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La capacità di agire

Aggiornamento: 12 dic 2023


L'individuazione dei soggetti titolari della capacità di agire è operata dal legislatore sulla base di una valutazione di opportunità; in particolare essa riguarda l'idoneità del soggetto di curare autonomamente i propri interessi giuridicamente rilevanti nel nostro ordinamento.

Valgono i seguenti principi:

  • gli enti sono sempre capaci di agire;

  • le persone fisiche minorenni di 18 anni sono incapaci di agire, salvo eccezioni: articolo 2, primo comma, codice civile. Tale limitazione generale è giustificata da ragioni di protezione.

  • le persone fisiche maggiori di 18 anni sono capaci di agire, salvo eccezioni: articolo 2 primo comma, codice civile. Tali limitazioni eccezionali sono giustificate da ragioni sanzionatorie oppure di protezione.

Possiamo distinguere l'incapacità di agire in due categorie:

  1. Incapacità di diritto (o legale), il cui accertamento viene effettuato sulla base della sussistenza di presupposti a cui il legislatore riconnette l'incapacità (presunzione valutativa normativa). Si distingue a sua volta in incapacità legale (di agire) assoluta e relativa. Ipotesi: "Minore di 18 anni non emancipato", "Interdetto giudiziale", "Minore di 18 anni emancipato", "Inabilitato", Interdetto legale", "Beneficiario di amministrazione di sostegno": in questi casi è prevista la disciplina di amministrazione e rappresentanza dell'incapace.

  2. Incapacità di fatto, il cui accertamento va fatto in relazione allo specifico momento del compimento dell'atto e la misura prevista dipende dal caso concreto. Ipotesi: "Incapacità di intendere e di volere", per la quale non è prevista una disciplina di amministrazione e rappresentanza, in quanto è una condizione temporanea.

L'incapacità di agire, di regola, determina l'annullabilità del negozio giuridico.


Passiamo all'analisi delle singole fattispecie di incapacità di diritto.


A) IL MINORE (NON EMANCIPATO) SOGGETTO A RESPONSABILITA' GENITORIALE

Presupposti:

  • età inferiore a 18 anni

  • assenza di emancipazione

  • I genitori esercitano la responsabilità genitoriale (art. 316 c.c.)

Questa incapacità di diritto è assoluta (salvo eccezioni: es. atti della vita quotidiana), ed ha una funzione di protezione, alla luce della giovane età del soggetto.

L'amministrazione del patrimonio e la rappresentanza del minore sono esercitate dal genitore o genitori, oppure dal curatore speciale, a seconda del tipo di atto posto in essere e della condizione dei genitori (artt. 317, 320, 321 c.c.). Gli atti compiuti autonomamente dal minore in violazione della suddetta disciplina sono annullabili (artt. 1425, comma 1 c.c. e art. 322 c.c.), salvo eccezioni (es. art. 1426 c.c.).

Per il compimento di determinati atti, la legge richiede una preventiva autorizzazione dell'autorità giudiziaria (Giudice tutelare o Tribunale; cfr. art. 320 c.c.).

Gli atti compiuti senza suddetta autorizzazione sono annullabili (art. 322 c.c.).

Ci sono alcuni atti che sono in ogni caso preclusi al minore (anche in presenza di rappresentante) e sono ad esempio la donazione (art. 774 c.c.), il testamento (art. 591, comma 2, c.c.). Se vengono posti in essere sono anche questi annullabili. Per quanto riguarda la possibilità del minore di accettare l'eredità, bisogna considerare l'art. 471 c.c. che ci dice che il minore può accettare ma sempre con beneficio di inventario, pertanto un'accettazione pura e semplice è da ritenersi nulla o comunque inefficace.

Per quanto concerne i genitori, esercenti la responsabilità sul minore, gli atti vietati, da loro posti in essere, sono annullabili (art. 323, comma 2, c.c.).


B) IL MINORE NON EMANCIPATO SOGGETTO A TUTELA

Presupposti:

  • età inferiore a 18 anni

  • assenza di emancipazione

  • morte o altro impedimento permanente di entrambi i genitori

L'apertura della tutela deriva ex lege dal verificarsi dei suddetti presupposti. Viene nominato un tutore con decreto del Giudice tutelare. La disciplina prevista è la stessa di quella del minore non emancipato soggetto a responsabilità genitoriale.


C) L'INTERDETTO GIUDIZIALE

Presupposti (art. 414 c.c.):

  • Soggetti maggiorenni / minori emancipati / minori non emancipati nell'ultimo anno di minore età

  • Infermità di mente (patologia che incide sulla sfera intellettiva del soggetto, non consentendogli di esprimere una volontà libera e consapevole)

  • Infermità abituale (ossia non transitoria) che tuttavia può essere anche non irreversibile

  • L'infermità deve determinare una incapacità di provvedere ai propri interessi (patrimoniali o extrapatrimoniali) e va accertata in concreto, caso per caso (es. pensione sociale; ingente patrimonio)

  • Esigenza di assicurare un'adeguata protezione al soggetto, che si può desumere dall'inesistenza o insufficienza di altre forme di adeguata protezione (inabilitazione e amministrazione di sostegno)

L'interdizione viene dichiarata con sentenza del Tribunale (interdizione giudiziale), previo esame dell'interdicendo.

All'interdetto viene nominato un tutore con decreto del Giudice tutelare.

Questo tipo di incapacità legale è assoluta (salvo eccezioni, ad es. quelle previste nella sentenza di interdizione, art. 427, comma 1, c.c.) e ha una funzione di protezione, alla luce della condizione di infermità del soggetto.

Per quanto riguarda il regime di amministrazione e disposizione del patrimonio si applica la disciplina del minore soggetto a tutela (art. 424 c.c.).

Altri effetti della sopravvenuta interdizione giudiziale sono:

  • Il coniuge in comunione legale dei beni può domandare la separazione dei beni (art. 193, comma 1, c.c.)

  • l'interdetto può essere escluso dalla società di persone (ex art. 2286, comma 1, c.c.) e dalla cooperativa (art. 2533, comma 1, n. 4, c.c.)

  • un eventuale contratto di affitto in essere può essere sciolto (ex art. 1626 c.c.)

  • se l'interdetto era mandatario, può essere sciolto il relativo contratto di mandato (art. 1722, n.4, c.c.).

L'interdizione giudiziale può essere revocata con sentenza, nel caso ne vengano meno i presupposti, ferma restando la possibilità di contestuale inabilitazione o nomina di amministratore di sostegno.


D) L'INTERDETTO LEGALE

Presupposti:

  • condanna per determinati reati (l'interdizione legale è una pena accessoria, ex art. 32 c.p.). L'interdizione legale è un effetto ex lege della condanna.

  • Nomina di un tutore con decreto del Giudice tutelare

Ha una funzione sanzionatoria.

Comporta una incapacità di diritto relativa, analoga a quella dell'interdetto giudiziale rispetto ai negozi giuridici patrimoniali. Anche il regime di amministrazione e disposizione del patrimonio è analoga alla disciplina prevista per l'interdetto giudiziale (art. 32 c.p.).

Si esaurisce al momento della cessazione della pena principale.


E) IL MINORE EMANCIPATO

Presupposti:

  • età inferiore a 18 anni, ma superiore a 16 anni

  • ha contratto matrimonio, su previa autorizzazione del giudice (art. 84, comma 2, c.c.). L'emancipazione è effetto ex lege del matrimonio. Il coniuge maggiorenne diviene curatore. Se entrambi sono minori, viene nominato un curatore con decreto del Giudice tutelare.

Ha funzione di protezione, alla luce della giovane età del soggetto ed è una incapacità di diritto parziale, ossia solo rispetto ad atti di straordinaria amministrazione.

Per gli atti di straordinaria amministrazione è necessario il consenso dell'emancipato oltre il consenso del curatore, (oppure del curatore speciale se vi è conflitto di interessi o un rifiuto = atto complesso diseguale).

Gli atti compiuti autonomamente dal minore, in violazione della suddetta disciplina, sono annullabili. Per il compimento di determinati atti la legge richiede una preventiva autorizzazione dell'autorità giudiziaria (giudice tutelare o tribunale). Gli atti compiuti senza autorizzazione sono annullabili.

Alcuni atti sono preclusi al minore anche tramite rappresentante, ad esempio: la donazione e il testamento e se posti in essere sono annullabili.

Il minore emancipato ha obbligo di accettazione dell'eredità con beneficio di inventario, pertanto se vi è stata accettazione pura e semplice, si ritiene essa sia nulla o comunque inefficace. In un caso particolare, quando il minore emancipato è autorizzato all'esercizio di un'impresa commerciale, questi acquista la piena capacità di agire, salvo specifici limiti previsti dalla legge come ad esempio per la donazione e il testamento.


F) L'INABILITATO

Presupposti:

  • Maggiorenne / Minore emancipato / Minore non emancipato nell'ultimo anno di minore età

  • Devono sussistere alternativamente:

  1. infermità di mente non sufficientemente grave da determinare interdizione (e per cui non sia sufficiente l'amministrazione di sostegno)

  2. eccessiva prodigalità che esponga il soggetto o la sua famiglia a gravi pregiudizi economici

  3. abuso abituale di alcolici e stupefacenti che espongano il soggetto o la sua famiglia a gravi pregiudizi economici

  4. cecità o sordità dalla nascita o dalla prima infanzia che non abbiano precluso una educazione sufficiente per provvedere ai propri interessi

L'inabilitazione viene dichiarata con sentenza del Tribunale, previo esame dell'inabilitando.

Viene nominato un curatore con decreto del Giudice tutelare.

L'inabilitazione è istituto a protezione del soggetto incapace, alla luce della sua condizione di infermità; comporta una incapacità di diritto, parziale, ossia solo rispetto ad atti di straordinaria amministrazione.

Altri effetti della sopravvenuta inabilitazione sono:

  • Il coniuge in comunione legale dei beni può domandare la separazione dei beni (art. 193, comma 1, c.c.)

  • l'interdetto può essere escluso dalla società di persone (ex art. 2286, comma 1, c.c.) e dalla cooperativa (art. 2533, comma 1, n. 4, c.c.)

  • un eventuale contratto di affitto in essere può essere sciolto (ex art. 1626 c.c.)

  • se l'interdetto era mandatario, può essere sciolto il relativo contratto di mandato (art. 1722, n.4, c.c.).

L'inabilitazione può essere revocata con sentenza, nel caso ne vengano meno i presupposti, ferma restando la possibilità di contestuale inabilitazione o nomina di amministratore di sostegno.


G) IL BENEFICIARIO DI AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO

L'amministrazione di sostegno a un istituto introdotto dalla legge 2004 numero 6 al fine di rimediare alla rigidità della disciplina dell'interdizione e dell'inabilitazione sciopera valorizzare al massimo la capacità del soggetto inferno o menomato.

Presupposti (art. 404 c.c.):

  • Maggiorenne / Minore emancipato / Minore non emancipato nell'ultimo anno di minore età

  • Infermità o menomazione fisica o psichica, anche temporanea, non tanto grave da richiedere l'interdizione o l'inabilitazione e che determini un'incapacità di provvedere ai propri interessi (patrimoniali o extrapatrimoniali).

Al ricorrere dei presupposti su elencati, viene aperta l'amministrazione di sostegno e viene nominato l'amministratore di sostegno con un unico decreto motivato del Giudice tutelare, previo esame del beneficiario (art. 407 c.c.)

L'amministrazione di sostegno ha funzione di protezione, alla luce della condizione di infermità del soggetto, e comporta una incapacità di diritto, la cui misura dipende dal decreto di nomina dell'amministratore di sostegno (è pertanto flessibile).

Il regime di amministrazione e disposizione del patrimonio dipende anch'esso dal contenuto del decreto di nomina, in cui vengono indicati gli atti che richiedono la rappresentanza e l'assistenza dell'amministratore di sostegno: nel silenzio, il beneficiario può compierli autonomamente (da notare che il beneficiario può compiere sempre autonomamente gli atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana). L'autorizzazione è sempre di competenza del giudice tutelare ed è possibile l'estensione delle incapacità e decadenze proprie dell'interdetto e dell'inabilitato.

Il decreto di nomina è modificabile in ogni momento ed è possibile che lo stesso preveda un termine finale (art. 405, sesto comma, c.c.).

Se vengono meno i presupposti, l'amministrazione di sostegno è revocabile con decreto, ferma restando la possibilità di contestuale interdizione o inabilitazione.


H) L'INCAPACITA' NATURALE

Presupposti:

  • Soggetto legalmente capace

  • Incapace di intendere e volere, secondo una verifica nel caso concreto (incapacità di fatto). Per incapacità di intendere e volere s'intende quell'anomalia o alterazioni delle facoltà psichiche e/o intellettive che privano il soggetto in modo assoluto, al momento del compimento dell'atto, della capacità di autodeterminarsi o della coscienza dei propri atti o quantomeno impediscono la formazione di una volontà cosciente (Cass. sentenza n. 13659 del 2017).

Incapacità naturale determina il venire meno della capacità di agire e comporta l'annullabilità del negozio giuridico.

I presupposti per l'annullamento variano a seconda del tipo di atto:

a) negozi unilaterali incapacità + grave pregiudizio per l'incapace derivante dall'atto (art. 428, comma 1, c.c.)

b) Contratti diversi dalla donazione: incapacità + malafede (o buonafede derivante da colpa) della controparte (art. 428, comma 2, c.c.)

c) Donazione: incapacità (art. 775 c.c.)

d) Testamento: incapacità (art. 591, comma 2, n. 3, c.c.)

e) Matrimonio / Unione civile: incapacità (art. 129, comma 1, c.c. / Art. 1, comma 5, Legge n. 76 del 2016)

L'azione di annullamento si prescrive in 5 anni e il legittimato attivo è solo l'incapace.

L'incapacità naturale determina anche il venir meno della capacità di compiere atti giuridici in senso stretto e il venir meno della capacità extracontrattuale, salvo che deriva da colpa (art. 2046 c.c.).

Non è prevista una disciplina per l'amministrazione e la rappresentanza dell'incapace di intendere e volere poiché l'incapacità di intendere e volere è una condizione in cui il soggetto capace si trova in una condizione eccezionale e temporanea di incapacità (diversamente dai casi di incapacità di diritto).


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