top of page

Peculato

I delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione


Peculato (artt. 314 e 324-bis)


Commette il delitto di peculato il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio, il possesso o comunque la disponibilità di danaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria.


Oggetto della tutela penale:

  • tutela del regolare funzionamento e del prestigio degli enti pubblici

  • impedire danni patrimoniali alla P.A.


Secondo una parte della giurisprudenza, non sussiste il delitto di peculato in assenza di intrinseco rilievo economico dell’oggetto dell’appropriazione e di concreta incidenza di quest’ultima sulla funzionalità dell’ufficio o del servizio (Cass. 18-10-2013, n. 42836).

Tuttavia, di recente, la Suprema Corte ha espresso la tesi secondo cui la natura plurioffensiva del reato di peculato implica che l'eventuale mancanza di danno patrimoniale non esclude la sussistenza del reato (Cass., Sez. VI, 17.5-23.7.2018, n. 34940).


Soggetto attivo ed oggetto materiale

Soggetto attivo può essere solo un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio, non anche l’esercente un servizio di pubblica necessità.

Oggetto materiale del delitto è il denaro o altra cosa mobile.


La nuova formulazione dell’art. 314 c.p. non prescrive più che il denaro o la cosa mobile, oggetto del delitto, debba appartenere alla P.A., ma esige solo che esso si trovi nel possesso o nella disponibilità del soggetto attivo.

Conseguenza è l’abrogazione del delitto di malversazione, già previsto dall’art. 315 c.p.


Il possesso del P.U. o dell’incaricato di pubblico servizio

Di tale denaro o di tale cosa mobile il pubblico ufficiale o l’incaricato del pubblico servizio deve avere il possesso o comunque la disponibilità per ragione del suo ufficio o servizio.


La condotta appropriativa

Il fatto materiale consiste nell’appropriarsi del denaro o della cosa mobile posseduti per ragione dell’ufficio o del servizio.

Appropriarsi significa comportarsi nei confronti della cosa uti dominus, esercitando su di essa atti di dominio incompatibili con il titolo che ne giustifica il possesso, come ad esempio: alienarla, distruggerla, ritenerla per sé senza restituirla, usarla in modo che si consumi, etc.


L’abrogazione del c.d. peculato per distrazione

Il legislatore del ’90 anche se ha abolito la fattispecie del peculato per distrazione ha fatto in modo che tale ipotesi delittuosa confluisse nella disciplina dell’abuso di ufficio di cui all’art. 323 c.p.


Il peculato d’uso (art. 314, 2° comma)

Si ha quando l’agente si è appropriato della cosa al solo scopo di farne uso momentaneo e, dopo tale uso, la restituisca immediatamente.

La giurisprudenza ha precisato che il peculato d’uso costituisce un reato autonomo, non un’attenuante del delitto di peculato.

L’espressione "uso momentaneo" non va intesa come sinonimo di uso istantaneo, ma protratto per un tempo limitato, così da comportare una sottrazione della cosa alla sua destinazione istituzionale, tale da non compromettere seriamente la funzionalità della pubblica amministrazione.


Peculato e consenso dell’avente diritto

Discusso è il problema se il peculato possa essere scriminato dal consenso dell’avente diritto.

In dottrina prevale in genere la tesi negativa.

La giurisprudenza si è talvolta pronunciata nel senso dell’ammissibilità del consenso come scriminante del delitto di peculato.

Consumazione e tentativo

Il delitto si consuma quando il soggetto inizia a comportarsi nei confronti della cosa uti dominus. Non è richiesto anche il verificarsi di un danno per la P.A.

È ammissibile il tentativo.


Elemento soggettivo

Il dolo è generico nel peculato classico.

Nel peculato d’uso, invece, il dolo è specifico (allo scopo di farne uso momentaneo).


Circostanze

Non sono ipotizzabili per il delitto di peculato le aggravanti di cui ai numeri 9 e 11 dell’art. 61 c.p. Si configura, invece, l’aggravante di cui al n. 7 dell’art. 61 c.p. (danno patrimoniale di rilevante gravità).

Il reato è attenuato se il fatto è di particolare tenuità (art. 323-bis c.p.).


Pena e istituti processuali

Per la pena bisogna distinguere:

Peculato: reclusione da 4 a 10 anni e 6 mesi (in forza della modifica operata dall'art. 1, 1° co., lett. d, L. 27.5.2015, n. 69)

Peculato d’uso: reclusione da 6 mesi a 3 anni: non sono consentite misure cautelari, fermo e arresto.

Il reato è attenuato se di particolare tenuità (323-bis c.p.).



peculato
Peculato


Comments


bottom of page