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Corruzione

La corruzione in generale

Corruzione è un accordo fra un pubblico funzionario e un privato, in forza del quale il primo accetta dal secondo, per un atto relativo all’esercizio delle sue attribuzioni, un compenso che non gli è dovuto.


Interesse tutelato

Interesse della P.A. all’imparzialità, correttezza e probità dei propri funzionari e, in particolare, l’interesse a che gli atti d’ufficio non siano oggetto di compravendita privata.


Natura del reato

Reato plurisoggettivo (o meglio reato a concorso necessario):

  • del reato di corruzione rispondono tanto il corrotto che il corruttore (art. 321).


Le diverse tipologie di corruzione

Distinzioni:

  • Corruzione passiva: è l’agente pubblico che riceve la dazione o accetta la promessa

  • Corruzione attiva: è il privato che dà o promette

  • Corruzione propria: il mercimonio riguarda un atto contrario ai doveri d’ufficio (forma più grave)

  • Corruzione impropria: il mercimonio ha per oggetto un atto conforme ai doveri d’ufficio (forma meno grave)

  • Corruzione antecedente: il corrispettivo è pattuito prima del compimento dell’atto (più grave, anche se il legislatore del ‘90 ha unificato la corruzione propria antecedente e susseguente

  • Corruzione susseguente: il corrispettivo concerne un atto già compiuto (reato ostativo)



Corruzione per l’esercizio della funzione (art. 318 c.p.)


Nozione: la nuova corruzione "impropria"

Risponde penalmente il pubblico ufficiale che, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa.


La L. 190/2012 ha sostituito il previgente art. 318 c.p. sanzionante la c.d. corruzione impropria. Ha soppresso la corruzione susseguente.


Oggetto giuridico e soggetto attivo

L’oggetto giuridico tuteleato è l'interesse della P.A. all’imparzialità, correttezza e probità dei propri funzionari e, in particolare, che la funzione pubblica esercitata non sia oggetto di mercimonio.


Soggetto attivo: la corruzione costituisce un reato necessariamente plurisoggettivo, in quanto, ai sensi dell’art. 321 c.p., di tale delitto rispondono tanto il corrotto, quanto il corruttore (privato cittadino).


Elemento materiale: il mercimonio della funzione


Condotta: oggetto dell’accordo criminoso è l’esercizio della funzione o del potere nel senso voluto dal corruttore, funzione che diviene, dunque, oggetto di mercimonio.


Il compenso per l’atto corruttivo

La Cassazione ha affermato che il nuovo testo dell’art. 318 c.p., così come integralmente riscritto dalla c.d. legge anticorruzione, ha esteso l’area di punibilità, configurando una fattispecie onnicomprensiva di monetizzazione del munus pubblico, sganciata da una logica di formale sinallagma (Cass. 3-5-2013, n. 19189).


Concetto di altra utilità è da intendersi per la giurisprudenza qualsiasi vantaggio materiale o morale, patrimoniale o non patrimoniale, che abbia valore per il pubblico agente.


Consumazione, tentativo ed elemento soggettivo

Consumazione: il delitto di corruzione viene commesso con due essenziali attività:

  • l’accettazione della promessa

  • il ricevimento dell’utilità


Elemento soggettivo: dolo specifico, consistente nella coscienza e volontà del privato di dare o promettere il compenso e del funzionario di accettarlo, per le finalità indicate, con la consapevolezza che tale compenso non è dovuto, ma funzionale all’esercito della funzione nel senso voluto dal corruttore.


Pena ed istituti processuali

La pena è la reclusione da 3 a 8 anni, così come modificato dalla L. 3/19

Prima della suddetta riforma la pena prevista era da 1 a 6 anni.

  • Ante riforma del 2015, la pena prevista era da 1 a 5 anni

  • Ante riforma 2012, si distingueva, sul piano sanzionatorio, fra corruzione impropria antecedente (comma 1) sanzionata con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e corruzione impropria susseguente (comma 2), sanzionata con la reclusione fino a 1 anno.


Corruzione propria antecedente (artt. 319, 1° comma, 320, 321 e 323-bis)

Rispondono di corruzione propria antecedente, in concorso necessario tra loro, il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio il quale, per omettere o ritardare un atto del suo ufficio, o per fare un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve, per sé o per un terzo, danaro od altra utilità, ovvero ne accetta la promessa, nonché colui che dà o promette il danaro o l’altra utilità al P.U. o all’incaricato di pubblico servizio per uno dei fini suddetti.


Elemento materiale ed elemento soggettivo

Soggetti attivi: corruttore e il P.U. o l’incaricato di un pubblico servizio che si lascia corrompere.

Dolo specifico, in quanto gli agenti devono compiere il fatto per il fine indicato nella norma.


Circostanze aggravanti speciali ed attenuanti ex art. 323-bis c.p.

Il delitto è aggravato se dal fatto deriva il conferimento di pubblici impieghi, stipendi, pensioni, onorificenze, ecc.

Tali aggravanti riguardano soltanto il delitto commesso dal pubblico ufficiale e non anche quello commesso dall’incaricato di un pubblico servizio (art. 320, 2° comma).

Il reato è attenuato se il fatto è di particolare tenuità (art. 323-bis).


Tentativo non configurabile.


Pene ed istituti processuali

Pena è la reclusione da 6 a 10 anni.

Prima della riforma del 2015 era da 4 a 8 anni e prima della riforma del 2012 era da 2 a 5 anni.

Se ricorrono le aggravanti previste dal 319-bis le pene suddette sono aumentate fino ad un terzo.


Corruzione propria susseguente (artt. 319, 320, 321 e 323-bis)

Commettono tale reato, in concorso necessario tra loro, il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che riceva il denaro o la utilità per aver agito contro i doveri del suo ufficio, o per aver omesso o ritardato un atto di ufficio, nonché colui che ha dato il denaro o l’utilità al P.U. o all’incaricato del pubblico servizio che ha agito contro i doveri del suo ufficio o ha ritardato od omesso un atto d’ufficio.


  • Non è sufficiente la promessa, ma occorre la dazione;

  • L’accordo deve riguardare un’omissione o un ritardo di atti di ufficio o l’emanazione di un atto illegittimo già compiuto.


Dolo generico: non è richiesto alcun ulteriore fine.


Il reato è attenuato se il fatto è di particolate tenuità (art. 323-bis).


La Giurisprudenza della Suprema Corte (Cass. Sez. VI, 17.4-11.9.2018, n. 40344) ha chiarito il rapporto tra le due fattispecie di corruzione:

  • l'art. 318 attiene a «quelle situazioni in cui non sia noto il finalismo del mercimonio della funzione o in cui l'oggetto di questo sia sicuramente rappresentato da un atto dell'ufficio»

  • l'art. 319, invece, risulta applicabile «quando la vendita della funzione sia connotata da uno o più atti contrari ai doveri d'ufficio».



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