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Appropriazione indebita

Appropriazione indebita (Art. 646 c.p.)


La differenza principale dal furto sta nella mancanza della sottrazione.

Presupposto necessario (collegato alla mancanza di sottrazione) è il possesso preesistente e persistente fino all’appropriazione: non si configura appropriazione indebita quando vi è coincidenza tra possesso e appropriazione.

Il possesso dev’essere fondato su un titolo qualsiasi (legge, contratto, altra causa) purché lecito.


La condotta incriminata consiste nella mutazione del possesso in appropriazione: nella volontà di conseguire un dominio definitivo sulla cosa, di cui si era semplice possessore (in senso penalistico).

Difficile è accertare il reato quando il possesso avviene su cose fungibili come il denaro, perché il possederle equivale all’averne la proprietà con l’obbligo di restituirne la stessa somma.

Tuttavia, nel diritto penale il concetto di altruità non coincide con quello civilistico di proprietà, bensì con l’interesse a mantenere un vincolo di destinazione del bene che altri non deve violare, per esempio spendendo per scopi diversi il denaro in suo possesso.


Il dolo specifico consiste nel procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto.


Il tentativo è difficilmente configurabile per la stessa difficoltà di accertamento del mutamento psicologico nel possessore.


Recentemente il legislatore con la Legge 3/2019 ha inasprito le pene per il reato di appropriazione indebita, prevedendo la reclusione da due a cinque anni e la multa da euro 1.000 a euro 3.000.



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