top of page

Il rapporto di ufficio

Denominiamo rapporto di ufficio, la disciplina concernente la preposizione del personale agli uffici nei quali l'amministrazione si articola; le diverse modalità attraverso le quali la titolarità degli uffici si acquista e le successive vicende fino alla cessazione della titolarità dell'ufficio. Disciplina che concerne sia gli uffici di direzione politica che quelli professionali, segnatamente degli uffici dirigenziali (art. 19 D. Pubbl. imp.).

Questa disciplina si distingue da quella del rapporto di lavoro dei dipendenti delle pubbliche Amministrazioni (rapporto di servizio) che investe il personale professionale (e non quello onorario); anche se connessa.

Il rapporto d'ufficio si instaura con l'atto di investitura del titolare. Esso può avere diversa natura, seguire diversi moduli procedimentali.

Il rapporto, infatti, si può instaurare mediante un procedimento di nomina o mediante un procedimento di elezione. I procedimenti di nomina hanno subito a loro volta una importante differenziazione per effetto della normativa in materia di pubblico impiego, che ha comportato la trasformazione degli atti delle pubbliche Amministrazioni concernenti il rapporto di lavoro dei loro dipendenti, da atti amministrativi in atti di diritto privato (c.d. datoriali), salve alcune eccezioni.

L'investitura negli uffici dirigenziali, a titolarità professionale, avviene, sulla base di un procedimento (per lo Stato, art. 19 D. pubbl. imp.; per gli enti locali, art. 109 T.U.E.L.) che consta di un atto di nomina di competenza delle autorità espressamente indicate dalla legge (per gli uffici dirigenziali di vertice la competenza è sempre dell'autorità politica: Ministro, Sindaco, etc.), atto denominato provvedimento di conferimento dell’incarico dirigenziale; e di un contratto al primo accessivo, con il quale vengono disciplinati gli aspetti economici del rapporto. Nel provvedimento di conferimento, ovvero con separato provvedimento dell'autorità competente, della stessa natura del primo, vengono individuati, secondo la norma statale, «l'oggetto dell'incarico e gli obiettivi da conseguire, nonché la durata dell'incarico che deve essere correlata agli obiettivi prefissati»; durata fissata della legge, nel termine minimo di tre anni, salvo il caso che un termine inferiore coincida con il conseguimento del limite di età per il collocamento a riposo (art. 19, 2° co., D. pubbl. imp.,modif. D.l.vo 150/2009, art. 40).

Il conferimento dell'incarico, pur soggetto ai principi generali circa l'esercizio della funzione amministrativa (v. Pres. Cons., Circ. 1.8.2002) si ascrive, secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione, agli atti di diritto privato emanati dalle pubbliche Amministrazioni nella loro funzione datoriale («con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro»: art. 5, 2° co., D. pubbl. imp.,· v. da ult. Cass. S.U., 16.2.2016 n. 2953). Invero, di questi atti, come altri assunti nell'ambito del rapporto di lavoro, pur trattandosi di atti che riguardano il rapporto di ufficio e non il rapporto di servizio, la giurisprudenza ritiene la natura privatistica fondamentalmente sulla base dell'attribuzione della giurisdizione in ordine alle relative controversie al giudice ordinario, anziché al giudice amministrativo (trascurando il rilievo che anche il giudice ordinario possa legittimamente, in base a disposizioni di legge, annullare atti amministrativi invalidi ai sensi dell'art. 113, ult. co., Cost.: Corte cost. 275/2001).

Si tratta, dunque, di atti di natura privatistica ascritti al genus degli atti di esercizio di poteri privati capaci di produrre effetti in capo a soggetti terzi unilateralmente e senza necessità del loro consenso.

La particolare natura di questi atti, pur di carattere privatistico, comporta in capo al loro autore particolari obblighi di correttezza e buona fede, e perciò di trasparenza nelle scelte nel corso dell'attività preparatoria e, in conseguenza, particolari poteri di sindacato in capo al giudice, che si estendono alla valutazione dei comportamenti tenuti dall'Amministrazione nel corso dell'attività preparatoria, in termini di correttezza e buona fede appunto, in qualche misura rapportabili al sindacato di eccesso di potere (Cass. S.U. 1241/2003; Sez.lav. 4462/2004: «discrezionalità [dell'Amministrazione] controllabile (non equivalente a mero arbitrio), con la conseguente configurazione, in capo a ciascun candidato, di una posizione soggettiva ... di interesse legittimo di diritto privato, e non di soggezione» (Cass., ult. cit.).

Questo modello di investitura nell'ufficio, mediante esercizio di poteri datoriali, è ormai assai diffuso fino a coprire pressoché tutto l'ambito degli uffici a titolarità professionale nell'ambito di tutte le Amministrazioni pubbliche, esclusi gli uffici assegnati alle categorie di cui all'art. 3 D. pubbl. imp.

Riguarda perciò la copertura di tutti gli uffici dirigenziali dello Stato, nonché degli uffici dirigenziali degli enti del governo territoriale, e delle altre pubbliche Amministrazioni, salve espresse eccezioni.



Rapporto di ufficio
Rapporto di ufficio

Commenti


bottom of page