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L'obbligazione alimentare

In che cosa consiste l'obbligazione alimentare e quali differenze vi sono tra essa ed altre figure affini?

L'obbligazione alimentare ha natura patrimoniale e trae fondamento dal principio di solidarietà familiare e, in quanto diretta a realizzare la tutela dell'essere umano in stato di bisogno, si colloca tra i doveri fondamentali di solidarietà tutelati dall'art. 2 Cost.

Il diritto all'assistenza materiale della persona priva di mezzi di sostentamento è un diritto personalissimo per cui è intrasmissibile, irrinunciabile, imprescrittibile (art. 2934, comma 2), inalienabile, non compensabile, di valore, impignorabile e non assoggettabile ad esecuzione forzata, non retroattiva, non esercitabile in via surrogatoria. L'obbligazione di alimenti è, poi, qualificabile come obbligazione di durata, in quanto persiste fin quando c'è il bisogno dell'alimentando e variabile, perché soggetta al mutare dei parametri cui è ancorata. L'obbligo alimentare di cui agli artt. 433 ss., si differenzia dall'obbligo di mantenimento, poiché il primo presuppone uno stato di bisogno ed ha una portata limitata in termini di contenuto, mentre il secondo sorge ex lege al momento della nascita ed è preordinato a soddisfare qualsiasi esigenza di vita, anche non tipicamente connessa alla sopravvivenza e pure a prescindere da uno stato di bisogno. Parimenti esso si distingue dall'obbligo volontario degli alimenti che deriva da un contratto o da un testamento (c.d. legato alimentare).


Quando si configura lo stato di bisogno quale presupposto dell'obbligazione alimentare?

Lo stato di bisogno si configura allorquando vi è carenza o limitatezza delle risorse indispensabili al soddisfacimento delle primarie esigenze di vita. L'entità del bisogno deve essere valutata non già con riferimento alle norme dettate da leggi speciali per finalità di ordine generale di sostegno dell'indigenza, le quali sono prive di ogni collegamento con ragioni di solidarietà familiare, che costituiscono, invece, il fondamento della norma in esame, bensì in relazione al contesto socio-economico del richiedente e dell'obbligato. L'impossibilità di provvedere al proprio sostentamento deve essere valutata in relazione alle capacità psico-fisiche della persona, alla sua posizione sociale ed alle reali possibilità di svolgere una attività lavorativa. Il soggetto che richiede gli alimenti non è, infatti, tenuto ad esercitare una attività non consona alla propria posizione sociale.


In che misura devono essere prestati gli alimenti?

Ai sensi dell'art. 438, gli alimenti devono essere assegnati in proporzione del bisogno di chi li domanda e delle condizioni economiche di chi deve somministrarli.

Non devono tuttavia superare quanto sia necessario per la vita dell'alimentando, avuto però riguardo alla sua posizione sociale. Tra fratelli e sorelle gli alimenti sono dovuti nella misura dello stretto necessario. Gli alimenti possono includere anche le spese per l'educazione e l'istruzione se si tratta di minore (art. 439). Se dopo l'assegnazione degli alimenti mutano le condizioni economiche di chi li somministra o di chi li riceve, l'autorità giudiziaria provvede per la cessazione, la riduzione o l'aumento, secondo le circostanze. Gli alimenti possono pure essere ridotti per la condotta disordinata o riprovevole dell'alimentato. Se, dopo assegnati gli alimenti, consta che uno degli obbligati di grado anteriore è in condizione di poterli somministrare, l'autorità giudiziaria non può liberare l'obbligato di grado posteriore se non quando abbia imposto all'obbligato di grado anteriore di somministrare gli alimenti (art. 440).


Quali sono le modalità di somministrazione della prestazione alimentare?

Chi deve somministrare gli alimenti ha la scelta di adempiere questa obbligazione o mediante un assegno alimentare corrisposto in periodi anticipati, o accogliendo e mantenendo nella propria casa colui che vi ha diritto. L'autorità giudiziaria può però, secondo le circostanze, determinare il modo di somministrazione.

In caso di urgente necessità l'autorità giudiziaria può, altresì, porre temporaneamente l'obbligazione degli alimenti a carico di uno solo tra quelli che vi sono obbligati, salvo il regresso verso gli altri.



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