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Furto

I delitti contro il patrimonio

Il legislatore del 1930 ha raggruppato nel titolo XIII del codice penale i "delitti contro il patrimonio" distinguendo nel capo I quelli commessi con violenza alle cose o alle persone e nel capo II quelli commessi mediante frode.

Riguardo alle varie fattispecie di reato previste nei "delitti contro il patrimonio" occorre definire l'ambito operativo delle nozioni di possesso e di detenzione.


Si ha possesso, quando esiste:

  • un rapporto tra un soggetto e una cosa, avente come contenuto l'esercizio di un potere sulla cosa corrispondente alla proprietà o ad altro diritto reale, autonomo nei confronti del titolare di un potere giuridico maggiore e indipendentemente sia dall'animus rem sibi habendi, sia dalla liceità o no della situazione possessoria;

Si ha detenzione, ogniqualvolta si è in presenza di:

  • un mero rapporto materiale con la cosa (a prescindere dall'animus che ispira l'agente), se questi si trova nell'ambito della sfera di controllo del titolare di un potere giuridico maggiore.

Concetto di altruità della proprietà, del possesso, della cosa, ecc.

Si è affermato che la nozione di "altruità", applicabile in sede di interpretazione di tutte le fattispecie contenute nel titolo XIII, è quella di "non proprietà del bene", intesa come requisito negativo di soggettività.

Per quanto riguarda il problema della natura necessariamente patrimoniale del danno, è da ritenersi secondo alcuni autori, requisito implicito dei delitti contemplati nel titolo XIII, con conseguente irrilevanza penale del fatto "innocuo" o comunque giudicato insignificante dai consociati.



Furto (Art. 624 c.p.)

Il furto è un reato contro il patrimonio.

Il bene protetto dalla norma è l'interesse di ciascuno che nulla gli sia illecitamente sottratto, sia che la cosa abbia valore patrimoniale, sia che l'interesse alla sua conservazione venga ritenuto rilevante secondo il comune sentire dei consociati.

Dunque, la norma non protegge solo la proprietà.

Il reato può essere commesso da chiunque.

Il soggetto passivo del reato potrà essere chiunque, esclusi casi di incapacità parziale-relativa previsti dall'art. 649 c.p.

Soggetto passivo della condotta e soggetto passivo del reato (titolare solo quest'ultimo della facoltà di proporre querela e di costituirsi parte civile nel procedimento penale, nonché del diritto al risarcimento del danno) possono non coincidere:

  • si pensi al furto posto in essere in un grande magazzino nel quale persona offesa-danneggiata dal reato è il proprietario, e soggetto passivo della condotta è il commesso al quale la cosa viene sottratta.

L'oggetto tutelato dall'ordinamento e proprio del reato in questione, è il possesso di una cosa mobile altrui.


Sia il legislatore, parlando di spossessamento, sia la maggioranza della dottrina, ravvisano una lesione dell'interesse del possessore.

Qualche autore è dell'idea che il furto sia una violazione della proprietà: tuttavia il reato non sempre comporta uno svantaggio per il proprietario, specialmente quando questi non è contemporaneamente il possessore.

Al possessore spetta, pertanto, il diritto di querela.


L'oggetto materiale dell'azione del furto è necessariamente una cosa mobile.

Come tale si intende ogni entità che presenti i caratteri della definitezza spaziale e dell'esistenza autonoma, e sia idonea a soddisfare un bisogno umano, sia morale che materiale e formare oggetto di diritti patrimoniali.

Tale cosa deve essere suscettibile di valore di scambio (pecuniario o affettivo).

Tra le cose mobili vengono inserite anche le energie naturali (energia elettrica, gas, energia termica), purché costituiscano una sottrazione ad altri soggetti.

Le onde radio in chiaro, che possono essere percepite da tutti, non possono costituire oggetto di furto;

I beni immobili non rientrano nell'ambito di applicazione di questo reato, ma sono disciplinati da altri istituti giuridici.


La condotta incriminata è l'impossessamento del bene altrui:

  • questo impossessamento deve essere seguito senza minaccia o violenza, per non trapassare nell'ipotesi di rapina.

Stabilire quando si verifica l'impossessamento ha creato varie correnti di pensiero:

  • Porre la mano sulla cosa altrui;

  • Spostamento della cosa altrui dal luogo in cui si trova (teoria dell'amotio);

  • Asportazione della cosa altrui fuori dalla sfera di custodia del possessore (teoria dell'ablatio);

  • Trasporto da parte del ladro della cosa rubata nel luogo prestabilito (teoria dell'illazione).

L'attuale codice parla esplicitamente di sottrazione e impossessamento.

La sottrazione presuppone la mancanza di possesso da parte del ladro e il dissenso del possessore.

Elemento soggettivo

Il coefficiente psicologico è il dolo specifico, il che significa che l'agente deve essere consapevole dell'altruità della cosa mobile e volerne la sottrazione e l'impossessamento.

L’agente deve avere inoltre, lo scopo di ricavarne un profitto per sé o per altri;

Se è necessaria la coscienza che la cosa sia di altri, l'autore che ritenga per errore di fatto, oppure per un errore nell'interpretazione di disposizioni non penali, di vantare un diritto sul bene, non commette furto.


L'idea di profitto comprende qualsiasi tipo di vantaggio per l'agente.


Circostanze aggravanti


  • Uso della violenza sulla cosa

La ragione dell'aggravante (cosiddetta "effrazione") sta nella maggiore pericolosità che l'agente dimostra servendosi della violenza e nella riduzione della difesa del bene, prodotta dall'uso di un mezzo di aggressione più efficace del normale.

Usare violenza sulla cosa significa danneggiarla, trasformarla oppure destinarla ad una finalità diversa da quella che ha originariamente;

il significato del termine "danneggiare" viene fornito dal delitto di danneggiamento, il quale stabilisce che danneggiare un bene significa distruggerlo, disperderlo, deteriorarlo o renderlo inservibile.

La violenza deve essere operata prima o compiendo il reato, dunque non è rilevante ai fini del furto che la cosa sia stata fatta oggetto di violenza dopo il fatto;

La cosa sulla quale si rivolge la violenza deve presentare una sufficiente capacità difensiva, altrimenti non emerge l'aggressività dell'agente.

L'oggetto della violenza deve essere necessariamente la cosa, poiché l'uso della violenza contro la persona è elemento oggettivo del reato di rapina.

L'aggravante è incompatibile con la contravvenzione di possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli, poiché l'uso di tali strumenti è strumentale alla commissione del furto e dunque il relativo possesso è giustificato.


  • Uso di mezzi fraudolenti

L'aggravante è prevista in quanto l'uso di mezzi fraudolenti evidenzia una maggiore aggressività da parte dell'agente e genera una diminuzione della difesa del bene a causa dell'insidiosità del mezzo.

Per mezzo fraudolento si intende uno strumento oppure uno stratagemma diretto a superare l'ostacolo che l'avente diritto abbia posto a difesa del bene.

L'ostacolo può essere materiale o personale: i mezzi tradizionali per aggirare l'ostacolo materiale sono la chiave e la scalata, mentre, per aggirare l'ostacolo personale, il raggiro.

La chiave è uno strumento fraudolento sia quando è falsa sia quando è autentica, ma in questo secondo caso il ladro deve esserne venuto in possesso illegittimamente;

La scalata consiste invece nell'introdursi all'interno di un luogo con modalità differente da quella ordinaria.

Il raggiro deve avere lo scopo di facilitare la sottrazione della cosa e non di farsela consegnare dal soggetto passivo, altrimenti si configura il reato di truffa, dove l'artificio è finalizzato ad ottenere l'atto di disposizione patrimoniale da parte dell'offeso.


Le circostanze aggravanti sono previste dall’art. 625 c.p., e comportano un’aumento della sfera edittale della pena prevista per il reato.


Il reato di furto, alla luce della recente riforma Cartabia, in vigore dal 30.12.2022, è punibile a querela della persona offesa.

Si procede d’ufficio, invece, se la persona offesa è incapace, per età o per infermità, ovvero se ricorrono le circostanze di cui all’articolo 625, numeri 7, salvo che il fatto sia commesso su cose esposte alla pubblica fede, e n. 7-bis).



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