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ESECUZIONE DELLE DECISIONI DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO E LA RESCISSIONE DEL GIUDICATO

ESECUZIONE DELLE DECISIONI DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) è un organo giurisdizionale internazionale, istituita nel 1959 dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 1950, per assicurarne l'applicazione e il rispetto.

La CEDU ha una funzione sia consultiva, sia contenziosa.

La Corte può conoscere anche ricorsi individuali dei privati cittadini degli Stati aderenti, in cui si lamenti la violazione di una delle disposizioni della Convenzione o dei suoi protocolli addizionali.

Riguardo al profilo dell’esecuzione delle decisioni della CEDU, l’art. 628-bis c.p.p. ne disciplina la procedura.

Soggetti legittimati sono il condannato e la persona sottoposta a misura di sicurezza che ha proposto ricorso per l’accertamento di una violazione dei diritti riconosciuti dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali o dai Protocolli addizionali alla Convenzione.

Presupposto: la Corte europea deve aver accolto il ricorso con decisione definitiva.

Oggetto della domanda:

  • revocare la sentenza penale o il decreto penale di condanna pronunciati nei loro confronti

  • disporre la riapertura del procedimento o, comunque, adottare i provvedimenti necessari per eliminare gli effetti pregiudizievoli derivanti dalla violazione accertata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

La Corte accoglie la richiesta quando la violazione, accertata dalla Corte Europea stessa, ha avuto una incidenza effettiva sulla sentenza o sul decreto penale di condanna pronunciati nei confronti del richiedente.

In caso di accoglimento, la Corte assume i provvedimenti necessari a rimuovere gli effetti pregiudizievoli derivanti dalla violazione, anche disponendo la revoca della sentenza o del decreto penale di condanna.

Altrimenti, trasmette gli atti al giudice dell’esecuzione o dispone la riapertura del processo nel grado e nella fase in cui si procedeva al momento in cui si è verificata la violazione e stabilisce se e in quale parte conservano efficacia gli atti compiuti nel processo in precedenza svoltosi.


LA RESCISSIONE DEL GIUDICATO

La rescissione del giudicato è un mezzo straordinario di impugnazione, disciplinato dall’art. 629-bis c.p.p.

Il presupposto per attivare questo strumento, è che non vi siano le condizioni per attivare il rimedio per l'esecuzione delle decisioni della Corte europea dei diritti dell'uomo, previsto ex art. 628-bis c.p.p.

Soggetti legittimati: il condannato o la persona sottoposta a misura di sicurezza con sentenza passata in giudicato nei cui confronti si sia proceduto in assenza.

Il soggetto legittimato può ottenere la rescissione del giudicato se:

  • provi di essere stato dichiarato assente in mancanza dei presupposti previsti dall’articolo 420-bis, e

  • che non abbia potuto proporre impugnazione della sentenza nei termini, senza sua colpa.

Il Giudice competente a decidere è la Corte di Appello nel cui distretto ha sede il giudice che ha emesso il provvedimento.

La domanda deve essere presentata, a pena di inammissibilità, personalmente dall’interessato o da un difensore munito di procura speciale, entro trenta giorni dal momento dell’avvenuta conoscenza della sentenza.

La Corte di Appello provvede ai sensi dell’articolo 127 c.p.p. e, se accoglie la richiesta, revoca la sentenza e dispone la trasmissione degli atti al giudice della fase o del grado in cui si è verificata la nullità.

Si applicano gli articoli 635 c.p.p. (sospensione dell'esecuzione della pena o misura di sicurezza) e 640 c.p.p. (ricorribilità in Cassazione) in tema di revisione.



Esecuzione delle decisioni della CEDU e Rescissione del giudicato
Esecuzione delle decisioni della CEDU e Rescissione del giudicato

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