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AZIONE PENALE E UDIENZA PRELIMINARE

L'azione penale e l'udienza preliminare

La fase del processo inizia con l’esercizio dell’azione penale (art. 407-bis c.p.p.).

A seguito dell’inizio dell’azione penale può conseguire:

  • l’udienza preliminare (416 c.p.p.) e dunque la richiesta di rinvio a giudizio;

  • l’udienza predibattimentale (554-bis c.p.p.), nei casi indicati dall’art. 550 c.p.p. e dunque l’emissione di decreto di citazione a giudizio;

  • l’attivazione di un rito speciale (438 e ss. c.p.p.)


All’udienza preliminare, il giudice stabilisce se l’imputato debba essere prosciolto o rinviato a giudizio dibattimentale.

Funzioni del giudice per le indagini preliminari:

  • sottoporre ad un giudice la valutazione sulla fondatezza dell’azione penale esercitata dal P.M., intesa come idoneità alla formulazione di una ragionevole previsione di condanna dell’imputato;

  • consentire una deflazione del dibattimento, attraverso il proscioglimento in udienza preliminare o l’eventuale celebrazione dei riti speciali del patteggiamento o del giudizio abbreviato


IL GIUDICE PER L'UDIENZA PRELIMINARE (G.U.P.)

La funzione di G.U.P. è svolta da un magistrato addetto alla sezione dei giudici per le indagini preliminari.

Non può celebrare l’udienza come G.U.P., il magistrato che nello stesso processo, abbia svolto le funzioni di G.I.P.

  • L’incompatibilità tra G.U.P. e G.I.P. non opera se quest’ultimo (G.I.P.) ha adottato provvedimenti i quali non implicano valutazioni sull’accusa (es. permessi di colloquio tra detenuto e congiunti)

RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO (Art. 416 c.p.p.)

La richiesta di rinvio a giudizio è depositata dal P.M. nella cancelleria del giudice.

E’ nulla se non è preceduta dall’avviso previsto dall’art. 415-bis (chiusura indagini preliminari) e dall’invito a presentarsi a rendere interrogatorio, qualora l’indagato lo abbia richiesto.

La richiesta di rinvio a giudizio è uno degli atti idonei ad interrompere la prescrizione.

La richiesta di rinvio a giudizio deve contenere (art. 417 c.p.p.):

  • le generalità dell’imputato

  • le generalità persona offesa

  • l’imputazione, in cui viene descritta analiticamente la condotta criminosa contestata

  • le indicazioni delle fonti di prova, che il P.M. ritiene possano consentire di sostenere l’accusa in dibattimento

  • la domanda al giudice di emissione del decreto che dispone il giudizio

  • la data e sottoscrizione del P.M.


Con la richiesta di rinvio a giudizio, il P.M. deve depositare nella cancelleria del giudice il suo fascicolo, contenente tutti gli atti delle indagini preliminari espletate (notizia di reato, documenti indagine, corpo del reato).

Con il deposito degli atti da parte del P.M., si realizza la c.d. discovery, cioè la piena conoscenza degli atti di indagine, peraltro già resi noti all’indagato, ai sensi del 415-bis.


SVOLGIMENTO DELL’UDIENZA PRELIMINARE

Si articola in un'attività introduttiva, nell'udienza e nell'attività decisionale.

Ricevuta la richiesta di rinvio a giudizio, il G.U.P., entro 5 giorni, fissa con decreto l’udienza, la quale si deve celebrare entro 30 giorni dal deposito della richiesta.

Entro 10 giorni dalla data di udienza, il giudice deve notificare avviso:

  • all’imputato

  • alla persona offesa

  • al P.M.

  • al difensore imputato.


L'imputato e la persona offesa, ai sensi dell’art. 419 c.p.p. co. 3-bis, sono altresì informate che hanno facoltà di accedere ai programmi di giustizia riparativa.

L’imputato può richiedere giudizio immediato e rinunciare all’udienza preliminare.


Le SS.UU. hanno stabilito che, ricevuta la richiesta di rinvio a giudizio, il G.U.P. deve celebrare l’udienza, non potendo emettere alcuna sentenza de plano, anche se sussiste una causa di non punibilità.


Costituzioni delle parti (art. 420 c.p.p.)

L’udienza preliminare si celebra in camera di consiglio, in assenza di pubblico.

E' necessaria la partecipazione del P.M. e del difensore dell’imputato.

E' facoltativa la partecipazione dell'imputato e della persona offesa dal reato.

La persona offesa se vuole costituirsi parte civile, può farlo a pena di decadenzaprima che siano ultimati gli accertamenti relativi alla costituzione delle parti”.

Il verbale è redatto dagli ausiliari del giudice in forma riassuntiva.

Il giudice, tuttavia, su richiesta di parte, dispone la riproduzione fonografica o audiovisiva ovvero la redazione del verbale con la stenotipia.

Primo adempimento del G.U.P. è verificare la regolare costituzione delle parti, valutando la correttezza degli avvisi e la regolarità delle notifiche.

  • Nel caso in cui ricorrano delle nullità, il giudice è tenuto a dichiararle, disponendo la rinnovazione degli avvisi e delle notifiche, e dunque rinviando l’udienza

  • Se l’imputato, regolarmente citato, non è comparso, il giudice deve dichiararne la sua assenza.

Secondo la giurisprudenza, inoltre, il giudice è obbligato a disporre il rinvio dell’udienza per legittimo impedimento del difensore, comunicato tempestivamente alla sua insorgenza. La celebrazione dell’udienza in presenza di impedimento, implica una nullità di ordine generale.

Il D.lgs. 10.10.2022, n. 150 (Riforma Cartabia) ha introdotto due nuovi commi nell’art. 420:

  • il comma 2-bis prevede che solo a seguito della positiva verifica della regolarità della notifica è possibile poi passare alla valutazione relativa alla procedibilità in assenza.

  • il comma 2-ter, invece, ridefinisce i casi in cui l’imputato deve considerarsi presente, aggiungendo a quelli tradizionali e già previsti all’art. 420-bis, 3° comma c.p.p. i seguenti:

  1. l’imputato che, dopo essere comparso, si allontana dall’aula di udienza

  2. l’imputato presente ad una udienza, non compare alle successive,

  3. i casi in cui l’imputato che ha richiesto per iscritto, nel rispetto delle forme di legge, di essere ammesso ad un procedimento speciale o che è rappresentato in udienza da un procuratore speciale nominato per la richiesta di un procedimento speciale.


Il Giudice per l’udienza preliminare ha la facoltà di rimettere, anche d’ufficio, la questione concernente la competenza per territorio, alla Corte di Cassazione.

In tal caso, il giudice pronuncia ordinanza con la quale rimette gli atti alla Corte di Cassazione insieme agli atti necessari alla risoluzione della questione, con l’indicazione delle parti e dei difensori.

Il termine entro il quale il giudice può disporre il rinvio è individuato dall’art. 24-bis c.p.p. in “prima della conclusione dell’udienza preliminare”.

Viene inoltre previsto al comma 6° dell’art. 24-bis c.p.p. che la parte che ha eccepito l’incompetenza per territorio, senza chiedere contestualmente la remissione della decisione alla Corte di Cassazione, decade dalla possibilità di riproporre l’eccezione nel corso del procedimento.

Ai sensi dell’art. 421 c.p.p. commi 1 e 1-bis, conclusi gli accertamenti relativi alla costituzione delle parti e prima di procedere alla discussione, il giudice, se rileva che la richiesta di rinvio a giudizio non presenta una “enunciazione, in forma chiara e precisa, del fatto, delle circostanze aggravanti e di quelle che possono comportare l’applicazione di misure di sicurezza, con l’indicazione dei relativi articoli di legge”, sentite le parti, deve invitare il pubblico ministero a riformulare l’imputazione.

  • Qualora il pubblico ministero provveda alla riformulazione, l’imputazione modificata va inserita nel verbale di udienza e contestata all’imputato se è presente in aula, anche mediante collegamento a distanza; se invece l’imputato non è presente, il giudice sospende il processo e rinvia a nuova udienza, disponendo la notifica del verbale contenente la nuova imputazione entro un termine non inferiore a dieci giorni dalla data della nuova udienza.

  • Qualora, invece, il pubblico ministero non provveda alla riformulazione a seguito dell’invito, il giudice, sentite le parti, dichiara anche d’ufficio la nullità della richiesta di rinvio a giudizio e dispone, con ordinanza, la restituzione degli atti al pubblico ministero.

Principio di correlazione: l’imputato deve essere giudicato in relazione al reato che gli è stato preventivamente contestato e non per un fatto diverso.

Tuttavia, sia in sede di udienza preliminare, predibattimentale, e dibattimentale, è data la possibilità al P.M. di modificare l’imputazione ed addirittura di contestare fatti nuovi.

La modifica dell’imputazione è disciplinata (per l’udienza preliminare) dall’art. 423 c.p.p.:

Se nel corso dell’udienza:

  • il fatto risulta diverso da come descritto nell’imputazione o

  • emerge un reato connesso o

  • emerge una circostanza aggravante

Il PM modifica l’imputazione e la contesta all’imputato se è presente in aula, anche mediante collegamento a distanza; se invece l’imputato non è presente, il giudice sospende il processo e rinvia a nuova udienza, disponendo la notifica del verbale contenente la nuova imputazione entro un termine non inferiore a dieci giorni dalla data della nuova udienza.

Se risulta a carico dell’imputato un fatto nuovo, non enunciato nella richiesta di rinvio a giudizio, per il quale si debba procedere d’ufficio, il giudice ne autorizza la contestazione:

  • se il P.M. ne fa richiesta e

  • l’imputato presta il consenso.

Se emerge, invece, che il fatto, le circostanze aggravanti e quelle che possono comportare l’applicazione di misure di sicurezza non sono indicate nell’imputazione in termini corrispondenti a quanto emerge dagli atti o che la definizione giuridica non è corretta, il giudice invita il pubblico ministero a operare le necessarie modificazioni.

  • Qualora il pubblico ministero provveda alla modifica dell’imputazione, si segue la sequenza già indicata prevista dal nuovo comma 1-bis dell’art. 421 c.p.p.

  • Qualora invece il pubblico ministero non provveda alla modifica o comunque “se la difformità indicata permane”, anche il tal caso il giudice, sentite le parti, dispone con ordinanza, anche d’ufficio, la restituzione degli atti al pubblico ministero.


Verificata la regolare costituzione delle parti, il G.U.P. dichiara aperta la discussione.

Nel corso della discussione, le parti illustrano le loro conclusioni sulla base degli atti contenuti nel fascicolo del P.M. o prodotti all’inizio e ammessi dal giudice.

L’imputato può chiedere di fare spontanee dichiarazioni o di essere interrogato nelle forme previste per il dibattimento c.d. cross examination.

La discussione segue il seguente ordine:

  • P.M.

  • Difensore di Parte Civile

  • Difensore del Responsabile civile

  • Difensore del Civilmente obbligato per la pena pecuniaria

  • Difensore dell'imputato

Il P.M. e il difensore dell’imputato possono replicare una sola volta.

Raccolte le conclusioni delle parti il giudice può:

  • dichiarare chiusa la discussione e adottare la decisione di proscioglimento, anche quando gli elementi acquisiti non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna, o rinvio a giudizio.

  • ordina al P.M. nuove indagini od attività di integrazione probatoria.


INTEGRAZIONE DELLE INDAGINI E INTEGRAZIONE PROBATORIA

Dopo la discussione delle parti e prima della chiusura dell’udienza preliminare, il giudice, se ritiene di non poter definire l’udienza allo stato degli atti, in base a quanto contenuto nel fascicolo del P.M., può acquisire altre fonti di prova con le seguenti modalità:

  • nel caso in cui le indagini preliminari risultino incomplete, indica al P.M. l’attività integrativa da svolgere, dando un termine per l’espletamento e fissando la data della nuova udienza preliminare. Di tale provvedimento viene dato avviso anche alla Procura generale presso la CDA, la quale potrebbe esercitare la facoltà di avocazione.

  • Se il G.U.P., invece, ritiene che un’attività di integrazione probatoria specifica possa essere determinante ai fini della decisione (di proscioglimento dell’imputato), dispone l’assunzione della prova innanzi a sé.

Le fonti di prova che è possibile raccogliere con l’integrazione probatoria sono tassativamente indicate dal legislatore.

Quando una particolare disposizione di legge lo prevede, o quando le parti vi consentono, il giudice dispone che l'esame si svolga a distanza.

Dopo l’acquisizione di tali nuove fonti di prova, le parti devono rassegnare nuovamente le loro conclusioni ed il giudice decidere per il proscioglimento o il rinvio a giudizio.


DECISIONE DEL G.U.P.

L’udienza preliminare si conclude con sentenza di non luogo a procedere o con il decreto che dispone il giudizio.

Tuttavia, l’udienza può concludersi anche con:

  • declaratoria di nullità ed eventuale restituzione degli atti al P.M.

  • declaratoria di difetto di giurisdizione, di competenza, di attribuzione.


Il giudice deve emettere sentenza di non luogo a procedere nei seguenti casi:

  • se sussiste una causa di estinzione del reato o per la quale l’azione penale non doveva essere iniziata o proseguita

  • se il fatto non è previsto dalla legge come reato o non sussiste o l’imputato non lo ha commesso

  • se l’imputato è persona non punibile

  • se gli elementi di prova acquisiti non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna

Il criterio di valutazione del G.U.P., non è l’innocenza dell’imputato, ma l’utilità o meno del dibattimento.

Il dispositivo della sentenza deve essere immediatamente letto in udienza.

Il G.U.P. se non redige immediatamente la motivazione, deve depositarla in cancelleria entro 30 giorni.

Il querelante è condannato alle spese, e se vi è colpa grave, anche ai danni a favore dell’imputato.

Contro la sentenza di non luogo a procedere possono proporre appello:

  • il procuratore della Repubblica e il Procuratore generale;

  • l'imputato, salvo che con la sentenza sia stato dichiarato che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso.

La persona offesa può proporre appello nei soli casi di nullità previsti dall'articolo 419, comma 7, c.p.p.

Sono inappellabili le sentenze di non luogo a procedere relative a reati puniti con la sola pena pecuniaria o con pena alternativa.

Sull'impugnazione la Corte di Appello decide in camera di consiglio con le forme previste dall'articolo 127 c.p.p..

In caso di appello del pubblico ministero:

  • la corte, se non conferma la sentenza, pronuncia decreto che dispone il giudizio, formando il fascicolo per il dibattimento secondo le disposizioni degli articoli 429 e 431, o sentenza di non luogo a procedere con formula meno favorevole all'imputato.

In caso di appello dell'imputato:

  • la corte, se non conferma la sentenza, pronuncia sentenza di non luogo a procedere con formula più favorevole all'imputato.


Contro la sentenza di non luogo a procedere pronunciata in grado di appello, possono ricorrere per Cassazione:

  • l'imputato

  • il Procuratore generale

(Solo per i motivi di cui alle lettere a), b) e c) del comma 1 dell'articolo 606 c.p.p.)


Sull'impugnazione la Corte di cassazione decide in camera di consiglio con le forme previste dall'articolo 611 c.p.p.

Se sopravvengono o si scoprono nuovi fonti di prova, che da sole o unitamente a quelle già acquisite, possono determinare il rinvio a giudizio, il G.U.P., su richiesta del P.M., deve disporre la revoca della sentenza di non luogo a procedere.

In presenza di fonti di prova sufficienti a rendere il giudizio dibattimentale, il G.U.P. deve emettere decreto di rinvio a giudizio.

Il decreto è privo di motivazione ciò perché in caso contrario, il G.U.P. determinerebbe nel giudice di rinvio un pregiudizio sulla responsabilità dell’imputato, in contrasto con il principio di oralità del processo accusatorio.

Nel decreto di rinvio a giudizio sono indicate:

  • generalità dell'imputato

  • indicazione della persona offesa

  • imputazione

  • indicazione sommaria delle fonti di prova

  • indicazione del luogo, del giorno ed ora dell’udienza per la prosecuzione del processo davanti al giudice del dibattimento.

  • l’avviso all’imputato e alla persona offesa che hanno facoltà di accedere ai programmi di giustizia riparativa

A seguito dell’emissione del decreto che dispone il giudizio, il G.U.P., in contraddittorio tra le parti, deve formare il fascicolo del dibattimento, nel quale devono confluire solamente gli atti previsti dall’art. 431 c.p.p., tra cui gli atti irripetibili.

  • Con l’accordo tra le parti, possono anche confluire atti non compresi nell’elencazione dell'art. 431 c.p.p. nonché gli atti di investigazioni difensive.

Si forma così il c.d. doppio fascicolo:

  • quello del dibattimento, ex art. 431 c.p.p.

  • quello del P.M., ove è allegato il fascicolo del difensore, dove rimangono conservati tutti gli atti delle indagini preliminari e dell’udienza preliminare.



Azione penale e Udienza preliminare
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