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Attività della Polizia Giudiziaria

Le attività della Polizia Giudiziaria

Il codice di rito prevede, per la polizia giudiziaria, l’obbligo di comunicazione, senza ritardo, della notizia di reato al P.M.

Ai sensi dell’articolo 347 c.p.p., acquisita la notizia di reato, la P.G., senza ritardo riferisce al P.M., per iscritto, gli elementi essenziali del fatto e gli altri elementi raccolti.

Prima di detta comunicazione, la P.G. provvede in via autonoma all’assicurazione delle fonti di prova.

Dopo l’intervento del P.M., la P.G. potrà procedere come attività delegata o ancora di propria iniziativa.

La Polizia Giudiziaria deve comunicare, quando è possibile, il domicilio eletto dall’indagato, le generalità della persona offesa e di coloro i quali siano in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti.

L’articolo 347 c.p.p., indica genericamente con la locuzione “senza ritardo”, la tempistica entro cui deve essere comunicata al P.M. la notizia di reato.

Tuttavia, per taluni casi, specificamente indicati nei commi 2-bis e 3 dello stesso articolo 347 c.p.p., vengono indicati dal legislatore i termini oltre i quali la P.G. è obbligata a comunicare la notizia di reato al P.M.

Se sono stati compiuti atti per i quali è prevista l’assistenza del difensore dell’indagato:

  • la comunicazione di reato deve essere trasmessa entro le 48 ore dal compimento dell’atto, salvo deroghe tassativamente previste dalla legge.

  • Inoltre, così come previsto dal c.d. Codice Rosso (Legge 69/2019) che ha modificato il comma 3 dell’articolo 347 c.p.p., la comunicazione della notizia di reato deve essere data immediatamente al P.M., anche in forma orale, per taluni delitti specificamente indicati dalla norma, tra i quali: Maltrattamenti in famiglia, Violenza sessuale, Stalking (e altri).


Alla polizia giudiziaria, inoltre, è affidato il compimento degli atti necessari per assicurare le fonti di prova, avvalendosi o:

  • dei mezzi di ricerca disciplinati espressamente dal codice

  • di altri mezzi c.d. atipici o innominati.


ATTIVITA’ DELLA P.G. RELATIVA ALL’INDAGATO

L’art. 61 c.p.p. estende all’indagato gli stessi diritti e garanzie dell’imputato.

La polizia giudiziaria procede alla identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini e delle persone in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti.

Per l’identificazione dell’indagato, la P.G. può procedere con:

  • rilievi dattiloscopici, fotografici

  • prelievi di capelli o saliva, anche senza il consenso dell’interessato

Sempre per l’identificazione, è previsto il potere per la P.G. di accompagnare l’investigato nei propri uffici e trattenerlo:

  • non oltre le 12 ore, senza avviso alla autorità giudiziaria

  • non oltre le 24 ore, previo avviso orale al P.M.

Quando procede alla identificazione, la polizia giudiziaria invita la persona nei cui confronti vengono svolte le indagini a dichiarare o a eleggere il domicilio per le notificazioni a norma dell'articolo 161 c.p.p., nonché ad indicare il recapito della casa di abitazione, del luogo in cui esercita abitualmente l'attività lavorativa e dei luoghi in cui ha temporanea dimora o domicilio, oltre che ad indicare i recapiti telefonici o gli indirizzi di posta elettronica nella sua disponibilità.

La P.G. può procedere ad arresto (obbligatorio nei casi di flagranza di reato), sempre che il P.M. non abbia ancora assunto la direzione delle indagini.

Il giudice, inoltre, può autorizzare la partecipazione a distanza di arrestato o fermato e del difensore all’udienza di convalida, se gli interessati ne fanno richiesta ex art. 391, co. 1, secondo periodo, c.p.p.

Fuori dei casi di flagranza, la P.G., quando ricorra il pericolo di fuga, procede al fermo dell’indagato che sia raggiunto da gravi indizi di reità in ordine al delitto punibile con pena superiore al massimo ad anni 6, e al minimo di anni 2.


LE SOMMARIE INFORMAZIONI (ex art. 350 c.p.p.)

L’assunzione delle sommarie informazioni, implica che la P.G. solleciti l’indagato a rendere dichiarazioni.

La ricezione delle sommarie informazioni implica che la P.G. si limiti passivamente a recepire quanto dichiarato dall’indagato.

In ogni caso, le dichiarazioni hanno valenza solo per fini investigativi e possono essere utilizzate ai fini di contestazioni nel dibattimento (art. 500 c.p.p.)

L’assunzione delle informazioni:

  • non può consistere in un mezzo per contestare il reato all’indagato

  • l’indagato deve essere in stato di libertà

  • necessaria assistenza del difensore di fiducia o d’ufficio

Le informazioni così assunte sono trasfuse in un verbale scritto utilizzabile:

  • in sede preprocessuale

  • per le contestazioni in dibattimento

E’ prevista la facoltà per la P.G. di richiedere al P.M., previo consenso dell’indagato e del difensore, di assumere le sommarie informazioni con sistemi di collegamento a distanza.

Per le modalità di compimento dell’atto, come prescritto dalla Riforma Cartabia, si osservano le disposizioni dell’art. 133-ter c.p.p..


Assunzione di sommarie informazioni sul luogo o nell’immediatezza del fatto:

  • assenza del difensore (che impedisce la verbalizzazione delle dichiarazioni)

  • possono essere assunte anche in un luogo diverso dal luogo del delitto.


Ricezione di dichiarazioni spontanee:

  • pienamente utilizzabili nella fase procedimentale

  • in fase dibattimentale sono utilizzabili per le contestazioni.


Dalla P.G. possono essere assunte informazioni, ai sensi dell’art. 351 c.p.p., anche dalle persone informate sui fatti:

  • possono essere potenziali testimoni o imputati in processi connessi o collegati

  • se si devono assumere sommarie informazioni da un minore, la legge 172/2012 prescrive la presenza di un esperto di psicologia o psichiatria infantile per reati di pornografia minorile.

Diversamente da quanto previsto per le sommarie informazioni dell’indagato, nel riformato art. 351 c.p.p., non è prevista la possibilità di utilizzo di sistemi di collegamento a distanza.

Il dichiarante può unicamente chiedere che le sue dichiarazioni siano documentate mediante registrazione audio.


Ai sensi dell’art. 357 c.p.p., la P.G. che assume sommarie informazioni (art. 351 c.p.p.) nei casi di indagini per delitti di cui all’art. 407, comma 2, lett. a, (quindi, per determinati reati molto gravi), oppure, quando il dichiarante ne faccia richiesta, deve audio-registrare la deposizione, salvo che la strumentazione non sia disponibile.


Nel caso di dichiarazioni rese da:

  • minorenne

  • infermo di mente

  • soggetto in condizioni di particolare vulnerabilità

le dichiarazioni devono essere audio o videoregistrate, salvo che la strumentazione non sia disponibile e vi sia l’urgenza di assumere comunque la deposizione.

La violazione è priva di sanzione nel caso ordinario ed è invece sanzionata con l’inutilizzabilità dell’atto nel caso di minori, infermi di mente o soggetti vulnerabili.

La trascrizione delle registrazioni è disposta solo se assolutamente indispensabile e può essere effettuata anche dalla P.G. stessa.

Previsione simile è prevista per le dichiarazioni e gli interrogatori resi al Pubblico Ministero e per le dichiarazioni assunte dal difensore.


PERQUISIZIONI E SEQUESTRI

Sono entrambi mezzi di ricerca di fonti di prova.

Nei casi di flagranza di reato o di evasione, l’urgenza è presunta, quindi la P.G. può procedere alla perquisizione senza munirsi di decreto di perquisizione.

Il difensore può assistere, ma non deve essere avvisato per la natura “a sorpresa” dell’atto.


Quando la finalità della perquisizione è il rinvenimento delle cose, queste sono sottoposte a sequestro (se rinvenute).

Quando la finalità è il rintraccio dell’evaso o dell’imputato, in caso positivo si da esecuzione alla misura coercitiva o limitativa della libertà personale.

E' previsto l’obbligo di immediata trasmissione al P.M. del verbale delle operazioni compiute, affinché questo decida sulla convalida.

A norma dell’articolo 352 c.p.p., la polizia giudiziaria trasmette senza ritardo, e comunque non oltre le quarantotto ore, al pubblico ministero del luogo dove la perquisizione è stata eseguita il verbale delle operazioni compiute.

Il pubblico ministero, nelle quarantotto ore successive, decide con decreto motivato sulla convalida della perquisizione.

Salvo che alla perquisizione sia seguito il sequestro, entro dieci giorni dalla data in cui hanno avuto conoscenza del decreto di convalida, la persona nei cui confronti vengono svolte le indagini e la persona nei cui confronti la perquisizione è stata disposta o eseguita, possono proporre opposizione.


Perquisizione e sequestro sono considerati atti irripetibili:

  • andranno nel fascicolo del dibattimento


Il sequestro probatorio, pur dopo convalida del P.M. è assoggettato al controllo del giudice.


Avverso il provvedimento di riesame, è possibile ricorso per Cassazione per sola violazione di legge.


RESTITUZIONE E DISTRUZIONE

  • Apposizione di sigilli alle cose sequestrate per garantire integrità

  • I beni possono essere alienati o distrutti, quando possono alterarsi

Come disposizione di garanzia è previsto che avvenga il prelievo di campioni alla presenza del difensore.

I difensori possono opporsi alla distruzione.

Se la richiesta dei difensori non viene accolta, la parte interessata ha 2 possibilità:

  • proporre, avverso il procedimento di distruzione, opposizione al G.I.P. in camera di consiglio (nelle forme della camera di consiglio ex art. 127 c.p.p.)

  • proporre incidente di esecuzione con le forme dell’art. 666 c.p.p., in quanto concernente la fase esecutiva del sequestro.



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