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APPELLO

L'appello (art. 593)

L’appello è un mezzo ordinario di impugnazione.

Non è un diritto costituzionalmente protetto, solo il ricorso per Cassazione lo è.

Ex art. 593, non tutte le sentenze di primo grado sono appellabili.

Salvo quanto previsto dagli articoli 443 (giudizio abbreviato), 448 (patteggiamento), 579 (misure di sicurezza) e 680 (provvedimenti magistrato di sorveglianza), il P.M. e l’imputato possono appellare contro le sentenze di condanna, anche se con dei limiti specificamente introdotti dal D.lgs. 6 febbraio 2018, n. 11.

Nello specifico:

l'imputato può appellare le sentenze di condanna;

mentre, il pubblico ministero, può appellare le medesime sentenze solo:

  • quando modificano il titolo del reato

  • escludono la sussistenza di una circostanza aggravante ad effetto speciale

  • stabiliscono una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato.

Il pubblico ministero può appellare le sentenze di proscioglimento.

L'imputato può appellare le sentenze di proscioglimento emesse al termine del dibattimento, salvo che si tratti di:

  • sentenze di assoluzione perché il fatto non sussiste o

  • perché l'imputato non lo ha commesso

Sono inappellabili:

  • le sentenze di condanna per le quali è stata applicata la sola pena dell'ammenda o la pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità (art. 593 co. 3 c.p.p.);

  • le sentenze di proscioglimento relative a reati puniti con la sola pena pecuniaria o con pena alternativa (art. 593 co. 3 c.p.p.);

  • le sentenze di non luogo a procedere relative a reati puniti con la sola pena dell'ammenda, pecuniaria o con pena alternativa (art. 428 co. 3-quater "udienza preliminare" e 554-quater co. 6 c.p.p. "udienza predibattimentale").

L’inappellabilità non preclude la possibilità di proporre ricorso per Cassazione.


GIUDICE COMPETENTE PER L’APPELLO

La Corte d’appello è competente in ordine alle sentenze emesse dal tribunale o dal G.I.P.

La Corte d’assise d’appello è competente in ordine alle sentenze emesse dalla Corte d’assise o dal G.I.P.

Il Tribunale in composizione monocratica è competente per le sentenze del Giudice di pace.


APPELLO INCIDENTALE (595)

L'imputato, che non ha proposto impugnazione, può proporre appello incidentale, entro quindici giorni da quello in cui ha ricevuto la notificazione.

Ai sensi dell’art. 595 c.p.p., può proporre appello incidentale solo l’imputato entro 15 giorni, da quello in cui ha ricevuto la comunicazione o la notificazione.

  • Secondo la giurisprudenza, l'istituto dell’appello incidentale non è previsto nel giudizio in Cassazione, non potendosi applicare analogicamente.

Il D.lgs. 11/2018 ha escluso che il P.M. e le altre parti, possano proporre appello incidentale.

L’appello incidentale perde efficacia in caso di inammissibilità dell’appello principale o di rinuncia allo stesso.

Anche l’appello incidentale, come le impugnazioni in generale, è presentato mediante deposito telematico «con le modalità previste dall’art. 111-bis nella cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento impugnato» e successivamente comunicato, a cura della cancelleria dello stesso giudice, al pubblico ministero presso il medesimo giudice ed è notificato alle parti private senza ritardo.

Entro quindici giorni dalla notificazione dell'impugnazione presentata dalle altre parti, l'imputato può presentare al giudice, mediante deposito in cancelleria, memorie o richieste scritte.

La giurisprudenza ha chiarito con diverse pronunce che l’appello incidentale può essere proposto solo in relazione ai punti della decisione oggetto dell’appello principale nonché a quelli che hanno connessione essenziale con essi.


COGNIZIONE DEL GIUDICE DI APPELLO E DIVIETO DI REFORMATIO IN PEIUS

L'appello è un mezzo di impugnazione parzialmente devolutivo (tantum devolutum quantum appellatum).

L’appello attribuisce al giudice di 2° grado, la cognizione del procedimento limitatamente ai punti della decisione ai quali si riferiscono i motivi proposti.

Nell’atto di impugnazione, devono essere indicati i capi o i punti della decisione ai quali si riferisce l’impugnazione.

La parte che propone il gravame, deve indicare i motivi di fatto e di diritto che sorreggono l’impugnazione.

L’indicazione del capo o del punto della sentenza, senza l’enunciazione dei motivi, rende l’appello inammissibile.

Il codice prevede delle deroghe all’effetto devolutivo dell’appello:

  • il giudice può concedere d’ufficio la sospensione condizionale della pena e la non menzione

  • può concedere una o più circostanze attenuanti ed effettuare, quando occorra, il giudizio di comparazione tra circostanze ex art. 69 c.p.

  • può rilevare le nullità assolute ex art. 178 c.p.p.

  • può dichiarare il difetto di giurisdizione o l’incompetenza per materia

  • può pronunciarsi sulla presenza di una causa di non punibilità ex art. 129 c.p.p.

Il potere cognitivo del giudice d’appello varia a seconda che l’appellante sia il P.M. oppure l’imputato.

Se l’appellante è il P.M., il giudice può aggravare:

  • la qualificazione giuridica del fatto

  • la specie o la quantità di pena

  • revocare benefici

  • mutare l’assoluzione in condanna o la formula del proscioglimento.

Se l’appellante è l’imputato e non il P.M., il giudice incontra il limite del divieto della reformatio in peius. Non può quindi peggiorare o aggravare la posizione giuridica dell’imputato.

Se appellanti sono entrambe le parti, P.M. e imputato, il giudice può pervenire a conclusioni nell’una o nell’altra direzione.


GLI ATTI PRELIMINARI E GIUDIZIO DI APPELLO

La Corte provvede sull'appello in camera di consiglio.

Se non è diversamente stabilito e in deroga a quanto previsto dall'articolo 127 c.p.p., la Corte giudica sui motivi, sulle richieste e sulle memorie senza la partecipazione delle parti.

Fino a quindici giorni prima dell'udienza, il procuratore generale presenta le sue richieste e tutte le parti possono presentare motivi nuovi, memorie e, fino a cinque giorni prima, memorie di replica.

Il provvedimento emesso in seguito alla camera di consiglio è depositato in cancelleria al termine dell'udienza. Il deposito equivale alla lettura in udienza ai fini di cui all'articolo 545.

La camera di consiglio, senza la partecipazione delle parti rappresenta, dunque, il rito ordinario, per il giudizio di appello.

Tuttavia, è previsto ai sensi del comma 2 dell’art. 598-bis c.p.p., che l'appellante possa chiedere di partecipare all'udienza.

La richiesta è irrevocabile ed è presentata, a pena di decadenza, nel termine di quindici giorni dalla notifica del decreto di citazione per il giudizio di appello o dell'avviso della data fissata per il giudizio di appello.

La parte privata può presentare la richiesta esclusivamente a mezzo del difensore.

Se la richiesta è ammissibile, la Corte dispone che l'udienza si svolga con la partecipazione delle parti e indica se l'appello sarà deciso a seguito di udienza pubblica o in camera di consiglio, con le forme previste dall'articolo 127 c.p.p.

Il provvedimento è comunicato al procuratore generale e notificato ai difensori.

La Corte può, anche, disporre d'ufficio che l'udienza si svolga con la partecipazione delle parti per la rilevanza delle questioni sottoposte al suo esame, oppure quando ritiene necessario procedere alla rinnovazione dell'istruzione dibattimentale, a norma dell'articolo 603.

L'art. 601 c.p.p. detta una disciplina unica in relazione agli atti preliminari al giudizio.

Il presidente deve ordinare la citazione dell’imputato appellante.

Se l’appellante è il P.M., la citazione deve essere notificata anche all’imputato non appellante.

Quando la Corte, anteriormente alla citazione, dispone che l'udienza si svolga con la partecipazione delle parti, ne è fatta menzione nel decreto di citazione.

Nello stesso decreto è altresì indicato se l'appello sarà deciso a seguito di udienza pubblica ovvero in camera di consiglio, con le forme previste dall'articolo 127 c.p.p.

L’avviso dell’udienza deve essere dato anche al P.M. e ai difensori, almeno 40 giorni prima.

Il decreto di citazione deve contenere :

  • le generalità dell’imputato con l’indicazione dei difensori

  • indicazione del luogo, del giorno e dell’ora della comparizione

  • la data e la sottoscrizione del giudice

  • l'indicazione del giudice competente

  • quando la Corte non dispone che l’udienza deve svolgersi con la partecipazione delle parti, il decreto di citazione deve contenere l'avviso che si procederà con udienza in camera di consiglio senza la partecipazione delle parti. L’appellante può comunque chiedere di partecipare nel termine perentorio di quindici giorni dalla notifica del decreto.

  • Il decreto contiene altresì l'avviso che la richiesta di partecipazione può essere presentata dalla parte privata esclusivamente a mezzo del difensore.

Il Decreto di Citazione è nullo se manca l'indicazione del luogo, del giorno e dell'ora dell'udienza dinnanzi alla Corte di Appello.

Ai sensi dell’art. 599, se l’udienza si svolge con la partecipazione delle parti, le forme sono quelle del rito camerale previste dall’articolo 127 c.p.p.:

  • nei casi previsti dalla legge,

  • quando l’appello ha ad oggetto sentenza pronunciata in abbreviato

  • quando ha esclusivamente per oggetto la specie o la misura della pena, giudizio di comparazione fra circostanze, applicabilità circostanze generiche, sanzioni sostitutive, sospensione della pena o non menzione.

Il rito camerale ex art. 127 c.p.p.:

  • non prevede la presenza necessaria del P.M. e delle parti private

  • queste, infatti, sono sentite solo se compaiono

La presenza del P.M. e del difensore è necessaria solo in caso di rinnovo dell’istruzione dibattimentale.

In tutti gli altri casi, si procede con udienza pubblica (art. 602 c.p.p.), e con la partecipazione delle parti.

Nell'udienza, il presidente o il consigliere da lui delegato, fa la relazione della causa, in cui viene illustrato:

  • l’iter del processo

  • il contenuto della sentenza di primo grado

  • i motivi di appello.

E’ consentita la lettura degli atti del processo di primo grado.

La rinnovazione dell’istruzione è eccezionale, non essendo prevista come regola la ripetizione dell’assunzione delle prove.

Al termine del dibattimento, il P.M. e i difensori delle parti private, svolgono la discussione e rassegnano le proprie conclusioni.

Prende la parola per primo il P.M. e per ultimo il difensore dell’imputato.

Successivamente, la Corte si ritira in camera di consiglio per deliberare la sentenza, che viene resa pubblica attraverso la lettura del dispositivo.


CONCORDATO ANCHE CON RINUNCIA AI MOTIVI DI APPELLO

Prima della camera di consiglio della Corte d'appello, le parti possono dichiarare di concordare sull'accoglimento, in tutto o in parte, dei motivi di appello, con rinuncia agli altri eventuali motivi.

La dichiarazione e la rinuncia sono presentate nel termine, previsto a pena di decadenza, di quindici giorni prima dell’udienza.

Se la Corte ritiene di non poter accogliere la richiesta concordata tra le parti, dispone che l'udienza si svolga con la partecipazione di queste e indica se l'appello sarà deciso a seguito di udienza pubblica o in camera di consiglio.

In questo caso, la richiesta e la rinuncia perdono effetto, ma possono essere riproposte in udienza.

Quando, invece, si procede con udienza pubblica o in camera di consiglio con la partecipazione delle parti, la Corte, se ritiene di non poter accogliere la richiesta concordata tra le parti, dispone la prosecuzione del giudizio.

La richiesta e la rinuncia ai motivi non hanno effetto se la Corte decide in modo difforme dall'accordo.


LA RINNOVAZIONE DELL’ISTRUZIONE DIBATTIMENTALE

L’istituto della rinnovazione può essere distinto in 5 ipotesi:

  • Su istanza di parte, il giudice d’appello ha la facoltà di ammettere la rinnovazione dell’istruzione se ritiene di non essere in grado di decidere allo stato degli atti (deve trattarsi o di prove già acquisite o richieste dalla parte e non ammesse dal giudice di primo grado).

  • Su istanza di parte, il giudice deve disporre la rinnovazione se si tratta di nuove prove sopravvenute o scoperte dopo il giudizio di primo grado

  • D’ufficio, se il giudice ritenga la rinnovazione assolutamente necessaria

  • Su istanza dell’imputato ai sensi dell’articolo 604, commi 5-ter e 5-quater (rimessione in termini per assoluta impossibilità di comparire e mancata effettiva, incolpevole conoscenza del processo). Tuttavia, quando nel giudizio di primo grado si è proceduto in assenza dell’imputato ai sensi dell’articolo 420-bis, comma 3 (imputato latitante o volontariamente sottrattosi alla conoscenza del processo), la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale è disposta ai sensi dell’articolo 190-bis (fatti/circostanze diversi o comunque necessario per specifiche esigenze).

  • Nel caso di appello del pubblico ministero contro una sentenza di proscioglimento per motivi attinenti alla valutazione della prova dichiarativa, il giudice dispone la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale. In questo caso, la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale è limitata ai soli casi di prove dichiarative assunte in udienza nel corso del giudizio di primo grado (dibattimento o abbreviato con integrazione probatoria, art. 603 comma 3-bis c.p.p.);


LA DECISIONE IN APPELLO

Il giudice, oltre a decidere la causa nel merito, può dichiarare una nullità o l’incompetenza o l’inammissibilità, ecc.

Il giudice di appello deve trasmettere gli atti al P.M., nel caso di dichiarazione di nullità per incompetenza per territorio o per materia.

Nel caso di pronuncia di inammissibilità dell'appello, non occorre faccia rinvio ad altra autorità giudiziaria.

Deve trasmettere gli atti ad altro giudice, nei casi di:

  • dichiarazione di difetto di giurisdizione

  • dichiarazione di incompetenza per connessione.

Fuori dai casi previsti dall'art. 604, il giudice di appello decide il giudizio nel merito con sentenza, confermando o riformando la sentenza appellata.

Conferma la sentenza, quando vi è infondatezza appello

Riforma la sentenza, quando vi è accoglimento totale o parziale del gravame.

Se la sentenza di 1° grado viene confermata, gli atti vengono trasmessi al giudice di 1° grado. Successivamente, il P.M. promuove l'esecuzione della sentenza.

Quando è stata pronunciata sentenza di condanna per i reati, che nelle more del giudizio, sono stati depenalizzati, per effetto dei D.lgs. 15 gennaio 2016 numeri 7 e 8, il giudice dell'impugnazione (dunque, anche il tribunale monocratico, quale giudice d’appello delle sentenze del Giudice di Pace), nel dichiarare che il fatto non è previsto dalla legge come reato, decide sull'impugnazione ai soli effetti delle disposizioni e dei capi della sentenza che concernono gli interessi civili.



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