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Giustizia riparativa

Aggiornamento: 28 dic 2023

Con il D.lgs del 10 ottobre 2022, n. 150 è stata introdotta nella legislazione penale una disciplina organica della giustizia riparativa ed è previsto che essa si inserisca nel procedimento penale.

La Giustizia riparativa è stata definita come un sistema di giustizia che si affianca a quella contenziosa e che procede in parallelo ad essa (Corte di Cassazione – Ufficio del Massimario – Relazione 2/23 sulla Riforma Cartabia).

Il sistema della Giustizia riparativa ha connotazioni e regole proprie e può incidere:

  • sul trattamento sanzionatorio

  • sull’estinzione dei reati procedibili a querela


Ai sensi dell’art. 42 del D.lgs 150/22, la giustizia riparativa si identifica in ogni programma che consente alla vittima del reato, alla persona indicata come autore dell'offesa e ad altri soggetti appartenenti alla comunità, di partecipare liberamente, in modo consensuale, attivo e volontario, alla risoluzione delle questioni derivanti dal reato, con l'aiuto di un terzo imparziale, adeguatamente formato, denominato mediatore.


Gli obiettivi della giustizia riparativa sono tre:

  1. promuovere il riconoscimento della vittima del reato,

  2. responsabilizzare la persona indicata come autore dell’offesa

  3. la ricostituzione dei legami con la comunità, tramite la risoluzione mediata delle questioni derivanti dal reato.


L’esito riparativo può essere:

  • simbolico (ad es. le dichiarazioni di scuse formali o impegni comportamentali)

  • materiale (ad es. il risarcimento del danno, le restituzioni, ecc.)


Il programma di giustizia riparativa ex art. art. 42 del citato decreto, lett. g), prevede che sia curato dal Centro per la Giustizia Riparativa, che è una struttura pubblica istituita presso gli enti locali che si occupa della organizzazione, gestione, erogazione e svolgimento dei programmi di giustizia riparativa.

All’interno di ciascun distretto di Corte d’Appello è istituita la Conferenza locale per la Giustizia Riparativa (a cui partecipano i rappresentanti del Ministero della Giustizia, dei Comuni, delle Province e delle Città metropolitane presenti nel distretto).

La Conferenza, sentiti il Presidente della Corte d’Appello, il Procuratore generale presso la Corte d’Appello, il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati, sentiti anche i membri esperti della Conferenza nazionale per la giustizia riparativa, individua, mediante protocollo d’intesa, uno o più enti locali cui affidare l’istituzione e la gestione dei Centri per la giustizia riparativa.

Si può accedere al programma in ogni stato e grado del procedimento penale e per qualsiasi ipotesi di reato contestata, a prescindere dalla gravità.

In ogni stato e grado del procedimento, il Giudice (o il P.M. nella fase delle indagini preliminari) può disporre l’invio dell’imputato e della vittima del reato al Centro per la giustizia riparativa di riferimento per l’avvio di un programma di giustizia riparativa con ordinanza:

  • d’ufficio

  • su richiesta dell’imputato

  • su richiesta della vittima del reato

In ogni caso prima dell’invio, il Giudice deve sentire le parti e i difensori.

La vittima deve essere sentita solo se il Giudice lo ritiene necessario.


Il Giudice dispone il rinvio in presenza di due requisiti:

  • che lo svolgimento di un programma di giustizia riparativa possa essere utile alla risoluzione delle questioni derivanti dal fatto per cui si procede

  • non comporti un pericolo concreto per gli interessati e per l’accertamento dei fatti.


Al termine dello svolgimento del programma, il giudice acquisisce la relazione trasmessa dal mediatore, che contiene:

  • o la descrizione delle attività svolte e l’esito riparativo raggiunto

  • oppure la mancata effettuazione del programma, l’interruzione dello stesso o il mancato raggiungimento di un esito riparativo.

Nel caso di reato perseguibile a querela soggetta a remissione e in seguito all’emissione dell’avviso di cui al 415-bis c.p.p., il Giudice può disporre l’invio, in esito alla valutazione di cui sopra, su richiesta dell’imputato, sospendendo il procedimento per massimo 180 giorni.


Quali sono i poteri conoscitivi del Giudice nel corso dell’esecuzione del programma?

Ai sensi dell’art. 55 del suindicato decreto, il mediatore, anche su richiesta dell’autorità giudiziaria procedente, invia comunicazioni sullo stato e sui tempi del programma.

A seguito dell’emissione del decreto di citazione diretta a giudizio, i provvedimenti concernenti l’invio sono adottati dal G.I.P.

Dopo la pronuncia della sentenza, è competente il giudice che ha emesso la sentenza, finché non vi è la trasmissione del fascicolo del dibattimento ai sensi dell’art. 590 c.p.p.

Durante la pendenza del giudizio davanti alla Corte di Cassazione, è competente il giudice che ha emesso il provvedimento impugnato.

Se il programma non è stato svolto, è stato interrotto o non si è raggiunto l’esito riparativo, ciò non produce effetti sfavorevoli nei confronti della persona indicata come autore dell’offesa.

Se il programma è stato svolto e vi è stato un esito riparativo, il giudice lo valuta anche ai fini dell’art. 133 c.p. e, segnatamente:

  • come circostanza attenuante della pena ex art. 62, comma primo, n. 6 c.p.

  • ai fini della sospensione condizionale della pena;

  • come remissione tacita di querela.


Quando il querelante ha partecipato a un programma di giustizia riparativa concluso con un esito riparativo, nondimeno, quando l’esito riparativo comporta l’assunzione da parte dell’imputato di impegni comportamentali, la querela si intende rimessa solo quando gli impegni sono stati rispettati.



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