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Antigiuridicità

Aggiornamento: 16 dic 2023

L'antigiuridicità costituisce il secondo elemento della sistematica di reato.

Con tale termine si intende il contrasto del fatto tipico con l'intero ordinamento giuridico.

L'antigiuridicità non sussiste se il fatto tipico è stato commesso in una situazione nella quale risulta applicabile una norma (cosiddetta causa di giustificazione) scriminante che rende il fatto tipico lecito.

In particolare, la norma in questione può:

  • facoltizzare il comportamento descritto dal fatto tipico (es. articolo 52 c.p. legittima difesa)

  • rendere doveroso il comportamento descritto dal fatto tipico (esempio articolo 380 c.p.p.: obbligo di arresto in flagranza di determinati reati.)


Bisogna precisare che il codice penale utilizza l'espressione generica "circostanze che escludono la pena", la quale include non solo le cause di giustificazione, ma anche le scusanti e le cause di esclusione della punibilità (esempio: articolo 59 c.p.), mentre il codice di procedura penale utilizza più correttamente l'espressione "cause di giustificazione" (ad esempio all'articolo 273 comma due e 530 comma due c.p.p.).


Esercizio di un diritto

Articolo 51, primo comma, c.p.

È una sorta di clausola di rinvio a tutte le norme che facoltizzano l'esercizio di un diritto o che rendono doveroso l'adempimento di un dovere, nella commissione di un fatto concreto tipico, in tal modo giustificandolo.

Risolve un conflitto apparente tra la norma incriminatrice e la norma che facoltizza o impone il comportamento.

Per diritto si intende qualunque facoltà di agire riconosciuta dall'ordinamento giuridico.

Rientrano in tale nozione:

  • il diritto soggettivo in senso stretto (ad esempio il diritto del proprietario del fondo di tagliare le radici degli alberi - articolo 896 c.c. che entra in conflitto apparente con l'articolo 635 c.p. - danneggiamento).

  • Le libertà costituzionali (ad esempio: la libertà di pensiero, articolo 21 Cost. potrebbe entrare in conflitto apparente con la previsione dell'articolo 595 diffamazione; dell'art. 403 offesa a una confessione religiosa; dell'art. 414, comma 3, apologia di delitti).

  • Potestà (ad esempio, la responsabilità genitoriale, articoli 315 e seguenti del codice civile, potrebbe entrare in conflitto apparente con un fatto di percosse, articolo 581; con un fatto di apertura della corrispondenza diretta al figlio, articolo 616; o ad esempio, il divieto di uscire imposto al figlio con l'articolo 605, sequestro di persona).

  • Poteri di organi pubblici (ad esempio, il potere degli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria di disporre l'arresto facoltativo in flagranza, articolo 384 c.p.p. potrebbe entrare in conflitto apparente con la previsione dell'articolo 605 c.p., sequestro di persona).

  • Le facoltà dei privati (ad esempio, la facoltà concessa ai privati di disporre l'arresto facoltativo in flagranza, articolo 383 c.p.p. potrebbe entrare in conflitto apparente con la previsione dell'articolo 605 c.p. sequestro di persona).


Fonte del diritto ex articolo 51 c.p.

Non vige la riserva di legge, in quanto non si tratta di norme incriminatrici, tuttavia deve trattarsi di una fonte che sia almeno gerarchicamente pari a quella di produzione della norma incriminatrice (legge).


Possono essere fonte del diritto ex articolo 51 c.p.:

  • Norme costituzionali, nei casi in cui il principio ivi contenuto sia prevalente

  • Leggi statali

  • Decreti-legge e decreti legislativi

  • Leggi regionali, nei casi in cui disciplinino una materia di esclusiva competenza regionale o una materia concorrente (cfr. l'articolo 117 Costituzione)

  • Regolamenti e consuetudini giuridiche, nei casi in cui intervengano nello spazio di operatività loro concesso dalla legge.


Non possono essere fonti del diritto ex articolo 51 c.p.:

  • Norme di ordinamenti stranieri

  • Norme UE, anche se dotate di effetto diretto

  • Provvedimenti amministrativi

  • Leggi regionali, al di fuori dei limiti di competenza

  • Regolamenti e consuetudini giuridiche, in assenza di leggi che a essi lascino spazi di operatività.


Adempimento di un dovere

Articolo 51, primo comma, c.p.

È una sorta di clausola di rinvio a tutte le norme che facoltizzano l'esercizio di un diritto o che rendono doveroso l'adempimento di un dovere, nella commissione di un fatto concreto tipico, in tal modo giustificandolo.


Fonti del dovere

L'articolo 51 precisa che il dovere può essere imposto da una norma giuridica oppure da un ordine legittimo della pubblica autorità.


A) Dovere imposto da norma giuridica

In questo caso, come nell'ipotesi di esercizio di un diritto, la disposizione di cui all'articolo 51 c.p. disciplina un conflitto apparente di norme, ossia il conflitto fra la norma incriminatrice e la norma che impone il dovere.

Per i requisiti della norma giuridica fonte del dovere ex articolo 51, si rinvia a quanto detto in precedenza in tema di norma giuridica fonte del diritto, ex articolo 51.


B) Dovere imposto da un ordine legittimo della pubblica autorità

È una sotto-ipotesi del caso sub a) nella misura in cui l'ordine deve essere conforme a una norma giuridica (ordine legittimo).

Per ordine si intende una manifestazione di volontà. Può consistere in un comando oppure in un divieto.

Per ordine legittimo si intende, come anticipato, un ordine conforme alla legge.

Requisiti di conformità sono:

  • essere emanato da un'autorità competente

  • essere rivolto al destinatario competente ad eseguirlo

  • essere rispettoso delle forme eventualmente prescritte dalla legge


Per provenienza dell'ordine da un'autorità si intende che, fra chi dà l'ordine e chi lo riceve e lo deve eseguire, deve sussistere alternativamente:

  • un rapporto di subordinazione di diritto pubblico, ossia una relazione tra superiore e inferiore, regolata dal diritto pubblico

  • un rapporto tra autorità pubblica e cittadino (ad esempio: un ordine della polizia rivolto ad un privato cittadino).


Se l'ordine è legittimo, non rispondono penalmente né l'autorità che l'ha impartito, né il soggetto che lo ha eseguito.

Se l'ordine è illegittimo, (fatto costituente reato non scriminato), si avrà responsabilità penale dell'autorità che ha dato l'ordine (articolo 51, secondo comma, c.p.).

Per quanto riguarda il soggetto che lo ha eseguito, bisogna distinguere se si è in presenza di una scriminante putativa, articolo 51, comma 3, oppure di un ordine non sindacabile, articolo 51, quarto comma.


Ordine non sindacabile

La nozione di ordine non sindacabile, di cui all'articolo 51, quarto comma, va circoscritta ai soli rapporti di subordinazione gerarchica che, per superiori esigenze, richiedono un'obbedienza pronta e immediata. Inoltre, in virtù di un'interpretazione costituzionalmente conforme, il concetto è relativo, non assoluto, e deve possedere i seguenti requisiti:

  • legittimità formale

  • non manifesta criminosità.


Consenso dell'avente diritto

Articolo 50 c.p.

Ha un ambito di applicazione limitato quanto a reati.

Non è applicabile in quei reati in cui il consenso, oppure il dissenso, sono elementi costitutivi della fattispecie incriminatrice.

Esempi:

a) consenso

  • Articolo 573 c.p. Sottrazione consensuale di minorenni (col consenso)

  • Articolo 579 c.p. Omicidio del consenziente (col consenso)

  • Articolo 728 c.p. Trattamento idoneo a sopprimere la coscienza o la volontà altrui (col consenso)

b) dissenso

  • Articolo 613 c.p. Stato di incapacità procurato mediante violenza (senza il consenso)

  • Articolo 614 c.p. Violazione di domicilio (senza il consenso)

  • Articolo 609-bis c.p. Violenza sessuale (assenza di consenso, implicita nell'uso del verbo "costringe")

  • Articolo 610 c.p. Violenza privata (assenza di consenso, implicita nell'uso del verbo "costringe").


È applicabile solamente ai fatti di reato che offendono un bene giuridico riconducibile a un diritto della persona, validamente disponibile.

Non è quindi applicabile:

  • ai reati offensivi di beni giuridici collettivi (esempio beni a titolarità diffusa o istituzionale)

  • ai reati offensivi di beni personali indisponibili.


Alcuni esempi di beni indisponibili:

  • Vita

Il bene vita non è disponibile, in quanto la sua protezione è interesse non solo del singolo, ma anche della collettività.

  • Integrità fisica

In questo caso dipende:

-se l'atto è funzionale alla salvaguardia della salute, è sempre disponibile.

-Negli altri casi è disponibile entro i limiti dettati dall'articolo 5 del codice civile.

L'articolo 5 c.c. introduce limiti di tipo:

  • Qualitativo: l'atto di disposizione non deve essere contrario alla legge (ad esempio: la trasfusione di sangue verso compenso), o contrario all'ordine pubblico e al buon costume.

  • Quantitativo: l'atto di disposizione non deve provocare una diminuzione permanente dell'integrità fisica. Eccezioni: la donazione di rene (legge numero 458 del 1967) o parti di fegato (legge numero 483 del 1999).


Requisiti del consenso ex articolo 50 c.p.

  • Manifestato da parte del soggetto che può validamente disporre del bene giuridico tutelato dal reato in questione

  • Sussistente al momento dell'offesa

  • Revocabilità

  • Apponibilità di condizioni, termini e ogni altro limite

  • Determinatezza dell'oggetto

  • Libertà e spontaneità


Consenso presunto

Non ha una disciplina specifica: per la giurisprudenza è del tutto irrilevante (diverso, invece, è il consenso putativo).


Legittima difesa (classica)

Articolo 52, comma uno, c.p.

La legittima difesa si sostanzia nell'esercizio della facoltà di autotutela (vim vi repellere licet) entro i limiti ("legittima") consentiti dall'ordinamento.

La difesa è legittima in presenza dei seguenti presupposti:

  • Sussistenza di un pericolo

  • Attualità del pericolo

  • Ingiustizia dell'offesa

  • Offesa a un diritto proprio o altrui

  • Necessità della difesa

  • Proporzione


Esistenza di un pericolo

Il pericolo, ex articolo 52 c.p., è un pericolo concreto (proveniente da una condotta umana).

La concretezza va valutata:

  • ex ante (giudizio prognostico)

  • su base ontologica totale

  • metro di giudizio: leggi scientifiche e massime d'esperienza disponibili al momento del giudizio

  • grado: seria probabilità di verificazione dell'offesa.


Attualità del pericolo

Il pericolo, ex articolo 52 c.p., è un pericolo attuale, di carattere imminente e perdurante.

Non rilevano pertanto:

  • Il pericolo passato, poiché viene meno la ratio della legittima difesa

  • Il pericolo futuro (inammissibilità della legittima difesa preventiva)


Offesa ingiusta

L'offesa è ingiusta, ex articolo 52 c.p., quando non è scriminata.


Offesa a un diritto proprio o altrui

L'offesa deve riguardare un qualsiasi interesse individuale (proprio o altrui) giuridicamente tutelato, anche se non riconducibile alla nozione di diritto soggettivo in senso stretto.


Necessità della difesa

La difesa è necessaria quando il pericolo non poteva essere evitato:

  • né con una condotta non integrante reato

  • né con una condotta meno lesiva, tra cui rientra il commodus discessus


Proporzionalità

Deve esservi proporzione fra il bene dell'aggressore (leso dalla difesa) e quello dell'aggredito (tutelato dalla difesa).

Si ha proporzione quando tra i due beni non sussiste (quantomeno) un eccessivo divario di valore: non è necessaria una perfetta equivalenza.


Legittima difesa domiciliare

In anni recenti, la materia della legittima difesa è stata interessata dall'introduzione di nuove previsioni, volte ad ampliare l'ambito di operatività della stessa:

  1. Nel 2006, sono stati introdotti il secondo e il terzo comma dell'articolo 52 c.p.

  2. Nel 2019, sono stati introdotti il quarto comma dell'articolo 52 c.p. e il secondo comma dell'articolo 55 c.p.


Modifiche all'articolo 52

  • Articolo 52, secondo comma: presunzione di esistenza del requisito della proporzione

  • Articolo 52, quarto comma: presunzione di legittima difesa tout court, se la difesa è atta a respingere l'intrusione posta in essere con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica da parte di una o più persone.


Ambito di applicazione

Ipotesi:

  • Illecita intrusione nel domicilio e in altri luoghi di privata dimora

  • Rapina in luoghi dove si è esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale.

Oltre alle due ipotesi di cui sopra, occorre che la difesa sia posta in essere:

  • da un soggetto legittimamente presente in questi luoghi, attraverso un'arma o altro mezzo difensivo legittimamente detenuti e che la difesa sia posta in essere al fine di difendere: 1) la propria o l'altrui incolumità; 2) i beni propri o altrui, quando non vi sia desistenza e vi è pericolo di aggressione.


Presunzione di sussistenza della proporzione (art. 52, comma 2 c.p.)

Sono possibili due interpretazioni:

  1. Meramente letterale: in presenza delle condizioni indicate dai commi due e tre dell'articolo 52 c.p. (luogo dell'aggressione, legittima presenza dell'aggressore, mezzo utilizzato per la difesa, beni giuridici difesi) la proporzionalità della difesa si presume.

  2. Costituzionalmente e convenzionalmente orientata: in presenza delle condizioni indicate dai commi due e tre dell'articolo 52 c.p, ferma la presunzione di proporzionalità della difesa, è necessario approfondire in modo particolare l'ulteriore requisito della necessità della difesa, intendendo la locuzione di "pericolo di aggressione" (lettera b, dell'articolo 52 secondo comma) riferita all'incolumità dell'individuo.

La Cassazione, con sentenza 44114 del 2019, ha stabilito che si tratta di una presunzione relativa.


Presunzione di sussistenza della legittima difesa (art. 52, quarto comma, c.p.)

  • Ambito di applicazione limitato: requisiti indicati dai commi secondo, terzo e quarto

  • È contemplata una presunzione di legittima difesa tout court senza bisogno di accertare nessuno dei presupposti richiesti dall'articolo 52, primo comma, c.p. Dunque, l'atto compiuto dall'aggredito potrebbe avere qualsiasi esito in termini di offesa ai beni giuridici dell'aggressore. (???)


Nascono dei dubbi interpretativi sulla presunzione di sussistenza prevista dal quarto comma dell'art. 52 c.p.:

  1. consumazione o anche tentativo di intrusione?!

  2. violenza sulle persone o anche sulle cose?!

  3. minaccia qualsiasi?!


La Cassazione , con sentenza numero 40414 del 2019 , ha stabilito che si tratta anche in questo caso di una presunzione relativa.


Modifica all'articolo 55 c.p.

Il neo introdotto secondo comma prevede che nei casi di cui ai commi secondo, terzo e quarto, dell'articolo 52 c.p., la punibilità è esclusa se chi ha commesso il fatto, per la salvaguardia della propria o altrui incolumità, ha agito:

  1. nelle condizioni di cui all'articolo 61 primo comma, numero 5, c.p. (minorata difesa)

  2. in stato di grave turbamento derivante dalla situazione di pericolo in atto.

Nasce anche qui un dubbio interpretativo sulla natura giuridica del secondo comma dell'art. 55 c.p.:

  • Si tratta di una causa di esclusione della colpevolezza o di una causa di esclusione della punibilità (in senso tecnico)?!


Uso legittimo di armi

Articolo 53 c.p.

La disposizione prevede una scriminante applicabile al pubblico ufficiale e a qualsiasi persona presti assistenza che, al fine di adempiere un dovere del proprio ufficio , fa uso, ovvero ordina di far uso, delle armi o di un altro mezzo di coazione fisica in presenza di una costrizione determinata dalla necessità di (anche alternativamente):

  • Respingere una violenza

  • Vincere una resistenza all'autorità

  • Impedire la consumazione dei delitti di strage, di naufragio, sommersione, disastro aviatorio, disastro ferroviario, omicidio volontario, rapina a mano armata, sequestro di persona; con rinvio alla legge per la determinazione di altri casi.


Fondamento

La norma espande l'area di liceità a favore del pubblico ufficiale introducendo a favore di questi un'ulteriore causa di giustificazione.

Essa risponde alla visione autoritaria dei rapporti individuo/Stato, propria del legislatore fascista del 1930, nella misura in cui conferisce una posizione di privilegio allo Stato (impersonificato, in questo caso, dal pubblico ufficiale) rispetto all'individuo.

Tale consapevolezza induce, nell'interprete, la necessità di un'interpretazione costituzionalmente orientata: occorrerà pertanto aggiungere il requisito della "proporzione".


Ambito di applicazione

Soggetti

Si tratta di una scriminante personale in quanto applicabile solamente a:

  • Pubblico ufficiale

  • Soggetti richiesti dal pubblico ufficiale


Requisito finalistico

La necessità di compiere d'atto al fine di adempiere ad un dovere del proprio ufficio ha una duplice funzione:

  1. Aiuta a individuare i possibili beneficiari di questa scriminante

  2. Esprime la necessità di una connessione funzionale tra uso delle armi ed espletamento dei doveri del proprio ufficio: necessità che l'uso delle armi sia in stretta connessione teleologica con il dovere, per il raggiungimento del quale il potere di usare le armi viene concesso.


Armi

Ai sensi della norma, possono essere proprie o improprie (ossia anche un altro mezzo di coazione fisica).


Necessità

La nozione di necessità va intesa come per la legittima difesa. Ciò significa che:

  • non vi deve essere la possibilità di usare mezzi diversi che non implichino la coazione fisica (es. colloquio con chi oppone violenza o resistenza per persuaderlo a desistere)

  • non vi sia la possibilità di usare un mezzo di coazione fisica meno lesivo. Occorrerà rispettare una gradualità nell'uso dei mezzi di coazione, ad esempio nel seguente ordine: 1) idranti 2) lacrimogini 3) sfollagente 4) sparo in aria 5) sparo ad altezza d'uomo.


Inoltre la necessità deve essere diretta a:

  • Respingere una violenza all'autorità (Per violenza bisogna intendere l'uso di energia fisica in atto per impedire od ostacolare l'attività dell'autorità).

  • Vincere una resistenza all'autorità (Per resistenza bisogna intendere un'opposizione a un'attività compiuta dall'autorità. In particolare, deve trattarsi di resistenza attiva.

  • Evitare la consumazione di una serie di reati particolarmente gravi, il cui elenco è tassativo.



La disciplina generale delle cause di giustificazione

Il codice penale contiene alcune disposizioni applicabili a tutte le cause di giustificazione:

  • Articolo 59, comma uno, rilevanza oggettiva delle cause di giustificazione

  • Articolo 119 c.p., estensione ai concorrenti

  • Articolo 59, comma quattro, la causa di giustificazione putativa

  • Articolo 55, comma primo, l'eccesso colposo della causa di giustificazione


Articolo 59 comma uno

Prevede la rilevanza oggettiva delle cause di giustificazione.

Le cause di giustificazione e le altre circostanze che escludono la pena sono valutate a favore dell'agente anche se:

  • Da lui non conosciute (L'effetto giustificante dipende solo dalla ricorrenza della fattispecie descritta)

  • Da lui per errore ritenute inesistenti (Le cause di giustificazione si applicano indipendentemente dai fini perseguiti dal soggetto agente).


Vi sono però delle eccezioni: norme che subordinano esplicitamente l'applicazione di una causa di giustificazione al possesso in capo al soggetto agente:

  • Di una determinata conoscenza

  • Di un determinato scopo (Esempio: articolo 53 c.p. "Al fine di adempiere..."; art. 52, secondo comma, c.p. "al fine di difendere..."


Articolo 119 c.p.

L'articolo 119, secondo comma, prevede che le cause di giustificazione e le altre circostanze che escludono la pena siano estese ai concorrenti del reato.

Vi sono però delle eccezioni: cause di giustificazione cosiddette personali o proprie, ossia quelle che per esplicita previsione legislativa si riferiscono soltanto a soggetti con determinate qualità (es. articolo 53 c.p. ove l'intervento della persona non legalmente richiesta non è scriminato ai sensi dell'articolo 53; Articolo 51, quarto comma, ove la causa di giustificazione per l'esecutore dell'ordine illegittimo non sindacabile, dovuto al dovere di pronta e immediata obbedienza non si estende a chi ha dato l'ordine.


Articolo 59 comma quattro c.p.

L'istituto della causa di giustificazione putativa, ovvero quella situazione in cui la causa di giustificazione oggettivamente non è esistente, ma è ritenuta erroneamente esistente dal soggetto agente.

In questo caso è previsto che:

  • Se l'errore è dovuto a colpa l'agente risponde a titolo di colpa, se il reato è punito anche come reato colposo

  • Se l'errore non è dovuto a colpa si avrà assenza di responsabilità


In altri termini, l'articolo 59, comma quattro, incide solo sulla colpevolezza (con tutto ciò che ne deriva) e prevede solo l'esclusione del dolo, ma non esclude di per sé la punibilità.


Articolo 55 primo comma c.p.

Istituto dell'eccesso colposo della causa di giustificazione, cioè quella situazione in cui sussistono i presupposti per l'applicabilità di una causa di giustificazione ma l'agente travalica i limiti della situazione scriminata.

Tale superamento può riguardare solamente i cosiddetti presupposti dinamici della causa di giustificazione ossia i presupposti inerenti alla condotta dell'agente (Esempio proporzioni nell'articolo 52 c.p.) non dei cosiddetti presupposti statici, ossia quelli indipendenti dalla condotta dell'agente (es. attualità del pericolo, ingiustizia dell'offesa nell'articolo 52 c.p.), il cui superamento comporta l'assenza della causa di giustificazione (l'effetto giuridico è comunque il medesimo).


Il travalicamento, superamento dei limiti, rende il fatto antigiuridico.


Quanto alla colpevolezza occorre verificare se tale sconfinamento sia:

  • Volontario (reato doloso)

  • Dovuto a un'erronea rappresentazione della: a) situazione di fatto, b) dei dati normativi extra-penali, c) a un errore in executivis. In questi casi si risponderà di reato colposo se sussiste anche la corrispondente fattispecie colposa.

  • Incolpevole (assenza di responsabilità)


L'articolo 55 primo comma c.p. è pertanto una norma lacunosa, in quanto prende in considerazione soli delitti e si dimentica dell'articolo 50 c.p., Tuttavia i principi ivi contenuti sono applicabili anche alle contravvenzioni e in riferimento all'articolo 50 c.p. in forza dei principi generali in tema di responsabilità colpevole.


Stato di necessità

Articolo 54 c.p.

Rappresenta una causa di giustificazione che esclude l'antigiuridicità (a determinate condizioni) di una condotta di salvataggio di sé o altri a danno di un terzo innocente, estraneo alla produzione del pericolo.


Ambito di applicazione e requisiti

  • Necessità del salvataggio

  • Proporzione

  • Pericolo attuale

  • Pericolo di danno grave alla persona (sè o altri)

  • Causazione non volontaria del pericolo

  • Non evitabilità del pericolo


Pericolo di danno grave alla persona

Il danno alla persona:

  1. Se concerne la vita, non è graduabile in quanto grave per definizione

  2. Se investe altri beni giuridici concernenti la persona, la gravità funge da criterio di selezione


Non volontaria causazione del pericolo

La volontarietà va valutata con gli stessi coefficienti del dolo in tutti i suoi gradi di intensità: intenzionale, diretto, eventuale.

Tuttavia la giurisprudenza adotta un'interpretazione estesa della volontarietà intendendola come azione od omissione commessa con volontà ex articolo 42 primo comma formula che tradizionalmente ricomprende tanto la condotta dolosa quanto la condotta colposa.

Vi è un'interpretazione restrittiva della scriminante: Si può invocare lo stato di necessità solo se il pericolo non è stato rimproverabilmente causato: non è stato cioè causato da una condotta né dolosa, né colposa.


Non evitabilità del pericolo

È un rafforzativo della necessità di salvataggio: La necessità va intesa come assoluta, nel senso di assenza di qualsiasi alternativa rispetto alla commissione del fatto tipico.

Non sussiste se l'alternativa esiste ma è difficoltosa oppure è rischiosa per la gente, purché essa non sia così rischiosa da costituire un pericolo maggiore rispetto a quello dal quale ci si vuole salvare.


Natura giuridica dello stato di necessità

Secondo la tesi preferibile, nonostante la collocazione normativa, si tratta di una scusante che agisce quindi a livello di colpevolezza.

In tal senso depongono diversi argomenti di ordine sistematico:

  • L'articolo 54 terzo comma estende la disciplina dello Stato di necessità primo comma al caso in cui lo stato di necessità si sostanti in una minaccia. La minaccia si identifica in una fonte di turbamento motivazionale avente rilevanza soggettiva deve essere percepita dal soggetto per esplicare un effetto. L'ipotesi contemplata dall'articolo 54 terzo comma è una scusante poiché attribuisce rilievo alla situazione di turbamento. Lo stesso deve dirsi per lo stato di necessità del primo comma, alla luce della relazione di omogeneità suggerita dall'inciso contenuto nel terzo comma "la disposizione della prima parte (primo comma) di questo articolo si applica anche"

  • L'articolo 54 secondo comma stabilisce che la previsione relativa allo stato di necessità non si applichi a chi ha un "particolare dovere giuridico di esporsi al pericolo", esenzione che pare giustificabile in virtù del fatto che la situazione di pericolo non dovrebbe creare un turbamento in soggetti preparati ad affrontarla (a differenza di quanto avviene per il quisque de populo). E' una scusante poiché attribuisce rilievo alla situazione di turbamento.

  • L'articolo 2045 c.c. prevede in caso di danno aquiliano commesso in stato di necessità il pagamento di una indennità (sanzione civilistica). È una scusante poiché non esclude l'antigiuridicità del fatto.


Conseguenze della qualificazione dello stato di necessità come scusante (anziché come scriminante)

  • Va cercata anche la sussistenza di un turbamento motivazionale irresistibile. Lo stato di necessità è applicabile solo se il soggetto agente conosceva il pericolo (non si applica l'articolo 59 primo comma, rilevanza oggettiva delle scriminanti). La presenza di un turbamento motivazionale andrà rigorosamente dimostrata soprattutto nelle ipotesi di salvataggio di un terzo estraneo

  • Nell'ambito del concorso di persone si applica l'articolo 119 primo comma (no l'art. 59, secondo comma: estensione a tutti i concorrenti).

  • L'offesa realizzata in situazione di Stato di necessità è "ingiusta": una difesa da essa posta in essere dal terzo sarebbe scriminata ai sensi dell'articolo 52 c.p.



Antigiuridicità e cause di giustificazione
Antigiuridicità e cause di giustificazione







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