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MEZZI DI PROVA

I mezzi di prova

Attraverso i mezzi di prova, il giudice acquisisce direttamente innanzi a sé gli elementi di convincimento: le prove.

  • Diversamente, i mezzi di ricerca della prova veicolano innanzi al giudice le fonti del suo convincimento che preesistono e che, quasi sempre, sono acquisite nelle indagini preliminari.


La prova generica

La prova generica è quella in grado di dimostrare la sussistenza del fatto di reato.

La prova specifica

La prova specifica è quella che consente di attribuire il fatto ad un determinato autore.


DISCIPLINA GENERALE DELLE PROVE

La disciplina generale in tema di prove è contenuta negli artt. 187 e ss. del codice di procedura penale.

(187-193)


Art. 187 c.p.p. (oggetto della prova)

Disciplina l’oggetto della prova, che è individuato nei fatti che attengono:

  • all’imputazione contestata

  • alla punibilità

  • alla determinazione della pena

  • all’applicazione delle misure di sicurezza

  • alla responsabilità civile

  • all’applicazione delle norme processuali.

Sarà compito del giudice, non ammettere prove richieste dalle parti che esulano dal suddetto oggetto.


Art. 188 c.p.p. (libertà morale)

Non possono essere utilizzati metodi o tecniche idonee ad influire sulla libertà di autodeterminazione della persona


Art. 189 c.p.p. (principio di non tassatività dei mezzi di prova)

Sono ammissibili anche mezzi di prova non previsti dalla legge purché siano idonei ad assicurare l’accertamento dei fatti (es. nastro registrato dalla vittima di richieste estorsive)


Art. 190 c.p.p. (diritto alla prova)

Ribadisce la facoltà delle parti di richiedere l’ammissione delle prove nel processo.

La violazione di tale diritto è motivo di ricorso per Cassazione (606 co.1, lett. d, c.p.p.)


Art. 191 c.p.p. (inutilizzabilità della prova illegittimamente acquisita)


Art. 192 co. 1 c.p.p. (principio del libero convincimento del giudice e obbligo della motivazione nella valutazione della prova)

Il vizio di motivazione costituisce motivo di impugnazione e di ricorso per Cassazione (606, co.1, lett. e c.p.p.)


Art. 192 commi 2, 3, 4 c.p.p.

Indica alcuni criteri a cui deve attenersi il giudice nella valutazione delle prove.

Quando la prova è costituita da indizi, per la loro utilizzabilità, è necessario che essi siano plurimi, gravi, precisi e concordanti.


Art. 193 c.p.p.

Non si applicano i limiti di prova previsti nel processo civile, salvo che non riguardino lo stato di famiglia e la cittadinanza.


CHIAMATA IN CORREITA’

La chiamata in correità si ha quando vengono rese dichiarazioni da un imputato contro altri coimputati o da imputati di reati connessi o collegati a quello per cui si procede.

Queste dichiarazioni devono essere valutate unitamente agli altri elementi di prova che ne confermano l’attendibilità.

La chiamata del correo deve essere corroborata da riscontri obiettivi, cioè esterni.

La ratio: la persona da cui promanano le dichiarazioni è penalmente coinvolta nei fatti.


TESTIMONIANZA

La testimonianza è un mezzo di prova che garantisce sia l’oralità, sia il diritto al contraddittorio attraverso il c.d. esame incrociato (cross examination).

La testimonianza trova la sua naturale assunzione:

  • nell’istruzione dibattimentale

  • nell’incidente probatorio.

Non c’è testimonianza in sede di indagini preliminari.

La testimonianza ha ad oggetto la formazione della prova in ordine ai fatti che il giudice può utilizzare ai fini della sua deliberazione.

Oggetto della testimonianza sono solo fatti determinati e specifici.

  • non può avere ad oggetto gli apprezzamenti personali, le voci correnti o la moralità dell’imputato

Solo per valutare la credibilità del testimone, è possibile estendere l’esame testimoniale a temi diversi da quelli dei fatti racchiusi nell’atto di incolpazione.

Per quanto attiene alla testimonianza della persona offesa, non si applicano le regole dettate per la chiamata del correo (192 c.p.p.): non si richiedono pertanto riscontri esterni per l’attendibilità.


TESTIMONIANZA INDIRETTA

Il testimone deve essere detentore di conoscenza diretta dei fatti da lui affermati.

Se egli trae da terzi la conoscenza dei fatti, i testi di riferimento devono essere chiamati a deporre, anche su impulso del giudice.

La testimonianza indiretta serve come mezzo per individuare nuove fonti di prova e per acquisire queste ultime.

  • Se le persone a cui il teste fa riferimento non sono chiamate a deporre, nonostante l’istanza di parte, la testimonianza de relato è inutilizzabile (salvo che l’esame risulti impossibile per morte, infermità o irreperibilità del teste).

  • È fatto divieto alla P.G. di deporre sulle dichiarazioni ricevute dai testimoni. Se le dichiarazioni sono state rese dalla P.G. al di fuori delle ipotesi previste nel corso delle indagini preliminari, la testimonianza è ammissibile, ma in quanto de relato, si applica la disciplina della testimonianza indiretta.

La capacità di testimoniare

La capacità di testimoniare appartiene a qualsiasi persona.

Tale capacità può essere assoggettata ad accertamenti, anche peritali.


INCOMPATIBILITA’ CON L’UFFICIO DI TESTIMONE

  • Responsabile civile e civilmente obbligato per la pena pecuniaria non posso assumere la veste di testimone, tuttavia potranno essere sentite come “parti”, cioè non hanno piena attendibilità, ma necessitano di riscontri.

  • La parte civile può assumere la veste di testimone, ma il giudice è chiamato a valutare con particolare rigore le sue dichiarazioni, tenuto conto che nel processo ha un interesse personale e risarcitorio.

C’è incompatibilità anche per le persone che nel medesimo procedimento hanno svolto funzioni di Giudice, P.M. o ausiliario, nonché il difensore che abbia svolto investigazioni difensive.

Possono assumere l’ufficio di testimoni anche:

  • i coimputati di un medesimo reato, a condizione che sia intervenuta sentenza irrevocabile di condanna, proscioglimento o patteggiamento

  • gli imputati in un procedimento connesso, a condizione che gli si sia stato fatto avviso ex art. 64 comma 3 lett. c, c.p.p. (se renderà dichiarazioni su fatti che concernono la responsabilità di altri, assumerà, in ordine a tali fatti, l’ufficio di testimone, salve le incompatibilità). Se tale avviso non sia stato fatto, potranno essere assunti come testimoni, solo dopo che sia intervenuta sentenza definitiva

  • gli imputati in altro procedimento, per cui non vi sia vincolo di connessione.


FALSA TESTIMONIANZA

Il reato di falsa testimonianza (art. 372 c.p.) si configura per il testimone sospettato di falsità o reticenza (non è consentito l’arresto in aula).

Inoltre, il giudice informerà il P.M., solo all’esito della fase processuale.

Nell’immediatezza, il giudice può solo rinnovare al teste l’avvertimento di dire la verità.

Se il teste rifiuta di deporre, essendo subito evidente il quadro probatorio, il giudice dispone l’immediata informativa al P.M.


FACOLTA’ DI ASTENSIONE DAL TESTIMONIARE

I prossimi congiunti dell’imputato, possono deporre, ma hanno facoltà di astenersi.

Stessa disciplina vige anche per i soggetti tenuti al segreto professionale, di ufficio o di Stato.

  • A pena di nullità, tali soggetti, devono essere avvisati dal giudice che hanno facoltà di non deporre.

Tutti hanno l’obbligo di testimoniare se hanno assunto le vesti di:

  • persona offesa dal reato

  • denuncianti

  • querelanti.


ESAME DELLE PARTI

L’esame è un mezzo di prova, che può essere attivato solo nel dibattimento e nell’incidente probatorio.

Riguarda le parti private: imputato, parte civile, ecc.

Il P.M. non può essere sottoposto né ad esame né a testimonianza.

A differenza dei testimoni, che hanno l’obbligo di deporre, le parti hanno solo la facoltà di assoggettarsi all’esame.

La disciplina dell’esame è contenuta nell’art. 503 c.p.p., e prevede anche, come per i testi, la possibilità di contestazioni di difformi dichiarazioni rese in precedenza dalla parte..

Diverso è l’esame della parte, rispetto a quello della testimonianza:

  • l’esame della parte non comporta l’impegno di dire la verità


CONFRONTI

Il confronto è un atto a partecipazione necessariamente plurima:

  • più parti

  • più testimoni

  • una parte e un testimone.

Il confronto consiste nell’esame di tali soggetti, eseguito congiuntamente e nel loro contraddittorio, se tra di essi vi è disaccordo su fatti e circostanze già riferite in precedenza.

Può avere luogo solo davanti al giudice in sede dibattimentale o in incidente probatorio.

  • Nella fase delle indagini preliminari, il confronto è utile solo ai fini delle investigazioni e non già per la formazione delle prove, salva l’utilizzabilità per le contestazioni.


RICOGNIZIONI

Le ricognizioni possono avvenire solo in dibattimento o incidente probatorio.

La ricognizione mira all’individuazione di persone, cose ed altre realtà sensoriali, ad opera di un soggetto chiamato in sede processuale.

  • La corrispondente attività, nella fase preprocessuale, è chiamata individuazione di cose e persone dinnanzi al P.M.

La ricognizione personale deve essere eseguita con un campione almeno di altre 2 persone somiglianti al soggetto che si deve riconoscere.

Per la ricognizione di cose si procede in maniera analoga alla ricognizione personale.

Per la ricognizione concernente fenomeni privi di materialità fisica (odori, suoni, voci) è rimessa al giudice la regolamentazione del modus procedendi, dovendo egli procurarsi similari realtà fenomeniche.


ESPERIMENTI GIUDIZIALI

Esperimento giudiziale è un mezzo di prova volto a dimostrare la veridicità o almeno la verosimiglianza di un accadimento.

Per conseguire questa prova, si sperimenta la ripetizione dell’accadimento in questione, riproducendo, per quanto possibile, la situazione originaria e le stesse modalità di svolgimento del fatto in contestazione.

  • Nella fase preprocessuale, il P.M. può farlo con accertamenti tecnici.


PERIZIA E CONSULENZA TECNICA

La perizia è disposta in dibattimento o in sede di incidente probatorio.

Può essere disposta anche d’ufficio dal giudice.

Una volta nominato, il perito deve presentarsi innanzi al giudice, nel contraddittorio delle parti, per ricevere il conferimento dell’incarico, con la formulazione dei quesiti cui è chiamato a rispondere.

  • Il perito diventa pubblico ufficiale nell’esercizio della sua attività

  • le parti possono ricusare il perito che versa in situazione di non imparzialità.

Le parti possono controllare l’operato del perito:

  • intervenendo nella originaria formulazione dei quesiti in modo da concorrere a tracciare il tema di indagine o il modo della sua effettuazione

  • inserendo nella ricerca peritale, attività di propri consulenti tecnici.

Consulenti tecnici

I consulenti tecnici possono essere nominati dalle parti private e dal P.M., in numero non superiore ai periti di ufficio.

Possono partecipare alle operazioni compiute dal perito e presentare al giudice o al perito, richieste, osservazioni, riserve, nonché procedere direttamente all’esame della persona, della cosa o del luogo, oggetto di perizia.


DOCUMENTI

Per documenti si intendono:

  • scritti, fotografie, pellicole cinematografiche, fonografiche o altri mezzi, rappresentativi di una realtà di fatto, di persone o di cose.

Deve trattarsi di documenti che si sono formati fuori dal processo e che in questo entrano con finalità probatoria.

Per essere un mezzo di prova, il documento deve avere i requisiti di certezza in ordine alla paternità o alla provenienza.

E’ vietata l’acquisizione di documenti anonimi, salvo che provengano dall’imputato o se il documento contiene il corpo del reato.

Ai fini del giudizio sulla personalità dell’imputato, è consentita l’acquisizione dei certificati del casellario giudiziario e delle sentenze irrevocabili.



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I mezzi di prova

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