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IL FATTO TIPICO

Può essere previsto come reato solo un comportamento (fatto) che offende un bene giuridico.

Per offesa deve intendersi:

  • un pregiudizio, una modifica peggiorativa, che può manifestarsi nella forma del danno distruzione o diminuzione di valore, del bene giuridico

  • il pericolo (probabilità) del danno (messa in crisi, scuotimento) della garanzia della sicurezza del godimento del bene giuridico.

Bene giuridico è la situazione di fatto o di diritto carica di valore, modificabile in peius per effetto di un comportamento umano.

I beni giuridici possono essere individuali, come ad esempio la vita, il patrimonio, ovvero collettivi, suddivisi a loro volta in beni istituzionali, ad esempio lo Stato e beni a titolarità diffusa, ad esempio l'ambiente.


Per l'individuazione del bene giuridico, anzitutto, bisogna guardare al linguaggio impiegato dal legislatore nella norma incriminatrice, per verificare se egli abbia fatto menzione espressa del bene giuridico o dell'offesa a esso arrecata, (ad esempio la morte, nel delitto di omicidio), in mancanza occorre guardare alla collocazione topografica, soprattutto per i reati collocati nel codice e operare altri accorgimenti, quali l'interpretazione storica, l'interpretazione costituzionalmente conforme, ecc.


Fondamento costituzionale del principio di offensività

Il principio di offensività è ricavabile da una lettura congiunta di varie norme costituzionali:

  • articolo 20, secondo comma, Costituzione, la norma parla di "fatto": non sono punibili le mere intenzioni

  • articolo 1, secondo comma, Costituzione: la sovranità appartiene al popolo

  • articolo 101, primo comma, Costituzione: la giustizia è amministrata in nome del popolo (Il diritto penale non può essere utilizzato per perseguire finalità trascendentali o metafisiche o per ottenere l'obbedienza a precetti religiosi o morali, ma solo per perseguire finalità terrene e rivolte specificamente al benessere del popolo)

  • articolo 3, primo comma, Costituzione (principio di uguaglianza)

  • articolo 8, primo comma, e 19 Costituzione (uguaglianza e libertà nei confronti della religione)

  • articolo 21, primo comma, Costituzione (libertà di pensiero e opinione). Il diritto penale non può essere strumento per l'imposizione coattiva.

  • Articolo 3, primo comma, Costituzione (dignità dell'uomo). Il diritto penale non può ridurre l'uomo come oggetto materiale da sottoporre a trattamento per reprimerne la presunta pericolosità/antisocialità individuale.

  • Articolo 2 Costituzione (riconoscimento e garanzia dei diritti inviolabili dell'uomo)

  • Articolo 13, primo comma, Costituzione (inviolabilità della libertà personale)

  • Articolo 1 Costituzione (diritto alla vita)

  • Articolo 5 Costituzione (diritto alla libertà e sicurezza). Il diritto penale deve confrontarsi ed essere compatibile con tali principi.

Il principio di offensività costituisce un vincolo per il legislatore, che deve operare la selezione dei fatti costituenti reato individuando come tali solo i fatti offensivi di beni giuridici e per il giudice, che deve escludere la sussistenza del reato, ogniqualvolta manchi l'offesa a un bene giuridico, nel caso concreto sottoposto al suo esame.


La rilevanza del fatto tipico esprime una specifica forma di offesa a uno o più beni giuridici (esempio nell'omicidio ex articolo 575 c.p., la condotta di un uomo che causa la morte di un altro uomo esprime una specifica forma di offesa al bene giuridico "vita".


Il fatto tipico è l'elemento del reato che assicura il rispetto del succitato principio di offensività: il fatto tipico ruota attorno una condotta umana ossia un comportamento umano esteriormente rilevabile.


Il soggetto attivo del reato rileva ai fini della distinzione tra reati comuni e reati propri e reati monosoggettivi e plurisoggettivi.


Reati comuni sono i reati che possono essere commessi da chiunque. Sono la maggioranza dei reati previsti nel nostro sistema (esempi: articolo 575 c.p. - omicidio volontario, articolo 582 - lesioni personali, articolo 624 - furto, articolo 629 - estorsione, articolo 614 - violazione di domicilio).


Reati propri sono i reati che per espressa previsione della norma incriminatrice possono essere commessi solo:

  • da chi possiede determinate qualità (es. articolo 317 - concussione "solo il pubblico ufficiale, un incaricato di pubblico servizio", articolo 361 - omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale "solo il pubblico ufficiale", articolo 365 - omissione di referto "solo l'esercente la professione sanitaria").

  • da chi si trovi in una determinata relazione con il bene giuridico o con la vittima del reato (es articolo 578 - infanticidio in condizioni di abbandono materiale o morale "solo la madre", articolo 556 - bigamia "solo il soggetto già sposato", articolo 591 - abbandono di persone minori o incapaci "solo da chi abbia la custodia o debba avere cura del soggetto abbandonato".


Reati monoggettivi sono i reati ove, per la realizzazione del fatto tipico, è sufficiente la condotta di una sola persona (se ci sono più persone che contribuiscono alla realizzazione del fatto si parlerà di concorso di persone nel reato).

Sono la maggioranza dei reati previsti nel nostro sistema.


Reati plurisggettivi (o a concorso necessario) sono i reati ove, per la realizzazione del fatto tipico, è necessaria la condotta di più persone.

Al loro interno si distingue tra:

  • reati plurisggettivi in senso stretto ove tutti i soggetti che tengono la condotta descritta dalla norma incriminatrice sono puniti, per esempio articolo 588 - rissa, articolo 564 - incesto, articoli 416 e 416 bis - reati associativi.

  • reati plurisggettivi in senso ampio ove sono puniti solo alcuni soggetti che tengono la condotta descritta, o una delle condotte descritte, dalla norma incriminatrice, per esempio articolo 317 - concussione articolo 556 - bigamia, articolo 629 - estorsione.

La condotta

L'analisi della condotta si compone di quattro argomenti:

  1. i presupposti della condotta

  2. la distinzione tra reati d'azione e reati d'omissione

  3. la distinzione tra reati a forma libera e reati a forma vincolata

  4. la distinzione tra reati di mera condotta e reati di evento.


I presupposti della condotta

Si tratta di situazioni di fatto o di diritto che devono essere già presenti (cosiddetti presupposti antecedenti) o che vengono in essere (cosiddetti presupposti concomitanti) nel momento in cui il soggetto agente tiene la condotta.

Essi descrivono il contesto all'interno del quale il soggetto agente tiene la sua condotta e in tal modo anch'essi contribuiscono a descrivere un fatto tipico come specifica forma di offesa al bene giuridico.

Esempi di presupposti antecedenti:

  • nel delitto di favoreggiamento personale (articolo 378): la commissione da parte di altri di un delitto per il quale la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione

  • nel reato di rivelazione di corrispondenza (articolo 620): l'aver avuto notizia del contenuto di una corrispondenza, comunicazione, conversazione

  • nel reato di omessa denuncia di reato (articolo 364): l'aver avuto notizia di un delitto contro la personalità dello Stato

  • nel reato di omissione di referto (articolo 365): l'aver prestato la propria assistenza sanitaria.

Esempi di presupposti concomitanti:

  • nel reato di rifiuto di prestare la propria opera (articolo 652): in occasione di un tumulto, di un pubblico infortunio, di un comune pericolo, nella flagranza di un reato.

  • nel reato di infanticidio (articolo 578): condizioni di abbandono morale e materiale connesse a un parto

  • nel reato di omissione di soccorso (articolo 593): "trovando", vale a dire il ritrovamento di una persona bisognevole di soccorso.

Reati di azione e reati di omissione


Reati di azione (o commissivi) si integrano mediante la commissione di un'azione vietata (es: la fattispecie di cui all'articolo 575 - omicidio doloso, l'articolo 629 - estorsione, l'articolo 624 - furto, l'articolo 317 - concussione).


Reati di omissione (o commissivi mediante omissione) si integrano mediante il mancato compimento di un'azione giuridicamente doverosa (esempio la fattispecie all'articolo 361 - omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale, all'articolo 365 - omissione di referto, all'articolo 593 - omissione di soccorso.


Reati a forma libera e reati a forma vincolata

I reati di azione si dividono ulteriormente in reati a forma libera dove l'azione può essere compiuta con qualsiasi modalità.

Reati a forma libera sono reati funzionali ad assicurare la massima protezione al bene giuridico, per questo si tratta generalmente di reati posti a tutela di un bene giuridico di notevole importanza che pertanto il legislatore intende proteggere da ogni forma di offesa (ad esempio l'articolo 575 - omicidio "cagionare la morte di un uomo").


Reati e forma vincolata sono reati dove l'azione deve essere compiuta con determinate modalità. Sono funzionali ad assicurare una tutela del bene giuridico solo da specifiche forme di offesa e spesso, ma non sempre, si tratta di reati posti a tutela di un bene giuridico di rango secondario, ad esempio articolo 640 - truffa "l'induzione in errore con artifizi o raggiri".


Reati di mera condotta e reati di evento


Reati di mera condotta sono i reati dove il fatto si esaurisce con la commissione della condotta ad opera del soggetto agente (esempio violazione di domicilio, articolo 614, in questo caso il fatto si esaurisce con l'introduzione; maltrattamenti in famiglia, articolo 572, il fatto si esaurisce con la condotta di maltrattamento; nella rissa, articolo 588, comma uno, il fatto si esaurisce con la condotta di partecipazione alla rissa.


Reati di evento in essi il fatto è completo solo quando alla condotta consegue un accadimento ulteriore, cioè un accadimento che da un punto di vista logico e naturalistico è separato e successivo rispetto alla condotta, (c.d. evento).

Ad esempio l'omicidio, articolo 575, dove alla condotta deve seguire la morte.

L'evento può consistere in una modificazione della realtà fisica, ad esempio articolo 423 - incendio, articolo 575 - morte, articolo 582 - malattia (una modificazione della realtà psichica), articolo 613 - procurato stato di incapacità "un'alterazione in peius della situazione economico - giuridica", articolo 640 "ingiusto profitto con altrui danno", un comportamento umano, esempio articolo 610 "comportamento costretto dalla violenza o dalla minaccia".


Il nesso causale

Nei soli reati d'evento, affinché possa dirsi realizzato il fatto tipico, la condotta deve essere collegata all'evento dal nesso causale. Ad esempio, affinché possa dirsi che colui che ha sparato ha realizzato il fatto tipico del delitto di omicidio (articolo 575) o che colui che ha acceso il fiammifero ha realizzato il fatto tipico del delitto di incendio - articolo 423, o ancora che colui che ha indotto in errore altri tramite artifici e raggiri ha realizzato il fatto tipico del delitto di truffa articolo 640, è necessario che la sua condotta abbia causato l'evento.

L'evento deve essere opera dell'agente.

Riferimenti normativi sono:

  • l'articolo 40, primo comma, c.p. "nesso di causalità"

  • l'articolo 27, primo comma, Costituzione "personalità della responsabilità penale".

Quando può affermarsi che l'evento è opera dell'agente?

Entrano in gioco tre teorie:

  1. la teoria condizionalistica o della condicio sine qua non

  2. la teoria della causalità umana

  3. la teoria della causalità adeguata.


La teoria condizionalistica

La condotta del soggetto agente è causa dell'evento se essa costituisce una delle condizioni necessarie alla verificazione dell'evento stesso.

Di regola sussistono una pluralità di condizioni la cui compresenza determina la produzione di un evento.

Queste condizioni possono essere rappresentate da fattori naturali o da fattori umani.

Ai fini della responsabilità penale interessano le sole condizioni umane: interessa verificare se la condotta di Tizio, di Caio, o di Sempronio, è una delle condizioni necessarie dell'evento.

Obiezioni avanzate alla teoria condizionalistica

  • Regresso all'infinito: nell'individuazione delle condizioni necessarie si può in teoria risalire anche agli antecedenti più remoti dell'evento. (Si tratta più che altro di una obiezione concettualistica).

  • Causalità alternativa ipotetica: l'evento che si sarebbe realizzato comunque a causa di un altro avvenimento (in realtà, l'evento da considerarsi è quello verificatosi hic et nunc).

  • Eccessiva ampiezza e rigore

  • Teoria muta ed euristica.

Teoria della causalità umana nasce come teoria correttiva della teoria condizionalistica.

Questa teoria esclude gli eventi eccezionali da quelli riconducibili all'azione compiuta dall'agente. Si possono considerare opera dell'uomo gli sviluppi causali che l'uomo può dominare con i suoi poteri conoscitivi e volitivi e che rientrano nella sua sfera di controllo e tra gli sviluppi causali dominabili non rientrano quelli dovuti al concorso di fattori concausali eccezionali produttivi di conseguenze rarissime.


Teoria della causalità adeguata anch'essa è una teoria correttiva della teoria condizionalistica.

Essa esclude gli eventi improbabili da quelli riconducibili all'azione compiuta dall'agente: per la sussistenza del rapporto causale non basta che la condotta sia condicio sine qua non ma occorre anche che l'evento sia una conseguenza normale, consueta, non improbabile della condotta, una di quelle conseguenze che normalmente derivano da quella condotta. Il giudice prima di affermare o negare la sussistenza del rapporto causale dovrebbe formulare un giudizio di prognosi postuma, chiedendosi quali fossero i normali sviluppi causali dell'azione in base all'id quod plerumque accidit (ciò che succede nella maggior parte dei casi in base alla normale esperienza).

Tuttavia, questa teoria può essere confutata apportando i seguenti argomenti: è una teoria incerta, troppo elastica, di estrema relatività dei concetti di anomalità ed eccezionalità. I giudizi prognostici non sono propri del fatto.

Le teorie della causalità umana e della causalità adeguata non sempre assicurano esiti equi, giusti e accettabili (si pensi al caso dell'agente che conosca la emofilia di un soggetto).


Ecco il motivo per cui occorre tornare, per determinare il nesso causale, alla teoria della condicio sine qua non, coadiuvandola con leggi scientifiche.


La teoria condizionalistica e la cosiddetta sussunzione sotto leggi scientifiche

"La sussunzione sotto leggi scientifiche"

La formula della condicio sine qua non utilizzata nell'ambito della teoria condizionalistica è un procedimento logico che necessita, per poter essere applicato ai casi concreti, di conoscenze attinte dal mondo dei fatti, dall'osservazione scientifica dei dati della realtà naturali. Perciò è necessaria una legge scientifica che faccia funzionare la formula.

Le leggi scientifiche sono basate sull'esperienza: il test Daubert - Corte Suprema US 1992 ha individuato quattro criteri:

  1. La teoria, la cui affidabilità scientifica deve essere testata dal giudice, deve essere stata sottoposta a test empirici e in particolare a tentativi sperimentali di smentita, il cui esito negativo ne abbia confermato l'affidabilità

  2. La teoria deve essere stata sottoposta a peer review, deve quindi essere pubblicata su riviste specializzate

  3. La teoria deve essere considerata in relazione al suo tasso di errore (accertato o potenziale). Il giudice deve quindi poterlo conoscere e considerarlo ai fini delle sue valutazioni.

  4. La teoria deve godere di general acceptance ossia del consenso generale da parte della comunità scientifica di riferimento.

Non sono leggi scientifiche le generalizzazioni del senso comune, le credenze popolari, le superstizioni, le ipotesi scientifiche, quantunque autorevoli e plausibili, ma non ancora verificate empiricamente, le indagini epidemiologiche, vale a dire le rilevazioni statistiche su campioni di popolazione geograficamente circoscritti.


Tipologie di leggi scientifiche


A) Leggi scientifiche universali che esprimono successioni regolari, prive di eccezioni.


B) Leggi scientifiche statistiche o probabilistiche che esprimono successioni, sì regolari, non costanti al 100%, ma solo in un certo numero di casi (regolarità statistica).


Probabilità logica

La famosa sentenza della Cassazione a Sezioni Unite n. 33128 (caso Franzese) ammette leggi scientifiche statistiche con coefficiente di probabilità medio-basso purché sufficienti ai fini dell'accertamento causale, qualora risulti la sicura non incidenza nel caso di specie di altri fattori interagenti in via alternativa.


Reati omissivi propri e reati omissivi impropri

I reati omissivi sono integrati in presenza del mancato compimento di un'azione giuridicamente doverosa.

La norma comando pretende il compimento di determinate azioni positive, imponendo al consociato una specifica determinata attività e quindi limitando la libertà del destinatario del comando.

L'omissione è una condotta omissiva che non presenta alcun sustrato materiale, consistendo in un mero "non fare" che è diverso dall'azione.

Omissione è un concetto normativo vale a dire correlato ad una norma e rileva solo l'omissione di un'azione attesa in forza di una norma.


Il reati omissivi si dividono a seconda della presenza di un evento in:

  • Reati omissivi propri

  • Reati omissivi impropri


Reati omissivi propri sono reati di mera condotta omissiva: il fatto tipico consiste nel mancato compimento della condotta / azione doverosa, indipendentemente da un evento.

I reati omissivi propri sono direttamente configurati da una norma incriminatrice.

Esempi:

  • articolo 593 - omissione di soccorso

  • articolo 361 - omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale

  • articolo 673 comma uno - omesso collocamento o rimozione di segnali o ripari

  • articolo 328 comma due - omissione di atti d'ufficio.

È importante tener presente che anche nei reati omissivi propri è fondamentale il rispetto del principio di offensività.


Reati omissivi impropri

Il fatto tipico di questi reati richiede oltre alla condotta omissiva anche la produzione di un evento.

Di regola, derivano dalla combinazione tra l'articolo 40 comma 2 c.p. "non impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo" + una norma incriminatrice di parte speciale, contemplante un reato commissivo (esempio 575 omicidio).

Tuttavia si rinvengono anche ipotesi di reati omissivi impropri direttamente configurati dalla norma incriminatrice (es. articolo 437 comma due - rimozione di cautele antinfortunistiche dalla quale derivi disastro o infortunio; articolo 593 comma tre - omissione di soccorso dalla quale derivino morte o lesioni personali; articolo 659 - disturbo del riposo delle persone non impedendo strepiti degli animali).

Come detto, di regola i reati omissivi impropri, derivano dalla combinazione tra l'articolo 40 comma due e una norma incriminatrice di parte speciali che delinea un reato commissivo. Solo i reati commissivi d'evento possono essere tramutati in reati omissivi impropri, poiché altrimenti mancherebbe l'evento che caratterizza tali reati omissivi.

Quanto alla possibilità di trasformare i reati omissivi impropri in reati commissivi di evento a forma vincolata, si è affermato che è possibile la trasformazione per la fattispecie di truffa (Cass. n. 417171 del 2009 - Malandrin) e che non è possibile, invece, per il reato di epidemia (Cass. n. 9133 del 2018 - Giacomelli).


Fonti dell'obbligo di impedire l'evento

Ai sensi dell'articolo 40 comma due, non impedire un evento che sia l'obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo.

Si discute in merito alla fonte dell'obbligo giuridico:

a) Secondo la teoria formale (preferibile) possono fondare tale obbligo:

  • Leggi

  • regolamenti ministeriali o ordinanze della pubblica amministrazione

  • provvedimenti amministrativi

  • contratto,

  • negotiorum gestio,

  • consuetudine giuridica (discusso).

b) Secondo la teoria contenutistico-funzionale, tale obbligo potrebbe anche fondarsi su una situazione di fatto (critica a questa teoria: contrasta con la lettera dell'art. 40 c.p. che parla di"obbligo giuridico").


Posizione di garanzia

Posizione di garanzia è lo status ricoperto dal soggetto titolare dell'obbligo giuridico di impedire l'evento.

Si distingue fra posizioni di garanzia:

a) di protezione = Il titolare dell'obbligo giuridico diviene garante della protezione di un bene giuridico dalla gamma indeterminata di pericoli.

Es:

  • Genitori verso figli, in forza degli articoli 147 c.c. e 30 Costituzione "obbligo di prendersi cura dei figli"

  • Coniugi reciprocamente, in forza dell'articolo 143 c.c. "obbligo reciproco di assistenza materiale"

  • Dipendenti dell'amministrazione penitenziaria verso i detenuti e internati, articolo 1 e 2 della legge numero 354 del '75

  • Medico psichiatra verso il malato di mente ricoverato per trattamenti sanitari obbligatori (L. n. 180 del 1978 - Basaglia)

  • Soggetti obbligati per contratto, quali ad esempio: guida alpina, babysitter, bagnino, infermiera, badante per assistenza domiciliare


b) di controllo = Il titolare dell'obbligo giuridico che diviene garante del controllo dei pericoli scaturenti da una determinata fonte.

Es:

  • Prefetto: obbligo ex lege di neutralizzare i pericoli per l'incolumità pubblica derivanti da inondazioni sul territorio provinciale, delitti di inondazione (articoli 426 449), eventualmente omicidio colposo (articolo 589) o lesioni colpose (articolo 590)

  • Direttore di miniere: obbligo ex lege di prevenire pericolo di cadute frane (articoli 426 e 449) eventualmente omicidio o lesioni colpose (articoli 589, 590)

  • Proprietario di un cane: obbligo ex lege di neutralizzare i pericoli derivanti dal suo cane (articolo 2052 codice civile - danno cagionato da animali)

  • Dirigente di una centrale nucleare: obbligo ex lege di neutralizzare i pericoli derivanti dalla centrale (articolo 2050 codice civile - sulla responsabilità per l'esercizio di attività pericolose).


La causalità dei reati omissivi impropri

Il problema che sorge è che l'omissione non produce alcuna modificazione della realtà esterna fenomenica.

Come si fa quindi a verificare la causalità omissiva?

La verifica dell'efficacia impeditiva della condotta doverosa omessa deve essere verificata sulla base della teoria condizionalistica (condicio sine qua non) con alcuni accorgimenti.

In particolare bisogna effettuare due passaggi:

  1. Causalità reale, verifica di ciò che è accaduto e in particolare del rapporto tra un antecedente e un evento che si è realizzato se non viene accettata la causa reale è impossibile procedere oltre nell'accertamento della causalità omissiva.

  2. Causalità omissiva ipotetica: come sarebbero potute andare le cose se si fosse tenuta la condotta doverosa. È ipotetica perché si basa sul periodo ipotetico dell'irrealtà.


Accertamento della casualità omissiva e leggi scientifiche di tipo statistico

Anche nella casualità omissiva occorre il richiamo ad una legge scientifica di copertura che ponga una relazione regolare, scientificamente rilevata, tra una data azione (in questo caso non realizzata) e un determinato evento.

Nasce un problema: Si dispone di una legge statistica con coefficiente non prossimo al 100 %, medio, o addirittura basso 80 %, 50 %, 10 %.

Nella causalità omissiva, a differenza di quella commisiva, è impossibile l'esclusione dei fattori causali alternativi, in quanto si tratta di causalità ipotetica. Si sa già con certezza qual è la causa reale, ma non si può elaborare un'alternativa rispetto alla causa reale già accertata.

Entrano in gioco due orientamenti:

  1. Può affermarsi la causalità se il comportamento omesso avrebbe evitato l'evento con probabilità prossima a 100

  2. La causalità può dirsi sussistente anche se il comportamento omesso avrebbe avuto serie e apprezzabili probabilità di evitare l'evento


Cassazione numero 43786 del 2010 - Cozzini

[...] Il rischio di ingannevoli distorsioni del giudizio può essere evitato solo attraverso una serrata ricerca prima e analisi poi delle contingenze nel caso concreto che come si è accennato in qualche caso ma non sempre possono consentire di superare in chiave induttiva il tratto probabilistico (in chiave numerica) dell'interferenza deduttiva.


Reati di pericolo

Il pericolo è una forma di offesa al bene giuridico che si traduce in un danno potenziale, possibilità, probabilità di danno, messa in crisi, scuotimento della garanzia dell'integrità o dell'esistenza del bene giuridico, scuotimento della sicurezza del godimento del bene giuridico.

In particolare, il pericolo costituisce una relazione tra una situazione cronologicamente precedente e una situazione cronologicamente successiva, incerta nell'an, sfavorevole, peggiorativa per il bene giuridico.

La qualificazione di un reato, quale fattispecie di danno o di pericolo, dipende essenzialmente dalla previa individuazione del bene giuridico tutelato dalla norma.

La previsione di reati di pericolo costituisce una tecnica di anticipazione della tutela del bene giuridico con funzione general-preventiva (rafforzamento e ampliamento della tutela del bene giuridico).

I reati di pericolo sono di recente introduzione nel nostro sistema, essenzialmente alla luce di alcune osservazioni:

  • aumento delle attività pericolose, ma socialmente utili, con conseguente necessità di presidiare con pena l'adozione di regole cautelari che impediscano la traduzione in danno del pericolo

  • Emersione di nuovi beni giuridici privi di substrato fattuale: beni immateriali che spesso sfuggono a una distruzione o pregiudizi effettivi, nonché di nuove forme di aggressione a beni tradizionali (esempio beni collettivi: ambiente ed economia).


Tipologie di reati di pericolo


A) Reati di pericolo concreto

In questi, il pericolo è l'evento del fatto tipico.

Il giudice deve accertare se, nel singolo caso concreto, il bene giuridico ha corso un effettivo pericolo.

Esempi:

  • Articolo 424 comma uno - danneggiamento seguito da incendio (se dal fatto sorge il pericolo di un incendio)

  • Articolo 593 comma due - omissione di soccorso "altrimenti in pericolo"

  • Articolo 571 comma uno - abuso dei mezzi di correzione o di disciplina


L'accertamento del pericolo concreto avviene in quattro passaggi:

  1. Giudizio prognostico ex ante

  2. Base ontologica totale

  3. Metro del giudizio fondato su leggi scientifiche attuali

  4. Grado di pericolo consistente


B) Reati di pericolo astratto (o presunto)

In questi, il pericolo costituisce la ratio dell'incriminazione, vale a dire la ragione per cui il legislatore sceglie di incriminare quel fatto.

Sulla base di una generalizzazione fondata su leggi scientifiche o massime di esperienza, il legislatore presume che una classe di comportamenti sia, nella generalità dei casi, fonte di pericolo per uno o più beni giuridici e reputa opportuno predisporre una tutela penale.

Il pericolo in questo caso non è elemento del fatto tipico, pertanto il giudice non deve accertarlo.

Esempi:

  • Articolo 73 del D.P.R. numero 309 del '90 (Testo Unico sulle sostanze stupefacenti): spaccio di sostanze stupefacenti - bene giuridico (l'incolumità pubblica) di solito messa in pericolo dall'attività di spaccio

  • Articolo 186 comma due lettera b) e c) del decreto legislativo numero 285 del '92 (Codice della strada): guida in stato di ebbrezza - bene giuridico: incolumità personale, solitamente messa in pericolo da un soggetto che guida in stato di ebbrezza

  • Articolo 137 comma uno del decreto legislativo numero 152 del 2006 (Testo Unico sull'ambiente): scarichi di acque reflue industriali - Bene giuridico: purezza salubrità delle acque, solitamente messa in pericolo da chi pone in essere le condotte di reato descritte.


I reati di pericolo astratto pongono un interrogativo di compatibilità con il principio di offensività, nella misura in cui in tali reati la sussistenza di un pericolo, e dunque di un'offesa al bene giuridico, viene presunta attraverso una valutazione generale e astratta operata dal legislatore: potrebbe essere punito come reato un fatto che nel caso concreto non ha arrecato alcun pericolo e dunque alcuna offesa al bene giuridico.


I reati di possesso

I reati di possesso sono reati di pericolo talvolta di pericolo concreto talvolta di pericolo astratto.

Esempi:

  • Articolo 260 numeri due e tre - introduzione clandestina in luoghi militari e possesso ingiustificato di mezzi di spionaggio (viene incriminato il possesso)

  • Articolo 443 - commercio o somministrazione di medicinali guasti (viene incriminato chi detiene)

  • Articolo 444 - commercio di sostanze alimentari nocive (viene incriminato chi detiene)

  • Articolo 497 bis comma uno - possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi (viene incriminato chi detiene)

  • Articolo 697 comma uno - detenzione abusiva di armi (viene incriminato chi detiene)

  • Articolo 707 - possesso ingiustificato di chiavi o grimaldelli (viene incriminato il possesso)


I reati di sospetto

Costituiscono una species di reati di possesso caratterizzati dal fatto che viene invertito l'onere probatorio rispetto a un elemento del reato: l'imputato ha l'onere di provare l'insussistenza di detto elemento, anziché onere dell'accusa di provarne la sussistenza.

Pongono un interrogativo di compatibilità con la presunzione di innocenza, ex articolo 27 comma due della Costituzione, nella misura in cui esonerano l'accusa dalla prova di un elemento del reato.

Esempio:

Articolo 707 - possesso ingiustificato di chiavi o grimaldelli: punisce determinati soggetti che siano stati colti in possesso di chiavi alterate o contraffatte, ovvero di chiavi genuine o di strumenti atti ad aprire o a forzare serrature, dei quali il soggetto imputato non giustifichi l'attuale destinazione.


Reati istantanei

Reati di durata: reati permanenti - reati abituali


In base al fattore tempo i reati si dividono in:

  • Reati istantanei

  • Reati di durata, che a loro volta vengono divisi in reati di durata permanenti e reati di durata abituali.


Mentre nei reati istantanei il fattore tempo è del tutto irrilevante ai fini della consumazione del reato, esso assume un rilievo significativo nei reati di durata.


Reati permanenti

In questi reati, il fatto tipico deve protrarsi ininterrottamente, ossia senza cesura per un certo lasso temporale.

Più nello specifico:

  • la situazione creata dalla condotta dell'agente deve essere mantenuta senza interruzioni e per un lasso di tempo apprezzabile (durata minima indispensabile)

  • L'eventuale mantenimento di quella situazione per un lasso di tempo superiore al minimo indispensabile mantiene in vita prosegue e continua il fatto tipico.

Esempi:

  • Articolo 605 - sequestro di persona: per integrare il fatto tipico è necessario che la privazione della libertà si protragga per un lasso di tempo apprezzabile, non può essere il momentanea.

  • Articolo 508 - arbitraria invasione e occupazione di aziende agricole o industriali. Sabotaggio: si ha occupazione solo se la presenza permane nel tempo.

  • Tutti i reati di possesso

  • Tutti i reati associativi (es. 416 e 416-bis c.p.): l'associazione si configura solo se ha una proiezione temporale, una certa durata senza interruzioni.


Reati abituali

In questi reati, ai fini della piena, integrale, realizzazione del loro fatto tipico, è necessaria la ripetizione nel tempo di una o più determinate azioni od omissioni (una sola azione od omissione non è sufficiente).

Si distinguono dai reati permanenti in quanto, nei reati abituali, tra un'azione od omissione e l'altra, può senz'altro sussistere una cesura temporale e non è necessaria la permanenza dell'azione o dell'omissione senza interruzioni.

Esempi:

  • Articolo 574 comma due - incesto: il concetto di relazione incestuosa implica una ripetizione di fatti di incesto

  • Articolo 612-bis - atti persecutori: con condotte reiterate si intende una ripetizione di molestie o minacce

  • Articolo 452-quaterdecies - attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti: con più operazioni si intende una ripetizione delle operazioni descritte.

  • Articolo 572 - maltrattamenti contro familiari e conviventi: la natura di reato abituale è solo implicita nell'utilizzo del verbo "maltratta" ed emerge in via interpretativa dal confronto con altre figure delittuose (ripetizione di ingiurie, percosse, minacce, lesioni).



Fatto tipico di reato
Fatto tipico








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