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Istigazione alla Corruzione

Istigazione alla Corruzione

Il delitto di istigazione alla corruzione, previsto e punito dall'art. 322 c.p., tutela l'interesse al buon andamento e al regolare funzionamento della pubblica amministrazione.


Reato di pericolo


Si tratta di:

  • reato comune, per il primo e secondo comma;

  • reato proprio, per il terzo e il quarto comma, potendo essere compiuto in questi casi solo dal pubblico ufficiale o dall'incaricato di un pubblico servizio.

Il soggetto passivo è la pubblica amministrazione.


L'art. 322 c.p. punisce:

  • (istigazione alla corruzione passiva) chiunque offra o prometta denaro o altra utilità non dovuti, a un pubblico ufficiale o a un incaricato di pubblico servizio per l'esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri o per indurlo a omettere o ritardare un atto del suo ufficio o a fare un atto contrario ai suoi doveri

  • (istigazione alla corruzione attiva) il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio che solleciti la promessa o la dazione di denaro o altra utilità per l'esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri o per omettere o ritardare un atto del suo ufficio o per fare un atto contrario ai suoi doveri.

Per quanto riguarda l'istigazione passiva, la dottrina e la giurisprudenza ritengono necessario che l'offerta o la promessa di denaro o altra utilità siano idonee a indurre il pubblico ufficiale a porre in essere la propria controprestazione.


Trattandosi di istigazione, per il configurarsi di tale fattispecie criminosa è necessario che l'offerta o la promessa non sia accettata, altrimenti verseremmo in altra ipotesi delittuosa.


Per quanto concerne l’elemento soggettivo, è richiesto il dolo specifico.


Il delitto si consuma nel momento in cui si realizza l'offerta o la promessa o la sollecitazione delle stesse.


Per la dottrina e la giurisprudenza, il tentativo non appare configurabile.


Ai sensi dell’art. 323-bis c.p. se il fatto è di particolare tenuità, la pena è diminuita.

Inoltre, la pena è diminuita da un terzo a due terzi per colui che si sia efficacemente adoperato per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, per assicurare le prove dei reati e per l’individuazione degli altri responsabili o per il sequestro delle somme o altre utilità trasferite.

Il reato è procedibile d’ufficio e l’autorità giudiziaria competente è il Tribunale in composizione collegiale.


Pene accessorie

L’articolo 317-bis, come modificato dalla L. 3/2019, prevede che la condanna per i reati di cui agli articoli 314, 317, 318, 319, 319-bis, 319-ter, 319-quater, primo comma, 320, 321, 322, 322-bis e 346-bis comporta l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e l'incapacità in perpetuo di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio.

Nondimeno, se viene inflitta la reclusione per un tempo non superiore a due anni o se ricorre la circostanza attenuante prevista dall'articolo 323-bis, primo comma, la condanna comporta l'interdizione e il divieto temporanei, per una durata non inferiore a cinque anni né superiore a sette anni.


Quando ricorre la circostanza attenuante prevista dall'articolo 323-bis, secondo comma, la condanna per i delitti ivi previsti importa le sanzioni accessorie di cui al primo comma del presente articolo per una durata non inferiore a un anno né superiore a cinque anni.


Causa di non punibilità

L’art. 323-ter, specificamente inserito dalla L. 3/19, prevede che non è punibile chi ha commesso taluno dei fatti previsti dagli articoli 318, 319, 319-ter, 319-quater, 320, 321, 322-bis, limitatamente ai delitti di corruzione e di induzione indebita ivi indicati, 353, 353-bis e 354 se:

  • prima di avere notizia che nei suoi confronti sono svolte indagini in relazione a tali fatti e, comunque, entro quattro mesi dalla commissione del fatto, lo denuncia volontariamente e fornisce indicazioni utili e concrete per assicurare la prova del reato e per individuare gli altri responsabili.

La non punibilità del denunciante è subordinata:

  • alla messa a disposizione dell'utilità dallo stesso percepita

  • o, in caso di impossibilità, di una somma di denaro di valore equivalente,

  • ovvero all'indicazione di elementi utili e concreti per individuarne il beneficiario effettivo, entro il medesimo termine di cui al primo comma.

La causa di non punibilità non si applica quando la denuncia di cui al primo comma è preordinata rispetto alla commissione del reato denunciato.

La causa di non punibilità non si applica in favore dell'agente sotto copertura che ha agito in violazione delle disposizioni dell'articolo 9 della legge 16 marzo 2006, n. 146.



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