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Associazione di tipo mafioso

Associazione di tipo mafioso (Art. 416-bis c.p.)

Chiunque fa parte di un'associazione di tipo mafioso formata da tre o più persone, è punito con la reclusione da sette a dodici anni.

Coloro che promuovono, dirigono o organizzano l'associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da nove a quattordici anni.


L'associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgano della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.


Se l'associazione è armata si applica la pena della reclusione da nove a quindici anni nei casi previsti dal primo comma e da dodici a ventiquattro anni nei casi previsti dal secondo comma.

L'associazione si considera armata quando i partecipanti hanno la disponibilità, per il conseguimento della finalità dell'associazione, di armi o materie esplodenti, anche se occultate o tenute in luogo di deposito.


Se le attività economiche di cui gli associati intendono assumere o mantenere il controllo sono finanziate in tutto o in parte con il prezzo, il prodotto, o il profitto di delitti, le pene stabilite nei commi precedenti sono aumentate da un terzo alla metà.


Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l'impiego.

Decadono inoltre di diritto le licenze di polizia, di commercio, di commissionario d'asta presso i mercati annonari all'ingrosso, le concessioni di acque pubbliche e i diritti ad esse inerenti, nonché le iscrizioni agli albi di appaltatori di opere o di forniture pubbliche di cui il condannato fosse titolare.


Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alla camorra e alle altre associazioni, comunque localmente denominate, anche straniere, che valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso.


Riguardo agli interessi protetti, l'art 416-bis, dal 1982, appare un reato plurioffensivo:

  • contro l’ordine pubblico, le libertà di mercato, di iniziativa economica, quelle civili, ecc.


La tipologia mafiosa di un'associazione viene descritta in base a fini e mezzi.


Anche l'associazione mafiosa (come quella per delinquere) postula il requisito dell'organizzazione, nel senso che è necessaria l'esistenza stabile e permanente di una struttura capace di perpetuarsi nel tempo, così da essere del tutto autonoma rispetto all'attività preparatoria ed esecutiva dei delitti-fine.


Tra i mezzi, oltre all’organizzazione, si annoverano:

  • La forza di intimidazione del vincolo associativo.

È al contempo strumento primario per l'affermarsi della mafia nel contesto storico-sociale e requisito fondamentale della fattispecie, che ne fa una figura speciale rispetto all'associazione per delinquere comune;

  • La condizione di assoggettamento (sottomissione psicologica) e omertà (rifiuto a collaborare con la giustizia) che ne derivano.

Sul piano degli scopi, più eterogenei rispetto al “programma criminale” di cui all'art. 416, in rapporto alternativo abbiamo:

  • commettere delitti, come nell'art. 416

  • acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici.

Questo tende a delineare il nuovo volto imprenditoriale della mafia, e i termini gestione e controllo vanno intesi nel senso più lato riconducibile a situazioni di fatto;

  • realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri;

  • impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o procurare voti a sé o ad altri (dal 1992), tramite intimidazioni anche implicite.

La liceità di alcuni degli scopi, sopra menzionati, ha sollevato dubbi di incompatibilità con l’art. 18 Cost. (sulla libertà di associazione), risolti rinviando alla illiceità dei mezzi sufficiente ad inficiare tutta la condotta.


L'ultimo comma dell’art. 416-bis c.p. ne estende l’applicazione alla camorra e a tutte le altre associazioni di tipo mafioso, altrimenti denominate.


Sono previste circostanze aggravanti, e come pena accessoria la confisca obbligatoria di tutti i beni pertinenti al reato.


Elemento soggettivo:

  • dolo generico: coscienza e volontà di partecipare ad un’associazione avente certe caratteristiche (c.d. affectio societatis)

  • dolo specifico: effettiva volontà di perseguire i fini dell’associazione


Secondo alcuni autori, il dolo va modulato diversamente a seconda dei vari ruoli delineati dal legislatore.

Secondo altri, è sufficiente la consapevolezza e la volontà di apportare un contributo a un’associazione dotata dei caratteri previsti (ciò rischia di raffigurare un dolo presuntivo, in re ipsa).


Consumazione: nel momento in cui si costituisce l’associazione

  • L’associazione si costituisce con l’accordo tra tre o più persone, accompagnato dalla costituzione, contestuale o anche successiva, di una struttura organizzativa, anche rudimentale, volta alla commissione di una pluralità indeterminata di reati.

  • Momento dell’ingresso del partecipe nell’associazione

  • Il reato si consuma a prescindere dalla concreta attuazione del programma criminoso.


Tentativo non configurabile (opinione prevalente in dottrina e in giurisprudenza): nei reati associativi vi è già un’anticipazione della tutela, rappresentando un reato di pericolo.

  • Gli atti idonei diretti in modo non equivoco a costituire un’associazione mafiosa integrano già il reato, perché il bene tutelato è esposto a pericolo.

Secondo la giurisprudenza può aversi vincolo di continuazione ex art. 81 co. 2 c.p.



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