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MEZZI DI IMPUGNAZIONE DEI PROVVEDIMENTI CAUTELARI PERSONALI E REALI

I mezzi di impugnazione dei provvedimenti cautelari personali

Le ordinanze che decidono su una misura cautelare personale possono essere impugnate mediante: riesame, appello e ricorso per Cassazione.

Riesame

Il riesame è previsto solo contro i provvedimenti che dispongono misure coercitive.

E' un mezzo riservato all'imputato e al suo difensore.

Appello

L'appello è previsto per tutti i provvedimenti emessi in materia di misure cautelari, escluso per quelli sottoposti a riesame.

E' un mezzo di impugnazione concesso all'imputato, al suo difensore e al P.M.

Ricorso per Cassazione

Il ricorso per Cassazione è diretto contro tutte le decisioni in sede di riesame e appello. Tuttavia, è proponibile direttamente ricorso dall’imputato.


RIESAME

Può essere richiesto anche nel merito, entro 10 giorni dall’esecuzione o dalla notifica del provvedimento con cui viene disposta la misura coercitiva.

Non si computa il tempo di differimento del colloquio tra difensore e indagato.

La richiesta può contenere i motivi, ma può essere anche immotivata.

  • va presentata al tribunale, in composizione collegiale, del luogo dove ha sede la corte d’appello nella cui circoscrizione è compreso l’ufficio del giudice che ha disposto la misura.


Il presidente dà immediato avviso della richiesta di riesame all’autorità procedente, la quale il giorno successivo e non oltre il quinto giorno, deve trasmettere gli atti che il P.M. aveva presentato a fondamento della richiesta della misura cautelare, nonché tutti gli elementi sopravvenuti a favore della persona sottoposta a misura.


La decisione del Tribunale delle libertà può avvenire anche sui contributi forniti dalle parti nel corso dell’udienza.


Il procedimento si svolge in camera di consiglio con la procedura prevista dall'art. 127 c.p.p.

Prima della discussione, chi ha proposto la richiesta di riesame può enunciare motivi nuovi.

Entro 10 giorni dalla ricezione degli atti, il Tribunale del riesame deve emettere decisione:

  • di inammissibilità, se questa è viziata di forma o termini

  • di annullamento (dell’ordinanza) se risultano vizi di presupposti o di forma

  • di conferma o riforma, se appare opportuno mantenere, modificare, o revocare la misura, valutati i risultati probatori acquisiti.


Se il tribunale non decide entro 10 giorni, l’ordinanza che dispone la misura coercitiva perde efficacia (solo per il riesame, non per l'appello e il ricorso in Cassazione).


APPELLO

L'appello rappresenta uno strumento residuale rispetto all'ambito oggettivo e soggettivo tipico della richiesta di riesame di cui all'articolo 309 c.p.p..

Il mezzo di impugnazione dell'appello è infatti utilizzabile fuori dei casi previsti dall'articolo 309 c.p.p..

Nello specifico, la cerchia dei provvedimenti suscettibili di appello è individuata con riferimento a tutte le ordinanze in materia di misure cautelari personali diverse da quelle assoggettabili a riesame.

La titolarità a proporre appello è stabilita sia nei confronti dell'imputato che del pubblico ministero. Per quanto riguarda il pubblico ministero, va precisato che l'appello è l'unico mezzo di impugnazione nel merito, essendogli precluso lo strumento del riesame.

La norma rinvia alla disciplina del riesame sia per quanto concerne la competenza, sia per quanto concerne l'applicabilità del rito camerale, ai sensi dell'articolo 127 c.p.p.

Il tribunale deve decidere entro 20 giorni dalla ricezione degli atti, con ordinanza depositata entro trenta giorni dalla decisione, a meno che, per il numero degli arrestati o la complessità delle imputazioni, la stesura delle motivazioni richieda un tempo più lungo.


RICORSO PER CASSAZIONE

Proponibile dopo aver impugnato le ordinanze innanzi al Tribunale delle libertà in sede di riesame o appello.

Concerne vizi di legittimità e vizi di motivazione.

E' ammesso il ricorso per saltum.

La Corte decide in camera di consiglio.

E' possibile l'intervento facoltativo delle parti interessate.

La decisione deve essere presa entro 30 giorni (ma non ci sono conseguenze) e può essere:

  • di inammissibilità

  • di rigetto

  • di accoglimento


Il giudicato cautelare

Se l’ordinanza viene confermata, nei successivi gradi di giudizio non può più essere revocata dal giudice, a meno che non sopraggiungano fatti nuovi e diversi da quelli valutati in sede di impugnazione.

La Suprema Corte di Cassazione a SS.UU. (Cass., Sez. Un., c.c. 21 dicembre 2017), ha stabilito che, a seguito delle modifiche apportate dalla legge 23 giugno 2017, n. 103, agli artt. 571 e 613 c.p.p., con cui si è esclusa la facoltà dell’imputato di proporre personalmente ricorso per Cassazione, tale esclusione si estende anche in materia di misure cautelari».

La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso per Cassazione avverso qualsiasi tipo di provvedimento non può essere personalmente proposto dalla parte, ma deve essere personalmente sottoscritto, a pena di inammissibilità, da difensori iscritti nell’albo speciale della Corte di cassazione.


APPLICAZIONE PROVVISORIA DI MISURE DI SICUREZZA

E' l'ipotesi in cui l’indagato sia infermo di mente / ubriaco abituale o dedito a sostanze stupefacenti.

Viene disposta:

  • quando è necessario il ricovero in ospedale psichiatrico o casa di cura e di custodia.

Il giudice prima di disporre la misura deve procedere all’interrogatorio della persona. (se non è possibile, l'interrogatorio deve svolgersi entro 5 giorni dall’inizio dell’esecuzione).

Il giudice deve procedere ad accertamenti nei termini stabiliti.


RIPARAZIONE PER INGIUSTA DETENZIONE

L’ingiusta detenzione può risultare da una situazione di carattere sostanziale o formale.


Ingiustizia di carattere sostanziale

Chi ha sofferto della custodia è stato prosciolto con decisione irrevocabile perché:

  • il fatto non sussiste

  • per non aver commesso il fatto

  • perché il fatto non costituisce reato

  • il fatto non è previsto dalla legge come reato

(Sempre che l’imputato non vi abbia dato causa, o abbia concorso a darvi causa, con dolo o colpa grave).


Ingiustizia di carattere formale

Si fa riferimento alla sola illegittimità del provvedimento di custodia, prescindendo dal risultato finale di proscioglimento o di condanna dell’imputato.


Il risarcimento spetta anche a quelle persone nei cui confronti è stata pronunciata sentenza di non luogo a procedere o provvedimento di archiviazione.


Il termine massimo per la domanda, previsto a pena di inammissibilità, è di 2 anni, dal giorno in cui la sentenza è diventata irrevocabile.


La misura di riparazione (quantum) è rimessa alla valutazione discrezionale del giudice con un limite di 516mila euro.


MISURE CAUTELARI REALI

Presupposti per la loro applicazione sono: il fumus del reato, il periculum in mora.

Sono dirette ad imporre limitazioni a quelle libertà individuali che si realizzano nella disponibilità del proprio patrimonio.

Le misure cautelari previste sono: il sequestro conservativo e il sequestro preventivo.


Sequestro conservativo

Il sequestro conservativo è previsto allo scopo di non disperdere le garanzie per il pagamento di somme dovute.

Può essere richiesto:

  • dal P.M. a garanzia del pagamento della pena pecuniaria e/o spese procedimento

  • dalla parte civile, a garanzia delle obbligazioni civili derivanti dal reato (si può estendere ai beni del responsabile civile)

Il sequestro disposto dal P.M. giova anche alla parte civile.

Viene emesso inaudita altera parte.

La richiesta può essere proposta in ogni stato e grado del processo di merito (ad esclusione del giudizio per Cassazione).

  • Il giudice, se ritiene fondati i motivi per ritenere che manchino o si disperdano le garanzie del credito, dispone con ordinanza il sequestro.

  • L’imputato e il responsabile civile possono sottrarsi agli effetti della misura cautelare prestando una cauzione.

Se le somme ricavate dall’esecuzione non sono sufficienti a soddisfare tutti i crediti, è possibile esercitare l’azione civile nelle forme ordinarie per ottenere il pagamento delle somme ancora dovute.

In caso di devoluzione della decisione sulle questioni civili al giudice civile per improcedibilità dell’azione dovuta al superamento dei termini previsti per l’appello, il sequestro conservativo rimane efficace fino all’intervenuto giudicato della sentenza civile.


Sequestro preventivo

Il sequestro preventivo si caratterizza quale mezzo diretto a tutelare l’esigenza di protezione della collettività, dalla prosecuzione dell’attività criminosa.

Serve ad evitare il rischio che la libera disponibilità della cosa possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato oppure agevolare la commissione di altri reati.

Il giudice può disporre il sequestro delle cose di cui è consentita la confisca.

Il giudice deve disporre il sequestro preventivo, se il procedimento riguarda i delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione (ex art. 321 comma 2-bis c.p.p.).

Il provvedimento di sequestro preventivo può essere emesso in ogni stato e grado del procedimento, anche prima dell’esercizio dell’azione penale.

Legittimato a chiederlo è solo il P.M.

Il giudice decide de plano, senza contraddittorio.

Nelle indagini preliminari, può realizzarsi una sorta di fermo reale, disposto sia dal P.M. sia dalla P.G., che poi deve essere convalidato dal giudice entro 48 ore.

Nel corso delle indagini preliminari, alla revoca del sequestro può provvedere il P.M. con decreto motivato che va notificato a tutti i soggetti legittimati a proporre impugnazione.

  • Se il P.M. ritiene di non dovere accettare la richiesta di revoca proposta da un soggetto legittimato, deve non oltre il giorno successivo, depositare in segreteria del giudice perché provveda.

Il sequestro preventivo si può trasformare in sequestro probatorio nel caso in cui il giudice ravvisi un interesse ai fini della prova.


MEZZI DI IMPUGNAZIONE DEI PROVVEDIMENTI CAUTELARI REALI

Riesame, appello, ricorso per Cassazione.

Riesame e ricorso per Cassazione costituiscono strumenti generali di controllo per tutti gli atti di sequestro.

L'appello è previsto solo per i provvedimenti riguardanti il sequestro preventivo nei casi in cui non è applicabile il riesame.



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