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Dolo

Aggiornamento: 14 dic 2023

Il dolo è un elemento della colpevolezza.

Rappresenta un criterio di attribuzione della responsabilità penale: il criterio più grave rispetto alla colpa.

Questo lo si desume dalla cornice edittale di pena e dal fatto che i delitti dolosi sono sempre puniti, mentre quelli colposi sono puniti solo se la legge lo prevede espressamente (art. 42, secondo comma, c.p.).


Definizione legislativa di dolo

Art. 43 c.p.

Elemento psicologico del reato

[1] Il delitto è doloso, o secondo l'intenzione, quando l'evento dannoso o pericoloso, che è il risultato dell'azione od omissione e da cui la legge fa dipendere l'esistenza del delitto, è dall'agente preveduto e voluto come conseguenza della propria azione od omissione.


Alcune precisazioni sull'art. 43 c.p.

  • Il dolo non si riferisce solo ai reati d'evento

  • L'oggetto del dolo non è solo l'evento, ma l'intero fatto storico che corrisponde al fatto astratto descritto dalla norma incriminatrice (fatto tipico)


Previsione

Per "previsione" si intende il processo mentale di acquisizione all'intelletto:

  • di un dato della realtà esterna

  • oppure della propria condotta (coscienza)

La previsione è elemento intellettivo (o rappresentativo) del dolo.


Volontà

Per volontà si intende la scelta di realizzare il fatto rappresentato:

  • d'impeto

  • di proposito

  • soluzioni intermedie tra l'impeto e il proposito.


La volontà è elemento volitivo del dolo.


Considerazioni su previsione e volontà, quali elementi del dolo

La previsione (ex art. 43 c.p.) può essere presente anche nella colpa, mentre la volontà è presente solo in caso di dolo.


Precisazioni

Il dolo è un coefficiente psicologico reale, per questo richiede un accertamento in concreto.

Il dolo deve sussistere (almeno) al momento in cui l'agente inizia l'esecuzione del fatto tipico (condotta).

Non è dolo il c.d. "dolo antecedente", "dolo susseguente", "dolo generale".

Tuttavia, bisogna precisare che non è necessario che l'agente passi mentalmente in rassegna tutti gli elementi del fatto tipico (rilevanza del pre-conscio).


GRADI DI INTENSITA' DEL DOLO

Il grado di intensità del dolo è determinato dal grado di intensità delle due componenti che lo compongono (intellettiva e volitiva).

In ordine di intensità decrescente, si distingue fra:

  1. dolo intenzionale

  2. dolo diretto

  3. dolo eventuale



GRADI DEGLI ELEMENTI DEL DOLO


Gradualità, in ordine decrescente, dell'elemento intellettivo del dolo:

  1. certezza

  2. elevata probabilità

  3. probabilità

  4. possibilità


Gradualità, in ordine decrescente, dell'elemento volitivo:

  1. intenzionalità

  2. svogliatezza, di diverso grado

  3. ai fini del raggiungimento di uno scopo ulteriore



IL DOLO INTENZIONALE

Il dolo intenzionale è caratterizzato:

  • dal massimo grado dell'elemento volitivo: il soggetto agisce con lo scopo di realizzare il fatto di reato.

  • da qualsiasi grado dell'elemento intellettivo.



IL DOLO DIRETTO E IL DOLO EVENTUALE

Sia nel dolo diretto, sia nel dolo eventuale, la realizzazione del fatto di reato non è lo scopo del soggetto agente: il soggetto agisce allo scopo di realizzare un altro fatto (lecito o illecito) la cui realizzazione comporta, come conseguenza accessoria o connessa, la produzione del fatto di reato, che il soggetto agente accetta.

Entrambi sono caratterizzati da un grado di intensità, dell'elemento volitivo, diverso e inferiore a quello massimo. Esiste una netta linea di demarcazione fra dolo intenzionale e dolo diretto / dolo eventuale.


IL DOLO DIRETTO

Si ha dolo diretto quando il soggetto agente accetta la realizzazione del fatto di reato, quale conseguenza accessoria del proprio agire intenzionale, rappresentandosela in termini di (quasi) certezza.

Il dolo diretto è caratterizzato da:

  • massimo grado dell'elemento volitivo

  • elevato grado dell'elemento intellettivo (certezza / quasi certezza)


IL DOLO EVENTUALE

Si ha dolo eventuale quando il soggetto agente accetta la realizzazione del fatto di reato, quale conseguenza accessoria del proprio agire intenzionale, rappresentandosela in termini di seria possibilità (eventualità).

Il soggetto agisce a seguito di un calcolo economico di valutazione "costi-benefici".

"Costi quel che costi", con accettazione del possibile "prezzo" da pagare (seconda formula di Frank): "sia presente o meno quella circostanza, avvenga questo o quest'altro, io agisco comunque".

Il dolo eventuale è caratterizzato da:

  • basso grado dell'elemento volitivo (livelli minimi per compatibilità con il dolo)

  • basso grado dell'elemento intellettivo


L'accertamento del dolo eventuale

Il dolo eventuale rappresenta l'ipotesi più problematica e controversa di dolo, sia a livello teorico, sia prasseologico.

Il problema principale sorge nel momento della prova: rappresentazione e volizione sono coefficienti psichici, la loro sussistenza può essere infierita solo da dati esterni.

Pertanto, la prova è necessariamente indiziaria e consegue un elevato rischio di decisioni arbitrarie.

Altro problema è la distinzione del dolo eventuale dalla colpa con previsione.


Esempi e casistica:


Nel caso Lucini (marito affetto da HIV a insaputa della moglie)

  • Sentenza di 1° grado: dolo eventuale (argomento decisivo: "prezzo", calcolo economico)

  • Sentenza di 2° grado e Cassazione: colpa (argomento decisivo: "rimozione")


Nel caso Oneda (bambina talassemica non trasfusa per scelta dei genitori testimoni di Geova)

  • Sentenza di 1° e 2° grado: dolo eventuale (argomento decisivo: "prezzo", pur di salvare l'anima della bambina, i genitori ne hanno accettato la morte)

  • Cassazione: colpa (argomento decisivo: no volontà, esclusa in considerazione dell'amore che i genitori provavano per la figlia; i genitori, mai e poi mai, sarebbero stati disposti a pagare il "prezzo" della morte della loro amata bambina)


Nel caso Thyssen-Krupp (morte provocata da incendio in acciaieria)

  • Sentenza di 1° grado: dolo eventuale

  • Sentenza di 2° grado e Cassazione: colpa (argomento decisivo: percezione che l'agente aveva delle condizioni dello stabilimento; affidamento sulla dimostrata capacità di governare piccoli focolai)


La sentenza resa dalle Sezioni Unite della Cassazione, nel caso Thyssen-Krupp (Cass. SS.UU. n. 38343 del 2014) riveste una notevole importanza nella definizione del concetto di dolo eventuale.

Nella sentenza Thyssen-Krupp, le Sezioni Unite hanno aderito alla teoria del calcolo economico e hanno precisato che, nei casi dubbi, la responsabilità deve ritenersi colposa, in forza del principio del favor rei e della necessità di prova della colpevolezza "oltre ogni ragionevole dubbio".


Inoltre, hanno individuato gli indicatori per la prova del dolo eventuale:

  • Condotta che caratterizza l'illecito, sua durata e ripetizione

  • Lontananza dalla condotta standard

  • Storia e precedenti esperienze dell'agente

  • Personalità dell'agente (cultura, intelligenza, conoscenza del contesto)

  • Condotta successiva al fatto

  • Probabilità di verificazione dell'evento

  • Contesto, lecito o illecito

  • Il fine della condotta, la motivazione di fondo

  • Conseguenze negative o lesive anche per l'agente, in caso di verificazione dell'evento


L'IMPORTANZA DELLA DISTINZIONE FRA LE VARIE FORME DI DOLO

È importante distinguere fra le varie forme di dolo, perché il dolo incide sempre sul quantum di pena (criterio dell'intensità del dolo, articolo 133, primo comma, numero 3, c.p.).

Talvolta, il dolo incide sull'an della pena:

  • In alcuni reati è richiesto esclusivamente il dolo intenzionale

  • Nei reati a dolo specifico è indispensabile il dolo intenzionale rispetto all'oggetto del dolo specifico

  • In alcuni reati è richiesta una rappresentazione in termini di certezza (es. calunnia), dunque risultano incompatibili con il dolo eventuale.



OGGETTO DEL DOLO

Oggetto del dolo non è solo l'evento (come sembrerebbe dalla lettera dell'articolo 43 c.p.), bensì è il fatto storico, che corrisponde al fatto astratto descritto dalla norma incriminatrice, ossia il fatto tipico di reato.

Ciò trova conferma indiretta nell'articolo 47 c.p.

Art. 47, primo comma, c.p.

Errore di fatto

[1] L'errore sul fatto che costituisce il reato esclude la punibilità dell'agente.

Nondimeno, se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilità non è esclusa, quando il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo.


Errore = negazione della rappresentazione (quindi, negazione del dolo).

Oggetto di rappresentazione è "il fatto che costituisce reato", ossia il fatto storico nei suoi elementi che ne determinano la corrispondenza alla norma incriminatrice (solo gli elementi essenziali).

L'esclusione del dolo esclude (solo) la punibilità a titolo di dolo, per cui, in caso di errore determinato da colpa, acquisirà rilevanza la responsabilità a titolo di colpa, sempre che il reato sia punito dalla legge per colpa.


Oggetto del dolo sono:

  • la condotta

  • l'oggetto materiale

  • i presupposti della condotta (solo elemento intellettivo)

  • nei reati propri, le qualifiche soggettive (solo elemento intellettivo)

  • l'evento

  • il nesso causale


L'ERRORE SUL FATTO

È la distorta rappresentazione / conoscenza della realtà su cui incide la condotta.

In base alla fonte dell'errore, si distingue fra:

  • Errore di fatto = erronea percezione sensoriale dei dati materiali del fatto

  • Errore di diritto (sul fatto) = erronea interpretazione / applicazione dei dati normativi rilevanti nella fattispecie incriminatrice.

La presenza di un errore sul fatto, sia esso di fatto o di diritto, esclude il dolo.


L'ERRORE DI DIRITTO (SUL FATTO)

Art. 47, terzo comma, c.p.

Errore di fatto

[3] L'errore su una legge diversa dalla legge penale esclude la punibilità a titolo di dolo, quando ha cagionato un errore sul fatto che costituisce il reato.


La norma non è esaustiva: non esclude la punibilità, a titolo di dolo, solo l'errore su una legge, ma anche l'errore su norme aventi diversa fonte, pur restando possibile la responsabilità a titolo di colpa, se prevista dal legislatore.


L'errore di diritto (sul fatto) rileva solo per i reati ove il fatto tipico include elementi normativi.

Elementi normativi sono elementi utilizzati dalla norma incriminatrice per descrivere il fatto di reato, che possono essere rappresentati e pensati solo sotto la logica presupposizione di un'altra norma, diversa dalla norma incriminatrice.

L'errore di diritto (sul fatto) consiste in un errore di interpretazione / applicazione delle norme richiamate dagli elementi normativi della fattispecie.

Altra cosa è l'errore sulla legge penale (articolo 5 c.p.) ossia l'errore che cade sul significato qualificante del concetto normativo.

Non è necessaria una conoscenza "da esperto" della norma per dare rilevanza all'errore di diritto, ma è sufficiente una conoscenza della norma "da profano" (basta, cioè, conoscere il significato della norma nella sfera laica dei comuni cittadini).


L'ERRORE SUGLI ELEMENTI SPECIALIZZANTI (AGGRAVATORI) DEL FATTO TIPICO

Art. 47, secondo comma, c.p.

[2] L'errore sul fatto che costituisce un determinato reato non esclude la punibilità per un reato diverso.

Dall'articolo 47, secondo comma, c.p. si deduce che l'esclusione, per la presenza di errore sul fatto, del dolo di un determinato reato, può lasciare sussistere il dolo di un reato diverso.

In particolare, se di tale reato diverso si è realizzato anche il fatto oggettivo, l'agente sarà punibile per esso (a titolo di dolo).

Ciò si verifica quando:

  • Il reato su cui cade l'errore presenta un elemento specializzante (aggravatore) rispetto al reato diverso

  • L'errore sul fatto cade proprio su tale elemento specializzante.


ERRORE DETERMINATO DALL'ALTRUI INGANNO

Art. 48, primo comma, c.p.

Le disposizioni dell'articolo precedente (errore di fatto) si applicano anche se l'errore sul fatto che costituisce il reato è determinato dall'altrui inganno, ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona ingannata risponde chi l'ha determinata a commetterlo.


Precisazioni

Quanto al deceptus (soggetto ingannato):

  • l'errore deve essere causalmente collegato alla condotta del decipiens (soggetto che inganna)

  • Ai fini dell'esclusione in toto della punibilità, l'errore deve essere incolpevole. Se infatti vi è colpa, e il reato è punibile anche a titolo di colpa, il deceptus (soggetto ingannato) è responsabile (a titolo di colpa).


Quanto al decipiens (soggetto che inganna):

  • L'induzione in errore deve essere voluta (inganno)

  • Egli è responsabile (a titolo di dolo) solamente se possiede il quadro conoscitivo e volitivo proprio del dolo di quel reato.



ERROR IN PERSONA

Art. 60 c.p.

Errore sulla persona dell'offeso

[1] Nel caso di errore sulla persona offesa da un reato, non sono posti a carico dell'agente le circostanze aggravanti che riguardano le condizioni o qualità della persona offesa o i rapporti tra offeso e colpevole.

[2] Sono invece valutate a suo favore le circostanze attenuanti, erroneamente supposte, che concernono le condizioni, le qualità o i rapporti predetti.

[3] Le disposizioni di questo articolo non si applicano, se si tratta di circostanze che riguardano l'età o altre condizioni o qualità, fisiche o psichiche, della persona offesa.


Dall'articolo 60, primo e secondo comma, c.p. si deduce che l'errore sull'identità della persona:

  • è un errore sull'elemento del fatto storico "non essenziale": è esterno all'oggetto del dolo

  • è un errore che incide (solamente) sul regime delle circostanze del reato: rileva (solo) ai fini del quantum di pena applicabile.


L'articolo 60, terzo comma, c.p. introduce un'eccezione al primo e al secondo comma, nel caso in cui la persona offesa sia un soggetto c.d. vulnerabile. In tal caso ritrova applicazione la disciplina generale.


ABERRATIO ICTUS

Art. 82, primo comma, c.p.

Offesa di persona diversa da quella alla quale l'offesa era diretta

[1] Quando, per errore nell'uso dei mezzi di esecuzione del reato, o per altra causa, è cagionata offesa a persona diversa da quella alla quale l'offesa era diretta, il colpevole risponde come se avesse commesso il reato in danno della persona che voleva offendere, salve, per quanto riguarda le circostanze aggravanti e attenuanti, le disposizioni dell'articolo 60 c.p.


Nell'ipotesi di aberratio ictus, la "deviazione" concerne la fase esecutiva.

Altra cosa è l'errore di persona, che è un errore cognitivo, di consapevolezza.


L'aberratio ictus è un'ipotesi di responsabilità oggettiva in quanto, pur mancando sempre il dolo, l'agente risponde a titolo di dolo (anche se vi fosse colpa, a fortiori).


Aberratio ictus plurilesiva

Art. 82, secondo comma, c.p.

Offesa di persona diversa da quella alla quale l'offesa era diretta

[2] Qualora, oltre alla persona diversa, sia offesa anche quella alla quale l'offesa era diretta, il colpevole soggiace alla pena stabilita per il reato più grave, aumentata fino alla metà.


Nell'ipotesi di aberratio ictus plurillesiva, la "deviazione", concernente la fase esecutiva, determina che l'offesa venga arrecata sia alla vittima predestinata, sia a una persona diversa.


ERRORE DI FATTO SULLA ESISTENZA DI UNA CAUSA DI GIUSTIFICAZIONE

(c.d. CAUSA DI GIUSTIFICAZIONE PUTATIVA)

Art. 59, quarto comma, c.p.

Circostanze non conosciute o erroneamente supposte

[4] Se l'agente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena, queste sono sempre valutate a favore di lui. Tuttavia, se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilità non è esclusa, quando il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo.


Si ha errore sull'esistenza, a livello di fatto, di una causa di giustificazione (c.d. causa di giustificazione putativa) quando l'agente si è rappresentato e ha voluto un fatto tipico, ma lecito, in quanto non antigiuridico, ossia un fatto giustificato.


La nozione di "circostanze di esclusione della pena" include:

  • le cause di giustificazione

  • le scusanti

  • no le cause di non punibilità in senso stretto (estranee al dolo)


Si tratta di un caso di errore sul fatto, ex articolo 47 c.p.

Altra cosa è l'errore sull'esistenza, a livello normativo, di una causa di giustificazione in realtà non prevista dall'ordinamento (errore sulla legge penale, ex articolo 5 c.p.).


L'errore di fatto sull'esistenza di una causa di giustificazione esclude (solamente) il dolo (o meglio, esclude la punibilità a titolo di dolo).


L'articolo 59, quarto comma, c.p. fornisce, inoltre, un'indicazione, a contrario, circa l'oggetto del dolo, che deve essere anche l'antigiuridicità del fatto, oltre agli elementi del fatto tipico (articolo 47 c.p.), limitatamente a quelli essenziali (articolo 60 c.p.).



DOLO SPECIFICO vs. DOLO GENERICO


REATI A DOLO GENERICO

Nei reati a dolo generico vi è coincidenza totale tra:

  • oggetto del dolo

  • fatto concreto che deve essere realizzato per la consumazione del reato.

Tutto quello che l'agente ha previsto e voluto deve realizzarsi perché si abbia la consumazione del reato (sono tutti elementi del fatto tipico).

Eventuali scopi e finalità ulteriori, rispetto a quelli contemplati dalla norma incriminatrice, anche se perseguiti dal soggetto agente, sono giuridicamente irrilevanti.


REATI A DOLO SPECIFICO

Nei reati a dolo specifico vi è coincidenza solo parziale tra:

  • oggetto del dolo

  • fatto concreto che deve essere realizzato per la consumazione del reato, il quale è meno ampio.

Per essere punibile a titolo di dolo, l'agente deve perseguire lo scopo indicato dalla norma incriminatrice, ma la realizzazione di tale scopo non è necessaria ai fini della consumazione del reato (esso non è elemento del fatto tipico).


Confronto tra due fattispecie di reato


Art. 323 c.p. Abuso d'ufficio

Vantaggio/danno: evento

Dolo generico


Art. 494 c.p. Sostituzione di persona

Vantaggio/danno: oggetto del dolo

Dolo specifico


La distinzione tra reati a dolo generico e reati a dolo specifico è operata dal legislatore a livello di singola norma incriminatrice.

Nei reati a dolo specifico, la norma incriminatrice contempla locuzioni quali "al fine di...", "allo scopo di...", "per..." (c.d. clausole finalistiche).


Il dolo specifico


Prima precisazione: come già detto, nei reati a dolo specifico, la realizzazione dello scopo, che deve essere perseguito dall'agente, non è necessaria ai fini della consumazione del reato.

Ne deriva un'anticipazione del momento consumativo del reato (c.d. reati a consumazione anticipata).


Ciò potrebbe entrare in conflitto con il principio di offensività, nella misura in cui vi è il rischio di punire un fatto inoffensivo, oppure di punire più severamente un fatto, a parità di offensività, rispetto a un altro. È necessaria, pertanto, un'interpretazione correttiva, costituzionalmente conforme: il fatto sarà punibile solo se la condotta è stata oggettivamente idonea al risultato (pericolo concreto).


Seconda precisazione: il dolo specifico si aggiunge al dolo generico (non si sostituisce ad esso), ne deriva che tutti gli elementi del fatto devono essere sostenuti dal dolo generico e, in più, vi deve essere un elemento sostenuto dal dolo specifico.

(Esempi: confronto tra gli artt. 605 - 630 289-bis c.p.).


Terza precisazione: incrociando la distinzione tra gradi di dolo (intensità di rappresentazione e volizione) con la distinzione tra forme di dolo (coincidenza totale / parziale tra "oggetto del dolo" e "fatto") si giunge alla conclusione che, nei reati a dolo specifico, c'è sempre dolo intenzionale rispetto all'obiettivo perseguito dall'agente.


IL DOLO SPECIFICO NELLA GIURISPRUDENZA

Un caso concreto, in cui la rilevanza del dolo specifico è emersa in tutta la sua pienezza, è rappresentato dal processo a carico di alcune persone nigeriane, imputati per aver commesso il reato previsto dall'articolo 583-bis, secondo comma, c.p. - Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili.

In questo processo, hanno assunto rilevanza sull'elemento soggettivo, le motivazioni culturali. (Cass. pen., sez. V, Sentenza n. 37422, 2 luglio 2021).


ACCERTAMENTO DEL DOLO

Regola generale: la prova è onere dell'accusa "oltre ogni ragionevole dubbio".

Posto che il dolo rappresenta il criterio più severo di imputazione del reato, è necessaria una prova rigorosa.


La prova dei coefficienti psichici (quindi, del dolo):

  • Non può essere data a livello empirico sperimentale, attraverso i sensi

  • Non può essere fornita per presunzioni: i coefficienti psichici devono essere effettivi / reali

  • è necessario il ricorso al ragionamento inferenziale, che parte da circostanze esteriori della condotta.


Ragionamento inferenziale:

  • Regole, massime di esperienza, + possibili deviazioni

  • Coadiuvato da mezzi tecnologico-scientifici, neuroscienze, genetica comportamentale

  • Rilevanza delle circostanze nel caso concreto:



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Colpevolezza (IL DOLO)

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