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Autocalunnia

Autocalunnia (Art. 369 c.p.)

Chiunque, mediante dichiarazione ad alcuna delle Autorità indicate nell'articolo precedente (368 c.p.), anche se fatta con scritto anonimo o sotto falso nome, ovvero mediante confessione innanzi all'Autorità giudiziaria, incolpa se stesso di un reato che egli sa non avvenuto, o di un reato commesso da altri, è punito con la reclusione da uno a tre anni.


A differenza della calunnia, qui l'agente incolpa se stesso, consapevole della sua innocenza.

Questo sottolinea ulteriormente la preminenza dell'interesse dello Stato, anche quando il reato sia diretto a scopi altruistici.


E' esclusa l'autocalunnia materiale.


Si prospettano problemi interpretativi riguardo al concorso di persone nel reato e al concorso di reati.

Quando più persone attribuiscono a una di esse un reato (che non ha commesso), si prospettano quattro soluzioni teoriche:

  • tutti colpevoli di Autocalunnia;

  • tutti colpevoli di Calunnia;

  • tutti colpevoli di entrambi i reati;

  • l’incolpato colpevole di autocalunnia e gli altri di calunnia. Quest’ultima ipotesi pare preferibile se non vi è stato accordo tra le parti; la prima se tale accordo c’è stato.

Quando, invece, l’autocalunniatore, oltre a sé (autocalunnia), incolpa anche altri (calunnia), o aiuta il colpevole ad eludere le investigazioni (favoreggiamento personale), si pone il problema se vi sia o meno un concorso di reati.


In giurisprudenza si è affermato che il delitto di autocalunnia, a differenza dal delitto di calunnia che tutela anche l'onore e la libertà dell'incolpevole, non è reato plurioffensivo, poiché lo scopo della incriminazione è solo quello di evitare che sia turbato il regolare funzionamento della giustizia (Cass. Sez. III, 13.5.1968).

L'autocalunnia è reato di pericolo: per la sua consumazione è sufficiente che la falsa accusa sia idonea a provocare l'inizio di un procedimento penale (Cass. Sez. VI, 7.3.1970).


Di recente ha chiarito (Cass. Sez. VI, 16.7.2013, n. 30830) che non è punibile per i reati di falsa testimonianza, calunnia e autocalunnia, ai sensi dell'art. 384, il testimone che ribadisca nel processo le dichiarazioni autoaccusatorie e accusatorie precedentemente rese, non essendo tenuto a modificare le false affermazioni originariamente riferite.



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