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Infedeltà patrimoniale

Infedeltà patrimoniale e corruzione privata


Infedeltà patrimoniale (Art. 2634 c.c.)

Il legislatore del 2002 ha inserito il reato di infedeltà patrimoniale nel codice civile come strumento di repressione delle condotte di alcuni organi sociali infedeli.


Gli amministratori, i direttori generali e i liquidatori, che, avendo un interesse in conflitto con quello della società, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o altro vantaggio, compiono o concorrono a deliberare atti di disposizione dei beni sociali, cagionando intenzionalmente alla società un danno patrimoniale, sono puniti con la reclusione da sei mesi a tre anni.

La stessa pena si applica se il fatto è commesso in relazione a beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi, cagionando a questi ultimi un danno patrimoniale.

In ogni caso non è ingiusto il profitto della società collegata o del gruppo, se compensato da vantaggi, conseguiti o fondatamente prevedibili, derivanti dal collegamento o dall'appartenenza al gruppo.

Per i delitti previsti dal primo e secondo comma si procede a querela della persona offesa.


Bene tutelato

  • patrimonio sociale (anche beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi);

  • tutela indiretta dei soci


Soggetti attivi

Reato proprio (può essere commesso solo da amministratori, direttori generali e liquidatori)

Tuttavia, il socio può concorrere con l’intraneus nel reato proprio.


Soggetto passivo

La società o i terzi i cui beni erano amministrati dalla società.


Fatto tipico

I soggetti attivi, avendo un interesse (anche per conto di terzi, elemento non specificato dalla norma) in conflitto con quello della società, compiono o concorrono a deliberare atti di disposizione dei beni sociali o beni di terzi amministrati dalla società;

Tale condotta attiva cagiona un danno alla società;

Si tratta di reato di evento.

  • Vengono esclusi i fatti omissivi (per il rischio di eccessivo ampliamento della fattispecie).


Elemento soggettivo

Dolo specifico: i soggetti attivi agiscono al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o altro vantaggio. Il fatto che il vantaggio o il profitto sia anche a vantaggio di altri, diversi dai soggetti attivi, comporta che il conflitto di interessi può essere generato anche da un intesse di terzi, per conto dei quali gli amministratori agiscono.

Il terzo comma dispone, con presunzione assoluta, che non è ingiusto il profitto della società collegata o del gruppo, se compensato da vantaggi, conseguiti o fondatamente prevedibili, derivanti dal collegamento o dall'appartenenza al gruppo.

La pena è da sei mesi a tre anni, si tratta allora di delitto, e si procede a querela della persona offesa.


Consumazione: reato di evento, che si consuma nel momento e luogo in cui si cagiona il danno patrimoniale

Tentativo: configurabile (possibilità di desistenza volontaria e recesso attivo)


Rapporto con altri reati

  • Appropriazione indebita: per la giurisprudenza l’art. 2634 c.c. è norma speciale (a volte si parla di specialità reciproca). Elementi specializzanti: reato proprio; conflitto di interessi; condotta; danno patrimoniale; dolo intenzionale;

  • omessa comunicazione del conflitto di interessi ex art. 2629-bis c.c., nuovo testo: parziale sovrapponibilità: concorso apparente di norme: non c’è una clausola di sussidiarietà espressa: principio di consunzione (applicazione del solo art. 2629-bis c.c.);

  • art. 223 L. fall., se il fatto ha cagionato o concorso a cagionare il dissesto della società si ha bancarotta impropria ex art. 223 L. fall.


Infedeltà a seguito di dazione o promessa di utilità (c.d. corruzione privata) Art. 2635 c.c.

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, che, a seguito della dazione o della promessa di denaro o altra utilità, per sé o per altri, compiono od omettono atti, in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, cagionando nocumento alla società, sono puniti con la reclusione da uno a tre anni.

Si applica la pena della reclusione fino a un anno e sei mesi se il fatto è commesso da chi è sottoposto alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti indicati al primo comma.

Chi dà o promette denaro o altra utilità alle persone indicate nel primo e nel secondo comma è punito con le pene ivi previste.

Le pene stabilite nei commi precedenti sono raddoppiate se si tratta di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell'Unione europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell'articolo 116 del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni. Si procede a querela della persona offesa, salvo che dal fatto derivi una distorsione della concorrenza nella acquisizione di beni o servizi.


Bene tutelato

  • Buon andamento della società/dovere di correttezza dei soggetti obbligati verso la società;

  • Patrimonio della società, ma il danno può non essere patrimoniale (è tutelato indirettamente);

  • Tutela indiretta della concorrenza


Soggetti attivi

Gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori; Si tratta, dal lato passivo di reato proprio.


Soggetto passivo: la società.


Fatto tipico

Il soggetto attivo, o i soggetti attivi in seguito della dazione o della promessa di denaro o altra utilità, per sé o per altri, compiono od omettono atti, in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà.

L'art. 2365 c.c. si occupa solo della corruzione susseguente e il reato si può realizzare con una azione o un'omissione.

Si tratta di reato di evento. La condotta deve aver cagionato anche un nocumento alla società, termine più esteso di danno, volendo far ricomprendere un qualsiasi danno subito dalla società, non escluso un danno di immagine presso il pubblico.


Elemento soggettivo

Dolo specifico: i soggetti attivi devono essere coscienti di accettare il denaro o altra utilità per una condotta che viola gli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà.


Circostanze

  • (Comma IV): la pena è raddoppiata se si tratta di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell'Unione europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell'articolo 116 del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58.


Questioni processuali

  • (Comma V): si procede a querela della persona offesa (la querela presentata nei confronti del soggetto qualificato si estende anche agli extranei).

  • problema dell’individuazione della persona offesa (cfr. quanto detto riguardo all'art. 2634 c.c.)

Il terzo danneggiato dall’atto antidoveroso non è persona offesa (non è titolare del bene tutelato), dunque, non può presentare querela, ma può agire per ottenere il risarcimento dei danni.



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