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MEZZI DI RICERCA DELLA PROVA

I mezzi di ricerca della prova operano prima della formazione della prova.

Hanno la funzione di individuare le fonti della prova.

Si tratta della ispezione, della perquisizione, del sequestro probatorio e della intercettazione.


ISPEZIONE

L'ispezione, come mezzo di ricerca della prova, è finalizzata ad accertare la presenza di “tracce o altri effetti materiali del reato” (art. 244 c.p.p.) su persone, luoghi o cose.

In senso lato, l'ispezione può essere intesa anche come un'attività di osservazione (dal latino inspicere) e di descrizione relativa a ciò che si osserva.

L'atto che dispone l'ispezione deve essere un decreto motivato.

Le ispezioni possono essere effettuate:

  • durante le indagini preliminari (P.M. o P.G., quest'ultima con esclusione dell’ispezione personale)

  • durante il dibattimento, ad opera del giudice.


Ispezione personale

L'interessato ha facoltà di farsi assistere da persona di sua fiducia.

Nelle ispezioni personali devono essere rispettate la dignità e il pudore di chi vi è sottoposto.

L’A.G. può delegare un medico.

Per l’ispezione locale vale quanto detto in riferimento a quella personale.

Possono essere ispezionati anche i sistemi informatici.


PERQUISIZIONE

Consiste nell’attività volta ad acquisire il corpo del reato e le cose pertinenti al reato.

Differentemente dall’ispezione, con cui si cercano tracce del reato, con la perquisizione si cerca il corpo del reato.

La perquisizione può investire sia persone che luoghi.

Durante le indagini preliminari, la P.G. vi procede di iniziativa propria e senza decreto del P.M. nei casi di flagranza di reato o di evasione, oppure per delega del P.M. in esecuzione del suo decreto.

Oppure, vi procede il P.M.

Durante il dibattimento, provvede il giudice.

La perquisizione è preordinata al sequestro.

Il difensore ha sempre diritto di assistere alla perquisizione, tuttavia non vi è obbligo di preavviso, stante la natura di atto a sorpresa.

Il decreto autorizzativo della perquisizione, deve essere consegnato all’interessato.


SEQUESTRO

Come la perquisizione, il sequestro ha per oggetto il corpo del reato e le cose ad esso pertinenti.

L’autorità giudiziaria può disporre con decreto motivato, il sequestro del corpo del reato, quando ciò è necessario per l’accertamento dei fatti.

La motivazione è un requisito essenziale del decreto, pena la nullità del provvedimento.

In caso d’urgenza, la P.G. può disporre il sequestro, previa convalida entro 48 ore del P.M.

In dibattimento provvede il giudice, che ha facoltà di delegare la P.G.


INTERCETTAZIONI

L’intercettazione consiste nell'attività diretta a captare comunicazioni e conversazioni, nonché flussi di comunicazioni informatiche o telematiche mediante strumenti tecnici.

L'intercettazione tende a limitare gravemente alcune importanti libertà costituzionali.

Nella materia delle intercettazioni vige la riserva di legge e la riserva di giurisdizione, in quanto previste espressamente dalla Costituzione.

Le intercettazioni sono regolate dagli artt. 266 e ss. c.p.p.

  • Non costituisce attività di intercettazione, e quindi non necessita di autorizzazioni, la registrazione di un colloquio effettuata clandestinamente da uno dei partecipanti ad esso.

Le intercettazioni possono consistere in acquisizione di conoscenza di telecomunicazioni telefoniche o ambientali.

Sono consentite le intercettazioni di comunicazioni relative a sistemi informatici o telematici.

L'intercettazione è atto proprio solo del P.M. (non può effettuarla la P.G. di propria iniziativa).

E' un atto a sorpresa.

E' consentita solo per talune categorie di reati:

  • delitti non colposi per cui è prevista una pena superiore nel massimo a 5 anni

  • delitti specifici come traffico di droga, contrabbando, minacce telefoniche, usura, pornografia minorile, ecc.

Ai sensi del comma 1, lettera f-ter, modificato in ultimo con D.L. 113/2018, convertito con Legge 132/18, è consentita anche per i reati di: commercio di sostanze alimentari nocive; contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni e altri, nonché ai sensi della nuova formulazione del comma 2 dell’articolo 633 c.p. nel reato di invasione di terreni e/o edifici.

Per autorizzare l’intercettazione, debbono preesistere gravi indizi di reità di reato, e l’intercettazione deve porsi come assolutamente indispensabile per il prosieguo delle indagini.

L’intercettazione è attività del P.M., ma è il G.I.P. ad autorizzarla, con decreto motivato, dopo averne vagliato i presupposti di ammissibilità.

  • L'autorizzazione ha durata di 15 giorni, e può essere prorogata per più volte a richiesta del P.M.

  • Se si procede per reati di criminalità organizzata, bastano sufficienti indizi di reità, e l’autorizzazione ha durata 40 giorni e può essere prorogata per più volte per periodi di 20 giorni.

Quando la tempistica dell’autorizzazione può recare pregiudizio alle indagini, il P.M. può emettere lui stesso il decreto motivato, salvo la convalida entro 48 ore del G.I.P.

Le operazioni di intercettazioni devono essere compiute esclusivamente con impianti installati presso la Procura della Repubblica.

  • Quando gli impianti della procura sono insufficienti e sussistono ragioni di urgenza, il P.M. può autorizzare l’utilizzo di altri impianti.

Il decreto che autorizza l’intercettazione tra presenti, mediante inserimento di captatore informatico su dispositivo elettronico portatile, deve indicare le ragioni che rendono necessaria tale modalità per lo svolgimento delle indagini.

In particolare, se si procede per taluni delitti specificamente indicati dall’art. 267 c.p.p., è consentita l’attivazione del microfono.

Terminate le intercettazioni, i verbali e le registrazioni, devono essere depositati presso l’ufficio del P.M. con avviso ai difensori e parti che possono estrarne copia.

  • Il G.I.P. può però autorizzare il P.M. ad un eventuale ritardo nel deposito.

E’ il G.I.P. a provvedere allo stralcio delle conversazioni irrilevanti e di quelle vietate.

È il G.I.P. a disporre la trascrizione integrale delle registrazioni da acquisire.

Il D.lgs. 216/17 ha introdotto il divieto di trascrizione, anche sommaria, delle comunicazioni o conversazioni ritenute irrilevanti per le indagini.

L’irrilevanza può essere desunta:

  • per l’oggetto

  • per i soggetti coinvolti

  • nonché, di quelle che riguardano dati personali definiti sensibili dalla legge.

I risultati delle intercettazioni sono di norma utilizzabili solo nel procedimento in cui sono stati disposti.

Possono eccezionalmente essere utilizzati in altri procedimenti, se sono indispensabili ai fini della prosecuzione delle indagini e se trattasi di delitti per i quali sia previsto l’obbligo di arresto di flagranza.

Al P.M. rimangono i verbali e le registrazioni, mentre la trascrizione integrale delle registrazioni utilizzabili, confluisce nel fascicolo dibattimentale.

Quando il processo viene chiuso con sentenza definitiva, le intercettazioni devono essere distrutte.

Le intercettazioni svolte nei casi non consentiti dalla legge sono inutilizzabili.

  • Non sono nemmeno utilizzabili per l’applicazione di una misura cautelare.

Uno dei divieti specificamente imposti dalla legge è quello dell’attività diretta di intercettazione nei confronti del difensore e della parte assistita, con conseguente inutilizzabilità delle relative acquisizioni.

Il legislatore con D.Lgs n. 216/2017 ha ampliato tale diritto di riservatezza, prevedendo che l’eventuale coinvolgimento, in via anche solo occasionale, del difensore nell’attività di ascolto legittimamente eseguita, non possa condurre alla verbalizzazione delle relative comunicazioni o conversazioni.

Il D.lgs. n. 216/17 ha previsto specificamente una nuova disciplina di intercettazioni di comunicazioni o conversazioni mediante immissione di captatori informatici in dispositivi elettronici portatili. (c.d. trojan horse).

Col termine trojan horse ci si riferisce ai malware ad accesso remoto, composti generalmente da 2 file: il file server, che viene installato nel computer dell’indagato, ed un file client, usato dagli organi di polizia giudiziaria, per inviare istruzioni che il server esegue.

La succitata norma ha previsto delle regole molto rigide nell’installazione di questi programmi. In particolare:

  • tali dispositivi non possono essere mantenuti attivi senza limiti di tempo o di spazio, ma debbono essere attivati da remoto secondo quanto previsto dal pubblico ministero nel proprio programma d’indagine

  • debbono essere disattivati se l’intercettazione avviene in ambiente domiciliare, a meno che non vi sia prova che in tale ambito si stia svolgendo l’attività criminosa oggetto dell’indagine o che l’indagine stessa non riguardi i delitti più gravi, tra i quali mafia e terrorismo, di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale.

Tuttavia, il comma 2-bis dell’art. 266 c.p.p., modificato in ultimo dalla Legge 3/2019, stabilisce che l’intercettazione di comunicazioni tra presenti mediante inserimento di captatore informatico su dispositivo elettronico portatile è sempre consentita nei procedimenti per i delitti di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater e per i delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione puniti con la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni.

La disciplina delle intercettazioni è stata da recente innovata dalla Legge n. 7 del 28/02/2020, di conversione del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 161.

La ratio di tale disposizione si coglie nell'esigenza di garantire il principio costituzionalmente garantito della libertà e della segretezza delle comunicazioni (art. 15 Cost.), le cui limitazioni sono dunque ammissibili solo se poste in essere nel rispetto delle garanzie stabilite ex lege.

Le nuove disposizioni in tema di intercettazioni si applicano a tutti i procedimenti relativi a notizie di reato iscritte nel registro della procura, a norma dell’art. 335 c.p.p., a partire dal 1° marzo 2020, rimanendo invece ancorati alla disciplina ante-riforma i procedimenti iscritti anteriormente alla suddetta data.

La nuova disciplina in tema di intercettazioni di conversazioni o di comunicazioni introdotta nel nostro ordinamento attraverso il D.L. 161/2019 prevede tre differenti, e alternative fra loro, disposizioni dirette a consentire al difensore dell’indagato di esaminare gli atti, ascoltare le registrazioni o di prendere cognizione dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche.

  • Il primo strumento di “discovery è disciplinato dal novellato art. 268 c.p.p. co. 6 che prevede l’obbligo in capo al pubblico ministero di depositare presso l’archivio digitalizzato di cui all’art. 269 C.p.p. gli atti relativi alle intercettazioni e di darne avviso ai difensori dell’imputato, entro il termine fissato a norma dei commi 4 e 5 del summenzionato articolo 268, e dunque entro cinque giorni dalla conclusione delle operazioni oppure, se dal deposito può derivare un grave pregiudizio per le indagini, entro e non oltre la chiusura delle indagini preliminari.

  • Il secondo strumento di “discovery è contenuto al comma 2-bis dell’art. 415-bis c.p.p.. Secondo questo nuovo comma infatti, qualora non sia stato dato avviso al difensore dell’indagato dell’avvenuto deposito, come previsto dall’art. 268 commi 4, 5 e 6, l’avviso della conclusione delle indagini preliminari, per i soli reati iscritti a partire dal 1 marzo 2020, dovrà contenere l’avvertimento che l’indagato e il suo difensore, hanno facoltà di esaminare per via telematica, gli atti depositati presso l’archivio delle intercettazioni, di estrarre copia delle registrazioni o dei flussi delle comunicazioni informatiche o telematiche. Entro 20 giorni dalla notifica dell’avviso, di cui all’art. 415-bis c.p.p., il difensore può inoltre depositare l’elenco di ulteriori registrazioni ritenute rilevanti al dominus delle indagini, e, qualora il pubblico ministero dovesse rigettare tale istanza, il difensore è legittimato a richiederlo al Giudice.

  • Il terzo strumento di “discoveryè previsto, nel caso di Giudizio immediato, dal comma 2-bis dell’art. 454, il quale prevede l’obbligo in capo al pubblico ministero di depositare l’elenco delle intercettazioni di comunicazioni o conversazioni dei flussi unitamente alla richiesta di giudizio immediato nel caso in cui non abbia proceduto ai sensi dell’art. 268 commi 4, 5 e 6 c.p.p. Tale disposizione prevede le stesse facoltà garantite al difensore previste dall’art. 415-bis comma 2-bis con la differenza di una notevole compressione dei termini: in questo caso infatti, il difensore può depositare l’elenco di ulteriori registrazioni ritenute rilevanti non già nel termine di 20 giorni, bensì in quello più limitato di 15 giorni.

La Legge n. 7 del 28/02/2020, di conversione del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 161, innovando l’art. 268 comma 6, presenta però una differenza sostanziale rispetto a quanto previsto ante-riforma: il legislatore ha ridotto i soggetti a cui è destinato l’avviso di deposito degli atti, con contestuale facoltà di prenderne cognizione per via telematica; infatti, i soli difensori dell’indagato, sono i destinatari del summenzionato avviso.

In ultimo, l’art. 103 c.p.p. prevede il divieto di trascrizione, anche in forma riassuntiva, delle comunicazioni tra l’indagato e il suo difensore casualmente captate e, dunque, la conseguente inutilizzabilità delle stesse.

La nuova riforma delle intercettazioni ad opera del D.L. 161/2019, impone, in aggiunta al divieto di utilizzazione, di non trascrivere nemmeno nei c.d. brogliacci di ascolto, le conversazioni tra difensore e assistito, ovvero dei verbali in cui sono state riportate dalla polizia giudiziaria le sintesi del contenuto delle telefonate intercettate.

Nel verbale, infatti, dovranno essere indicati soltanto la data, l’ora e il dispositivo su cui la registrazione è intervenuta.



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I mezzi di ricerca della prova

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