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Gli enti

Aggiornamento: 12 dic 2023

L'ordinamento riconosce la qualità di soggetti di diritto, ossia l'attitudine di essere titolari di capacità giuridiche di agire, non solo alle persone fisiche, ma anche agli enti, vale a dire le organizzazioni di persone e beni volte al perseguimento di un determinato scopo.

Viene riconosciuta rilevanza giuridica agli interessi di un gruppo (e non solo dei singoli).

Essi agiscono (materialmente e giuridicamente) a mezzo delle persone fisiche appartenenti agli organi che compongono la loro struttura organizzativa.

Si distingue tra organi interni (potere di gestione e controllo) e organi esterni (potere di rappresentanza).

Il fenomeno degli enti trova fondamento costituzionale, quale esempio di formazione sociale ed espressione della libertà di associazione della persona (articoli 2 e 18 della Costituzione; articolo 19 per le associazioni religiose, articolo 39 per i sindacati; articolo 49 per i partiti).


Gli enti si distinguono innanzitutto tra:

  • enti pubblici, fra cui gli enti pubblici territoriali (esempio: regione); enti pubblici non territoriali (esempio: INPS),

  • enti privati (esempio: associazioni, fondazioni, comitati, società),

  • enti ecclesiastici civilmente riconosciuti e "tertium genus".


Si discute in merito ai criteri utilizzabili per classificare un ente come pubblico o come privato. La giurisprudenza (Consiglio di Stato n. 3820/2012) ha elaborato al riguardo una serie di indici di riconoscibilità a tal fine utilizzabili (esempio: costituzione da parte di un altro ente pubblico, esistenza di un potere di indirizzo da parte di un altro ente pubblico, partecipazione di un altro ente pubblico alle spese di gestione, ecc.).


Gli enti pubblici possono agire:

  1. generalmente esercitando poteri pubblici, nel senso di poteri autoritativi.

  2. secondo il diritto privato (cosiddetta azione iure privatorum) nei limiti della compatibilità delle norme con la natura pubblica dell'ente (esempio: la Cassazione a Sezioni Unite del 2010, numero 6827, afferma che gli enti pubblici devono stipulare contratti in forma scritta (no principio di libertà delle forme) in ossequio ai principi di certezza e pubblicità dell'azione amministrativa.

Gli enti privati si differenziano, quanto alla personalità giuridica, in:

  • enti dotati di personalità giuridica con autonomia patrimoniale perfetta (esempio: fondazioni, società di capitali)

  • enti privi di personalità giuridica (esempio: associazioni non riconosciute, società di persone)

Quanto al regime pubblicitario, si distinguono:

  • enti registrati nel registro delle persone giuridiche (D.P.R. numero 361 del 2000) oppure nel registro delle imprese (D.P.R. numero 581 del 1995), ad esempio: fondazioni, società di capitali, società di persone regolari.

  • enti non registrati (esempio: associazioni non riconosciute, società irregolari)

Quanto alla finalità (cosiddetto scopo-fine)

  • enti con finalità economica in cui vi è una ripartizione fra i partecipanti degli utili (esempio: società lucrative) o di altri vantaggi economici (esempio: società cooperative)

  • enti privi di finalità economica, cosiddetti no profit (esempio: associazioni, fondazioni, comitati).

LE ASSOCIAZIONI

Le associazioni (riconosciute e non) sono costituite per contratto, plurilaterale, con comunione di scopo, di organizzazione, aperto.

La forma è l'atto pubblico per le associazioni riconosciute, mentre la forma è libera per le associazioni non riconosciute.

Sono dotate di atto costitutivo e statuto.

Possono avere solo finalità non economiche e gli associati possono trarre vantaggi economici indiretti dall'associazione (esempio sindacati; aumento dei salari) e/o vantaggi non economici (esempio: esercizio di attività culturale)

Possono esercitare attività di impresa (cosiddetto lucro oggettivo).

L'impresa può essere svolta in via secondaria, ossia per ricavare utili da destinare allo scopo dell'associazione oppure in via principale ed esclusiva, ossia per realizzare immediatamente lo scopo dell'associazione.

E' richiesta l'iscrizione anche nel registro delle Imprese.

Solo le associazioni riconosciute hanno personalità giuridica, ferma restando la soggettività giuridica anche delle associazioni non riconosciute (esempio: articoli 37, 38, 2659 c.c.).

La personalità giuridica si acquista a seguito dell'iscrizione nel registro delle persone giuridiche (articolo 1, comma 3, D.P.R. numero 361 del 2001).

Per il riconoscimento (in prefettura) è richiesto il rispetto delle condizioni per la costituzione dell'ente, lo scopo possibile e lecito (nessun controllo però in merito alla meritevolezza) e un patrimonio adeguato alla realizzazione dello scopo.

Prima dell'iscrizione l'associazione esiste come associazione non riconosciuta (l'iscrizione ha valore di pubblicità normativa).

Il patrimonio è formato dagli apporti effettuati dagli associati (sono possibili anche apporti successivi) e dai risultati dell'attività.

Possono beneficiare di lasciti testamentari e donazioni senza necessità dell'autorizzazione governativa e del riconoscimento. In origine, solo le associazioni riconosciute potevano acquistare donazioni (articolo 786 c.c.) e lasciti testamentari (articolo 600 c.c.), previa autorizzazione governativa (articolo 17 c.c.).

Gli associati non vantano alcun diritto sul patrimonio neppure nel caso di scioglimento del vincolo associativo (articoli 24, comma 4, 31 e 37 c.c.).

Nelle associazioni riconosciute è responsabile per le obbligazioni, la sola associazione (autonomia patrimoniale perfetta).

Nelle associazioni non riconosciute è responsabile l'associazione più coloro che hanno agito in nome e per conto della stessa (articolo 38 c.c.).

Secondo la giurisprudenza si tratta di una responsabilità assimilabile a quella del fideiussore (Cassazione numero 29733 del 2011); secondo parte della giurisprudenza tale disciplina si applica alle sole obbligazioni che hanno fonte in un contratto, mentre nelle altre ipotesi vi è responsabilità solidale di tutti coloro che amministravano l'associazione quando il debito è sorto (Cassazione numero 858 del 2008 -- contra: Cass. n. 19486 del 2009).


Per quanto riguarda la struttura organizzativa, le associazioni riconosciute hanno:

  1. Assemblea degli associati (che ha potere di modificare lo statuto, nominare amministratori, approvare il bilancio, escludere gli associati, sciogliere la società).

  2. Organo amministrativo di gestione e di rappresentanza (articolo 21 e ss. c.c.)

L'atto costitutivo può prevedere altri organi (esempio: collegio probiviri, revisore).

Nelle associazioni non riconosciute vi è libera determinazione degli associati, per quanto riguarda la struttura organizzativa (articolo 36, comma 1, c.c.) purché vengano rispettati i diritti inviolabili dell'uomo (articolo 2 Costituzione).

Nel silenzio normativo, si applica la disciplina delle associazioni riconosciute, ove compatibili.

Le vicende relative agli associati sono disciplinate solo per le associazioni riconosciute, ma, nel silenzio legislativo, si applicano anche a quelle non riconosciute.

E' possibile l'adesione di nuovi associati alle condizioni stabilite dall'atto costitutivo (contratto aperto, ex articolo 1332 c.c.).

Non è trasferibile la qualità di associato, salvo previsione nell'atto costitutivo (articolo 24, comma 1, c.c.).

E' possibile l'esclusione dell'associato per gravi motivi, con delibera motivata dell'assemblea (articolo 24, comma 2, c.c.).

E' possibile il recesso dell'associato per giusta causa / ad nutum, con preavviso di almeno tre mesi (articolo 24, comma 2, c.c.).


Le cause di estinzione dell'associazione sono previste dalla legge (articoli 16, comma 2; art. 21, comma 3; art. 27 c.c.) e dall'atto costitutivo.

E' previsto un procedimento di liquidazione del patrimonio sociale:

  1. Pagamento ai creditori (articolo 30 c.c.)

  2. Devoluzione del residuo non agli associati (articolo 31 c.c.); se si tratta di associazioni riconosciute, occorre la cancellazione dai registri (articolo 6, comma 2, D.P.R. numero 361 del 2000).


LE FONDAZIONI

Le fondazioni, secondo la tesi prevalente, possono essere solo riconosciute, salvo i casi previsti dalla legge, poiché sono previste in modo tassativo le eccezioni al principio di garanzia patrimoniale generica (la fondazione deve possedere un patrimonio separato, articolo 2740 c.c.).

La costituzione può avvenire per:

  • Atto unilaterale e la forma è quella dell'atto pubblico oppure del testamento (articolo 14 c.c.). Si ritiene che siano ammesse tutte le forme testamentarie (testamento pubblico, segreto, olografo). Nel caso di costituzione per testamento, l'atto costitutivo diviene efficace al momento di apertura della successione.

  • Atto istitutivo e statuto; atto di dotazione. Si discute se l'atto costitutivo e l'atto di dotazione sia un unico atto o due negozi collegati; aderendo alla tesi del negozio collegato, si ritiene che l'atto di dotazione sia un atto gratuito non liberale, poiché la sua causa risiede nella dotazione della fondazione (non nel compimento di una liberalità). Aderendo, invece, alla tesi del negozio collegato, l'atto di dotazione può essere posto in essere anche da un terzo.

La costituzione della fondazione è revocabile fino al riconoscimento della fondazione stessa.

La fondazione ha solo finalità non economiche, anche prive di pubblica utilità (esempio: fondazioni di famiglia, ex articolo 28 c.c.).

Lo scopo non è modificabile dopo il riconoscimento (articoli 28 e 32 c.c.).

Le fondazioni possono esercitare attività di impresa. Il codice civile contempla espressamente solo le cosiddette fondazioni di erogazione (articolo 16 c.c.), il cui atto istitutivo prevede le modalità di erogazione delle rendite e la cui attività è limitata alla gestione del patrimonio.

E' necessaria l'iscrizione nel Registro delle Imprese.

Le fondazioni hanno sempre personalità giuridica e non sono ammissibili le cosiddette fondazioni di fatto. La personalità giuridica si acquista a seguito dell'iscrizione nel registro delle persone giuridiche (articolo 1, comma 3, DPR numero 361 del 2001).

Le condizioni per il riconoscimento (in prefettura) sono le medesime previste per le associazioni riconosciute.

Prima dell'iscrizione la fondazione non esiste come fondazione di fatto (l'iscrizione ha efficacia di pubblicità costitutiva).

Il patrimonio è formato dall'apporto effettuato con l'atto di dotazione e dai risultati dell'attività.

Le fondazioni possono beneficiare di lasciti testamentari e donazioni senza necessità dell'autorizzazione governativa (in origine, oltre al riconoscimento per acquistare donazioni e lasciti testamentari era necessaria la previa autorizzazione governativa, articolo 17 c.c.).

Il fondatore non vanta alcun diritto sul patrimonio neppure nel caso di estinzione della fondazione (articoli 28 e 31 c.c.).

La fondazione gode di autonomia patrimoniale perfetta.

La struttura organizzativa è composta da un organo amministrativo di gestione e rappresentanza e l'amministrazione può essere disciplinata e prevista nell'atto istitutivo. Il controllo della fondazione è demandato all'autorità amministrativa (articolo 25 c.c.), ad esempio in caso di scioglimento dell'organo amministrativo e sostituzione con un commissario e per la impugnazione delle decisioni dell'organo amministrativo.

Il fondatore non può ingerirsi nell'amministrazione.

La fondazione si estingue nei casi di: scopo esaurito, scopo divenuto impossibile, scopo di scarsa utilità, patrimonio divenuto insufficiente (articolo 28 c.c.).

L'autorità governativa può dichiarare l'estinzione oppure modificare lo scopo, salva diversa previsione dell'atto istitutivo circa la devoluzione dei beni a terzi (articolo 28 c.c.).


I COMITATI (riconosciuti e non riconosciuti)

Vengono costituiti attraverso più fasi:

  1. Contratto tra i promotori

  2. Annuncio al pubblico del programma del comitato e invito a effettuare oblazioni

  3. Raccolta delle oblazioni.

Il contratto tra i promotori è un contratto plurilaterale con comunione di scopo, di organizzazione e aperto.

La forma è l'atto pubblico per i comitati riconosciuti, mentre è libera la forma per i comitati non riconosciuti.

Sono previsti l'atto costitutivo e lo statuto.

Le finalità possono consistere solo in finalità non economiche e altruistiche (esempi rinvenibili nell'articolo 39 c.c.)

Lo scopo non è modificabile dopo il riconoscimento (articolo 42 c.c.)

Possono esercitare attività di impresa ed è richiesta l'iscrizione nel Registro delle Imprese.


Solo i comitati riconosciuti hanno personalità giuridica, ferma restando la soggettività giuridica anche dei comitati non riconosciuti.

La personalità giuridica si acquista a seguito dell'iscrizione nel Registro delle persone giuridiche (articolo 1, comma 3, del DPR numero 361 del 2001).

Le condizioni per il riconoscimento (in prefettura) sono le stesse previste per le associazioni.

Prima dell'iscrizione il comitato esiste come non riconosciuto (l'iscrizione ha efficacia di pubblicità normativa).

Il patrimonio è formato dalle oblazioni e dagli apporti successivi e risultati dell'attività. Possono beneficiare di lasciti testamentari e donazioni, senza necessità dell'autorizzazione governativa e del riconoscimento (abrogati gli articoli 17, 786, 600 c.c.).

I promotori, gli organizzatori e coloro che effettuano le oblazioni non vantano alcun diritto sul patrimonio del comitato, neppure nel caso di scioglimento (articolo 42 c.c.).

Nei comitati riconosciuti, è responsabile per le obbligazioni il solo comitato (autonomia patrimoniale perfetta), mentre nei comitati non riconosciuti la responsabilità è del comitato e di tutti i componenti del comitato (articolo 41, comma 1 c.c.).

Gli organizzatori hanno la gestione e la rappresentanza del comitato (ulteriore disciplina è prevista nell'atto istitutivo).

Gli organizzatori sono responsabili verso gli oblatori nel caso di distrazione delle oblazioni dallo scopo (articolo 40 c.c.).

Il comitato si estingue per: fondi insufficienti allo scopo, scopo non più attuabile, scopo raggiunto (articolo 42 c.c.). L'autorità governativa dichiara l'estinzione e determina la destinazione dei fondi, ferme eventuali previsioni dell'atto costitutivo (articolo 42 c.c.).


ENTI ECCLESIASTICI

Sono enti appartenenti alla Chiesa Cattolica (esempio: Conferenza episcopale italiana, Istituti per il Sostentamento del Clero, Diocesi, Parrocchie, Istituti religiosi, Seminari).

E' discusso se siano enti pubblici, enti privati, oppure un tertium genus.

La loro disciplina è contenuta nella legge numero 222 del 1985 e sono anche disciplinati dal diritto canonico.

Possono iscriversi nel registro delle persone giuridiche per ottenere la personalità giuridica (articolo 5, comma 1, Legge n. 222/1985).

Un analogo regime è stato previsto da leggi successive per gli enti di altre confessioni religiose.


ENTI ATIPICI

L'articolo 1, comma 1, del D.P.R. numero 361 del 2000, annovera fra gli enti privati anche le altre istituzioni di carattere privato.

L'orientamento prevalente ritiene che questo inciso vada inteso nel senso della possibilità di costituire enti atipici ad eccezione delle società. Si discute, però, circa i limiti entro cui ciò sia consentito.

Un esempio di ente atipico è costituito dalle cosiddette fondazioni di partecipazione, ossia una combinazione del modello organizzativo della fondazione e dell'associazione.


IL c.d. TERZO SETTORE

Recentemente sono emerse esigenze di servizi alla persona e di nuovi bisogni derivanti dal venire meno della famiglia patriarcale e dall'esigenza di contenere la spesa pubblica per il welfare state.

Enti del terzo settore sono enti privati, aventi come scopo il perseguimento di utilità sociali (ad esempio: assistenza, formazione, cultura, ambiente).

Sono regolamentati dal Codice del Terzo Settore, che ha fonte nel decreto legislativo numero 117 del 2017.

La normativa fissa i requisiti affinché l'ente possa qualificarsi come appartenente al Terzo Settore, dettando poi una disciplina integrativa di quella civilistica (ad esempio: ulteriori requisiti dello statuto, scritture contabili, ecc.).

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