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IL DIBATTIMENTO

Il dibattimento

Il presidente del collegio ha poteri di disciplina e di polizia (art. 470 c.p.p.).

Può avvalersi sia della P.G., che della forza pubblica.

L’udienza è pubblica a pena di nullità.

Esistono due eccezioni:

  • non possono partecipare all’udienza i minori di anni 18, le persone sottoposte a misure di prevenzione, le persone armate, le persone in stato di ubriachezza

  • il codice ammette la celebrazione dell’udienza a porte chiuse, per ragioni di buon costume, per la segretezza nell’interesse dello Stato, per tutelare i testi o le parti, per motivi di sicurezza.

L’imputato può essere allontanato (o addirittura espulso) quando il suo comportamento lo esige.

  • L’imputato detenuto partecipa senza manette ai polsi.


ATTI INTRODUTTIVI DEL DIBATTIMENTO

Il giudice verifica la regolare costituzione delle parti.

Per prima cosa, il presidente assicura la difesa tecnica all’imputato, designandogli un difensore se è necessario.

L'imputato ha diritto di comparire (non è obbligato).

Tuttavia, è obbligato a comparire, anche mediante l’accompagnamento coattivo, qualora si debba provvedere all’assunzione di una prova diversa dall’esame (es. ricognizione personale).

  • Anche il non comparire può essere espressione di una scelta difensiva (24 Cost).

L’art. 484 c.p.p. dispone l’applicazione nel dibattimento delle norme in materia di assenza, impedimento, non reperimento, ricerche dell’imputato e sospensione del processo.

La norma distingue a seconda che il procedimento sia passato attraverso l’udienza preliminare o meno.

Se vi è stata l’udienza preliminare:

  • il processo prosegue con la posizione processuale dichiarata nell’udienza preliminare e si applica solo l’art. 420-ter, cioè i casi in cui ad una udienza vi sia l’impedimento a comparire dell’imputato o del difensore.

Se manca l’udienza preliminare (perché è prevista la predibattimentale o per un rito speciale):

  • viene richiamata la disciplina prevista per l’udienza preliminare per la corretta instaurazione del rapporto processuale. Se l’imputato non è presente quindi, il Giudice deve applicare la procedura prevista dall’art. 420 c.p.p..

Ai sensi dell’art. 489 c.p.p., l'imputato contro il quale si è proceduto in assenza nel corso dell'udienza preliminare, può chiedere di rendere le dichiarazioni spontanee previste dall'articolo 494.

Inoltre, se vi è la prova che nel corso dell’udienza preliminare l’imputato è stato dichiarato assente in mancanza dei presupposti previsti dalla legge:

  • il giudice, anche d’ufficio, dichiara la nullità del decreto di rinvio a giudizio e restituisce gli atti al giudice dell’udienza preliminare.

Se l'imputato fornisce la prova che l'assenza nel corso dell'udienza preliminare è riconducibile alle situazioni previste dai primi tre commi del nuovo articolo 420-bis (rinuncia espressa a comparire, scelta volontaria di non comparire, latitanza):

  • è rimesso nel termine per formulare le richieste di abbreviato e patteggiamento.

La nullità è sanata se non è eccepita dall’imputato presente.

Il giudice deve rinviare l’udienza se appare probabile o è provato che l’imputato non abbia ricevuto la citazione a giudizio. Quindi, questa va rinnovata.

Il giudice deve rinviare l’udienza anche quando appare probabile che la mancata comparizione dell’imputato sia dovuta a caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento.

  • Rinvio anche per legittimo impedimento del difensore.


QUESTIONI PRELIMINARI

Nel corso degli atti introduttivi devono essere affrontate e risolte le c.d. questioni preliminari.

Ex art. 491 c.p.p. sono:

  • competenza per territorio e connessione

  • nullità di carattere relativo, attinenti le indagini preliminari, incidente probatorio, udienza preliminare e la citazione a giudizio

  • costituzione parte civile, citazione o intervento del responsabile civile o civilmente obbligato pena pecuniaria o enti esponenziali

  • contenuto del fascicolo per il dibattimento

  • riunione o separazione dei giudizi.

Le questioni preliminari sono discusse in modo sintetico dal P.M. e da un difensore per ognuna delle parti e il giudice decide immediatamente con ordinanza.


Superate le questioni preliminari, il presidente dichiara aperto il dibattimento.

Il primo atto è la lettura dell’imputazione.

Le parti devono indicare i fatti che si propongono di provare e chiedere l’ammissione delle prove, illustrandone esclusivamente l’ammissibilità ai sensi degli articoli 189 e 190, comma 1.

L’art. 477 c.p.p. prevede come regola generale che il dibattimento si esaurisca in un’unica udienza.

Quando, tuttavia, non è possibile esaurire il dibattimento in una sola udienza, il presidente, dopo la lettura dell’ordinanza con cui provvede sulle richieste di prova, sentite le parti, stabilisce il calendario delle udienze, assicurando celerità e concentrazione e indicando per ciascuna udienza le specifiche attività da svolgere.

Il verbale di udienza, prima dell’entrata in vigore della Riforma Cartabia, era redatto e sottoscritto dal pubblico ufficiale, poi presentato al Presidente per il visto.

Nella nuova disciplina, il verbale cartaceo è sostituito da quello telematico.


L’ISTRUZIONE DIBATTIMENTALE

Nella formazione della prova, il giudice ha carattere “eccezionale”.

Il giudice può:

  • rivolgere domande ai testi solo dopo l’esame ed il controesame

  • indicare alle parti nuovi e più ampi temi di prova

  • disporre d’ufficio l’assunzione di nuovi mezzi di prova (507 c.p.p.).


L’ESAME TESTIMONIALE

I testimoni sono esaminati secondo l’ordine prescelto dalle parti.

Il giudice può disporre, con il consenso delle parti, che l’esame dei testimoni, dei periti, dei consulenti tecnici, delle persone indicate nell’articolo 210 e delle parti private si svolga a distanza.

I testimoni, prima dell’esame, devono prestare giuramento. Tale adempimento è previsto a pena di nullità.

Le domande sono rivolte dalle parti attraverso il sistema della c.d. cross examination (esame incrociato).

Se l’esaminato è un minore, le domande sono poste dal presidente su proposta delle parti.

Nello svolgimento dell’esame devono essere rispettate delle regole:

  • le domande devono vertere su fatti specifici

  • sono vietate le domande nocive per la sincerità del teste e quelle che tendono a suggerire la risposta

  • le domande suggestive sono ammesse nel controesame per saggiare l’attendibilità del teste.

Se nel corso della testimonianza vengono violate dette regole, le altre parti possono proporre opposizione, su cui decide senza formalità il presidente.

Se un teste ha reso dichiarazioni difformi in seno alle indagini preliminari innanzi alla P.G. o al P.M., o nel corso dell’udienza preliminare, le parti possono procedere alle c.d. contestazioni (art. 500 c.p.p.)

  • Possono pertanto dare lettura delle diverse dichiarazioni rese nelle indagini, chiedendo spiegazioni al teste.

L’art. 500 comma 2, stabilisce che le dichiarazioni lette per la contestazioni possono essere valutate solo ai fini della credibilità del teste (e non per essere acquisite come prova).

La contestazione serve, al massimo, per togliere valore alla dichiarazione dibattimentale, ma non è utile per formare la prova dell’esistenza del fatto narrato.

  • Ciò non vuol dire che il giudice debba necessariamente ritenere inattendibile ciò che il teste ha detto in udienza, perché egli decide in base al libero convincimento.

Tale regola, di natura accusatoria ha delle eccezioni:

  • le dichiarazioni rese dal teste in sede di indagine preliminare possono essere acquisite quando risulta in base ad elementi concreti, che il teste è stato sottoposto a violenza, minaccia o promessa di denaro per non deporre o deporre il falso

  • su richiesta di parte, le dichiarazioni rese all’udienza preliminare sono valutate ai fini della prova nei confronti degli imputati che hanno partecipato alla loro assunzione

  • dichiarazioni acquisite con il consenso delle parti.

Ai sensi dell’art. 510 c.p.p., l’esame dei testimoni, dei periti, dei consulenti tecnici, delle parti private e delle persone indicate nell’articolo 210, nonché gli atti di ricognizione e confronto, sono documentati anche con mezzi di riproduzione audiovisiva.

  • La trascrizione della riproduzione audiovisiva, è disposta solo se richiesta dalle parti.


ESAME DELLE PARTI PRIVATE

Avviene su richiesta delle parti stesse, secondo il seguente ordine:

  • Parte Civile

  • Responsabile civile

  • Civilmente obbligato per la pena pecuniaria

  • Imputato.

Le domande rivolte, con la cross examination, sono poste dal P.M. o dal difensore che ha chiesto l’escussione.

Possono essere fatte contestazioni per valutare l’attendibilità.


LE LETTURE

Il codice prevede il generale divieto delle letture in dibattimento.

Tuttavia, vi sono eccezioni.

La selezione degli atti precostituiti al di fuori del dibattimento e che confluiscono nel fascicolo per il dibattimento, è effettuata:

  • art. 431 c.p.p. (norma che sancisce la formazione del fascicolo per il dibattimento per l’udienza preliminare)

  • art. 457 c.p.p. (Giudizio immediato)

  • art. 553 c.p.p. (Citazione diretta a giudizio) dove il P.M. forma il fascicolo per il dibattimento e lo trasmette al giudice.

Altri atti di cui può essere data lettura:

  • verbali di prova di altri procedimenti, se sono acquisibili, ex art. 238 c.p.p.

  • atti acquisiti dalla P.G., dal P.M., dal G.U.P., dai difensori, quando, per fatti imprevedibili, è sopravvenuta l’impossibilità di ripetizione dell’atto.

  • dichiarazioni rese da persona residente all’estero, a condizione che sia assolutamente impossibile l’esame dibattimentale

  • dichiarazioni rese all’udienza preliminare da testi, parti e imputati in procedimento connesso o collegato, raccolte con la cross examination.

  • dichiarazioni rese dall’imputato nelle indagini preliminari o udienza preliminare se sussistono le condizioni ex 513 c.p.p.

Riguardo alle dichiarazioni rese dell’imputato in sede di indagini preliminari o udienza preliminare, possono essere utilizzate, se egli nel dibattimento rimane assente, contumace o se si rifiuta di rispondere all’esame.

Su richiesta di parte, si può dare lettura di tali dichiarazioni, ma sull’utilizzabilità possono verificarsi 3 situazioni:

  • le dichiarazioni lette possono essere utilizzate solo contro l’imputato che le ha rese

  • possono essere utilizzate contro altri solo se vi è consenso (cosa improbabile)

  • utilizzate anche contro altri, se emerge che l’imputato è stato sottoposto a violenza, minaccia od offerta di denaro affinché non deponga.


LA FASE DECISIONALE

Secondo il principio di correlazione, occorre che la sentenza corrisponda al fatto per cui si è stati giudicati.

E’ nel potere del giudice, fermo restando il fatto contestato, dare ad esso una qualificazione giuridica diversa rispetto a quella indicata nell’imputazione.

MODIFICA DELL’IMPUTAZIONE

Nel corso dell’istruzione dibattimentale, si può accertare che il fatto è diverso da quello descritto nel capo di imputazione.

  • Dunque, l’imputazione è modificata se, all’esito del dibattimento e delle prove assunte, il fatto risulta diverso.

  • oppure, l’imputazione è integrata, se emerge un reato connesso o una circostanza aggravante.

In tali ipotesi, il P.M. procede alla relativa contestazione all’imputato, direttamente (se è presente), oppure mediante notifica del verbale di dibattimento (se non è presente).

La violazione di tali norme di garanzie (immediata contestazione o notifica del verbale) è sanzionabile con la nullità della sentenza.

Per il nuovo reato contestato è possibile ricorrere ad un rito speciale premiale.

  • L’art. 519 c.p.p. stabilisce che in caso di nuove contestazioni, l’imputato possa chiedere la definizione del processo ai sensi degli articoli 444 e seguenti o 458 e seguenti del codice di procedura penale, e che tale facoltà possa essere esercitata nell’udienza successiva a quella in cui è avvenuta la nuova contestazione.

Se la competenza del nuovo reato appartiene ad un giudice superiore, è doveroso dichiarare l’incompetenza. In particolare:

  • se si procede dinanzi al tribunale monocratico e la competenza è del collegiale, il giudice deve restituire gli atti al P.M.

  • se si procede dinnanzi al tribunale collegiale e la competenza è del monocratico, il processo prosegue, perché la composizione collegiale accresce le garanzie dell’imputato.

  • se a seguito della modifica dell’imputazione o della diversa qualificazione del fatto, si sarebbe dovuta celebrare l’udienza preliminare, il giudice deve trasmettere gli atti al P.M.

  • Se risulta un fatto nuovo, occorre una nuova contestazione, per la quale bisogna procedere ex novo in separata sede (a meno che l’imputato non accetti l’immediato contraddittorio).


DECISIONE

Chiusa l’istruttoria dibattimentale, inizia la discussione.

Per primo prende la parola il P.M., poi Parte Civile, il Responsabile Civile, il Civilmente obbligato per la pena pecuniaria, il Difensore dell’imputato (che deve avere sempre l’ultima parola).

Sono ammesse repliche, solo una sola volta.

La discussione può essere interrotta, solo se emerge l’assoluta necessità dell’assunzione di nuove prove (507 c.p.p.).

La decisione deve essere deliberata, subito dopo la chiusura del dibattimento ad opera degli stessi giudici che hanno partecipato al dibattimento.

Il principio d'immutabilità del giudice, previsto dall'art. 525, comma 2, c.p.p., impone che il giudice che provvede alla deliberazione della sentenza sia non solo lo stesso giudice davanti al quale la prova è assunta, ma anche quello che ha disposto l'ammissione della prova.

  • Un più risalente orientamento giurisprudenziale riteneva che, se il Giudice mutava nel corso del processo, si doveva celebrare un nuovo dibattimento, salvo che le parti processuali prestavano il consenso alla lettura delle dichiarazioni raccolte nel precedente dibattimento.

Invece, con la sentenza Bajrami n. 41736 del 2019, le Sezioni Unite hanno stabilito che, in caso di mutamento della composizione del giudice dopo l'assunzione delle prove dichiarative, è sufficiente solo accertare che:

  • le parti non si siano opposte alla lettura delle dichiarazioni raccolte nel precedente dibattimento

  • oppure, occorre verificare la presenza di ulteriori circostanze processuali che rendano univoco il comportamento omissivo degli interessati.

Per le SS.UU., il mutamento della composizione del giudice attribuisce alle parti il diritto di chiedere sia prove nuove sia la rinnovazione di quelle assunte dal giudice diversamente composto, in quest'ultimo caso indicando specificamente le ragioni che impongano tale rinnovazione.

Il nuovo Giudice deve valutare tali ragioni, nonché valutare sulla non manifesta superfluità della rinnovazione stessa.

Inoltre, il consenso delle parti alla lettura ex art. 511, comma 2, c.p.p. degli atti assunti dal collegio in diversa composizione, a seguito della rinnovazione del dibattimento, non è necessario con riguardo agli esami testimoniali la cui ripetizione non abbia avuto luogo perché non chiesta, non ammessa o non più possibile.

  • Con la modifica operata dalla Riforma Cartabia, dell’art. 495 e l’inserimento del comma 4-ter, dopo il mutamento del giudice, si deve ripartire dall’apertura del dibattimento.

La parte può richiedere la rinnovazione delle prove assunte dal giudice precedente.

Il nuovo giudice:

  • può rigettare la richiesta se il precedente esame è stato documentato integralmente mediante mezzi di riproduzione audiovisiva;

  • in mancanza della documentazione sopra richiamata, deve disporre l’esame delle persone che hanno già reso dichiarazioni nel contraddittorio con la persona imputata;

  • può disporre in ogni caso la rinnovazione dell’esame quando la ritenga necessaria sulla base di specifiche esigenze.

Disciplina transitoria: non è previsto un regime intertemporale per la regola della rinnovazione del dibattimento in caso di mutamento del giudice (salvo videoregistrazione); di conseguenza, per autorevole dottrina, sembrerebbe applicabile il principio tempus regit actum, con applicazione della disciplina ai processi in corso (con i limiti disegnati dalla sentenza Bajrami).


Il dispositivo deve essere immediatamente letto.

La motivazione può essere redatta in un secondo momento e depositata in cancelleria nei termini previsti (15 giorni fino ad un massimo di 90).

La sentenza a norma dell’articolo 546 c.p.p., così come modificato dalla Legge 103/17, contiene:

  • l'intestazione «in nome del popolo italiano» e l'indicazione dell'autorità che l'ha pronunciata;

  • le generalità dell'imputato o le altre indicazioni personali che valgono a identificarlo, nonché le generalità delle altre parti private;

  • l'imputazione;

  • l'indicazione delle conclusioni delle parti;

  • la concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata, con l'indicazione dei risultati acquisiti e dei criteri di valutazione della prova adottati e con l'enunciazione delle ragioni per le quali il giudice ritiene non attendibili le prove contrarie, con riguardo:

  1. all'accertamento dei fatti e delle circostanze che si riferiscono all'imputazione e alla loro qualificazione giuridica;

  2. alla punibilità e alla determinazione della pena, secondo le modalità stabilite dal comma 2 dell'articolo 533, e della misura di sicurezza;

  3. alla responsabilità civile derivante dal reato;

  4. all'accertamento dei fatti dai quali dipende l'applicazione di norme processuali;

  • il dispositivo, con l'indicazione degli articoli di legge applicati;

  • la data e la sottoscrizione del giudice.


La sentenza emessa dal giudice collegiale è sottoscritta dal presidente e dal giudice estensore.

Se, per morte o altro impedimento, il presidente non può sottoscrivere, alla sottoscrizione provvede, previa menzione dell'impedimento, il componente più anziano del collegio;

Se non può sottoscrivere l'estensore, alla sottoscrizione, previa menzione dell'impedimento, provvede il solo presidente.


La sentenza è nulla:

  • se manca la motivazione

  • se manca o è incompleto nei suoi elementi essenziali il dispositivo

  • se manca la sottoscrizione del giudice


SENTENZA DI PROSCIOGLIMENTO

Il giudice può adottare o una sentenza di non doversi procedere o di assoluzione.

Il giudice adotta la formula dichiarativa di non doversi procedere quando difetti una delle condizioni di procedibilità o quando sussiste una causa estintiva del reato.

Il giudice adotta la formula assolutoria (art. 530 c.p.p.), quando difetta:

  • la reità nel merito

  • la imputabilità

  • la punibilità del prevenuto.

L’assoluzione con formula piena è pronunciata anche in caso di dubbio sulla colpevolezza (in dubio pro reo), e cioè quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che:

  • il fatto sussiste

  • che l’imputato lo ha commesso

  • che il fatto costituisce reato

  • che il reato è stato commesso da persona imputabile


SENTENZA DI CONDANNA

La condanna va pronunciata in presenza di prova piena positiva.

  • La mancanza o l’insufficienza di prova positiva di reità, si risolve nel proscioglimento.

L’art. 533 c.p.p. stabilisce che la sentenza di condanna può essere pronunciata solo se la responsabilità emerge dalle prove assunte al di là di ogni ragionevole dubbio.

Riguardo la pretesa civilistica:

  • il giudice penale può provvedere alla liquidazione del danno

  • può concedere una provvisionale in conto della effettuanda liquidazione

  • può decidere sull’an e rimettere al giudice civile il quantum.



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