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Frode informatica

Frode informatica (Art. 640-ter c.p.)

Chiunque, alterando in qualsiasi modo il funzionamento di un sistema informatico o telematico o intervenendo senza diritto con qualsiasi modalità su dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico o ad esso pertinenti, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 51 euro a 1.032 euro.

La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da 309 euro a 1.549 euro se ricorre una delle circostanze previste dal numero 1) del secondo comma dell'articolo 640, ovvero se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema.

La pena è della reclusione da due a sei anni e della multa da euro 600 a euro 3.000 se il fatto è commesso con furto o indebito utilizzo dell'identità digitale in danno di uno o più soggetti.


Il delitto, alla luce della modifica operata dalla Riforma Cartabia in vigore dal 30.12.2022, è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze di cui al secondo e terzo comma o la circostanza prevista dall'articolo 61, primo comma, numero 5, limitatamente all'aver approfittato di circostanze di persona, anche in riferimento all'età.


Il delitto di frode informatica è stato introdotto con la Legge n. 547/1993 per esigenza di reprimere l’illecito arricchimento conseguito mediante l’impiego “fraudolento” di un sistema informatico. In passato, ricondurre questa ipotesi alla truffa era difficile e comportava delle forzature di disciplina. Oggi la fattispecie si applica quando non è applicabile l’art. 640 c.p., cioè quando la condotta è rivolta a una macchina e non a un uomo.


Bene tutelato

  • Patrimonio (Marinucci-Dolcini);

  • Anche regolare funzionamento dei sistemi informatici e telematici (Fiandaca-Musco)


Condotta incriminata

Con tale fattispecie di reato, si intende reprimere la condotta dei c.d. hackers, pirati informatici. Pur essendo molteplici le modalità possibili per configurare il reato, la miglior dottrina ha elaborato tre tipi di condotta:

  • alterazione o l’immissione di dati

  • alterazione del c.d. “software”, finalizzata alla frode;

  • alterazione delle informazioni (intese come correlazione fra dati)


Elemento soggettivo

Dolo generico: non è necessaria la volontà di indurre in errore o ingannare.


Consumazione

L’art. 640-ter prevede, ai fini della sua consumazione, l'ottenimento di un ingiusto profitto con altrui danno.


Circostanze aggravanti

  • Il fatto commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare;

  • Il fatto commesso con l’abuso della qualità di operatore del sistema;

  • Il fatto commesso con furto o indebito utilizzo dell’identità digitale in danno di uno o più soggetti.



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