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PATOLOGIE DEGLI ATTI NEL PROCEDIMENTO PENALE

ATTI E PATOLOGIE NEL PROCEDIMENTO PENALE

Atto nel procedimento penale è quell’atto compiuto da uno dei soggetti (Giudice, P.M., P.G., Parti private, ecc.) finalizzato alla pronuncia di un provvedimento penale (es. sentenza, ordinanza, decreto)


Verbale è l’atto con il quale l’ausiliario del giudice, descrive quanto è avvenuto in sua presenza


Un atto è invalido, solo nei casi in cui la legge lo prevede espressamente.


DIFFERENZA TRA ATTO INVALIDO ED ATTO IRREGOLARE

Un atto è invalido quando non è conforme al modello legale.

È invalido, quando la singola difformità rientra in uno dei 4 casi di invalidità previsti:

  1. decadenza

  2. inammissibilità

  3. nullità

  4. inutilizzabilità


Un atto è irregolare se non rientra in una delle cause di invalidità previste dalla legge.

L'irregolarità è data da qualsiasi vizio formale, che il giudice deve provvedere ad eliminare (è previsto l’obbligo per il giudice di farlo, pena responsabilità disciplinare).


INVALIDITA'

Le cause di invalidità dell’atto sono quattro:

  • inammissibilità: impedisce al giudice di esaminare nel merito una richiesta presentata da una parte, quando la richiesta stessa non ha i requisiti di legge

  • decadenza: comporta l’invalidità dell’atto che sia stato compiuto dopo che è scaduto un termine perentorio

  • nullità: è un vizio che colpisce l’atto del procedimento, che sia stato compiuto senza l’osservanza di determinate disposizioni stabilite dalla legge a pena di nullità (art. 177 c.p.p.).

  • inutilizzabilità: è un’invalidità che colpisce direttamente il valore probatorio di un atto (il giudice non può basarsi su di esso per emettere una decisione).


INAMMISSIBILITA’

È il vizio che colpisce un atto di parte (di regola una richiesta).

Impedisce al giudice di valutare l'atto nel merito.

Un atto è inammissibile quando:

  • è privo dei requisiti previsti dalla legge a pena di inammissibilità.

Può trattarsi di:

  • requisiti soggettivi (soggetti legittimati)

  • requisiti oggettivi (elementi necessari o rispetto dei termini perentori). L’inammissibilità, per mancato rispetto di un termine perentorio, è strettamente collegata alla decadenza.

L’inammissibilità è rilevata dal giudice d’ufficio o su eccezione di parte.

Il giudice la dichiara con ordinanza o sentenza e non decide sul merito della stessa.


DECADENZA

E’ la perdita del potere di compiere un atto a seguito della scadenza di un termine perentorio.

Alla scadenza del termine, il soggetto decade dal potere di compiere l’atto.

Se lo compie ugualmente l’atto, dopo la scadenza del termine, l’atto è inammissibile.

Termini perentori: sono perentori i termini che prescrivono il compimento di un atto entro e non oltre un determinato periodo di tempo.

Se tale periodo è superato, il soggetto decade dal potere compierlo validamente.

Il legislatore ha stabilito che si considerano a pena di decadenza soltanto quei termini previsti dalla legge, questo perché le conseguenze sono gravi.

I termini perentori non possono essere prorogati, salvo che la legge disponga altrimenti.

Termini ordinatori: sono ordinatori i termini che fissano il periodo di tempo entro il quale un determinato atto deve essere compiuto.

Se tale periodo è superato, però, non deriva alcuna conseguenza di tipo processuale, semmai il soggetto, che lo ha compiuto oltre il termine, può subire conseguenze di tipo disciplinare.


I termini si distinguono ancora in termini dilatori e termini acceleratori.

Sono dilatori quei termini con i quali si prescrive che un atto non può essere compiuto prima del loro decorso (es. tra la data del decreto che dispone il giudizio e la data fissata per il giudizio medesimo, deve intercorrere un termine non inferiore a 20 giorni)

Sono acceleratori quando la legge prevede un termine entro il quale quell’atto deve essere compiuto (es. termine per impugnare provvedimento del giudice).


Restituzione in termine

  • Strumento di carattere eccezionale

  • Riassegna alle parti la possibilità di esercitare un potere che si era estinto per decadenza.

Art. 175 c.p.p.

La materia prevede due istituti: quello di carattere generale, e quello di carattere speciale.

Restituzione generica: permette la restituzione in termini di decadenza, purchè sia provato che l’interessato non ha potuto osservarli per caso fortuito o forza maggiore.

L'art. 11, co. 1, lett. c, della Riforma Cartabia ha inserito, nel codice di procedura penale, il nuovo art. 175-bis, rubricato "Malfunzionamento dei sistemi informatici".

All’interno dell’articolo vengono descritte le tipologie dei malfunzionamenti informatici e al comma 5 viene prevista, tramite rinvio all’art. 175 c.p.p., una causa di restituzione generica in termini.

Se nel periodo di malfunzionamento certificato ai sensi dell’art. 175-bis, scade un termine previsto a pena di decadenza, il pubblico ministero, le parti private e i difensori sono restituiti nel termine quando provino di essersi trovati, per caso fortuito o forza maggiore, nell'impossibilità di redigere o depositare tempestivamente l'atto.

Restituzione specifica: è prevista nei confronti dell’imputato giudicato in assenza e nel caso di emissione del decreto penale di condanna.

  • Se è stato emesso decreto penale di condanna, l’imputato è restituito, a sua richiesta, nel termine per proporre opposizione, salvo che egli abbia avuto effettiva conoscenza del provvedimento e abbia volontariamente rinunciato ad impugnare.

  • L'imputato giudicato in assenza è restituito, a sua richiesta, nel termine per proporre impugnazione, salvo che vi abbia volontariamente rinunciato, se fornisce la prova di non aver avuto effettiva conoscenza della pendenza del processo e di non aver potuto proporre impugnazione nei termini senza sua colpa.

La richiesta di restituzione generica, deve essere presentata al giudice entro 10 giorni da quello nel quale è cessato il fatto costituente caso fortuito o forza maggiore.

La richiesta di restituzione specifica entro 30 giorni.

Il giudice si pronuncia con ordinanza.


NULLITA’

E' il vizio che colpisce l’atto del procedimento, che è stato compiuto senza l’osservanza di determinate disposizioni espressamente stabilite dalla legge a pena di nullità (ex art. 177 c.p.p.).

L’inosservanza si distingue tra nullità speciali e generali.

Modalità di previsione:

  • le nullità speciali sono quelle previste per una determinata inosservanza

  • le nullità generali sono quelle previste per ampie categorie di inosservanza (art. 178 c.p.p.).


Le nullità, inoltre, si distinguono in 3 tipi:

  • nullità assolute

  • nullità intermedie

  • nullità relative


NULLITA’ ASSOLUTA

Sono colpite da nullità assoluta, le inosservanze più gravi previste dall’art. 179 c.p.p.

Riguardano i soggetti necessari del procedimento penale.

Le nullità assolute sono rilevabili, anche d’ufficio, in ogni stato e grado del procedimento penale.

Sono sanate solo dalla irrevocabilità della sentenza.

L’art. 179 c.p.p. indica quali fra le nullità di ordine generale, previste dal 178, sono nullità assolute:

  • le condizioni di capacità del giudice e il numero dei giudici necessario

  • la violazione delle disposizioni concernenti l’iniziativa del pubblico ministero (rinvio a giudizio sottoscritta dal segretario)

  • omessa citazione dell’imputato

  • assenza del difensore dell’imputato quando è obbligatoria la presenza.

  • le nullità definite assolute da specifiche disposizioni di legge.


NULLITA’ INTERMEDIE

Sono colpite da nullità intermedia, le inosservanze di media gravità previste dall’art. 180 c.p.p.

Riguardano una sfera più ampia di soggetti.

Le nullità intermedie sono rilevabili, anche d’ufficio, ma entro determinati limiti di tempo.

Sono sanabili (ex. art. 183 c.p.p.).

Le nullità intermedie sono quelle previste dall’art. 178 c.p.p., con esclusione di quelle assolute previste dall'art. 179 c.p.p.

Sono rilevate anche d’ufficio, ma non possono essere dedotte né rilevate dopo la sentenza di primo grado.


NULLITA’ RELATIVE

Sono quelle nullità speciali che non rientrano in quelle assolute, in quelle intermedie (181 c.p.p.)

Sono dichiarate su eccezione di parte ed entro brevi limiti di tempo.

Sono sanabili.

Vi rientrano quelle nullità che non sono previste tra quelle assolute e quelle intermedie (es. di nullità relativa: i prossimi congiunti dell’imputato non sono stati avvisati della facoltà di astenersi dal deporre come testimoni).

Il regime delle nullità relative è indicato all'art. 181 c.p.p.

Sono dichiarabili dal giudice su eccezione di parte (solo dalla parte interessata).

Al giudice è precluso, di regola, il potere di rilevare d’ufficio le nullità relative.

Sono nullità concernenti:

  • atti delle indagini preliminari

  • incidente probatorio

  • atti preliminari d'udienza

Devono essere eccepite prima che sia pronunciato il provvedimento del G.U.P. (ex art. 424 c.p.p.).

Se manca l’udienza preliminare e c’è udienza predibattimentale, entro il termine previsto dall'art. 491 comma 1 c.p.p.

Le nullità verificatesi nel giudizio, devono essere eccepite con l’impugnazione della relativa sentenza.

Le nullità relative al decreto che dispone il giudizio o degli atti preliminari al dibattimento, entro il termine dell'art. 491 comma 1 c.p.p.


La regola comune ai tre tipi di nullità, è quella degli effetti:

  • la nullità di un atto, una volta dichiarata, rende invalidi quelli consecutivi che ne dipendono


La declaratoria di nullità, comporta la rinnovazione dell’atto nullo, se necessaria e possibile, ad opera dello stesso giudice che l’ha dichiarata. Altrimenti, si verifica la regressione del procedimento nella precedente fase, nel caso in cui il compimento di quell’atto da rinnovare rientra nel potere esclusivo del giudice di quella fase.


LIMITI DI DEDUCIBILITA’ DELLE NULLITA’

Le nullità intermedie e relative non possono essere eccepite:

  • da colui che vi ha dato o ha concorso a darvi causa

  • da colui che non ha interesse all’osservanza della disposizione violata.


SANATORIA

La sanatoria è quel fatto giuridico, ulteriore e successivo rispetto all’atto viziato, che determina la validità di tale atto.

La sanatoria non è possibile per le nullità assolute.

Si verifica quando:

  • la parte interessata accetta gli effetti dell’atto viziato

  • la parte interessata si avvale dell’atto viziato, esercitando le facoltà che ne discendono.

A seguito della sanatoria:

  • gli effetti dell’atto viziato, diventano equivalenti a quello conforme.

  • nessuna parte può più eccepire la nullità dell’atto.


INUTILIZZABILITA’

E' un’invalidità che colpisce il valore probatorio di un atto.

Il giudice non può basarsi sull’atto inutilizzabile per emettere una decisione.

L’inutilizzabilità è assoluta quando il giudice non può basarsi sull'atto per emettere un qualsiasi provvedimento.

L’inutilizzabilità è relativa quando la legge indica le persone nei confronti delle quali non può essere utilizzato un determinato atto.


ABNORMITA'

E' un vizio non codificato, ma frutto di elaborazione dottrinale e giurisprudenziale.

È abnorme quel provvedimento:

  • che, per singolarità e stranezza del contenuto, risulti avulso dall’intero ordinamento processuale

  • che, pur essendo in astratto manifestazione di legittimo potere, si esplichi al di fuori dei casi consentiti e delle ipotesi previste, al di là di ogni ragionevole limite

Esempi di atti abnormi:

  • sentenza di incompetenza emessa dal G.I.P. a fronte di una richiesta di archiviazione

  • sentenza del giudice incompetente, che ha trasmesso gli atti al giudice competente, anziché al P.M.

Avverso il provvedimento abnorme è possibile proporre ricorso per Cassazione.



Atti e patologie nel procedimento penale
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