista udienza predibattimentale (554-bis)

Sono previsti, inoltre, procedimenti speciali (artt. 438 e ss. c.p.p.).

  • Nel giudizio immediato e giudizio direttissimo si salta l'udienza preliminare e l'udienza predibattimentale, ciò è giustificato dalla superfluità di tali filtri.

  • Nel giudizio abbreviato, nell'applicazione di pena su richiesta delle parti e nel giudizio per decreto (definiti riti premiali) non si fa luogo al dibattimento (con il consenso dell’imputato si evita il dibattimento, con evidente deflazione del carico giudiziario e recupero dell’efficienza processuale). L’imputato viene "remunerato", in caso di condanna, con uno sconto di pena.

In caso di condanna in giudizio abbreviato, la pena inflitta è diminuita della metà se si procede per una contravvenzione e di un terzo se si procede per un delitto.

Sono riti inquisitori, perché l’imputato rinuncia all’acquisizione delle prove nella dialettica del dibattimento, sottoponendosi al giudizio sulla base degli atti delle indagini.

Vi sono delle limitazioni alla possibilità di appello, ma mai per il ricorso per Cassazione (art. 111 co. 7 c.p.p.).

Spetta al P.M. l’iniziativa per:

  • Giudizio immediato

  • Giudizio direttissimo

  • Giudizio per decreto

Spetta all’imputato l’iniziativa per:

  • Giudizio abbreviato

  • Giudizio immediato

Accordo tra P.M. e imputato, nel caso di patteggiamento.


Sulla correttezza della scelta del rito, vigila il giudice.

La scelta di un determinato rito speciale, comporta per il suo autore, il diritto di sceglierne un altro (tuttavia, se l’imputato sceglie il patteggiamento, non può scegliere l’abbreviato).

Il diritto si considera esercitato, solo se il giudice ha ritenuto ammissibile la scelta.

Quando l’attivazione di un rito speciale non premiale (giudizio direttissimo, giudizio immediato), deriva dalla unilaterale iniziativa del P.M., spetta sempre all’imputato scegliere un rito premiale.


GIUDIZIO ABBREVIATO

È un giudizio di merito sulla colpevolezza o innocenza dell’imputato, che ha luogo nell’udienza preliminare.

Esclude il dibattimento.

Si utilizzano ai fini probatori gli atti contenuti nel fascicolo del P.M., raccolti nel corso delle indagini preliminari.

La richiesta dell’imputato, di scegliere il rito abbreviato, non è sindacabile dal giudice.

E' un rito premiale:

  • in caso di condanna, la pena è ridotta di un terzo o della metà per le contravvenzioni.

Ai sensi del comma 1-bis dell’art. 438, introdotto con la Legge n. 38 del 2019, non è ammesso il giudizio abbreviato per i delitti puniti con la pena dell'ergastolo.

Tuttavia, le disposizioni introdotte dalla Legge 38/2019, si applicano ai fatti commessi successivamente al 19 aprile 2019, data di entrata in vigore della medesima legge.

Per quanto concerne, invece, i fatti commessi anteriormente alla data di entrata in vigore della L. 38/2019, sarà possibile per l’imputato, accedere al giudizio abbreviato anche per i delitti puniti con la pena dell’ergastolo.

L’imputato ha la possibilità di avanzare 2 tipi di richiesta di giudizio abbreviato:

  • Giudizio abbreviato ordinario (ex art. 438), in ordine a cui il P.M. non può esprimere alcun dissenso e il giudice è obbligato a celebrarlo, a meno che non si tratti di delitti per cui è prevista la pena dell’ergastolo.

  • Giudizio abbreviato condizionato (novità introdotta dalla Legge 479/99), consente all’imputato di subordinare la sua richiesta di giudizio abbreviato, ad un’integrazione probatoria da effettuarsi in udienza innanzi al giudice. (E' onere del richiedente indicare le fonti di prova da assumere. Il giudice non è obbligato a disporre il giudizio abbreviato, ma può rigettare l’istanza se:

  1. le prove richieste dall’imputato sono dal giudice ritenute irrilevanti o inammissibili

  2. se l’assunzione delle prove determinerebbe un appesantimento dell’iter processuale.

La riforma della Legge 103/17 ha introdotto la possibilità di subordinare al rigetto del rito abbreviato condizionato, la richiesta di giudizio abbreviato ordinario, oppure quella di applicazione della pena ai sensi dell'articolo 444 c.p.p..

In entrambi i tipi di rito abbreviato, deve essere sempre ammesso l’interrogatorio dell’imputato che ne faccia richiesta.

Sulla richiesta di rito abbreviato, il giudice provvede con ordinanza con la quale dispone il giudizio abbreviato.

  • Quando l'imputato chiede il giudizio abbreviato immediatamente dopo il deposito dei risultati delle indagini difensive, il giudice provvede solo dopo che sia decorso il termine non superiore a sessanta giorni, eventualmente richiesto dal pubblico ministero, per lo svolgimento di indagini suppletive limitatamente ai temi introdotti dalla difesa. In tal caso, l'imputato ha facoltà di revocare la richiesta.

L’ordinanza del giudice che ammette il rito abbreviato, fa iniziare una nuova fase processuale, con decorso di termini nuovi per la custodia cautelare.

La riforma della Legge 479/99, ha introdotto la possibilità di acquisizione di nuove fonti di prova in udienza, cosicché il giudizio abbreviato non è più necessariamente un giudizio allo stato degli atti.

I casi di acquisizione (di nuove fonti di prova) sono 2:

  • quando l’imputato ha richiesto il giudizio abbreviato condizionato ad una integrazione probatoria ed il giudice abbia accolto la richiesta

  • quando una volta ammesso il giudizio abbreviato, il giudice ritiene di non poter decidere allo stato degli atti, in quanto necessita un’integrazione probatoria, finalizzata ad acquisire gli elementi necessari per la decisione.

La richiesta di giudizio abbreviato proposta nell'udienza preliminare determina la sanatoria delle nullità, sempre che non siano assolute, e la non rilevabilità delle inutilizzabilità, salvo quelle derivanti dalla violazione di un divieto probatorio.

Essa preclude altresì ogni questione sulla competenza per territorio del giudice


Svolgimento del giudizio abbreviato (441 c.p.p.)

L'imputato avanza la richiesta.

Il giudice ammette il rito con ordinanza (o rigetta per quello condizionato).

Se la difesa dell’imputato produce i risultati delle indagini difensive, il P.M. può essere autorizzato ad effettuare indagini suppletive, limitatamente ai temi introdotti dalla difesa.

L’imputato, come detto, può subordinare il rito abbreviato condizionato, a quello ordinario o al patteggiamento.

Nel corso del giudizio abbreviato condizionato, ad integrazione probatoria, o nel quale l'integrazione sia stata disposta a norma dell'art. 441 c.p.p., il P.M. può, in conformità a quanto disposto dalle SS.UU. (Sent. n. 5788/2020), modificare l'imputazione solo per i fatti emergenti dagli esiti istruttori ed entro i limiti previsti dall'art. 423 c.p.p.

Ergo, ai sensi del citato art. 423 c.p.p., se nel corso dell'udienza il fatto risulta diverso da come descritto nell'imputazione ovvero emerge un reato connesso, o una circostanza aggravante, il pubblico ministero modifica l'imputazione e la contesta all'imputato presente.

  • Se l'imputato non è presente, la modificazione della imputazione è comunicata al difensore, che rappresenta l'imputato ai fini della contestazione.

  • Se risulta a carico dell'imputato un fatto nuovo non enunciato nella richiesta di rinvio a giudizio, per il quale si debba procedere di ufficio, il giudice ne autorizza la contestazione se il pubblico ministero ne fa richiesta e vi è il consenso dell'imputato.

L’udienza, a seguito di richiesta di giudizio abbreviato, si tiene in camera di consiglio, senza pubblicità, salvo che vi sia richiesta di pubblica udienza di tutti gli imputati.

Si svolge secondo le norme dettate per l’udienza preliminare.

È ammessa la costituzione di parte civile.

All’esito dell’udienza e dopo la discussione delle parti, il giudice emetterà sentenza di assoluzione o di condanna (in caso di condanna, la pena è diminuita della metà se si procede per una contravvenzione e di un terzo se si procede per un delitto).

Limiti alla facoltà di proporre appello:

  • ex art. 443 c.p.p. l'imputato e il pubblico ministero non possono proporre appello contro le sentenze di proscioglimento.

  • la sentenza di condanna può essere appellata dall’imputato e non dal P.M., salvo che si tratti di sentenza che modifica il titolo del reato.

  • Il ricorso per Cassazione è sempre ammesso.


PATTEGGIAMENTO

Detto applicazione della pena su richiesta delle parti, presuppone un accordo sulla entità della pena da irrogare e, implicitamente, anche sull’affermazione di colpevolezza.

E' un rito premiale che consente la diminuzione fino al limite di un terzo.

La richiesta di patteggiamento può essere formulata:

  • nel corso delle indagini preliminari

  • nel corso dell’udienza preliminare, fino a che non siano state presentate le conclusioni.

  • nel corso dell’udienza predibattimentale.

Nell’ipotesi in cui sia stato attivato un rito speciale:

  • in caso di giudizio direttissimo, l’istanza può essere avanzata fino all’apertura del dibattimento

  • nel decreto di giudizio immediato, entro 15 giorni dalla notifica del decreto

  • in caso di decreto penale, con l’opposizione al decreto.

Condizioni per accedere al patteggiamento

  • Accordo tra imputato e P.M. sulla pena da applicare

  • La pena pattuita:

  1. la pena sostitutiva o la pena pecuniaria prevista, viene diminuita fino a un terzo

  2. Se deve applicarsi una pena detentiva, tenuto conto delle circostanze e diminuita fino a un terzo, il limite di pena finale non può superare i cinque anni sola o congiunti a pena pecuniaria.

  3. per taluni reati, nonché per i reati sessuali, pornografia minorile e per i delinquenti dichiarati abituali, professionali o per tendenza, il massimo è di 2 anni

  4. il provvedimento di accoglimento della richiesta da parte del giudice.


In forza della modifica all’art. 444 c.p.p. operata dalla Riforma Cartabia, l'imputato e il pubblico ministero possono altresì chiedere al giudice di non applicare le pene accessorie o di applicarle per una durata determinata, e di non ordinare la confisca facoltativa o di ordinarla con riferimento a specifici beni o a un importo determinato.

Il giudice può ratificare l’accordo, ma non può né modificarlo, né integrarlo.

Per valutare il patteggiamento, il giudice deve fare una duplice valutazione:

  • deve valutare la correttezza della qualificazione giuridica del fatto di reato contestato e la congruità della pena patteggiata per la finalità rieducativa dell’imputato (art. 27 Cost.)

  • deve verificare l’assenza di cause di non punibilità che imporrebbero un immediato proscioglimento dell’imputato (129 c.p.p.).

Il diniego del P.M. all’applicazione del patteggiamento, se è ingiustificato, può dar luogo all’applicazione dello sconto da parte del giudice del dibattimento o dell’impugnazione.

Raggiunto l’accordo tra le parti, il giudice, dopo un’udienza in camera di consiglio  emana la sentenza di applicazione della pena.

La sentenza di applicazione della pena, quando non supera i 2 anni, comporta rilevanti benefici, oltre lo sconto di pena:

  • esclusione del pagamento delle spese processuali

  • con la sentenza il giudice può concedere la sospensione condizionale della pena.

La previsione della sospensione condizionale, può essere apposta come condizione essenziale al patteggiamento.

Per taluni delitti contro la P.A. specificamente previsti al comma 3-bis dell’art. 444 c.p.p., (modificato dalla Legge 3/2019), la parte, nel formulare la richiesta di patteggiamento:

  • può subordinarne l'efficacia all'esenzione dalle pene accessorie previste dall'articolo 317-bis del codice penale

  • ovvero può subordinare all'estensione degli effetti della sospensione condizionale anche a le relative pene accessorie.

In questi casi il giudice, se ritiene di applicare le pene accessorie o ritiene che l'estensione della sospensione condizionale non possa essere concessa, rigetta la richiesta.

La sentenza di patteggiamento è inappellabile.

Tuttavia, il P.M. che abbia manifestato il proprio dissenso, può proporre appello.

La Legge 103/17 ha introdotto un nuovo comma 2 bis all’art. 448 c.p.p., il quale prevede quattro motivi tassativi di ricorso per Cassazione avverso la sentenza di patteggiamento. Segnatamente il pubblico ministero e l'imputato possono proporre ricorso per Cassazione contro la sentenza di patteggiamento solo:

  1. per motivi attinenti all'espressione della volontà dell'imputato

  2. al difetto di correlazione tra la richiesta e la sentenza

  3. all'erronea qualificazione giuridica del fatto

  4. all'illegalità della pena o della misura di sicurezza.

Tuttavia, la Suprema Corte di Cassazione con una recentissima Sentenza (n. 31462/2020), ha accolto un ricorso presentato avverso una sentenza di patteggiamento per vizio di motivazione e dunque, al di fuori dei casi previsti dall’art. 448, comma 2 bis, c.p.p., già precedentemente elencati.

Il caso affrontato dalla Suprema Corte, riguardava una vicenda nella quale pubblico ministero e imputato, avevano concordato la pena da applicare per il delitto per cui si procedeva.

Il giudice, nel ratificare l’accordo tra le parti ed emettere sentenza di patteggiamento, tuttavia, disponeva la confisca e la distruzione dei telefoni cellulari ancora in sequestro, senza però fornire alcuna motivazione sul punto.

La Cassazione, accogliendo il ricorso proposto dall’imputato, ha stabilito che la sentenza di patteggiamento è ricorribile per Cassazione sia nelle circostanze tipizzate dall’art. 448, comma 2 bis, c.p.p. sia in mancanza assoluta di motivazione in merito a una misura di sicurezza non concordata tra le parti.


CORREZIONE DI ERRORI MATERIALI

Quando nella sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti si devono rettificare solo la specie e la quantità della pena per errore di denominazione o di computo, ai sensi dell’art. 130 c.p.p. comma 1-bis, la correzione è disposta, anche d'ufficio, dal giudice che ha emesso il provvedimento.

Se questo è impugnato, alla rettificazione provvede la Corte di Cassazione a norma dell'articolo 619, comma 2.


GIUDIZIO DIRETTISSIMO

Salta l’udienza preliminare e l’udienza predibattimentale.

La scelta di una tale semplificazione del rito, spetta solo al P.M.

Giudizio direttissimo ha come presupposto una particolare originaria situazione di evidenza della prova.

L’evidenza della prova si desume:

  • dall’arresto in flagranza

  • dall’avvenuta confessione resa dall’indagato nel corso dell’interrogatorio.


Il decreto legge sulla sicurezza pubblica del 2008, ha ridisciplinato il rito direttissimo prevedendo 2 ipotesi obbligatorie e una ipotesi facoltativa.

IPOTESI OBBLIGATORIA: Il P.M. deve procedere con giudizio direttissimo quando l’indagato è stato arrestato in flagranza di reato e l’arresto è stato convalidato dal G.I.P.

Come ulteriore condizione di ammissibilità, la giurisprudenza richiede che all’arrestato sia stata applicata una misura cautelare custodiale.

Ciò deve avvenire entro 30 giorni dall’arresto.

IPOTESI OBBLIGATORIA: Il P.M. deve procedere con giudizio direttissimo quando l’indagato abbia reso confessione all’autorità giudiziaria nel corso di un interrogatorio.

L’imputato libero è citato a comparire ad un’udienza entro il 30° giorno dall'iscrizione nel registro delle notizie di reato.

IPOTESI FACOLTATIVA: Il P.M. ha la facoltà di procedere con giudizio direttissimo, quando ritiene di chiedere al giudice del dibattimento la convalida dell’arresto.

In tal caso, l’arrestato in flagranza, deve essere condotto in aula dibattimentale entro 48 ore dall’arresto. La convalida dell’arresto è presupposto del rito.

  • Se l’arresto è convalidato, si procede a giudizio direttissimo.

  • Se l’arresto non viene convalidato, sono restituiti gli atti al P.M. che procederà secondo il rito ordinario, oppure mediante il giudizio immediato se sono presenti i requisiti.

Si può procedere al giudizio direttissimo, quando le parti vi consentono.

Svolgimento del processo direttissimo:

  • se l’imputato è libero, il P.M. deve notificargli il decreto di citazione a giudizio

  • se è in vinculis, l’imputato deve essere tradotto all’udienza.

Il difensore dell’imputato può chiedere un termine a difesa ed estrarre copia degli atti delle indagini preliminari

P.M., imputato e persona offesa possono presentare direttamente i testi in udienza, senza la preventiva autorizzazione del giudice.

E' previsto l'esame incrociato, con le stesse garanzie per i mezzi di prova previste per il rito ordinario.

Sono ammissibili le richieste di riti speciali: patteggiamento o giudizio abbreviato.


GIUDIZIO IMMEDIATO

Vi è assenza dell’udienza preliminare e dell’udienza predibattimentale.

Può essere proposto dal P.M., ma anche dall’imputato.

Il giudizio immediato per essere disposto, ha bisogno di una verifica del G.I.P. (quello abbreviato no).

Il giudizio immediato è richiesto dal P.M. o dall’imputato, ed è disposto con decreto del G.I.P., in assenza di contraddittorio, su base cartolare, in presenza dei presupposti di legge.

Sono previste 3 ipotesi in cui può essere richiesto e disposto il giudizio immediato:

  1. Giudizio immediato ordinario su richiesta del P.M. Requisiti: evidenza della prova, l'interrogatorio dell’indagato o l'invito a presentarsi, deve avvenire entro 90 giorni dall’iscrizione della notizia di reato nel registro

  2. Giudizio immediato per l’imputato in custodia cautelare. In tal caso il PM richiede giudizio immediato. Richiesta obbligatoria, da effettuarsi entro 180 giorni dal giorno di esecuzione della misura.

  3. Giudizio immediato su richiesta dell’imputato. In tale caso non occorre nessuno dei requisiti precedenti. L’imputato può richiederlo:

  • dopo che gli sia stato notificato l’avviso di fissazione dell’udienza preliminare

  • dopo che gli sia stato notificato il decreto penale.


A seguito della richiesta di Giudizio Immediato, il G.I.P. decide entro 5 giorni.

Quindi, il G.I.P. dispone con decreto il giudizio immediato o rigetta la richiesta.

Il decreto che dispone il giudizio immediato, deve essere notificato alle parti entro 30 giorni prima della data fissata per il dibattimento.

E’ previsto che nel decreto del G.I.P., che dispone il giudizio immediato, sia contenuto l’avviso che l’imputato può chiedere in alternativa, il giudizio abbreviato o il patteggiamento.

  • Detto avviso deve essere presente nel decreto a pena di nullità.

La Legge 103/2017, prevedendo espressamente l’applicabilità del comma 6-bis dell’art. 438, ha stabilito che in caso di richiesta di giudizio abbreviato, tutte le nullità, tranne quelle assolute, sono sanate.

Tuttavia, con la richiesta di giudizio abbreviato, l'imputato può eccepire l'incompetenza per territorio del giudice.

La convertibilità del rito deve essere effettuata entro 15 giorni dall’ultima notificazione all’imputato o al suo difensore, del decreto di giudizio immediato o dell’avviso della data dell’udienza dibattimentale.


DECRETO PENALE DI CONDANNA

Il procedimento per decreto penale, mira ad evitare l’udienza preliminare, la predibattimentale e il dibattimento.

  • Anche se vi è opposizione al decreto emesso, non ci saranno mai udienza preliminare e predibattimentale.

  • L’opponente potrà chiedere di celebrare il dibattimento o accedere ad altri riti alternativi.

Se il P.M., nel corso delle indagini preliminari ha acquisito chiare fonti di prova della colpevolezza dell’imputato, può chiedere al G.I.P. l’emissione di un decreto penale di condanna, contenente la contestazione del reato e l’applicazione della pena (solo pecuniaria, anche se inflitta in sostituzione di una pena detentiva).

Presupposti per la richiesta del decreto penale di condanna:

  • il P.M. deve richiedere solo una pena pecuniaria

  • la richiesta deve essere avanzata entro 1 anno dall’iscrizione della notizia di reato

  • non sia necessaria l’applicazione di una misura di sicurezza

  • non vi sia opposizione del querelante, per i reati procedibili a querela.

Il procedimento per decreto può essere richiesto solo dal P.M. prima che egli abbia dato inizio all’azione penale.

Il G.I.P., se ammette la richiesta del P.M., deve emettere decreto che oltre all’imputazione e alla determinazione della pena pecuniaria, deve contenere l’esposizione sommaria delle fonti di prova. Ciò in quanto l’imputato, nel procedimento per decreto, non ha ricevuto l’avviso conclusione delle indagini ex art. 415-bis.

Il decreto deve essere notificato al condannato e al suo difensore, nonché comunicato al P.M.

Dopo le modifiche operate dalla Legge 479/99, dalla Legge 103/17 e in ultimo dalla Riforma Cartabia, il legislatore ha collegato al decreto penale ad una serie di previsioni di carattere premiale:

  • la pena irrogata ridotta fino alla metà (fino ad 1/3 patteggiamento, 1/3 del giudizio abbreviato per i delitti e fino alla metà per le contravvenzioni)

  • non sono applicate pene accessorie

  • non sono poste spese del procedimento al carico del condannato

  • la condanna non è ostacolo ad una successiva sospensione condizionale della pena

  • il reato si estingue dopo 5 anni (per i delitti) e dopo 2 anni (per le contravvenzioni) se l’imputato non commette un delitto o una contravvenzione della stessa indole.

Nel caso di irrogazione di una pena pecuniaria in sostituzione di una pena detentiva, il giudice, per determinare l'ammontare della pena pecuniaria:

  • individua il valore giornaliero al quale può essere assoggettato l'imputato e lo moltiplica per i giorni di pena detentiva. Il valore giornaliero non può essere inferiore a 5 euro e superiore a 250 euro e corrisponde alla quota di reddito giornaliero che può essere impiegata per il pagamento della pena pecuniaria, tenendo conto delle complessive condizioni economiche, patrimoniali e di vita dell'imputato e del suo nucleo familiare.

  • Il giudice, con il decreto penale, può disporre, in relazione alle condizioni economiche e patrimoniali del condannato, che la multa o l'ammenda venga pagata in rate mensili da sei a sessanta. Ciascuna rata tuttavia non può essere inferiore a euro 15. Non sono dovuti interessi per la rateizzazione.

Entro gli stessi limiti, la pena detentiva può essere sostituita altresì con il lavoro di pubblica utilità, se l'indagato, prima dell'esercizio dell'azione penale, ne fa richiesta al pubblico ministero, presentando il programma di trattamento elaborato dall'ufficio di esecuzione penale esterna con la relativa dichiarazione di disponibilità dell'ente.

Al comma 1-ter dell’art. 459 c.p.p., il legislatore a seguito della riforma Cartabia, ha deciso di ampliare le possibilità di accesso al lavoro di pubblica utilità sostitutivo anche dopo l’emissione del decreto penale di condanna a pena pecuniaria sostitutiva.

In particolare, quando viene emesso un decreto penale di condanna a pena pecuniaria sostitutiva di una pena detentiva, l’imputato, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, nel termine di quindici giorni dalla notificazione del decreto, può chiedere la sostituzione della pena detentiva con il lavoro di pubblica utilità, senza formulare l’atto di opposizione.

Con l’istanza, l’imputato può chiedere un termine di sessanta giorni per depositare la disponibilità dell’ente o dell’associazione di cui all’articolo 56-bis primo comma e il programma dell’ufficio di esecuzione penale esterna.

Trascorso detto termine di sessanta giorni, il giudice che ha emesso il decreto di condanna può operare la sostituzione della pena detentiva con il lavoro di pubblica utilità.

In difetto dei presupposti, il giudice respinge la richiesta ed emette decreto di giudizio immediato.

Ai sensi dell’art. 460 c.p.p., il decreto di condanna deve contenere una serie di requisiti.

Il comma 5 del citato art. 460, prevede che, nel termine di quindici giorni dalla notifica del decreto, il condannato può effettuare il pagamento della sanzione nella misura ridotta di un quinto, con rinuncia all’opposizione.

Inoltre, il comma 1 lett. h-bis prevede che il decreto penale di condanna deve altresì contenere l’avviso all’imputato della facoltà di accedere ai programmi di giustizia riparativa.

Il comma 5 dell’art. 460 c.p.p. prevede infine che l’estinzione del reato è subordinata:

  • alla mancata commissione, da parte del condannato, nel termine di cinque anni, in caso di delitto, e di due anni, in caso di contravvenzione, di un delitto, ovvero di una contravvenzione della stessa indole, e

  • all’effettivo pagamento della pena pecuniaria.


L’imputato può proporre opposizione al decreto penale di condanna, con le forme previste dall'articolo 582 c.p.p., entro 15 giorni dalla notifica del decreto, chiedendo il giudizio immediato, abbreviato o patteggiamento.

L’art. 582 c.p.p., prescrive in tal senso che l'opposizione deve essere presentata mediante deposito telematico nella cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento impugnato.

Tuttavia, le parti private (quindi l’imputato in persona) possono presentare l’atto anche direttamente, e dunque in formato analogico, nella cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento impugnato.

In caso di richiesta di giudizio abbreviato, tutte le nullità, tranne quelle assolute, sono sanate e l’imputato non potrà proporre più questioni sulla competenza per territorio.

Se l’imputato chiede l’oblazione, ricorrendone i presupposti, il giudice emetterà sentenza di non luogo a procedere per estinzione del reato per oblazione.



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