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Atti persecutori

Aggiornamento: 24 dic 2023

Atti persecutori - Stalking (Art. 612-bis c.p.)

Il delitto di atti persecutori, comunemente detto anche “Stalking”, è previsto e punito dall'art. 612-bis c.p..

La norma tutela la libertà morale e psichica dell'individuo.

E’ un reato di danno e può essere commesso da chiunque.

L'art. 612-bis c.p. punisce chiunque, con condotte reiterate, minacci o molesti qualcuno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura o da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di una persona al medesimo legata da relazione affettiva o da costringere lo stesso a modificare le proprie abitudini di vita.

Si tratta di un reato necessariamente abituale, dovendo le condotte di minaccia o molestia essere qualificate dal requisito della reiterazione.

La minaccia consiste nella prospettazione di un male futuro ingiusto, il cui verificarsi dipende dalla volontà del soggetto agente.

La minaccia può essere esplicita o implicita, diretta o indiretta, reale o simbolica, purché sia idonea a intimorire il soggetto passivo.

La molestia consiste in qualsiasi comportamento atto ad alterare dolorosamente e in modo inopportuno l'atteggiamento psichico di una persona.

Il delitto si consuma nel momento in cui le condotte reiterate di minaccia o di molestia determinino nel soggetto passivo uno degli eventi previsti dalla norma e cioè il perdurante e grave stato di ansia o di paura; il timore per l'incolumità propria o di persone care; il costringimento ad alterare le proprie condizioni di vita.

E’ richiesto il dolo generico.


La Giurisprudenza ha chiarito che, perché si realizzi la condotta di atti persecutori, è necessario che l’agente voglia porre in essere condotte reiterate di minaccia o molestia ai danni della persona offesa per un arco di tempo apprezzabile, nonché incidenti sulla vita lavorativa, relazionale ed affettiva, tali da ingenerare un perdurante stato di ansia e paura.


  • Sul punto, il Tribunale di Torino con sentenza del 13 giugno 2018, ha configurato come stalking, una serie di minacce, insieme a messaggi d’amore sul social network Facebook, perpetrate dall’agente.

  • Invece, la Suprema Corte di Cassazione con Sentenza n. 34512/2020, ha chiarito che la pubblicazione di post su una pagina Facebook accessibile a chiunque, non integra la condotta degli atti persecutori, mancando il requisito della invasività inevitabile, connessa all'invio di messaggi "privati" (mediante sms, whatsapp, e telefonate), e, se tali post rientrano nei limiti della legittima libertà di manifestazione del pensiero e del diritto di critica, non rientrano nella fattispecie prevista e punita dall’art. 612-bis c.p..


La pena prevista per il reato di cui all'art. 612-bis c.p. è la reclusione da 6 mesi a 5 anni.

La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.

La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di:

  • un minore

  • di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità

  • con armi o da persona travisata.


Il delitto è punito, di regola, a querela della persona offesa.

Analogamente a quanto previsto dall'art. 609-septies per i reati di violenza sessuale, il termine per proporre querela è di sei mesi, in considerazione della difficoltà della vittima di tali reati ad agire nei confronti del soggetto attivo.

La remissione della querela può essere soltanto processuale.

La querela è, invece, irrevocabile nei casi di commissione del fatto mediante minacce reiterate nei modi di cui al 2° co. dell'art. 612 bis.

E’ procedibile d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore, di persona con disabilità o quando il fatto è connesso ad altro reato per il quale si deve procedere d'ufficio.

Inoltre, la Legge 4.12.2017, n. 172, inserendo nell'art. 162-ter un nuovo 3° co., ha espressamente escluso l'applicabilità della causa di estinzione per condotte riparatorie di cui all'art. 162-ter al delitto di atti persecutori.

E’ competente a decidere i fatti previsti dall’art. 612-bis, il Tribunale in composizione monocratica.

Il termine di prescrizione decorre dal compimento dell'ultimo atto antigiuridico, coincidendo il momento della consumazione delittuosa con la cessazione dell'abitualità.



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