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Che cosa sono i diritti della personalità?

Aggiornamento: 12 dic 2023

Si ritiene che essi siano inclusi nella forma repubblicana, che non può essere modificata, ex art. 139 Costituzione.

Sono diritti imprescrittibili e assoluti (esplicano effetti erga omnes, verso Stato e privati).

Sono diritti non patrimoniali e indisponibili (non rinunciabili), tuttavia in alcuni casi è ammessa la loro concessione d'uso a terzi, a titolo oneroso o gratuito, purché nel rispetto dei valori fondamentali della persona (es. diritto all'immagine e campagne pubblicitarie).

Si discute se esista un unico diritto della personalità inclusivo di tutti (teoria monistica) oppure una pluralità di diversi diritti (teoria pluralista).

La tutela dei diritti della personalità è contemplata da diverse fonti, sia interne (artt. 2, 13 e ss. della Costituzione; Artt. 5 - 10 c.c. "diritto all'integrità fisica, al nome, all'immagine; Artt. 575 ss. c.p. "delitti contro la vita e l'incolumità personale", "delitti contro l'onore", "delitti contro la libertà individuale"; Leggi speciali, ad es. la legge sull'aborto), sia fonti internazionali "Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo", Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali "CEDU"; Patti di New York relativi ai diritti economici, sociali e culturali, nonché ai diritti civili e politici; Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea "Carta di Nizza"; Trattati Europei.

Si ritiene che l'elenco non sia tassativo (principio di atipicità dei diritti della personalità, per cui possono rinvenirsi anche in altre fonti.


IL DIRITTO ALLA VITA si ricava da diverse norme, tra le quali l'art. 2 CEDU, l'art. 3 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, l'art. 2 della Carta di Nizza, gli articoli 575 e ss., 584, 589 c.p., la Legge n. 194 del 1978 sull'aborto.

Il diritto alla vita è il diritto a nascere e rimanere in vita e spetta anche al concepito (art. 1 Legge n. 194 del 1978). Il diritto a rimanere in vita comprende anche il diritto a rinunciare alla vita (legittimità del suicidio): sul punto si possono cifrare diverse sentenze, tra le più importanti quella del Tribunale di Roma, la n. 2049 del 2007 (caso Welby), la sentenza della Cassazione n. 21748 del 2007 (caso Englaro).

Il diritto a nascere è tutelato verso la madre e nei limiti previsti dalla L. n. 194 del 1978, agli artt. 4 e 6 (Legge sull'aborto).

Il diritto a nascere non include "il diritto a non nascere se non sano" (Cass. SS.UU. n. 25767 del 2015).


IL DIRITTO ALLA SALUTE si ricava da: art. 32 Cost., art. 3 Carta di Nizza, artt. 1218, 2059 c.c., artt. 581, 582, 583, 590 c.p.

Il diritto alla salute è il diritto all'integrità psicofisica. Spetta anche al concepito subordinatamente alla nascita (diritto a nascere sano). Il diritto alla salute include il diritto a decidere se sottoporsi o meno ad accertamenti o trattamenti sanitari (art. 32, comma 1, Cost.), anche nel caso essi siano "salva-vita" (principio di autodeterminazione).

Il consenso deve essere prestato da persona capace di agire (o dal rappresentante) e deve essere informato ai sensi degli artt. 1 - 3 della Legge n. 219 del 2017.

*** Da tener a mente un limite fondamentale, ossia che la legge non può imporre trattamenti sanitari, e ciò nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici costituzionali, a meno che non ci si trovi in presenza di un interesse superiore di protezione della sanità pubblica (es. vaccini obbligatori).

Il diritto alla salute include anche il diritto di porre in essere atti dispositivi del proprio corpo (le parti staccate del corpo vengono considerati beni autonomi di proprietà del titolare del corpo, il quale può disporne liberamente, come ad es. i capelli).

Tuttavia, ci sono limiti dettati dalla legge, al diritto di disporre del proprio corpo (ad esempio la legge n.219 del 2015 consente il prelievo del sangue solo a titolo gratuito); inoltre, la disposizione delle parti del proprio corpo non deve comportare una diminuzione permanente dell'integrità fisica del soggetto (art. 5 c.c.), salve eccezioni come per esempio nel caso di interventi chirurgici, espianti da vivente del rene, modificazione dei caratteri sessuali, sterilizzazione volontaria.

Per il momento successivo alla morte, è d'altro canto possibile disporre liberamente delle sorti della propria salma (ad es. determinare il luogo di collocazione della salma, procedere alla cremazione del cadavere e alla dispersione delle ceneri, far prelevare organi e tessuti, ecc.).


IL DIRITTO AL NOME si ricava dalla lettura degli artt. 2 - 30 della Costituzione, dall'art. 8 CEDU, dall'art. 24 del Patto di New York, dall'art. 7 della Carta di Nizza, dagli artt. 7 - 9 del codice civile.

Il diritto al nome rappresenta il diritto alla protezione della identità della persona.

Il nome, formato da prenome e cognome (art. 6 c.c.), è modificabile (artt. 84 ss. c.c. e D.P.R. n. 396 del 2000).


Anche lo pseudonimo ha la stessa tutela riservata al nome (art. 9 c.c.).

In particolare, il nome è tutelato da:

  • contestazione, ossia compimento di atti volti a impedirne l'utilizzo

  • usurpazione, ossia utilizzo di altri del nome per identificare la propria persona

  • utilizzazione abusiva, ossia l'utilizzo del nome di altri per personaggi di fantasia, prodotti commerciali, appello o lettera aperta a contenuto politico.

Nei casi sopra citati sono previste le seguenti tutele:

  1. Istanza di cessazione del fatto lesivo

  2. Risarcimento del danno

  3. Pubblicazione della sentenza su uno o più giornali


Quale cognome deve essere assegnato al figlio alla nascita?


Cognome del figlio (norme di riferimento: artt. 237, 262, 299 c.c.; art. 72 co.1 R.D. del 1939; art. 33 - 34 del DPR n. 396 del 2000)

Bisogna distinguere tra:

  • figlio nato nel matrimonio = cognome del padre (disciplina principale)

  • figlio nato fuori dal matrimonio e riconosciuto = cognome del genitore che per primo lo ha riconosciuto. Se viene accertata o riconosciuta successivamente la filiazione nei confronti del padre, il figlio può assumere il cognome del padre, aggiungendolo o sostituendolo a quello della madre. Se il riconoscimento è contemporaneo, assume il cognome del padre.

  • figlio nato fuori dal matrimonio e non riconosciuto = il cognome viene determinato dall'Ufficiale di stato civile

  • Adozione (ordinaria) del minore = cognome del padre

  • Adozione del maggiorenne = cognome dell'adottante (anche se donna sposata). Se l'adozione è congiunta, prenderà il cognome del padre.

In tema di assegnazione del cognome, è intervenuta la giurisprudenza costituzionale.

Inizialmente la Corte aveva respinto le questioni di legittimità costituzionale delle norme fondate essenzialmente sul principio di parità dei coniugi.

La Corte, pur riconoscendo che esse costituiscono retaggio di una superata concezione patriarcale della famiglia, aveva ritenuto di non poter accogliere la questione, alla luce del vuoto normativo che ciò avrebbe determinato. (Corte cost. nn. 176 e 586 del 1988 e n. 61 del 2006).

Successivamente, la Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di tutte le disposizioni, nella misura in cui non permettono ai genitori, di comune accordo, di derogare alla disciplina, attribuendo al figlio anche il cognome della madre (Corte cost. n. 286 del 2016).

Da ultimo, la Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di tutte le disposizioni, nella misura in cui non prevedono che al figlio sia attribuito automaticamente il cognome di entrambi i genitori, secondo l'ordine da essi concordato (in caso di contrasto, si applica l'art. 316 c.c.), salvo diverso accordo tra i medesimi.

La Corte ha inoltre sollecitato un intervento del legislatore sul punto.


Cognome della moglie (norme di riferimento: artt. 143-bis, 156-bis c.c.; Art. 5, comma 2, Legge n. 898 del 1970)

A seguito del matrimonio la moglie aggiunge il cognome del marito al proprio.

In caso di separazione, la moglie conserva il cognome del marito, salvo diversa previsione del giudice in virtù di un pregiudizio a carico di uno dei due coniugi.

In caso di scioglimento del matrimonio per morte del marito, la moglie conserva il cognome del marito fino alle eventuali nuove nozze.

Nel caso di scioglimento del matrimonio per divorzio, la moglie perde il cognome del marito, salvo che il giudice la autorizzi a conservarlo in virtù di un interesse della stessa o dei figli.

La normativa non è ancora stata oggetto di pronunce di illegittimità costituzionale, nonostante la chiara prevalenza riconosciuta al cognome del marito che contrasta con il principio di parità dei coniugi (Cass. n. 13298 del 2004).


IL DIRITTO ALL'INTEGRITA' MORALE si ricava dall'art. 1 della Carta di Nizza, dall'art. 12 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo, dal codice penale agli articoli 594 e 595).

Il diritto all'integrità morale include:

  • la tutela dell'onore (valore sociale del soggetto, dato dall'insieme delle doti morali),

  • la tutela del decoro (valore sociale del soggetto, dato dall'insieme delle doti intellettuali, fisiche e altre qualità),

  • la tutela della reputazione (l'opinione che gli altri hanno dell'onore e del decoro di un soggetto; la stima sociale)

Il grado di tutela dipende dal contesto storico-sociale e dalle circostanze concrete, fermo restando il grado minimo che è sempre tutelato.

La tutela è volta contro tutte le offese, operate con ogni mezzo (es. parole, scritti, disegni, gesti) in presenza dell'interessato (ingiuria) o di terzi (diffamazione).

Sono previsti limiti alla tutela, dati dal bilanciamento con la libertà di manifestazione del pensiero (art. 21 Cost.).

Alcune eccezioni sono ravvisabili quando ad esempio vi è il consenso del soggetto leso, oppure in caso di ingiurie reciproche.

Come tutele sono previsti:

  1. il risarcimento del danno, patrimoniale e non (artt. 2043, 2059 c.c.)

  2. la pubblicazione della sentenza su uno o più giornali (art. 120 c.p.c.)

  3. in caso di diffamazione a mezzo stampa, il diritto alla riparazione (art. 12 della legge n. 47 del 1948).


IL DIRITTO ALL'IMMAGINE si ricava dall'art. 10 del codice civile, dalla legge n. 633 del 1941 agli artt. 96 - 97 "Legge sul diritto d'autore".

Il diritto all'immagine comporta il divieto di esporre, pubblicare, mettere in commercio il ritratto altrui, senza il consenso del soggetto interessato,

Per ritratto deve intendersi ogni rappresentazione delle sembianze del soggetto.

Il consenso deve essere prestato con un negozio giuridico unilaterale, che può essere revocato e vale solo a favore di colui al quale è stato prestato.

Sono ravvisabili eccezioni in tema di consenso: in caso di notorietà della persona, per necessità di giustizia o polizia, per scopi scientifici, didattici, culturali, fatti collegati ad altri fatti svoltisi in pubblico, purché sia rispettato il diritto all'integrità morale e sussistano esigenze di pubblica informazione (Cass. n. 1503 del 1993).

Come forme di tutela è previsto:

  1. Risarcimento del danno, patrimoniale e non (artt. 2043 - 2059 c.c.)

  2. Provvedimenti idonei alla cessazione dell'illecito (art. 10 c.c.)


IL DIRITTO ALLA RISERVATEZZA si ricava dagli artt. 13 - 14 - 15 Costituzione, dall'art. 12 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, dall'art. 8 CEDU, dall'art. 8 della Carta di Nizza, dall'art. 10 c.c., dall'art. 615-bis del codice penale, dal D.lgs. n. 196 del 2003, dal Reg. UE n. 679 del 2016 (c.d. GDPR).

Il diritto alla riservatezza è il diritto a tener segreti aspetti, comportamenti e dati relativi alla propria sfera intima.

Include anche il potere di controllare la diffusione di informazioni relative alla propria persona.

Include, inoltre, il c.d. "Diritto all'oblio", ossia a che informazioni personali relative al passato, ormai remoto, non siano rievocate e siano cancellate, anche nella forma della deindicizzazione dai motori di ricerca.

Come forme di tutela sono previsti:

  1. Azione inibitoria

  2. Risarcimento del danno

  3. Sanzioni particolari previste dal D.lgs. n. 196 del 2003 e dal Reg. UE n. 679 del 2016.


IL DIRITTO ALLA IDENTITA' PERSONALE si ricava dall'art. 2 della Costituzione, dall'art. 2, comma 1, della L. n. 196 del 2003.

Il diritto alla identità personale è il diritto a vedersi rappresentato con i propri reali caratteri, senza travisamento in ordine alla propria storia, idea, condotta...

Si differenzia dal diritto alla riservatezza, in quanto non tutela la rappresentazione all'esterno di dati, e dal diritto all'integrità morale, in quanto non tutela l'attribuzione di soli fatti o giudizi di disvalore.

Include il diritto del soggetto, nato da parto anonimo, di conoscere le proprie origini (art. 28, comma 5, Legge n. 184 del 1983) dopo il compimento dei 24 anni (diritto potestativo di conoscere l'identità della madre, salvo che ella abbia dichiarato di voler rimanere anonima).

I diritti della personalità
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